La Pasqua di A.

E’ tornato per Pasqua.

Ormai sta in comunità da qualche anno e torna a casa solo sotto le feste. L’avevo già visto in ambulatorio e mi aveva fatto paura. Vado a trovare la madre. Malata, invecchiata anzitempo dai dolori pesantissimi che la vita le ha imposto, stanca, spaventata.

Ha avuto gravi lutti. E questo figlio gravemente schizofrenico. Per qualche ragione A. riesce a verniciarsi ad un occhio distratto di una parvenza di normalità, ma i suoi deliri più pesanti sono rimasti intatti. Vuole la morte dei genitori, li accusa di aver ucciso le persone care che, nella vita, sono venute meno a questa famiglia. Dice che si deve difendere.

Nei suoi discorsi sconnessi parla solo di morte, di persone uccise, suicidate, di persone che hanno commesso omicidio-suicidio. La mamma è terrorizzata. Dalla comunità non capiscono. Non vedono A. sotto questa luce, che emerge solo quando sta in famiglia. Ogni volta che rientra a casa, i genitori si chiudono a chiave in camera da letto quando vanno a dormire.

A. arriva dopo un pò che io e l’infermiera siamo a casa di queste persone. Ha gli occhiali da sole. Non ci rivolge uno sguardo. Cupo, ombroso, con la piega delle labbra inesorabilmente rivolta in basso. La madre non può parlare. Qualunque parola viene interpretata come un segno della cattiveria di lei.

Ho avuto paura durante le feste. Molta paura. Ma non potevo fare nulla. E’ già stata un’impresa inserirlo in questa comunità, ma questo inserimento è a tempo. Prima o poi finirà. La madre alla fine della visita piange. Sa che quello che possiamo fare noi è molto limitato. Quando il figlio si era scompensato per la prima volta, molti anni fa, l’avevano trattata da delinquente, accusandola di essere lei la causa della schizofrenia del figlio.

Avete presente quelle stronzate sulla “madre schizofrenogena”? La signora è una donna solida, ma nello stesso tempo dolcissima. Sicuramente non ha una grande cultura, ma è buona, ama i suoi figli. Ha avuto una sfortuna tremenda negli affetti più cari. Ci guarda con lo sguardo umido di lacrime, lei che per carattere non piangerebbe mai. Ci chiede aiuto. Sa che almeno noi abbiamo capito la gravità del figlio.

Devo combattere con un’azienda che pensa solo a risparmiare. Ma se non combatto, se questo paziente torna a casa, è solo una questione di tempo. Ucciderà i genitori.

 

N.B.: Per fortuna A. continua a vivere in una comunità. 19.08.2007

Stumble it!

Leave a Reply

Trackback URI | Comments RSS