FEEDATI di me


Dalla parte degli ex:
Movimento dei Focolari, una visione critica

Visualizza gli articoli più recenti

Leggi gli articoli in ordine cronologico


RSS Gordon Urqhuart

RSS Come Ci Vede la Stampa Estera

Cinque Post Presi a Caso

Gli ultimi cinque commenti pubblicati

Views

Nuvola di parole

Don Juan de Marco- Maestro d’amore

Stanotte, come mi capita spesso ormai, ero insonne. Vado a guardare la TV e trovo un film a causa del quale ho praticamente passato la notte in bianco.

 

Don Juan de Marco- Maestro d’amore
film di Jeremy Leven del 1995, vede come protagonisti un giovane Jonny Deep e un anziano, grasso e sfatto Marlon Brando, con una splendida Faye Dunaway in un importante ruolo d’appoggio.

 

“Ci sono solo quattro domande che contano nella vita: cosa é sacro, di cosa é fatto lo spirito, per cosa vale la pena di vivere e per cosa vale la pena di morire…La risposta, ad ognuna, è la stessa: solo l’amore”.

 

Ho notato in rete che la trama viene raccontata in modo molto diverso, quasi che diventasse un film differente a seconda degli occhi che l’avevano visto. In effetti cimentarmi nella trama si è rivelato meno facile del previsto perché è inevitabile aggiungere interpretazioni personali al semplice canovaccio.

 

Un giovane di 21 anni, vestito in stile spagnolo, con un ampio mantello e con una maschera tipo Zorro, si reca presso il ristorante di un grande albergo. Nel film si ascoltano i suoi pensieri e nei suoi pensieri vi è il progetto di uccidersi. Ma prima Don Juan, il più grande amante di tutti i tempi decide di fare un’ultima conquista.
I modi antichi, la sensuale dolcezza dei gesti, l’attenzione ai dettagli portano velocemente la giovane scelta a invitare Don Juan nella sua stanza, e mentre fanno all’amore il giovane racconta come liberare la passione nascosta in ogni donna, seguendo passo passo le sue risposte, le variazioni dell’incarnato, le sue reazioni.
Dopo la conquista lo si vede in cima ad un palazzo, sopra un enorme cartellone pubblicitario (rappresentante una ragaza seminuda e con una maschera sul volto) e chiede di poter morire con onore per mano di un tal don Francisco da Silva, valente spadaccino.
Viene chiamato uno psichiatra, il dottor Mickler (Marlon Brando) che lo convince a scendere presentandosi come lo zio di don Francisco, don Octavio del Flores.
Conduce il giovane in una clinica psichiatrica dove vorrebbe occuparsi di lui, ma il giovane viene affidato ad un collega più giovane in quanto il dottor Mickler andrà in pensione di lì a poco. Il collega più giovane si spaventa per l’atteggiamento di don Juan, a mio parere per via del fatto che don Juan lo richiama a temi legati all’amore e all’intensità dei sentimenti, e lascia il giovane alle cure del collega più anziano ed esperto. A quel punto il racconto si snoda su un doppio binario, restando costantemente l’incertezza di quale sia il livello di realtà, quale sia il delirio, la fantasia, o lo squallore di una vita negata. Il giovane racconta allo psichiatra una vita avventurosa, fuori dal tempo, ricca di passioni travolgenti, dal sapore via via sempre più improbabile ma che, attraverso la narrazione, riporta l’anziano psichiatra all’essenza della magia della vita, al cuore delle relazioni, all’essenza dell’amore. L’anziano psichiatra tornerà a corteggiare l’amata moglie, con delicatezza e fantasia, con divertimento di lei e con la riscoperta di sogni ormai perduti.
La realtà fantasiosa e magica descritta dal giovane si scontra con una realtà più ordinaria scoperta dopo aver rintracciato la nonna del giovane. Le due realtà si sovrappongono, soprattutto quando giunge alla clinica la madre del giovane, che sembra confermare, sia pure per allusioni, qualcosa del racconto di don Juan.

