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Nuvola di parole

Buon compleanno, figlia mia.

Da tempo mi manca la voglia di scrivere. A volte anche di leggere e di questo me ne dispiaccio perchè avrei tante cose interessanti da riguardarmi.

Giovedì scorso, il 1° giugno, mia figlia ha compiuto 12 anni. E in questi giorni, mettendo in ordine le foto scannerizzate sul pc, l’ho rivista piccolina, a 4 anni, bionda e delicata come sempre, ma piccola.

La guardo spesso in questo periodo perchè sta crescendo velocemente e non mi voglio perdere qualche tappa. E’ molto matura: mi accorgo che posso parlare con lei praticamente di tutto. Ed è bellissima. Lo so, l’occhio di una madre raramente è dotato di sufficiente obiettività. Ma mia figlia è davvero bellissima e non mi assomiglia affatto.

Nei suoi gesti e nel suo modo di muoversi è felina e aggraziata. Lei stessa mi riferisce, un pò con fastidio un pò con piacere, che a scuola la chiamano “la gatta”. E infatti si muove lenta, ondeggiando leggermente sui fianchi, salvo scattare in balzi improvvisi quando le salta un’idea in mente o si ricorda qualcosa che ritiene urgente. Come i gatti è affettuosissima ma indipendente; sa come parlarti, in un’istintiva diplomazia che la porta a usare le parole giuste al momento giusto, e un pò si vende, ma solo un pò. Superato un certo limite, piuttosto che fare ciò che le si chiede combatte fino all’esasperazione.

Nel trattare con gli altri è sensibile, cerca di non offendere mai nessuno, salvo poi sfogarsi con me: mi parla quindi delle persone che la irritano con termini sarcastici e affibbiando loro soprannomi a volte potenzialmente offensivi.

 

E’ nata in circostanze strane. Prima che lei nascesse stavo separandomi dal mio primo marito. Non avevamo chiesto la separazione perchè ci avevano informato male: non potendo andare ad abitare in luoghi diversi, eravamo separati in casa ma senza avere una sentenza. Mi misi insieme a quello che sarebbe diventato il papà di mia figlia, ovviamente usavamo precauzioni per i nostri rapporti. Tranne una volta. Era la fine di Agosto del 1993, non ricordo se il 28 o il 29, ma comunque quel rapporto lo ricordo come se fosse avvenuto ieri. Lo amavo moltissimo e questo, penso, mi rese imprudente. Rimasi incinta al primo colpo. Fu un’esperienza stranissima, perché in quelle condizioni la gravidanza mi creò un’infinità di problemi: mi son dovuta separare in fretta e furia dal mio marito di allora e abbiamo poi dovuto cercare un metodo perché non venisse attribuita a lui la paternità. Con i miei genitori e i miei parenti tutti si creò una situazione di forte conflitto, inoltre dovevo dare l’esame di stato, che conclusi quand’ero al 4° mese di gravidanza. Tra l’altro durante la prova di Medicina interna mi si spaccò la cerniera dei pantaloni perchè la pancia cominciava ad aumentare di volume. Fui costretta a chiedere in prestito una cintura al collega con cui studiavo, sennò mi sarebbero cascati i pantaloni…

Nel frattempo riuscimmo a trovare in sistema per attribuire la paternità al padre biologico e mi misi un pò tranquilla.

Andai ad abitare col mio compagno. Eravamo poveri: lui lavorava come impiegato ed aveva uno stipendio molto basso. Io cominciai (con un’incoscienza pazzesca) a lavorare presso un laboratorio di analisi come medico prelevatore. Era lontano da casa mia e ci andavo a piedi per risparmiare. Non avevo neppure i soldi per comprarmi abbigliamento premaman, che costa tantissimo. Usavo maglioni grandi, pantaloni elastici, e per un pò me la sono cavata così.

Eppure fin dal primo giorno son stata felice, intimamente e profondamente felice dell’esistenza di quel “pupino” come lo chiamavo io (non sapendo se fosse maschio o femmina). Visto che non potevo stare a riposo, gli dicevo: “Pupino, reggiti forte, perchè devo camminare”. Ero profondamente felice, e affrontavo tutte le difficoltà senza paura, senza ansie.

Ho vissuto una gravidanza splendida nonostante tutto. Oltrettutto facevo spessissimo l’amore col mio compagno, e credo che l’intesa che abbiamo avuto in quel periodo non si sia mai più ripetuta…

 

I miei genitori si son fatti una ragione dell’accaduto, e alla fine mia madre mi ha dato una mano e mi ha acquistato abbigliamento premaman. Di fatto tutto quello che ho indossato in quel periodo era un suo regalo.

 

Ricordo ancora che un giorno, tornando a casa dal lavoro (ero all’8° mese) venni fermata da un ragazzo senegalese. Mi chiese in che mese fossi e io glielo dissi. Mi raccontò che aveva la moglie incinta di 8 mesi nel Senegal e che non sarebbe potuto tornare per la nascita di suo figlio. Non ricordo più come fu, ma finii per raccontagli la mia insolita storia matrimoniale. Mi guardò sorpreso e mi disse: “Ma come mai? Mi sembri tanto una brava ragazza”. Gli spiegai che per la legge italiana è complicato divorziare, e che non esiste il divorzio nella religione cattolica. Mi chiese se non volessi farmi mussulmana perchè, disse, nell’islam il divorzio è possibile. Gli risposi che ci avrei pensato.

 

Proprio in quel periodo ebbi un problema al cuore: soffrii per una giornata intera di aritmie che mi costrinsero ad abbandonare ogni attività e a limitarmi drasticamente nelle mie camminate.

 

Mia figlia doveva nascere il 25 Maggio. Ma ritardava. Il 30 Maggio venni ricoverata in una clinica cittadina perchè all’ecografia la placenta mostrava segni di invecchiamento. Nel pomeriggio del 31 mi misero una flebo per indurmi il parto. Mia figlia nacque il 1° Giugno 1994 alle 2.10 del mattino. Ho avuto un parto molto sereno. Non avevo fatto corsi, ma sapevo come comportarmi e non ebbi alcuna paura. Molto dolore, questo si, ma nessuna paura. Mia figlia nacque con un giro di cordone intorno al collo e con un Apgar di 7. La dovettero stimolare per respirare, ma al primo strillo tutti capimmo che sarebbe stata una persona molto volitiva. Il ginecologo mi disse: “Questa ti farà combattere”.

Dopo averla lavata me la misero fra le braccia e lei alzò lo sguardo verso il mio viso e mi guardò negli occhi.

Ho studiato molte volte ciò che riguarda il momento del primo contatto tra madre e figlio, e mi sono accorta che in linea di massima chi espone le sue teorie dice un mucchio di stronzate. Mia figlia ha guardato il mio volto, non il mio seno, nonostante fosse all’altezza di quest’ultimo. Ha cercato i miei occhi e io i suoi. Mi sono irrimediabilmente innamorata di lei, e al di là delle mie peripezie affettive quest’amore resta stabile, sebbene cambino costantemente le modalità con cui si esprime e si sviluppa.

 

Buon compleanno, figlia mia.

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