Crediti formativi e insegnamento della religione cattolica
Posted by Spirtules on 04 Giu 2007 | Tagged as: Approfondimenti, Ateismo - agnosticismo - anticlericalismo, Pensiero Laico, Relativismo etico, SPIRTULES
In questi giorni possiamo assistere ad una singolare divergenza tra il Consiglio di Stato e il TAR del Lazio in materia dell’attribuzione di crediti formativi all’insegnamento della religione cattolica.
Faccio riferimento a QUEST’ARTICOLO DI REPUBBLICA
Nei limiti delle conoscenze che può avere un semplice cittadino, faccio alcune considerazioni.
1. E’ lecito attribuire crediti formativi ad una materia la cui scelta è facoltativa?
Se come riferimento si prende l’attribuzione dei crediti in àmbito universitario, la risposta è si. In tale àmbito infatti esistono numerosi modi di ottenere crediti:
attraverso insegnamenti facoltativi, ma anche attraverso seminari, convegni, altri tipi di attività non necessariamente organizzati dall’università ma che abbiano ottenuto un riconoscimento in quanto eventi di interesse formativo.
Si può ragionevolmente pensare, allora, che anche nella valutazione di un percorso di istruzione secondaria materie non obbligatorie concorrano a costituire un bagaglio culturale riconosciuto e riconoscibile.
2. A questo punto però il problema si sposta: vista l’ampia discrezionalità dell’istituzione scolastica (in particolare dei presidi) nell’organizzare all’interno di ciascun istituto i percorsi formativi, è lecito che in alcuni istituti esista l’insegnamento della religione cattolica come unica materia facoltativa?
A questa domanda invece si deve, a mio parere, rispondere di no. E in mancanza di una normativa chiara sull’istituzione di attività alternative la scelta di non partecipare all’insegnamento religioso diventa a questo punto fonte di discriminazione laddove in alcuni istituti esse non vengano attivate, sia pure solo per ragioni di bilancio. Oppure diventa discriminante qualora attività non organizzate dall’istituto stesso (come sopra: seminari, convegni ecc.) non siano riconosciute valide.
3. Terza considerazione rispetto a quanto sta accadendo tra Consiglio di Stato e TAR è relativo al tempismo. Ha senso ad anno scolastico, non solo già iniziato ma quasi concluso, stabilire l’attribuzione dei crediti per l’insegnamento della religione cattolica? Si tratta di studenti che hanno operato una scelta sulla base di regole che vengono poi cambiate quando la possibilità di modificare la propria scelta è nulla.
4. La quarta considerazione è di natura più generale ed è legata al fatto che fra le due Istituzioni dello Stato troppo spesso stiano nascendo conflitti aperti ai quali, come cittadini, ci stiamo purtroppo abituando. Non può e non deve essere considerato fatto “normale” un evento come questo; un aperto conflitto su questioni così basilari (e l’istruzione a mio parere E’ basilare) dovrebbe essere raro se non sporadico. A poco a poco infatti conflitti così aperti demoliscono la credibilità di entrambe le istituzioni, che tendono alla delegittimazione reciproca.
Mi riservo di affrontare il discorso sulla libertà religiosa in un secondo momento, lasciando queste considerazioni come spunto di riflessione.
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Non c’è bisogno di discuterne, è ovvio che uno studente che lavori più di un altro studente debba essere ricompensato.