 

Psichiatra: “Cosa rispondereste a qualcuno che vi dicesse che questo é un Ospedale Psichiatrico, che voi siete un paziente e che io sono il vostro psichiatra?”
Don Juan: “Gli risponderei che il suo é un modo abbastanza limitato e poco creativo di vedere la situazione. Voi volete sapere se capisco che questo é un Ospedale per malati di mente? Si, lo capisco benissimo; ma allora come faccio a dire che voi siete Don Octavio ed io un ospite della vostra Villa? Guardando al di là di ciò che é visibile all’occhio “

I livelli si incastrano senza confondersi mai del tutto, al punto che il giovane, valutato dal magistrato per decidere del suo internamento, si presenta vestito in jeans e maglietta e gli presenterà una versione prosaica del suo gesto suicidario, spingendo il magistrato ad ordinarne il rilascio.

 

Il finale è poetico, incantato, laddove il livello del romantico ardore del giovane trova comunque uno spazio in un luogo altrettanto incantato, e dove l’anziano psichiatra e la moglie condividono tale spazio…

 

Ho dedicato pochissimo alla trama in senso stretto. E’ un film da vedere molto più che da raccontare. Portato attraverso l’esasperazione scenica di un bizzarro rapporto tra psichiatra e paziente, la narrazione abbraccia e avvolge l’immenso e vitale bisogno di mantenere vivo l’amore dentro di sé, mantenerlo incorrotto e incorruttibile, davanti ai tentativi di una società attaccata ad una realtà spoetizzata e arida.

 

Don Juan: “Credete che non sappia che cosa vi accade? Avete bisogno di me, per una trasfusione. Perché il sangue é diventato polvere e vi ha occluso il cuore. Il vostro bisogno di realtà, il vostro bisogno di un mondo dove l’amore é incrinato continuerà a soffocarvi le vene, finché in voi non ci sarà più vita. Ma il mio mondo perfetto non é meno reale del vostro mondo. E’ solo nel mio mondo, che voi potete respirare…”

Come spesso accade, questo viene raccontato attraverso le figure professionali degli psichiatri, diventati nell’immaginario cinematografico coloro che mediano il rapporto fra la realtà e “altri mondi”, oppure ne impediscono l’accesso a seconda del ruolo nella trama del film. Alla fine del film il dott. Mickler diventa don Octavio anche per se stesso e dichiara il proprio “fallimento” come psichiatra, in quanto don Juan è ammalato di un “inguaribile romanticismo” e rivela la terribile realtà: si tratta di un male altamente contagioso. E tale didascalia finale viene sottolineata da una dolcissima danza tra l’anziano psichiatra e la sua tenerissima moglie, in una spiaggia di un luogo senza luogo ove don Juan ritrova l’amore perduto…

Altri Articoli Che Potrebbero Interessarti:

Cinque Post Presi a Caso:

Benvenuti nell'armonia tra sacro e profano

Free Burma

Sacro Profano

Nell'armonia degli opposti il sacro è profano e tutto ciò che consideriamo profano profuma dell'incenso del sacro. Non esiste nulla di cui non si possa parlare…

Ci sono 447 articoli e 2,874 commenti.

RSS Pensieri Liquidi

Cerca in questo blog

Da Leggere Prima dell’Uso

Categorie

Creative Commons License

Creative Commons License
I contenuti di questo sito sono pubblicati sotto una Licenza Creative Commons.



Sito Non raggiungibile


Protected by Copyscape Originality Checker

Lottiamo insieme contro il neuroblastoma



Comprate il libro



Social Networks




Donatella's bookshelf: read

Il Respiro Del Grande Spirito - Canti Degli Indiani d'AmericaDove soffia il vento - Il volto più antico e profondo della cultura "pellerossa" - con una suggestiva documentazione fotograficaUna storia degli Indiani del Nord America - gli uomini dalla pelle rossa - un popolo di guerrieri e mistici innamorati della loro terraDal Popolo degli Uomini - Canti, miti, narrazioni, preghiere degli Indiani del NordamericaMolte vite, un solo amoreMolte Vite, Molti Maestri

More of Donatella's books »
Donatella's  book recommendations, reviews, quotes, book clubs, book trivia, book lists


ViviStats



Flag Counter