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Amato e le esternazioni siculo-afghane: spezziamo una lancia

Ormai credo che sulle infelici esternazioni di Amato tutti abbiano detto di tutto e di più. Il mio post perciò giunge annegato da un oceano di commenti, post, articoli, critiche. Vorrei però fare delle osservazioni nate dalle parole di Amato. Tengo a precisare che la mia cultura di provenienza è molto particolare e si discosta notevolmente da quelle di tutto il resto dell’Italia (e, oserei dire, dell’Europa) a causa del particolare stato di isolamento in cui ha sempre versato la Sardegna. Parlo perciò di cose che conosco più per via indiretta che per averle vissute in prima persona.

Faccio un rimando cinematografico: vi ricordate il film “Divorzio all’italiana”? E “Sedotta e abbandonata”? Entrambi film di Pietro Germi, denunciavano una realtà sociale che in queste opere collocava in Sicilia ma che era tipica delle aree del sud Italia. Le caratteristiche descritte da entrambi i film, legate alla disparità di trattamento della donna, erano però presenti nella legislazione italiana in vigore dovunque e non solo al sud. Vorrei ricordare il caso famoso dell’unione fra Fausto Coppi e Giulia Occhini, ribattezzata in seguito “La dama bianca”. Non erano siciliani, né calabresi. Eppure la donna subì una condanna per adulterio, scontò un mese di carcere e venne confinata ad Ancona, mentre per Coppi, con una denuncia analoga, ebbe la condizionale e rimase di fatto libero.

Tradimento maschile e femminile non erano considerati uguali; il “delitto d’onore” esisteva nella legislazione di tutto lo Stivale e non solo del meridione d’Italia ed era consuetudine applicare in modo molto diverso le pene a seconda del sesso di chi commetteva il delitto, e del sesso della vittima.

Cose del passato, certo. Ma quanto ci è voluto all’Italia per liberarsi da tradizioni decisamente ingiuste, volte a favorire il maschile ai danni del femminile? Non dimentichiamoci che il suffragio universale venne esteso alle donne nel 1946, che fino a 30-40 anni fa erano ancora molti i luoghi dove la prima notte di nozze doveva essere esposta la “prova” della verginità della donna.

Perché voglio ricordare questo? Perché si sta assistendo ad una pericolosa amnesia storica. Guardiamo quanto succede in alcune nazioni, specie in quelle a prevalenza religiosa islamica, dimenticandoci che certe usanze non sono necessariamente islamiche ma sono state semplicemente tipiche del mediterraneo e delle aree geografiche limitrofe ad esso. Nel tentativo passato di accelerare un ammodernamento dei costumi, molte nazioni hanno forzato la mano creando le premesse per un ritorno a forme sociali e politiche più arretrate e ritornando così ad un maggior controllo (fra le altre cose) del femminile.

Un errore molto comune è quello di dimenticare. Dimenticare soprattutto che certi processi vanno indubbiamente aiutati ma non imposti, che per arrivare dove siamo tutt’ora ci è voluto un cammino, molte lotte e anche tanti eccessi. Ma tutto questo è avvenuto dal basso e dall’interno della nostra nazione. Non guardiamo con tanta sufficienza nazioni quali Afghanistan e Iran. Il modo che hanno di trattare OGGI le loro donne è anche colpa nostra. Della nostra eccessiva fretta nell’ottenere, imposte dall’esterno, delle riforme che solo il popolo stesso ha il diritto di chiedere e di pretendere.

E’ giunto il tempo in cui le imposizioni culturali cessino definitivamente.

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