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Crediti formativi e insegnamento della religione cattolica 2° parte

Firewoman ha detto…

ciao,
approvo in pieno tutte le considerazioni fatte. Ne aggiungo una, anche se forse ne avresti parlato in seguito, come hai lasciato intuire dall’ultima frase del post.
Se per certe persone la religione è un insieme di invenzioni, non solo non veritiere ma anche nocive da un punto di vista educativo, dare dei “bonus” ai ragazzi che la seguono a discapito di quelli che non la seguono non lede la libertà di fede (e non fede) stessa? E’ ovvio che un ragazzo, pur di accumulare crediti, seguirà tutto ciò che gli viene offerto, tanto più che le lezioni di religione sono sempre state “facili” quindi anche se ci fosse qualcosa di alternativo, ma più difficile, e io avessi sedici anni, probabilmente seguirei l’ora di religione anche se non mi interessa, pur di acquisire crediti.
Sistema che tra l’altro non approvo nemmeno all’università, e che ho scampato per un pelo.
Spero di essere stata chiara, non volevo dilungarmi troppo.
Buona giornata.

Approfitto del tuo commento, del quale ti ringrazio, per fare ulteriori considerazioni. La libertà religiosa rientra in un campo piuttosto vasto che coinvolge sia le libertà individuali che quelle di tipo “sociale” (coloro che si intendono di giurisprudenza dovranno perdonare il mio linguaggio, ma non è il mio campo). Fermo restando che il campo delle convinzioni personali non è controllabile, si può andare a vedere in che modo invece sia regolata l’espressione di questa libertà. Esiste la libertà di professare la propria fede o, in negativo, di non professarne alcuna; dobbiamo pensare che le opinioni di pensiero, religiose e filosofiche entrano nell’ambito dei “dati sensibili” protetti da privacy. In fondo, per inciso, è su questo che si appellano le richieste della cancellazione dai registri battesimali di chi non si riconosce nella religione cattolica.

Nella libertà di religione rientra anche la libertà di educare i propri figli alla propria religione di appartenenza ed è questa una ragione, io credo, che ha comportato che l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole fosse facoltativo. All’interno di questo però vanno ad inserirsi problemi di tipo molto diverso che si intrecciano e che interferiscono fra di loro. Uno è quello che sollevi tu: l’organizzazione attuale della scuola che prevede l’acquisizione di crediti formativi. Organizzazione che, come tutte, presenta dei pro e dei contro, indubbiamente, ma che nel caso specifico può comportare il rischio di sopravvalutare materie il cui interesse non può essere generalizzabile.

 

Questo è evidente per esempio nel tuo commento: considerando che per una fetta della popolazione la religione (o LE religioni) sono

un insieme di invenzioni, non solo non veritiere ma anche nocive da un punto di vista educativo,

per poter mantenere la bilancia in una posizione di equilibrio bisognerebbe che ci fossero due condizioni:

 

  1. rendere l’insegnamento della religione cattolica più articolato e complesso. Il che non è difficile, visto che la religione cattolica è davvero complessa, impararne gli aspetti dottrinali e dogmatici è tutt’altro che semplice, conoscere davvero i testi sacri è processo lungo, conoscere sia pure a livello divulgativo alcuni aspetti della teologia richiede uno sforzo mentale molto simile a quello che è necessario per lo studio della filosofia.
  2. fornire la disponibilità formativa di altre tipologie di pensiero religioso e/o filosofico che abbiano pari complessità e che richiedano analoghi sforzi da parte dello studente.

 

Ti faccio un discorso razionale, il problema fondamentale è che questo non è un argomento che viene sviluppato in modo razionale, distaccato, ma viene affrontato con modalità emotive che non possono che fare del male, sia ai cattolici che agli appartenenti di altre religioni, ai non credenti e agli indifferenti. Diventa quindi non una questione di formazione culturale ma di prevalenza di una corrente di pensiero piuttosto che un’altra.

 

Perché ho la convinzione che sia un danno per tutti?

 

  • Intanto trovare un sistema per obbligare i giovani a seguire le lezioni di religione non ha mai impedito che gli individui facessero una scelta autonoma rispetto alla propria fede o alla constatazione di una mancanza di una fede religiosa. Seguire le lezioni di religione avrebbe come unico scopo quello di educare ancora una volta i giovani ad un atteggiamento ipocrita, a causa del quale simulerebbero un interessamento che non hanno per poter ottenere i famigerati crediti.
  • In secondo luogo mancando un sistema di confronto con materie affini non ci sarebbe neanche un approfondimento reale delle tematiche di natura religiosa (ora come ora infatti la situazione è questa) sotto un’ottica cattolica, non verrebbe privilegiato lo studio della teologia, per esempio, ma una semplice catechesi da oratorio. Il che contrasta palesemente con la missione di una scuola pubblica di uno stato laico.
  • Scorgo invece un rischio molto forte qualora tali insegnamenti venissero imposti in forma più o meno larvata a chi appartiene ad altre fedi o chi non ne professa alcuna. A mio parere potrebbe essere un ottimo concime per far crescere un clima di intolleranza reciproca, in quanto tale situazione verrebbe chiaramente percepita per quella che è: un atto di ingiustizia.

 

Concludo questo scritto diventato ormai troppo lungo per essere leggibile con una provocazione: in campo politico in fondo della religiosità e della fede individuale a mio parere non interessa più a nessuno. Mai come in questo periodo si assiste all’uso strumentale di tematiche impegnative e profondamente intime, utilizzate come strumento di poter fine a se stesso, completamente sganciato anche dall’ottenimento di una vera conversione; mentre in un passato neanche tanto lontano leggevo un reale interessamento per la salvezza dell’individuo, ora come ora sembra che tutto si risolva con un’accettazione affatto superficiale e di facciata di regole che nel profondo possono tranquillamente essere disattese…

 

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