FEEDATI di me


Dalla parte degli ex:
Movimento dei Focolari, una visione critica

Visualizza gli articoli più recenti

Leggi gli articoli in ordine cronologico


RSS Gordon Urqhuart

RSS Come Ci Vede la Stampa Estera

Cinque Post Presi a Caso

Gli ultimi cinque commenti pubblicati

Views

Nuvola di parole

Spiritualità, fede religiosa, a-teismo (non teismo) e gli equivoci del pensiero comune

Mi addentro nelle maglie di un argomento difficile e piuttosto controverso:

la spiritualità nella sua accezione più vasta.

Le mie riflessioni scaturiscono dalla conoscenza avvenuta attraverso la rete con Rosalba, e in particolare dalla lettura del suo post Dio: Chi è Costui? (Per favore, un po’ di rispetto) e delle sue poesie, delle sue riflessioni, del suo modo di raccontare le sue esperienze.

“Spiritus” è un termine che un tempo non aveva una connotazione immateriale. Con questa parola latina si traduceva “pneuma” greco, che stava ad indicare la respirazione, che era la caratteristica degli organismi animali. Spiritus ha quindi originariamente a che fare con la vita, con l’alito vitale. Volendo usare dei richiami biblici, il dio biblico insuffla il proprio alito per dare la vita al primo uomo. Non dimentichiamoci che nell’ebraismo il concetto di “anima immortale” è relativamente recente: all’epoca di Gesù infatti si discuteva ancora sull’esistenza di una vita al di là di quella terrena.

 

Nell’ebraismo più antico l’unica sopravvivenza era legata alla riproduzione, l’unica ricompensa possibile era quella terrena. In questo senso si veda anche la storia di Giobbe: messo alla prova dal demonio col permesso di dio, quest’ultimo ricompenserà il suo servo della sua fedeltà donandogli nuovamente ricchezze materiali, una nuova moglie, molti figli.

E’ infatti nel Qoelet che comincia a farsi strada un’inquietudine legata all’insorgere di una coscienza individuale e non più collettiva. Nel Qoelet infatti ci si pone le domande esistenziali in una forma abbastanza moderna (“vanità delle vanità, tutto è vanità”) sebbene, rispettando in pieno la tradizione dei testi biblici, ogni cosa finiva per essere ricondotta alla volontà divina.

 

Gli interrogativi sul senso della vita esistono dovunque, probabilmente da quando l’essere umano ha cominciato la propria avventura alzandosi in statura eretta. Ogni cultura ha dato le proprie spiegazioni, mitologiche, religiose, filosofiche, pragmatiche. Quando in una cultura l’essere umano è uscito da una situazione di collettività ed ha cominciato un cammino di individuazione, le risposte del gruppo a volte non gli sono state sufficienti. Il senso della vita è un problema che si sposta: non è più generico ma diventa personale (il senso della MIA vita) e può comprendere o meno la collettività e la vita in senso più globale (ogni forma vivente).

 

Sposto il tiro di qualche grado. Qui comincerò a chiamare l’ateo non teista, termine che deriva da una definizione buddista e indica una persona o una forma religiosa o filosofica che non prevede l’esistenza di un dio assoluto, trascendente e creatore. Di solito si chiede ad un non teista in cosa possa credere, dando per scontato che non possa avere spiritualità, che non possa avere speranza, che viva perennemente in una situazione di arida ed esclusiva razionalità e logica. Vorrei a questo punto rovesciare i termini della questione: in cosa crede invece il teista? Non mi riferisco tanto alla pappardella del credo religioso recitato durante la messa (o esposto sotto forme analoghe nel caso di altre fedi monoteiste). Mi riferisco piuttosto a quella che può essere la natura più profonda, nascosta e buia del “credere”.

 

La fede è una delle tante risposte che l’essere umano si dà alla constatazione dell’esistenza della sofferenza, della malattia e della morte. E’ quindi inevitabile che sia in queste circostanze che si scopre la reale natura della propria filosofia di vita. Cosa succede quando ci si ammala di una malattia seria, quando gli eventi di vita ci portano ad attraversare situazioni difficili e dolorose, quando ci muore una persona amata specialmente se in giovane età? Dalle mie osservazioni ho potuto constatare che la fede monoteista non necessariamente dà una risposta ed un supporto in queste circostanze. Questo è legato proprio all’individuazione degli esseri umani. Mentre un tempo il singolo aveva un valore in quanto inserito nella collettività e il suo vivere, il suo soffrire e la sua morte acquistavano un senso più globale sebbene perso nel collettivo, nel tempo l’importanza dell’individuo è cresciuta aumentando da un lato le capacità di consapevolezza ma riducendo la sicurezza personale. Il credente molto spesso di fronte alle cosiddette prove si fa la domanda “Perché io?”

