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Il Tibet tra politica e religione – Parte Seconda


Incarnazione e RE-Incarnazione

Tempo fa un praticante del buddismo tibetano mi sottolineò questa distinzione. Parlava di INCARNAZIONE quando si trattava del processo involontario e karmico delle anime non illuminate, mentre di REINCARNAZIONE quando essa costituiva una scelta di un Bodhisattva. La differenza in effetti non è da poco. Mi ricollego al concetto di IO, di PERSONA, di INDIVIDUO come illusione. Secondo i tibetani non esiste un corpo e un’anima, ma esistono molti strati energetici e di questi almeno tre anime soggette a trasmigrare di corpo in corpo. Anche qui mi rifaccio ad un film: Piccolo Buddha di Bertolucci. Nel film un lama si reincarna in tre bambini: uno è il protagonista, uno è un piccolo saltimbanco nepalese e il terzo è una bambina indiana. Il film contiene una verità e una imprecisione. Le tre anime che principalmente sono soggette all’incarnazione sono chiamate Corpo, Parola e Mente. Nel film hanno tre incarnazioni distinte e questa è l’imprecisione: i lama, i Bodhisattva, scelgono di reincarnarsi mantenendo unite le tre anime, cosa che diventa fondamentale per mantenere la memoria delle vite passate e per poter mantenere di vita in vita una linea di continuità.

Chi si INCARNA normalmente, disperde le sue anime in corpi diversi, ognuno dei quali riceve linee di incarnazione da vite diverse, di diverse “individualità”; in tal modo si ereditano karma che si intrecciano in modo praticamente impossibile da seguire. La percezione della propria unità, del proprio IO è illusoria ed è contingente al nostro stato di incarnazione terrena attuale. I Bodhisattva non hanno più questa percezione, persa dall’aver raggiunto l’illuminazione. Sono quindi degli esseri per così dire “impersonali” (nel senso di “privi del concetto di se stessi come persone”).

Il Dalai Lama come reincarnato

Lascio qui il link relativo ad una rapida spiegazione del sistema dei Tulku e dei primi riconoscimenti dei Dalai Lama. Costoro vengono considerati le emanazioni del Buddha Avalokitesvara,

La reincarnazione non comporta l’identità fisica, psichica o caratteriale dell’ultimo reincarnato con quelli precedenti, ma ognuno dei reincarnati dello stesso lignaggio e della stessa linea ha delle caratteristiche sue proprie che lo rendono particolarmente adatto ad affrontare la vita così come si presenta in quella particolare fetta spazio-temporale. Quindi il XIV Dalai Lama non è la fotocopia del XIII, costui non era la fotocopia del XII e così via.

I lignaggi di reincarnazione sono diversi, i più noti sono appunto quello del Dalai Lama e quello del Panchen Lama, considerati entrambi i capi spirituali del Tibet e, in varie epoche, anche i capi politici.

Il Lamaismo e la Cina.

La corrispondenza tra lamaismo e organizzazione politica del Tibet è stata la prova più dura che il governo cinese ha dovuto affrontare dal momento in cui ha invaso l’altopiano. L’invasione cinese ha comportato una capillare e continua politica di de-spiritualizzazione della popolazione tibetana, ottenuta attraverso la doppia tenaglia dell’azione di forza da un lato e delle azioni di contaminazione culturale dall’altro lato.

Con le azioni di forza hanno perseguitato i monaci, disperdendoli, chiudendo i monasteri e a volte distruggendoli con un “protocollo” già usato durante la rivoluzione culturale che portò a suo tempo alla perdita irreparabile di tesori millenari architettonici e artistici in generale. Con le persecuzioni hanno spinto migliaia e migliaia di tibetani a disperdersi, in un esilio in parte volontario e in parte obbligato. Tratterò oltre delle conseguenze di questa diaspora. Molti lama sono stati rinchiusi, torturati e uccisi, con loro anche molta gente del popolo: uomini, donne e bambini. I pochi monasteri rimasti attivi son stati spesso ripopolati da monaci filocinesi a scopi prevalentemente turistici.

La contaminazione culturale è avvenuta invece facendo insediare coloni nel territorio invaso, allo scopo di insinuare la loro cultura materialista radicale e di ridicolizzare come “superstizioni dannose” il bagaglio culturale e la ricchezza spirituale dei tibetani. In questo senso non hanno avuto dei grandi risultati: perché si verificasse quanto speravano, i cinesi dovevano comunicare con i tibetani, con il risultato che spesso erano i primi a “convertirsi” e non viceversa.

La sparizione del Panchen Lama

Come potete leggere da questo link, il governo cinese ha cominciato ad agire in modo massiccio sull’organizzazione politico-spirituale del Tibet, cercando di tagliarne le radici per impedire alla popolazione di mantenersi fedele ad un sistema che, effettivamente, è rimasto rigido e immutato nel corso dei secoli. L’unico modo possibile era proprio quello di stroncare il sistema delle reincarnazioni. Al riconoscimento del Panchen Lama, i cinesi rapirono quindi il bambino con tutta la sua famiglia e a tutt’oggi non si sa nulla di loro. Al loro posto è stato insediato dal governo cinese un altro Panchen Lama, un bambino scelto da loro la cui educazione è strettamente controllata dal governo cinese. Tale manovra è di fondamentale importanza in quanto il Panchen Lama è tradizionalmente deputato a riconoscere l’incarnazione del nuovo Dalai Lama dopo la sua morte.

(Continua…)

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