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Nuvola di parole

Colpi di sonno

 

 

E’ autunno, un autunno che somiglia molto ad un inverno. Cado in letargo come gli orsi. Una stanchezza invincibile mi assale nonostante il lavoro non sia troppo serrato, nonostante non abbia poi tanti impegni.

Piove molto. Molto più del solito. Mi trovo a percorrere le strade lucide di pozzanghere, campagne brillanti imperlate d’acqua. La mia solita strada che mi aspetta tutti i giorni e che mi ripiglia al rientro.

No, per favore, non posso distrarmi ora. Mi si chiudono gli occhi e devo rallentare. La vista mi si vela di una sottile nebbia di stanchezza. Quante volte nel mio quotidiano percorso ho dovuto darmi una sferzata per evitare che la stanchezza prevalga… Ma oggi non so perché sembra quasi avere il sopravvento. La paura mi sveglia per un tratto, ma la stanchezza a volte è tanta.

Sebbene non odi particolarmente la guida, non la amo neppure. Lo scorrere veloce del paesaggio mi accarezza gli angoli degli occhi senza che io possa girarmi. Non guido per piacere, ma per recarmi al lavoro. E per tornare, poi, affamata e stanca a casa, il più delle volte per pranzare alle 16, mangiando quello che mi capita.

Non voglio chiudere gli occhi, non voglio che il mio sguardo s’incroci e sdoppi. Faccio una fatica infame oggi a rientrare a casa… Ma è tardi, e ho preso un impegno con mia figlia.

La strada si snoda, conosciuta. Ne riconosco centimetro per centimetro ogni particolare, ogni avvallamento, ogni buca, ogni curva. Questo mi genera noia, ma in un certo senso è un bene. Riconosco i tratti dove la pioggia rende l’asfalto pericoloso, dove se è possibile è meglio che mi sposti nella corsia di sorpasso. Riconosco i tratti dove invece devo evitare di sorpassare, dove le curve cambiano quel fottutissimo raggio di curvatura a metà del loro percorso. Vado in automatico.

E mi trovo a combattere con questa invincibile stanchezza che mi assale ad ogni metro, che mi seduce gravida di sonno, che mi appanna la vista…

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