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Lo sperma cosmico e la creazione dell’Universo

Ho letto solo da poco QUESTO post del blog di MSTATUS.
L’ho trovato interessante al di là del fatto che esprime idee che condivido in pieno anche per il fatto che sottolinea quale sia la REALE posizione di Margherita Hack rispetto allo studio della bibbia nelle scuole.

A suo tempo ero infatti rimasta perplessa quando avevo saputo che la grande astrofisica si era dichiarata favorevole all’introduzione degli studi biblici. Di fatto la sua posizione appare piuttosto diversa. Si tratta infatti di farne uno studio di tipo letterario onde evitare di usare la bibbia come testo scientifico, a sostegno per esempio di tesi creazionistiche come già avviene in alcune aree degli Stati Uniti.

Vorrei raccontare un curioso fatto che mi è capitato alcuni anni fa, quando ancora frequentavo le chat. Allora chattavo in siti tematici e spesso avevo a che fare con persone che appartenevano a religioni non monoteiste. In particolare mi capitò di parlare con un tale che mi accennò di appartenere ad una religione molto insolita, della quale purtroppo non ricordo il nome e non ho più potuto ritrovare il sito dove era descritta questa fede.

 

Secondo questa religione esiste dall’inizio dei tempi un dio circondato da quelle che credo fossero altre divinità di rango inferiore e di sesso femminile. La cosa curiosissima è che secondo gli adepti di questa religione il mondo viene continuamente creato attraverso un atto masturbatorio che le divinità femminili operano sul dio, e il creato altro non è che lo sperma divino prodotto da tale masturbazione.

 

Una volta letto tutto ciò (ovviamente c’era dell’altro, ma mi è rimasto impresso solo quello), chiesi al mio interlocutore se questo mito della creazione del mondo veniva da loro considerato come reale o come simbolico, e mi sentii rispondere che quella che ho letto è la vera storia della creazione dell’Universo.

Non dissi niente.
Inizialmente trovai risibile questa storia, ma in seguito feci alcune riflessioni.

Le religioni monoteiste parlano di un Dio che creò l’Universo in 6 giorni attraverso la parola (il verbo).

Nell’induismo esistono vari miti di creazione. Uno di essi coinvolge il dio Indra dalle cento teste. Altro mito riguarda il potere di creazione e di distruzione eterne della danza del dio Shiva.

Il buddhismo non ha miti di creazione: il tempo è una delle illusioni della vita samsarica e l’universo è non-creato.

Nelle religioni scomparse esistevano miti tra i più vari e suggestivi; la nostra società occidentale è di derivazione greco-romana e molti dei suoi miti ci sono noti attraverso gli studi scolastici.

Il mito è un modo simbolico di rappresentare la realtà, una filosofia di vita, un modo di intendere la società, di descrivere risposte escatologiche che possano soddisfare il nostro bisogno di giustizia. L’essere umano ha necessità di darsi una spiegazione della stridente discrepanza tra la percezione di essere eterni e la realtà dei fatti, secondo la quale eterni non siamo ma destinati a concludere con la morte il nostro percorso sulla terra.

Non intendo schierarmi a favore di chi pensa che la morte sia un passaggio verso qualcos’altro né di chi pensa che il nostro destino sia semplicemente quello legato ai cicli naturali di qualunque esistenza biologica. Quello che desidero rimarcare è che non riesco a comprendere per quale ragione ci si debba accanire a considerare REALE un mito. Da tempo immemore le religioni avevano diversi livelli di conoscenza, alcuni, quelli più raffinati, erano di tipo esoterico. Solo grazie ad una preparazione specifica sia culturale che esperenziale di solito si arrivava a conoscere il rapporto tra il mito e le filosofie sottostanti ad esso.

C’è davvero bisogno di considerare reale e storico un testo come la bibbia per aver fede? E’ davvero fondamentale pensare e credere che Adamo sia stato creato dal fango, RELMENTE? E’ lì la fede? Non esiste qualcosa di più profondo, sostanziale che ostinarsi a imporre come verità assolute quello che è un racconto alla stessa stregua del Ramayana? E in questo senso non è da mettere sullo stesso piano la danza di Shiva, la creazione tramite la parola o l’orgasmo cosmico di un dio masturbato da giovani femmine immortali?

Non è invece assai controproducente ragionare in questi termini piuttosto che cercare qualcosa che va al di là del mito stesso ma che possa essere da esso mediato?

Perché a mio parere in questo modo l’unica cosa che si riesce a fare è rendere ridicola la fede religiosa quando essa, qualunque sia tale fede, non può e non deve mai diventarlo.

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