Tornando a casa dal lavoro ascoltavo la radio, questo pomeriggio. Mandavano in onda un brano di un autore che non conosco, nella mia beata ignoranza musicale.

 

Si trattava di “DNA” tratto dall’ultimo album, “Una Mattina”. E’ un brano di pianoforte e violoncello, dall’armonia struggente e intensa, che non ho potuto risentire come avrei voluto, e le cui impressioni mi restano sospese per aria in un mondo ancora ignoto. Una ricerca di una solitudine voluta, di un’intimità totale con se stessi, col proprio mondo interno…

 

Ho rischiato di piangere alla guida, e il trattenere le lacrime mi ha impedito di gustarmi fino in fondo la magia dell’aria che entrava nella mia anima.

 

Ho trovato il modo di ascoltarmi altri brani, solo tre a dire il vero, e ho riscoperto quell’incantato e struggente muoversi di suoni d’acqua e aria, impalpabili, ripetitivi ma sempre diversi. Un’emozione profonda, potentissima ma nello stesso tempo quieta e discreta, da consumarsi all’interno di sé, attraversa l’anima senza poter essere in alcun modo ignorata, senza che possa lasciare lo spirito indenne

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