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Crimini e Misfatti, il film di Woody Allen

Crimini e Misfatti – Woody Allen

Ho rivisto recentemente per la 3° volta questo film uscito nel 1989. La trama si snoda su due binari che si ricollegheranno in una festa di matrimonio finale, in cui i protagonisti delle storie parallele si incontreranno per un tempo piuttosto breve, ma molto significativo.

Da un lato c’è la storia di Judah Rosenthal, ricco e stimato oculista della comunità ebraica newyorchese, dall’altro quella di Cliff Stern, interpretato dallo stesso Allen, documentarista di scarso successo in quanto sprezzante delle leggi del mercato.

Judah ha un’amante, un’hostess isterica con la quale ha una relazione da due anni, e che ormai stanca del menage vuole a tutti i costi svelare la relazione alla moglie di lui. Inoltre è a conoscenza di alcune scorrettezze fiscali effettuate da Judah che potrebbero comprometterlo, e che usa come arma di ricatto per non farsi lasciare.

L’oculista si trova ad un certo punto in un terribile dilemma, infatti vuole risolvere la scabrosa faccenda senza “pagare pegno”, nella convinzione che rivelare alla moglie il proprio tradimento avrebbe distrutto la sua vita matrimoniale e la reputazione che si era negli anni faticosamente costruito. D’altronde il retaggio religioso lo attanaglia, attraverso la rievocazione delle parole del padre, che richiama con assoluta fermezza e certezza la punizione divina per l’iniquo e la sua benedizione per il giusto.

La sua scelta ricadrà per la prima soluzione: contatterà il fratello, che nel frattempo è diventato un malavitoso, il quale organizzerà l’omicidio dell’amante di Judah.

La storia di Cliff è più banale: sposato con una donna con la quale non ha più nessun legame effettivo, ha un cognato regista, Lester, famoso produttore di serial televisivi di successo, il quale, spinto più dalla sorella che da una vera convinzione, chiede allo stesso Cliff di produrre un documentario sulla sua vita. Durante le riprese Cliff conoscerà Halley Reed (Mia Farrow) della quale si innamorerà perdutamente. Ma, nonostante le iniziali simpatie, Halley alla fine sceglierà Lester.

I due protagonisti si incontreranno alla festa di matrimonio della figlia di un comune parente (il fratello di Lester e della moglie di Cliff), e Judah gli racconterà la storia di questo strano omicidio e di come lentamente ha superato i sensi di colpa, ritrovandosi accanto la moglie innamorata, la sua famiglia, e la prosperità del ruolo sociale.

Il film ha una notevole importanza che si può cogliere soprattutto se si conoscono alcune particolarità della cultura e dell’etica ebraica: secondo l’ebraismo infatti Dio premia e punisce in QUESTA vita, non in una vita ultraterrena. Tale pensiero è estremamente antico in quanto in passato gli ebrei non credevano nell’esistenza di un’anima, ma la vita si snodava nella terra e la sopravvivenza di sé avveniva attraverso la discendenza. Quanto poi nei secoli la discussione sugli aspetti ingiusti della vita che avrebbero smentito questa visione si sia fatta in molte epoche e in moltissimi modi diversi, il pensiero ebraico continua, nonostante tutto, a ruotare su quell’originaria convinzione.

Tale pensiero ha creato delle immense difficoltà morali agli ebrei in molte epoche, ma soprattutto durante la Shoà creata dal nazismo e dalla “soluzione finale” ideata da Hitler e il suo gruppo. Era impossibile infatti pensare ad un Dio giusto ed equo quando l’eccidio comprendeva persone francamente giuste, non solo, anche bambini troppo piccoli per poter avere una colpa qualunque. Tale stridente contrasto tra la realtà della Shoà e le idee di un Dio giusto sono state esposte nel film attraverso una bellissima discussione, avvenuta tramite la visualizzazione di un antico ricordo di Judah, tra il padre di Judah stesso e la sorella di lui, diventata atea e scettica.

Allen non solo non ha voluto in alcun modo risolvere questo dilemma, ma l’ha evidenziato, sottolineato, urlato letteralmente attraverso ogni esasperazione di trama, ogni inquadratura d’immagine, ogni particolare di dialogo.

E nel finale una amarissima realtà: chi ha compiuto il delitto è felice, realizzato e appagato. Chi invece ha voluto restare fedele a se stesso e i propri ideali finisce per perdere tutto: moglie, innamorata, lavoro.

Il tutto sottolineato e contornato dalle parole di un filosofo, che si vede attraverso le riprese documentaristiche di Cliff, che parla della vita, dell’amore, e delle ragioni di entrambi, ma che morirà suicida…

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