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La spiritualità. Dialogo con Violane.

Rispondo molto volentieri al dialogo iniziato con Violane su OKNOtizie e proseguito sul suo blog.

Per prima cosa prendo questo suo stralcio:

“La spiritualità innata, che io chiamo senso religioso, non ci viene insegnata: ce la troviamo nel cuore con una prepotenza che in certi momenti si fa strada in mezzo ai detriti e alle sovrastrutture che la mentalità corrente e i nostri stessi errori non riescono a censurare del tutto. Io definirei la spiritualità, o senso religioso, come quella serie di esigenze elementari che si trovano alla radice del nostro cuore e che ci fa gridare il nostro sconfinato bisogno di giustizia, di verità, di essere amati ed amare.”

Sono d’accordo con quello che dici ma non sulla generalizzazione che ne fai. Il senso religioso non è una caratteristica ubiquitaria, ma è limitata. Sono molte le persone che non hanno mai avuto esperienze di questo tipo, mai, neppure da bambini, neppure in situazioni di pericolo. Di per sé il senso religioso non è né buono né cattivo. E’ un modo di essere di alcuni esseri umani, un modo di organizzare il proprio mondo.

Mia figlia, per dirti, non ce l’ha e non l’ha mai avuta. Mi sorprendevano moltissimo i suoi discorsi fortemente aderenti alla realtà che faceva fin da piccolissima. Eppure era circondata da persone che, in un modo o nell’altro, avevano una visione del mondo di tipo diverso.

All’inizio del mio post citavo questo:

“Non esiste un “credere” e un “non credere”. Anche le persone che non credono nell’esistenza di qualcosa che va al di là della vita fisica conosciuta hanno un bagaglio e una ricchezza che viene loro negata, calpestata e violentata. Pensavo per esempio a quante volte è stata offesa quella splendida persona che è Rosalba Sgroia, semplicemente perché lotta con tutte le sue forze affinché i suoi diritti di persona non credente vengano rispettati, senza mai pensare di negare ad alcuno i propri.”

Il grosso limite è l’impressione che chi ha “fede” possa avere qualcosa in più rispetto a chi non ce l’ha. Sono profondamente convinta che non sia così. Chi ha “fede” ha solo caratteristiche psicologiche differenti, interessi differenti, un taglio di filosofia di vita differente. Tutto qua.

Il mio concetto di divinità: io non credo in un dio trascendente, nel modo più assoluto. Non credo in nulla di quanto viene insegnato dal cristianesimo o dalle religioni monoteiste. Io credo, piuttosto, nella “deità”. Mi è difficile da spiegare.

Medio questo concetto da Meister Eckhart (che ha rischiato il rogo). Ma per spiegarlo in termini non medievali (che non mi appartengono) vorrei usare un esempio in un campo che forse mi appartiene meno ma che, essendo moderno, mi è paradossalmente di più facile comprensione: l’equivalenza tra materia e energia scoperta dalla famosa formula einsteiniana. La materia è di fatto un coagulato concentratissimo di energia. Perché fare questo esempio? Per il fatto che la deità è una caratteristica intrinseca al mondo materiale, è l’essenza stessa dell’universo e non è al di fuori di esso, separato da esso, distante e “altro” che ci guarda. Lo spirito E’ materia, e viceversa, in un’interazione reciproca determinata semplicemente da un cambio di stato, non di natura. Questo per me significa una cosa meravigliosa: non esiste spirito e corpo l’uno distinto dall’altro, ma lo spirito E’ corpo, e il corpo E’ spirito. Nulla può essere separato fra sacro e profano, ma tutto è sacro e tutto è profano. Questo significa che per me il rispetto è su tutto, ma su tutto è relativo. Non esiste nulla e nessuno che possa ai miei occhi arrogarsi un diritto superiore a quello di qualunque altra cosa. Questo è per me “dio”.

Ecco perché credo nella reincarnazione, nel passaggio da una “forma” fisica ad un’altra di frammenti di energia disgregati per raccogliere esperienze e che torneranno alla fine del viaggio in un uno-tutto arricchito dall’esperienza e dalla crescita di ogni singolo frammento che noi chiamiamo “anima”.

