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In morte di Karol Woitila

Avrei dovuto seguire il consiglio di chi mi suggeriva di non esprimere quello che penso. Ma non riesco a tacere, nonostante la morte del papa sia avvenuta da poche ore.

Ma preferisco scrivere quanto penso, nonostante il mio post potrebbe scatenare molte polemiche.

Nel 1979 si verificarono dei fatti importanti. Morì Paolo VI, il papa che concluse i lavori del Concilio Vaticano II, messo in piedi dall’amatissimo Papa Roncalli . Venne eletto Papa Luciani (e scusate se uso il maiuscolo solo per indicare loro, ma per me sono loro “IL PAPA”). La prima cosa che fece Papa Luciani (me lo ricordo come se fosse ieri) una volta uscito al balcone, fu di dire: “Io non me l’aspettavo proprio”, lasciando di stucco tutti. Per la prima volta un Papa usava la prima persona singolare anziché il plurale majestatis. Fu l’inizio di una serie di rivoluzioni immense che poterono durare solo due mesi. Papa Luciani, nonostante la sua giovane età e una salute di ferro, morì. Il sospetto dell’avvelenamento fu fortissimo, ma nessuno volle mai accettare che si indagasse, appigliandosi ad una “inviolabilità del corpo del Santo Padre”. Così la sua morte resta comunque un mistero.

Papa Luciani era una figura molto innovativa: troppo. Al Concilio Vaticano II, nonostante la giovane età, era tra i consiglieri di Paolo VI. Cercava in tutti i modi un’apertura della chiesa verso problematiche sociali che erano risolte solo con modalità dogmatiche e impositive. Ma era troppo solo. Il Concilio, con Paolo VI, perse a poco a poco le caratteristiche che aveva voluto dare Papa Roncalli e, nonostante molte siano state le innovazioni, quelle più sostanziali vennero rifiutate. E’ vero che la chiesa cominciò ad aprirsi al dialogo verso le altre religioni e verso i cristiani non cattolici, ma quella non fu solo una scelta teologica o di fede, fu essenzialmente una scelta politica. Che per carità, era comunque un’ottima scelta. Ma prevedeva in ogni caso una posizione di superiorità della religione cattolica rispetto a tutte le altre fedi.

Papa Luciani, dicevo, morì in circostanze ambigue e misteriose. Venne quindi eletto il papa polacco, Karol Woitila, di 58 anni, sportivo, con un passato di resistenza al mondo bolscevico (i polacchi hanno una tradizione di forza politica notevolissima). Per la sua cultura, per sua estrazione era comunque una persona profondamente legata a tradizioni che si stava allora timidamente cercando di rettificare. D’altra parte era comunque una persona dotata di una capacità comunicativa immensa, conoscitore di molte lingue, amava (come tutti sanno) parlare alla gente usando la lingua degli interlocutori.

La sua opera di apostolato è stata diretta, profonda e capillare. Il suo contatto con i giovani superiore a quello di qualunque altro papa. Il fatto di non essere italiano lo rese oggetto di un interesse superiore a quello che si aveva per altri papi, e per questo la sua vita venne conosciuta e divulgata in molti modi. Ricordo ancora il film “Da un paese lontano” che fece Krzysztof Zanussi, suo conterraneo e suo amico personale. A suo tempo lo vidi. Era un bel film. Ovviamente la vita del papa si fermava poco dopo la sua elezione: in occasione del primo viaggio da papa in Polonia.

Il ruolo di Karol Woitila però è andato molto al di là di quanto ho descritto. E’ stato il promotore di un sottile e lento smantellamento di molte conquiste fatte dal Concilio Vaticano II. Non so, peraltro, quanto questo sia stato un fatto costruito da lui o organizzato da tutto il mastodontico apparato alle spalle del papa, e in virtù di questo fatto lascio sospesa ogni valutazione su di lui.

Sta di fatto che l’opera capillare di apostolato ha creato delle situazioni abbastanza paradossali. Ha infatti accolto una gran folla di gente tra le braccia della chiesa, ma d’altro canto queste braccia si sono ulteriormente strette a morsa per lasciare fuori ogni possibilità di dissensi. Qualunque voce al di fuori di quella strettissima ufficiale e “ortodossa” è stata annientata, esclusa, messa a tacere.

Ricordo ancora quando ho seguito la vicenda della messa al bando della Teologia della Liberazione, che tanto contribuì alla promozione di un’esistenza più dignitosa per le popolazioni diseredate dei paesi latino-americani. Ora non è più possibile affrontare questa dottrina e contemporaneamente restare in seno alla chiesa.

Non dimentico quello che è successo quando il problema dell’ AIDS venne prepotentemente a galla. Non dimentico con quanto accanimento si ostacolò una corretta informazione sanitaria, con quanta forza venne impedito di affrontare i temi legati alla contraccezione, alla tutela della salute anche in campo sessuale e relativo agli eventi legati alla nascita.

Non entro in merito alla posizione della chiesa relativa a contraccezione, aborto, eutanasia, fecondazione assistita parlando di tematiche morali. Ma vi entro parlando di un altro fatto: quello che la chiesa dice, DEVE essere seguito anche da i non cattolici. Ciò che la chiesa dice, deve diventare legge laica, imposizione anche per le fasce di popolazione che non hanno lo stesso credo, che hanno una visione della vita differente. Perchè con questo papa è stato recuperato il ruolo prioritario della morale cattolica su qualunque altra, perché non vi è più la possibilità di un dialogo vero, quello in cui le persone si rispettano come pari grado, e quindi, una volta affrontate le rispettive divergenze, ognuno rimanga serenamente libero di agire secondo la propria coscienza.

Questo papa è sicuramente stato un uomo di grande fede. Il problema è che ha vissuto il suo pontificato nello strenuo tentativo di costringere con modalità tra le più varie le fasce di popolazione più ampie possibili ad abbracciare la visione morale della chiesa, e, ci tengo ad aggiungere: DELLA CHIESA, NON DI CRISTO.

Ecco perché ho scritto spesso, su blogs o su forum, che non condivido l’immagine “santa” di questo papa. Sicuramente secondo la visione cattolica Woitila è santo. Ma bisogna intendersi sul significato reale di questa parola…

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