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Nuvola di parole

Voci

Occhi gonfi di stanchezza e sorriso triste. Le si legge una profonda spossatezza negli occhi che i più scambiano per un antico stato depressivo. Le chiedo come va.

“Sono un po’ diminuite, mi disturbano meno”.

Le voci. Voci che urlano, voci che parlano, numerose, fra di loro. Che ti deridono o che ti insultano. Voci note e voci sconosciute, che ti rimbombano giorno e notte, che si allontanano e si avvicinano. Voci che ti parlano addosso, che coprono i tuoi dialoghi. E tu da trent’anni ci combatti sperando che il giorno dopo ti svegli e le tue orecchie finalmente in silenzio possano riposare, possano trovare pace.

“Sono stanca. Lo so che sono allucinazioni, ma quando parlano forte mi viene difficile ripetermi che non sono reali”.

Mi guarda stancamente, col suo mesto sorriso rassegnato, la voce bassa e profonda scandisce naturalmente le parole mentre i suoi occhi guardano i miei, senza perforarmi e finire dietro la nuca come spesso capita invece in chi soffre di questi problemi.

Cerco di immaginarmi cosa vive questa donna invecchiata nelle urla della sua testa, negli insulti continui e volgari impossibili da mettere a tacere.

Lei percorre da tanto una strada che altri hanno intrapreso da poco. E leggo negli occhi di un giovane la profonda tristezza di chi comincia a capire, di chi si accorge che ormai appartiene alla categoria degli “altri”.

“Mi dicono che sono schizofrenico, è vero?”

Cerco le parole per portarlo al di là di quella terribile definizione, per descrivergli un’esperienza che dovrà imparare a frenare, che dovrà tenere sempre sotto controllo. Cerco le parole per spiegargli in che modo ci possa convivere. Mi guarda con gli occhi lucidi. Oggi neppure lui mi buca la nuca, anche lui mi guarda negli occhi e mi cerca l’anima con la dolcezza della sofferenza. Lascio che lo faccia, sebbene questo mi ferisca ancora una volta. Lascio che sappia che la sua esperienza non mi è indifferente.

Stavolta sono io a scandire le parole, le lascio uscire una ad una, con pazienza e con calma, perché son parole pesanti come macigni e devo lasciare che questo giovane alto e dolcissimo le possa digerire senza che la disperazione lo sopraffaccia.

Voci che urlano, che ridono, voci che parlano fra loro di te, voci che t’insultano, che ti dicono di ucciderti. Voci che non cessano un istante di parlare, che ti strappano il cuore pezzo a pezzo. Voci che ti mentono e che non vogliono che tu le elimini, che ti dicono di non curarti e tu non puoi non ascoltarle. Voci che ti dicono di essere dio o santi.

“Dottoressa, non riesco a dormire”…

A volte neppure io. A volte invece la stanchezza mi avvolge in un pesante torpore. Vorrei dimenticare le tracce scolpite nella mia anima, ma non si può…

 

 

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Ci sono 3 commenti

  • Comicomix ha detto:

    Stupendo.
    Che triste che di queste cose non si parli mai.
    Un sorriso e anche di più
    Mister X di Comicomix

  • merendina ha detto:

    non riesco ad immaginare quanto possano soffrire le persone che soffrono di malattie mentali. Non basta la pillola come per la pressione per regolarizzare il tutto…il male non dovrebbe esistere.

  • Uyulala ha detto:

    Purtroppo il male c’è. E’ una sofferenza molto particolare, strana, dai sintomi bizzarri. Ha un modo di rovinare la vita che nessun’altra malattia ha. Sono malattie che nessuno comprende, delle quali vengono accusati tutti: i pazienti, i familiari, la società, la scuola. A seconda delle mode e del colore politico prevalente c’è un capro espiatorio che viene eletto a questo scopo.

    Sono pochissime le persone che si prendono il disturbo di entrare in un mondo così complesso, difficile, a tratti anche spaventoso. Purtroppo anche fra gli operatori della salute mentale. Lo dico senza ombra di accuse e giudizi. Poiché io lo faccio (e non per scelta, semplicemente non riesco a non farlo), so bene che questo significa, nei fatti, che son costretta una volta che ho chiuso col lavoro a rintanarmi a casa e dormire ogni volta che posso. Perchè le energie che mi scappano via sono davvero molte…

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