In seguito a questo link trovato sul blog di TheZar, mi son venute in mente alcune riflessioni.

Intanto la prima e più forte è stata quella relativa alla consueta e irriducibile confusione tra PEDOFILIA e OMOSESSUALITA’.

Sembra che sia impossibile in vaticano operare questa pur fondamentale distinzione.

L’ OMOSESSUALITA’ è una condizione esistenziale in cui l’individuo è attratto sessualmente, si innamora ed ha spinte affettive verso persone ADULTE del proprio stesso sesso. Viene normalmente “consumata” in modo consenziente, e se ci sono forzature, quando ci sono, non sono nè più nè meno che come quelle che possono esistere in campo eterosessuale. Si tratta di una situazione che viene vissuta “alla pari”, dove le differenze di potere in una coppia rientrano in un gioco di ruolo, non in una condizione anagrafica o di vita in cui non esiste la possibilità di scegliere tale ruolo o di ritirarsi da esso. Dal punto di vista della vita sacerdotale, che il consacrato sia eterosessuale o omosessuale è completamente indifferente, in quanto se avviene uno strappo alla regola della castità, questo strappo è “peccaminoso” indipendentemente dal fatto che venga consumato in una direzione o nell’altra. Per qualche ragione però le “scappatelle” con donne, in campo sacerdotale sono tollerate, sempre che avvengano con discrezione, senza scandali. Paradossalmente viene più facilmente punito un sacerdote che subisce gli effetti di una calunnia rispetto ad uno che invece scopa per davvero…

(Non ho parlato di “voto di castità” volutamente, in quanto i sacerdoti non appartenenti ad un ordine specifico non fanno voti)

Ben diversa è la situazione della PEDOFILIA, in questo caso l’oggetto di interesse sessuale è un individuo in età prepuberale o puberale, in un’età in cui la persona si trova per condizioni anagrafiche in uno stato di forte inferiorità, spesso impossibilitata da tutta una serie di circostanze ad operare una scelta vera. Non ha molta importanza che i pedofili scelgano preferenzialmente maschi, perché comunque non è quello che rende omosessuale un pedofilo. Tant’è vero che è tutt’altro che infrequente il caso di pedofili “normalmente” sposati e con figli… figli che magari sono i primi oggetti di certe attenzioni. Chi è pedofilo è attratto proprio dalla debolezza del bambino, tant’è vero che non sceglie a caso le proprie vittime: sceglie i bambini che per una ragione o per l’altra siano più fragili affettivamente, più ricattabili, meno difesi dalle proprie famiglie. Un sacerdote pedofilo oltretutto gode di un’immunità che un pedofilo non sacerdote si sognerebbe: il suo ruolo lo rende quasi inattaccabile, anche quando dovesse essere palesemente scoperto, non sarebbe soggetto alla legislazione corrente nella maggior parte degli stati occidentali, e comunque gode di una sconcertante protezione in seno alla chiesa stessa.

Fatta questa premessa, prendendo per vero ciò che dice La Repubblica (e penso che lo sia, visti altri precedenti), pretendere di arginare il fenomeno della pedofilia discriminando i sacerdoti gay è una EMERITA STRONZATA… Serve solo a moltiplicare la sofferenza e i sensi di colpa di chi è gay senza minimamente toccare chi è davvero pedofilo. Sarebbe invece molto ma molto più sensato se la chiesa si decidesse a “mollare” al potere temporale la punizione relativa al reato di pedofilia (oddio… a mio parere dovrebbe far così per TUTTI I REATI…) dopo aver sospeso “A DIVINIS” il sacerdote responsabile.

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