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Fahrenheit 451 di Ray Bradbury

Ray Bradbury è stato uno scrittore di fantascienza molto particolare, a tratti profetico, e ha pubblicato la 1° versione di questo libro nel 1951 col titolo di The Fireman e solo due anni dopo con il titolo attuale. François Truffaut nel 1966 ne fece un film, dallo stesso titolo, ed è stato questo film, visto e rivisto molte volte, che mi ha spinto alla fine ad acquistare e leggerne il libro.

Si tratta di una società indefinita (ma dove è facile riconoscere un’esasperazione della civiltà americana), in un’epoca “futura” altrettanto indefinita, in cui i vigili del fuoco non sono più deputati al controllo degli incendi (che vengono considerati impossibili viste le tecniche di fabbricazione delle case), ma fanno un lavoro di “controllo dell’ordine pubblico” molto particolare: cercano, scovano e incendiano con dei pesanti lanciafiamme i libri, tutti i libri, di qualunque epoca, di ogni paese del mondo. Leggere è vietato, si possono solo guardare le figure, oppure immergersi in una TV totalizzante, che viene installata a tutta parete in una stanza apposita delle case.

La storia ha come protagonista uno di questi vigili del fuoco, Montag, inizialmente molto zelante e molto indifferente alle ragioni per cui vengano distrutti i libri. Succede però un fatto: una donna preferisce morire nel rogo provocato dai libri piuttosto che rischiare di essere catturata. Questo spinge Montag a nascondere e leggere un libro, David Copperfield, e ad accettare incontri molto diversi da quelli che era abituato a fare. Fa quindi amicizia con una ragazza, Clarissa, sua vicina di casa, considerata un’antisociale perchè non accettava le versioni governative delle materie scolastiche. Clarissa fa molte domande su cose che Montag dà per scontate, riferisce cose che il nonno le racconta fin da piccola e che sono in contrasto con ciò che è la vita com’è organizzata in quella società.

Nel libro la storia si sviluppa lentamente, la presa di coscienza del protagonista avviene per gradi, e stranamente ad essa contribuisce proprio il suo superiore, che in un lungo monologo spiega come si è arrivati alla proibizione delle letture: è stata infatti la gente, a poco a poco, a rifiutarsi di conoscere cose che potevano turbarne la “tranquillità”, e a questo i mass media lentamente si erano adattati rendendo le notizie scritte via via più elementari, fino ad arrivare a linguaggio espressionista e onomatopeico. Dopo di che il Governo, semplicemente, aveva tradotto in leggi i desideri della maggior parte delle persone.

Il finale della storia si sviluppa molto diversamente da quello del film, sebbene in entrambi Montag raggiunga un grupppo di dissidenti, quelli che venivano chiamati “libri viventi” (persone che avevano interamente imparato a memoria un libro perché non venisse perduto), c’è un accenno ad una guerra, negata da tutti, e che comunque tutti ritengono essere “altrove” che porterà invece all’arrivo di due aerei proprio sulla città di Montag, ormai lontano.

Nel libro, inoltre, Montag e Clarissa non si riincontrano, contrariamente a ciò che avviene nel film, ed è una scelta molto azzeccata: infatti il libro NON doveva mai trasformarsi in una storia d’amore, perchè sarebbe stato inevitabile che il messaggio scomparisse in secondo piano. Clarissa aveva il ruolo di condensare tutte le esperienze di Montag in un punto di non-ritorno, e poi sparire.

I libri sono idee. Idee geniali o stupide, fantasiose o scontate, ma sono idee. Sono pezzi dell’anima dell’umanità che riescono a travalicare i tempi, alcune di esse rimangono straordinariamente eterne e attuali al di là dell’epoca in cui son state espresse.

Già quando lessi questo romanzo, rimasi fortemente impressionata dalla coincidenza di quest’immagine con l’attentato dell’11 Settembre, e con il crollo dell’illusione degli Statunitesi che le guerre fossero sempre “lontane”, altrove, ma non a casa propria.

Trovo la descrizione di questa società immaginaria molto vicina a quella che sta sviluppandosi realmente ora: la manipolazione delle notizie, la loro falsificazione, la progressiva sostisuzione con “frasi d’effetto”, lo spostamento dell’attenzione verso notizie assolutamente banali che assurgono a fatti di cronaca (le vite dei vip, i loro amori per esempio). In tutti i tempi c’è stato un tentativo di limitare il pensiero dell’uomo, e da quando esiste la parola scritta da molte fonti di potere è sempre stato molto forte il tentativo di cancellare o almeno limitare l’espressione di idee diverse da quelle ufficiali. Il rogo dei libri è avvenuto in molte epoche. Attualmente però si assiste ad un fenomeno diverso: le idee vengono soffocate dalla propaganda, da slogan pubblicitari, da una pletora di luoghi comuni attraverso i quali si pensa che debba necessariamente passare la comunicazione fra le persone.

E invece è vero il contrario: solo dall’originalità delle domande, dalla curiosità di vedere sempre ciò che è nuovo può scaturire un rapporto reale con le persone. Viviamo in un mondo fittizzio, dove diventiamo burattini, siamo un nuovo e inedito tipo di schiavi…

Trovo assolutamente geniale questo libro.

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