E’ finita la loro vacanza. Cominciamo a rivederli in sala d’attesa a condividere lo spazio con i nostri pazienti, con le loro borse aziendali ricolme a ricordare Mary Poppins, con i loro sorrisi.
Molti non li amano. Alcuni dedicano loro un lasso di tempo brevissimo e frettoloso. Altri li ascoltano in un reciproco rapporto formale e cortese.
Alcuni di loro per me son come amici. Alcuni son PROPRIO amici miei. Approfitto delle loro visite per rilassarmi un po’ del lavoro, o per concludere la giornata prima di smontare. Non ci metto molto a entrare in confidenza con loro, con quasi tutti tranne alcune eccezioni che preferiscono mantenere un rapporto prevalentemente professionale oppure orientare la mia tendenza al colloquio più amichevole per insinuarsi come promoter.
Ho sempre detto loro che fanno un lavoro di merda. Girano per un territorio regionale spesso molto vasto per vedere medici che spesso hanno pretese legate a tempi che ormai non esistono più, a tempi in cui le case farmaceutiche facevano comparaggio selvaggio. Son sottoposti a continui controlli da parte di superiori e di un’organizzazione di lavoro bizzarra, irrazionale, basata prevalentemente se non esclusivamente su tecniche di marketing che a noi medici, soprattutto a noi psichiatri, fanno decisamente ridere. Gli “informatori scientifici del farmaco” lo sanno benissimo. Ingoiano palate di pillole amare (quasi tutti. Ci sono delle robuste eccezioni, ma son pochissime).
Quelli che son diventati amici miei son persone con cui ho potuto parlare al di là degli argomenti di lavoro. Fatti i discorsi inevitabili, con tanto di pieghevoli satinati, post-it, penne col logo, qualche volta libri di testo, passiamo ad altro. A parlarci dei rispettivi guai, a sfogarci gli uni gli altri delle difficoltà della vita, dei rispettivi lavori.
A parlare, spesso, di questioni squisitamente personali e private, per scoprire di essere persone a tutto tondo e non solo dei “ruoli”.
Alcuni di loro subiscono un sottile mobbing, tutti sono sottoposti al ricatto dei numeri, al peso di essere l’ultima ruota del carro di un mastodontico sistema che non esita ad usarli come capri espiatori di scelte che son fatte molto (ma molto) più a monte.
Bene o male tutti si devono barcamenare fra acque turbolente, col rischio di perdere un lavoro con scuse fra le più disparate. Ma spesso la ragione di mobbing, isolamenti, ricatti è una molto semplice: con l’età e l’esperienza acquisita diventano sempre meno manipolabili e diventa via via sempre più difficile imbrogliarli con tecniche di comunicazione raffinate e non, con “corsi” fatti da perfetti imbecilli che per il fatto di avere il curriculum pieno di “master” si intascano tanti quattrini senza aver mai conosciuto un microgrammo del lavoro di questa gente. Questi imbecilli (che nella nostra magnanimità chiamiamo “i masterizzati” quando siamo in vena di complimenti) finiscono per fare da giudici a professionisti laureati che lavorano magari da 20 anni.
Poi, è vero, ci sono i giovani rampanti. Perfetti nel look studiato dall’azienda, sfoderano parlantina sciolta nella quale si riconoscono tutte le già citate tecniche di comunicazione (ed è buffo, perchè man mano che parlano potrei quasi intravvederne i titoli). Quando cominciano con la pappardella, sorrido. Essa si svolge come un rosario, sempre identica a se stessa con l’unica variante del nome del farmaco, con le stesse pause “poggiate” negli stessi punti dei discorsi, con le loro domande mirate che, per strategia, prevedono una risposta indirizzata.
Mi diverto molto allora, perché li spiazzo dirottando le loro domande su altro, rispondendo a mia volta con domande, chiedendo loro qualcosa di personale sebbene solo in modo marginale. Chiedo loro, per esempio, se son stanchi per il viaggio, se hanno un territorio molto vasto, se si trovano bene a fare quel mestiere. Di solito così tutte le masterizzazioni subite si cancellano come i dati del bancomat in vicinanza di una calamita e smettono a poco a poco di essere ruoli per diventare persone.
Alcuni più scafati utilizzano, come dicevo, questa mia apertura per cercare di usarla per aumentare la prescrivibilità del farmaco. Con questi innesto il pilota automatico fatto di frasi fatte almeno quanto le loro, di sorrisi che si accendono da soli a seconda dei passaggi, con commenti apparentemente spontanei tipo: “Non ci avevo pensato” oppure: “Mi dai dell’altro materiale su questo?” aspettando come un falco il momento (e arriva sempre) in cui mi insinuo in una smagliatura della loro corazza di ferro e ritrovo, ancora una volta, la persona al di là del mestiere. Finora solo con una non mi è riuscito. Ma tant’è, questa era decisamente tonta.
