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Essere Amorale

Uno scritto probabilmente del 2002 (non ho salvato la data) pubblicato in più forum in tempi diversi. Attualmente mi esprimerei forse diversamente, ma sottoscrivo anche oggi i concetti che espongo qui di seguito.

_____________________________

Scrivo qui, nel settore della filosofia, un argomento che peraltro tocca la vita quotidiana, e riguarda il modo in cui si percepiscono gli avvenimenti e la maniera di affrontare giorno dopo giorno ciò che la vita ci mette davanti.

Dopo lunghe riflessioni non ho saputo dare un’altra definizione del mio modo di essere. Io infatti sono amorale. Non immorale, badate bene, amorale e immorale indicano due concetti estremamente differenti. L’immoralità infatti è un “andar contro” qualcosa, è una regola alla rovescia. Vivere come amorale invece significa guardare la realtà senza filtri, per quella che ti si presenta momento per momento, senza incasellarla in codici precostituiti.

E’ un modo di vivere difficilissimo, perchè costringe ad una costante e incessante attenzione all’attimo presente, e mette davanti in ogni momento scelte che non puoi fare sulla base di schemi preimposti, e quindi tali scelte diventeranno di volta in volta estremamente originali.

La morale infatti presuppone una serie di norme astratte di riferimento che generalmente vengono applicate in modo rigido a situazioni che non sono affatto simili allo schema di riferimento. Il comportamento morale di conseguenza finisce per determinare una percezione nella migliore delle ipotesi distorta della realtà, e induce a delle scelte che di solito sono poco opportune. Faccio un esempio banale: la guida in auto.

Non so come sia in altre zone d’Italia, ma da noi la maggior parte delle persone guida in modo approssimativo e spesso anche pericoloso. Chi ha invece un modo amorale di vedere le esperienze, paradossalmente guida meglio, e ne spiego il perchè: momento per momento stiamo attenti a com’è la situazione nella strada e scegliamo il comportamento più opportuno per la nostra incolumità. Va da sé che siccome le norme del codice stradale sono globalmente abbastanza sensate, finiamo per applicarle anche senza renderci conto di farlo.

Quando invece la situazione è insolita, anormale o abnorme, le regole non ci legano a vincoli e possiamo all’istante scegliere di violarle quando il rispettarle potrebbe portare a rischiare invece un grave incidente (tra l’altro faccio un esempio di qualcosa che mi è successo davvero…) Questo è vero in tutte le situazioni della vita: le si guarda per quello che sono, e nella maggior parte dei casi le nostre scelte sono anche in linea con la morale comune, pur non essendo quella l’intenzione originaria. Però se capitano situazioni particolari, le si può cogliere per quelle che sono.

Non avendo vincoli di regole prestabilite, le si vive in pienezza giorno dopo giorno, con amore, con passione, con gioia, oppure anche con sofferenza e con impegno, ma le si vive da essere umano libero.

Con questo non voglio dire che le regole della morale siano inutili: esse hanno la loro utilità in un cammino di crescita, quando ancora non si è imparato a osservare con attenzione con occhi liberi la realtà, diventa necessario avere quantomeno una traccia. Ma arriva un momento in cui seguire questa traccia in modo acritico diventa fonte di dolore inutile se non addirittura pericoloso, a volte per la stessa sopravvivenza.

Sempre per fare l’esempio banale della guida: è necessario conoscere prima il procedimento di guida e le regole della strada, ma darle per scontate quando si è imparato a guidare diventa pericoloso: la memoria è spesso fallace se deve trattenere troppe cose, e affidarsi ad essa piuttosto che alla propria capacità di reagire istante per istante alle situazioni contingenti fa correre gravi rischi.

Da quanto esposto, sono arrivata alla conclusione che la vita “morale” è una vita finta, basata su schemi astratti, fonte di dolore e di male. Troppo spesso ho visto persone fare davvero molto del male al prossimo perché questo prossimo non rientrava all’interno di determinati schemi, ma era semplicemente in situazioni personali, sociali e di vita diversi da quelli di chi li giudicava.

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