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Le favole, l’occidente moderno e la censura del processo di crescita

Su segnalazione di un utente di OKNO son venuta ieri a conoscenza di questa proposta di legge

La scelta di approvare questo disegno di legge mi sollecita molte considerazioni.

1. Perché parlare di “fragile equilibrio dei più piccoli”? Si presuppone che la psicologia infantile sia una specie di bestiolina indifesa alla mercé di ogni soffio di vento. I bambini hanno indubbiamente una maggiore vulnerabilità, ma non è certo la visione di un film che può minare tale fragilità. I bambini che abbiano alle spalle un accudimento valido e garantito possono superare anche prove molto difficili, vissute nella propria vita e non tramite una finzione cinematografica o televisiva. I bambini hanno delle risorse che gli adulti non vogliono o non riescono a notare. Sanno aspettare e rimandare al momento in cui saranno più grandi e forti la risoluzione di problemi nati in tenera età.

Proteggerli da un film è un modo di non affrontare i problemi reali: perché tanta fretta di approvare un disegno di legge su questo tema e invece si elude sistematicamente il problema ben più grave, di ben altra portata, dei maltrattamenti in famiglia?

2. La funzione delle favole. Quando tempo fa lessi della messa al bando dell’animazione “Bambi” mi sono fortemente indignata. Il nostro mondo occidentale ha percorso ormai da molti secoli un cammino pericolosissimo che lo porta a confondere l’utile con il buonismo. I fratelli Grimm, noti a tutti per la loro opera di raccolta delle favole soprattutto nell’ambito della cultura germanica, hanno cominciato un’opera di censura delle medesime che può essere evidenziata in chi ha accesso alle varie edizioni degli stessi libri pubblicati. Si tratta di quella censura che ha trasformato per esempio le madri cattive in matrigne e che ha cercato di edulcorare i temi portanti della favola stessa addomesticandola ad una cultura cristianizzata. Perrault, da buon francese, ha mantenuto più aderenti agli originali i racconti fiabeschi. Vorrei ricordare ad esempio “Pelle d’asino”, racconto molto inquietante in cui la protagonista si trova costretta a fuggire da un padre incestuoso.

Al di là delle interpretazioni psicanalitiche (peraltro bellissime e molto interessanti) voglio qui sottolineare che la favola ha lo scopo principale di mettere in guardia il bambino da pericolo REALI attraverso il linguaggio immaginativo che gli è proprio. Quindi: l’incesto (“Pelle d’asino”), la seduzione sessuale con i pericoli ad essa legati (“Cappuccetto Rosso”), gli ostacoli di una madre gelosa della giovinezza della figlia, con il rischio dell’uccisione del femminile che sboccia (“Biancaneve”), tutte le fiabe in cui si mtte in guardia il bambino dai rischi della gelosia in seno alla famiglia da parte di fratelli, padri, madri, nonne-streghe e così via. Penso alle fiabe in cui si prepara il bambino all’eventualità della morte di uno dei genitori, eventualità in passato assai probabile vista l’età media degli individui.

Le fiabe davano spesso un messaggio: il bambino doveva crescere, il processo di crescita è difficile e comporta il superamento di molti ostacoli. La crescita è dolorosa e solitaria, ci si deve staccare dalla famiglia perchè questo processo possa avvenire. La vita è difficile e il bambino, nel cammino della sua crescita, deve poter acquisire le armi necessarie per affrontare i pericoli. I racconti più antichi e quelli provenienti da culture non cristianizzate mostrano anche, talvolta, la sconfitta dei protagonisti. E’ anche quello un avvertimento: puoi perdere, puoi morire. La morte esiste e può colpire anche te, guarda attentamente ogni aspetto della vita perchè i pericoli sono reali e tu non ne sei immune.

3. Arrivo a questo punto come conseguenza del discorso precedente. Ho spesso avuto l’impressione che l’intento ultimo nella società attuale sia in fondo quello di paralizzare il processo di crescita dell’individuo fin dalla più tenera età. Tutto dev’essere nascosto, tutto dev’essere reso fasullo attraverso la messa in scena di un mondo perfetto di gente giovane, sana e sorridente. La morte non esiste, la sofferenza non viene affrontata per quella che è ma strumentalizzata e distorta. Diventa spettacolo, diventa “mezzo” per accedere ad un lontano e indefinito paradiso e soprattutto viene proiettata sugli altri. Essa è ritornata ad essere punizione e motivo di bando e non un fatto della vita da affrontare e, possibilmnte, superare. L’essere umano NON DEVE acquisire armi che possano renderlo indipendente, fisicamente o (orrore!) mentalmente.

Dev’essere sempre un bambino bisognoso di cure e consigli, sempre alla ricerca di un Genitore da cui attingere consigli, indirizzi di comportamento, idee, filosofie. Educare i figli attraverso l’uso delle favole potrebbe rendere più forti i bambini, potrebbe aprire loro gli occhi su realtà che non devono essere viste. Potrebbero riconoscere nei propri insegnanti gli orchi, nelle proprie madri le matrigne distruttive, nei propri padri i re assenti e lontani. Potrebbero riconoscere che forze esterne hanno poteri su di loro come maghi e streghe capaci di produrre incantesimi. E, soprattutto, potrebbero trovare il modo di difendersi.

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