Ritengo l’idea della resurrezione e di una vita “al di là” eterna e continua un’idea insopportabile, e profondamente ingiusta invece. La vita è profondamente ingiusta e per me è scandaloso e blasfemo pensare che un dio possa scegliere di destinare ad un essere umano una vita facile e magari ad un altro il destino di venir violentato e barbaramente ucciso fin da bambino. Se non esiste un percorso che ti porta a fare esperienze fra le più varie, un percorso che comprende molte vite, preferisco credere che la vita sia casuale e che non abbia particolare significato. Oltretutto solo l’idea di un lungo e interminabile “eterno” mi risulta noiosissimo. Non ci trovo nulla di bello in tutto ciò. Per questo ho preferito rivolgermi a filosofie che mi dessero delle risposte a dei quesiti ai quali la religione cristiana non sa rispondermi (e credimi, con i miei 3 anni di studi teologici ne ho avuto di materiale su cui confrontarmi!)

Quando tu dici:

 

“Deve essere tristissimo avere la speranza, l’auspicio che una nostra idea corrisponda a verità.”

non riesco a capire a cosa ti riferisci. Io non sento alcun bisogno della “verità” semplicemente perché non credo che ce ne sia una. O perlomeno: credo che sia del tutto impossibile agli esseri umani accedervi attraverso qualunque forma: religiosa, filosofica, emotiva, affettiva. La cosa meravigliosa, che mi dà profonda gioia, è proprio questo gran senso di libertà che ne deriva. Io vedo le cose sotto la mia angolazione. Non è “giusta” o “sbagliata” in senso assoluto perché il senso assoluto o non c’è o non è accessibile. E’ il mio angolo visuale e in quanto tale posso tenermelo senza alcun timore, con lievità sebbene non con leggerezza. E finché i nostri punti di osservazione non comportano un calpestarsi reciproco, per me ha pochissima importanza se viene condiviso o meno. Questo mi libera moltissimo perché non provo paura verso nessun tipo di orientamento filosofico e/o religioso a meno che non diventi fondamentalismo, non ne sento nessuno superiore o inferiore.

Usi una storiella, e io te ne cito una indiana.

La verità è come un elefante e gli esseri umani sono come cinque saggi ciechi che vogliono scoprirne la natura. Si avvicinano da lati diversi all’elefante e lo toccano
Uno ne tocca una zampa

Uno ne tocca l’orecchio
Uno ne tocca la proboscide
Uno ne tocca la coda
Uno ne tocca la zanna

Il primo allora dichiarò: La Verità è un tronco massiccio e solido

Il secondo disse: No, la Verità è un’ampia vela libera nel cielo

Il terzo affermò: no: la verità è una possente liana

Il quarto proclamò: Vi sbagliate: la Verità è un serpentello

Il quinto esclamò: Avete male interpretato: la Verità è una robusta lancia dura.

Cominciarono a litigare e da questo ne derivò uno scisma che portò i cinque saggi a proclamare una religione autonoma, e si dispersero sulla terra cercando seguaci.

Lascio per ultimo anche stavolta il discorso della morte, il più complesso.

La morte è un evento naturale, è la conclusione del nostro ciclo di vita. E’ ciò che ci rende veri, perché l’eternità e l’immortalità è un’illusione che può farci diventare mostri. La non accettazione della morte è un discorso che sento fare quotidianamente dai miei pazienti. E’ causa delle nevrosi più paralizzanti, di comportamenti disturbati e disturbanti. C’è poco da accettare, sai: la morte esiste. E’ il limite, ciò che ci rende davvero umani, è il riferimento ultimo perché tutto passa, tutto ha un inizio e una fine. Tutto è impermanente e tentare di acchiappare quest’impermanenza con dogmi (per esempio) è fonte di moltissimi problemi, è innaturale. Riportare la nostra sensazione di immortalità ad una vita dopo la morte nei termini in cui viene descritta dal cristianesimo temo che sia un escamotage della nostra mente per non farci toccare con mano il limite della nostra natura e per impedirci, alla fine di crescere davvero. A mio parere, e per come è stata la mia esperienza.

Faccio però un poscritto: ho molti amici, soprattutto in rete, che sono felicemente atei, che non credono in nessuna realtà trascendente né parallela, né nulla di tutto questo. Non ho mai conosciuto nessuno di più rigoroso nell’etica e nella coerenza di vita. L’ateismo non ti dà scappatoie: non esiste nessuno che ti può perdonare, devi essere rigoroso con te stesso e assumerti di volta in volta pienamente le responsabilità. Tutte.

Poi magari se ho voglia e tempo (giacché la settimana la passo lavorando) parlerò anche di quella che è la vera religione naturale: lo sciamanesimo. Unica religione presente in tutte le popolazioni della terra, assume caratteristiche differenti a seconda della zona geografica, ma al di sotto di queste caratteristiche è straordinariamente simile dappertutto…

 

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