Margaret Mazzantini - Non ti muovere

Non ho visto il film. Come spesso capita cerco comunque di leggere il romanzo prima. La storia prende spunto dall’incidente di una quindicenne, che la porta in coma all’ospedale, proprio dove lavora il padre come chirurgo.

Di fatto questo diventa un pretesto letterario. Infatti l’autrice sceglie di narrare in prima persona la storia di quest’uomo, che si trova a raccontare a se stesso, col pretesto di farlo alla figlia in coma, uno scorcio della propria vita, un crudo, poco edificante, stranissimo scorcio fatto di un amore parallelo improbabile e intenso, all’inizio violento, raccolto dai bassifondi. L’esame del proprio vissuto diventa, di fronte alla prospettiva della morte della figlia, spietato e incisivo come la lama del bisturi che affonda su carni malate. Impressionante la capacità dell’autrice di immedesimarsi nel corpo maschile, svelandone reazioni e idiosincrasie, debolezze e orgogli.

Rimango piuttosto stranita dalla conclusione, non tanto del libro, quanto di questa strana storia d’amore parallela. Continuo a non capire, personalmente, per quale ragione la maggior parte degli autori preferisce risolvere un impasse relazionale facendo morire il personaggio più debole o scomodo.

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