Le regole e le norme: usi, non usi e abusi

Prendo spunto da una notizia di cronaca segnalata da un utente di OKNO per fare alcune riflessioni relative al rispetto e al non rispetto delle regole.

Per ragioni molteplici, spesso del tutto oscure, in Italia abbiamo la tendenza a vivere le normative e le regole in modo assai bizzarro.

Il caso specifico: un guidatore teneva fra le braccia un bambino, figlio di un’amica seduta accanto a lui. Il bambino afferra il volante e l’auto sbanda. Si attiva l’airbag e il piccolo muore a causa del violento impatto con quello che, per un adulto, sarebbe stato un salvavita.

 

Molte volte ci troviamo a constatare che le norme di sicurezza vengono vissute come limitazioni alla libertà personale e non come sistemi atti a proteggere la nostra incolumità. Decidere se rispettare o meno una norma diventa un atto completamente irrazionale e sentimentalistico, nasce non già da considerazioni di prudenza o di sensatezza, ma da considerazioni fatalistiche campate per aria e legate per lo più alla mentalità del “a me non succederà mai”.

Sebbene possa essere d’accordo che alcune regole siano effettivamente bizzarre, inutili e a volte proprio dannose (penso ai limiti di velocità a 20 Km/h), DI SOLITO certe prescrizioni di sicurezza hanno una loro ragion d’essere.

Alcune domande:

  1. Quanto ci costa in termini di salute fisica e di morti precoci la mentalità diffusa che seguire le leggi è da idioti?

  2. Quanti danni possono causare la mancanza di rigore, tutta italiana, e l’incapacità nostra tipica di prevedere le conseguenze a medio termine (e non voglio neanche citare quelle a lungo respiro)?

  3. Sono mai stati studiati gli effetti REALI della mancata applicazione dei cosiddetto “protocolli di sicurezza”?

  4. E sono stati studiati gli impatti ECONOMICI (giacché sembra che tutto debba procedere su questi binari) di tante leggerezze rispetto alla sicurezza?

Altre osservazioni, divagando sul tema:

ho spesso l’impressione che il nostro senso di essere eterni ci mantenga in uno stato di pericoloso delirio di onnipotenza. Alla morte non si pensa mai e neppure alla possibilità di incappare in perdite della salute fisica. Sebbene possa comprendere che non sia precisamente un tema esaltante, vorrei sottolineare il pericolo di operare una rimozione rispetto al nostro essere fragili e limitati. Noi NON SIAMO né eterni né invulnerabili e prima ce lo mettiamo in testa e meglio è. La nostra vita finisce, la nostra salute fisica può venir meno per innumerevoli ragioni. Abbiamo un cervello (chi più chi meno), è davvero così difficile usarlo per qualcosa di diverso dal fare commenti di gossip?

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