Presunzione
Posted by Uyulala on 21 mar 2005 | Tagged as: Al lavoro, DIMENSIONE SOGNO, IL CORPO E LA MENTE, PERSONALE, PICCOLE E GRANDI STORIE, Psichiatria, Riflessioni, Salute e Malattia, Sentimenti, Sogni
Oggi è una giornata per me piuttosto “riflessiva”. Alcune mie considerazioni partono da fatti molto seri, altre da piccolezze. Stamane al lavoro la mia responsabile mi dice tristemente che ieri si è suicidata la signora C., sua paziente, ma che ho seguito per breve tempo anch’io di recente, durante l’assenza della mia responsabile.
Mi son sentita scaraventata in un fiume di pensieri ed emozioni, ricordando anche il suicidio di un MIO paziente, avvenuto un anno fa. P. era un uomo buonissimo, dolce e molto sensibile. Ero molto affezionata a lui, ma lo conoscevo abbastanza bene per capire che era solo una questione di tempo: prima o poi si sarebbe ammazzato. Facevo di tutto per cercare di allontanare quel momento, al punto che era l’unico mio paziente al quale ho dato il n° di cellulare personale.
Aveva tentato altre due volte di ammazzarsi, e entrambe le volte l’avevano salvato per un puro miracolo. Gli volevo bene davvero e lo penso spesso. So che ora sta meglio, perché viveva una situazione di angoscia esistenziale assolutamente al di là, oltre qualunque possibilità di terapia…
In questo periodo stavo diventando presuntuosa. Mi sembrava di spaccare il mondo. Tutto era “più” per me. Ho molti risultati gratificanti al lavoro, ho grandi soddisfazioni nella mia vita privata. E in qualche modo dentro me stavo diventando presuntuosa. Poi capita qualcosa, a volte piccola, una sciocchezza, a volte grande come questa di oggi, che d’improvviso ti sbatte malamente in faccia la realtà: sei solo una merda qualunque, non t’allargare che tanto se ti arrampichi troppo in alto caschi.
Ho fatto un sogno stanotte: ho sognato che mi tiravano su con una specie di argano, lungo una parete rocciosa argillosa, friabile, a picco. Mi issavo con fatica fino ad un piccolo gradino di roccia, pendente verso lo strapiombo, e mi sedevo lì. Sentivo inesorabilmente la terra dura a scaglie che si sgretolava sotto il mio sedere e le mie mani, facendomi scivolare verso l’abisso, e non riuscivo a mettermi in equilibrio. Cercavo appoggio dalla persona che mi aveva tirato su, ma questa era impegnata a tirare su qualcun altro e non badava a me. Mi son svegliata con una profonda angoscia…
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