Questa domanda ha un suo humus nascosto, quasi indecente.

 

 

Io appartengo alla vera fede, ho sempre creduto in Te, mio Dio e Creatore, ho sempre divulgato il tuo Verbo con le parole e con l’esempio, ho fatto il Bene come è prescritto.

Quindi perchè io? Il credere in un essere onnipotente diventa strumentale alla copertura delle proprie paure più profonde, nasconde uno scetticismo di fondo che richiede protezione e privilegi per poter essere sciolto. Al di sotto di un’adesione superficiale ad un credo specifico, è piuttosto frequente riscontrare ben altro: una fede che mischia elementi primitivi, magici e talvolta di tipo radicalmente idolatrico con uno scetticismo di fondo, individualista e orientato ad assecondare piuttosto la propria importanza personale (come direbbe Castaneda). E’ l’importanza personale, alla fine, che rende ragione degli atteggiamenti che lasciano sconcertati coloro che non aderiscono ad una religione quale il cattolicesimo. Parlo per esempio della necessità, vissuta come assoluta, prepotente e non negoziabile, di considerare il proprio modo di intendere la vita come l’unico possibile per ottenere “la salvezza”, come se la propria salvezza dipendesse automaticamente dalla globale, universale (“cattolica”) condivisione della fede. Parlo anche del fatto che si consideri il relativismo etico come un disvalore e non come una ricchezza, in quanto diventa necessario, per assecondare la propria importanza personale, avere la convinzione che ciò in cui si crede sia la verità assoluta e trascendente.

Faccio una considerazione che è anche un inciso: non voglio dire che la fede porti necessariamente a questo, così come so bene che il non teismo non porta automaticamente al suo contrario. Accrescere la propria importanza personale è un atteggiamento psicologico che si infiltra nel proprio schema di riferimento filosofico e/o religioso. In questo scritto il mio intento è però di sottolineare cosa accade in chi dichiara una propria appartenenza ad una religione, specie di tipo teista. Si dà per scontato che il fedele sia anche una persona ricca di spiritualità, che sia più completa, e che il non teista sia una persona a cui manca qualcosa. La spiritualità, come ben sottolinea Rosalba nel post che ho linkato all’inizio, è una caratteristica squisitamente psicologica, legata ad un modo particolare di addentrarsi nel proprio cammino maturativo. La si ritrova in ogni àmbito, in ogni religione, in ogni filosofia di vita. E’ una dote che ritengo non essere statisticamente maggioritaria. A mio modo di vedere la spiritualità ha una base importantissima: quella di essere capaci di considerare se stessi alla stessa stregua di tutti gli esseri viventi, non più importanti di nessuno ma in una situazione di dolorosa parità. Non degni quindi di privilegi da parte di nessuna divinità, né da parte del karma o del fato, e neppure speciali a causa della propria cultura e intelligenza.

E’ un atto di umiltà profondo, radicale e intimo che va ben al di là delle manifestazioni esteriori che possono anche non esserlo.

 

Leggi i commenti sul blog Spirtules

Altri Articoli Che Potrebbero Interessarti:

Cinque Post Presi a Caso:

Benvenuti nell'armonia tra sacro e profano

Free Burma

Sacro Profano

Nell'armonia degli opposti il sacro è profano e tutto ciò che consideriamo profano profuma dell'incenso del sacro. Non esiste nulla di cui non si possa parlare…

Ci sono 446 articoli e 2,874 commenti.

RSS Pensieri Liquidi

Cerca in questo blog

Da Leggere Prima dell’Uso

Categorie

Creative Commons License

Creative Commons License
I contenuti di questo sito sono pubblicati sotto una Licenza Creative Commons.



Sito Non raggiungibile


Protected by Copyscape Originality Checker

Lottiamo insieme contro il neuroblastoma



Comprate il libro



Social Networks




Donatella's bookshelf: read

Il Respiro Del Grande Spirito - Canti Degli Indiani d'AmericaDove soffia il vento - Il volto più antico e profondo della cultura "pellerossa" - con una suggestiva documentazione fotograficaUna storia degli Indiani del Nord America - gli uomini dalla pelle rossa - un popolo di guerrieri e mistici innamorati della loro terraDal Popolo degli Uomini - Canti, miti, narrazioni, preghiere degli Indiani del NordamericaMolte vite, un solo amoreMolte Vite, Molti Maestri

More of Donatella's books »
Donatella's  book recommendations, reviews, quotes, book clubs, book trivia, book lists


ViviStats



Flag Counter