E comunque chi ha imparato a conoscermi sa che, qualunque cosa possano dire, fare, baciare, lettera, testamento, io prescriverò sempre e solo il farmaco che va meglio al paziente, non a loro.
N.B.: è più di una settimana che tento di inserire questo post…. vediamo se oggi me lo piglia…
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E ora mi piglia anche i post… Lo so, lo so, domani figura di kakka…
Capperi mio fratello e mio cognato sono informatori scientifici…
Ros
Eh, fanno un lavoro tutt’altro che invidiabile. Poi, certo, dipende anche dalla serietà dell’azienda per cui lavorano.
Un ritratto molto divertente e vero.
Io mi diverto un sacco con questi “comunicatori” in scatola.
Difficile far capire a certi signori che con molte persone l’unica cosa che comunica davvero è il proprio essere se stessi, e non qualche regoletta da manuale..
Un sorriso senza codifica
Mister X di Comicomix
Ma quanti parmigiani sulla rete
@ cadex: non sono parmigiana, va bene lo stesso?
Sai che è il primo post in cui non leggo critiche feroci verso gli informatori?
Anche io sono medico e ne ho visti parecchi e la situazione anche da me in Puglia è come l’hai descritta tu.
“E comunque chi ha imparato a conoscermi sa che, qualunque cosa possano dire, fare, baciare, lettera, testamento, io prescriverò sempre e solo il farmaco che va meglio al paziente, non a loro.” Quoto e approvo!
Ciao
Daniele
Un giorno ero in fila dal medico (paesino piccolo, età media molto alta, molta fila) e arriva una ragazza informatrice, io ero prossima ad entrare e mi chiede se può scavalcarmi, le rispondo col sorriso “ma certo”. Penso di averle fatto il regalo migliore della giornata.. poi mi ha raccontato che era il 3° o 4° ambulatorio che visitava e in tutti l’avevano trattata con maleducazione, scocciati dal vedersi passare davanti altre persone. Mi ha fatto tenerezza.
p.s.:bentornata, com’è andata la visita dei tecnici? spero sia tutto risolto per il meglio.
@ Daniele: è fin troppo facile criticare in continuazione i comportamenti scorretti. Ma sembra che sia difficilissimo invece riconoscere, al di là dei ruoli, l’esistenza degli esseri umani.
@glossyjuice: A quella ragazza avrai senz’altro fatto un grande regalo. Rispondo tardi al tuo commento, la visita del tecnico, come ho scritto, è andata molto bene. Mi son trovata persone oneste e appassionate del proprio lavoro.
Grazie Uyulala, grazie dal più profondo del cuore…Mi sono commossa a leggere il tuo articolo. Faccio l’isf da circa vent’anni con serietà, semplicità e molti buoni rapporti umani. Ho una laurea “giusta” per il lavoro che svolgo e una grande preparazione scientifica. Al mio capo non va bene! Lui che è un diplomato sgrammaticato, dice che i medici mi amano molto ma non mi scrivono un cazzo e che non lascio traccia del mio passaggio…eppoi sono così stanca che non ho voglia di scriverti il resto ma lo puoi immaginare. Grazie comunque
@ Speranza:
purtroppo la situazione vostra la conosco… A volte mi son trovata anche a cercare di aiutare qualcuno di voi quando arrivava assieme al proprio capo area…
[...] Le innumerevoli limitazioni che stanno introducendo rendono questi viaggi molto appetibili. Come ho scritto in un altro post, ho ottimi rapporti con gli informatori farmaceutici, e questo anche perché non ho mai chiesto [...]
Ciao,
io sono così scellerato che ho realizzato un “nuovo” sito sugli informatori. Ovviamente sono un viaggiatore.
Ritengo che il mestiere di informatore scientifico sia un ottimo lavoro.. con alcune limitazioni..
E’ necessario un pò di pelo sullo stomaco, per saper affrontare i nostri superiori. Serve anche la voglia di stare con gli altri: come avete detto il rapporto con il medico è fondamentale, non credevo di poter diventare così amico con alcuni di loro.
Basta guardarsi un pò in torno per vedere quali sono le prospettive di lavoro di un Biologo, Farmacista, CTF etc e rivalutare la professione di ISF.
E’ stato un piacere leggere quello che avete scritto
Se volete, mi potrete trovare su:
http://Www.Informatori.Info
Marco
[...] Le innumerevoli limitazioni che stanno introducendo rendono questi viaggi molto appetibili. Come ho scritto in un altro post, ho ottimi rapporti con gli informatori farmaceutici, e questo anche perché non ho mai chiesto [...]
mmmmmm!Riflessioni giuste, ma che ahimè servono a poco per cambiare il sistema.
Un informatore