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L’uso della parola “comunista”

Ma guarda un po’!
Questa cosa è proprio curiosa. Mi trovo a fare dei test, o dei sondaggi (boh…) via internet, e scopro che sono “comunista”… La cosa mi suscita davvero ilarità perché penso che è piuttosto lontana dal mio modo di vivere la vita di tutti i giorni. Io a dire il vero sarei più sul filo dell’anarchia, non di quella grossolana e inutile di chi mette bombe, ma di quella corrente di pensiero che è convinta che l’essere umano è capace di un’autoregolazione coerente senza un corpus etico esterno, solo quando comincia a osservare la realtà così com’è in modo limpido e privo di qualsiasi tipo di ideologia, politica, filosofica o religiosa. Non sono comunista, quindi. Così come non sono nulla. Sono una che ama pensare con la propria testa e che detesta le ingiustizie.

Certo, sul piano sociale detestare le ingiustizie mi avvicina più ai pensieri socialisti che ad altri, ma NON SONO COMUNISTA. Detesto l’uso strumentale di questa parola che ne fa Berlusconi. Non c’è nulla di male ad essere comunisti, non è un insulto nè una parolaccia. Solo che non è davvero possibile che chiunque sia in disaccordo col “cosiddetto” premier automaticamente diventi “comunista”.

Il modo migliore per iniziare (o per mantenere) una dittatura è quello dell’uso degli slogan, delle definizioni impressionistiche piatte, prive di alcuno spessore. Si creano steccati e divisioni fatte ad arte per impedire alle persone di parlare e di parlarsi. “Io con i comunisti non ci parlo”. “Tu sei ateo e non puoi capire”. “I gay sono depravati, è meglio starci lontani”. Ecco, che bella pattumiera di parole! Così inutili nel loro significato portante, così pericolose nel loro ruolo di segregazione e di chiusura al dialogo!

Tutto diventa slogan, pubblicità, tutto viene sottoposto al vaglio di quello schiacciasassi che impasta ogni cosa e vomita uno schifoso bolo predigerito escludendo ogni pensiero scomodo, dissidente, “eretico”. Tutto deve passare per la visibilità dei mezzi mediatici, soprattutto la TV. E così si trasformano i programmi politici in immagini alla “mulino bianco” da un lato, con immagini demoniache dall’altro lato. Nulla, assolutamente nulla che possa minimamente somigliare ad un parlarsi, ad un confrontarsi, ad uno scambio di idee e di opinioni, ad una dimostrazione piccola e forse banale di reciproco rispetto. Tutto è strumentale, tutto è legato ad una “parte” di parte…

Ne ho davvero le palle piene di una società del cazzo che non fa che sputare parole, senza entrare nella sacralità delle parole stesse, solo per slogan, solo per rincoglionirci di suoni privi di senso. Solo per renderci degli idioti planetari pronti a comprare quanto ci viene proposto dalle pubblicità. E se non lo fai diventi “comunista”…

Io non sono comunista semplicemente perchè dovrei avere delle idee che non ho, solo per questo. Ma trovo davvero assurdo demonizzare un pensiero che è nato dall’esigenza di colmare tante ingiustizie. E’ vero che ha creato dei totalitarismi, ma quanti sono stati i regimi totalitari devastanti che non erano comunisti ma di stampo fascista? E’ il totalitarismo il “male”, è la dittatura, è lo stato confessionale. Non certo il comunismo in sè.
E se non ci leviamo dalle palle questo cosiddetto “premier” ci troveremo in una dittatura molto peggiore di quella mussoliniana.

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