Non mi sono incazzata. Ho ascoltato a lungo i discorsi, tortuosi e ipocriti come al solito. Ho assistito con molta calma apparente alle manovre di chi vuole togliersi le rogne ma, nello stesso tempo, far risultare che a mollarmi la patata bollente mi stava, addirittura, facendo un favore. Ho risposto con altrettanta calma, riprendendo le ragioni esposte poco prima e rivolgendole a mio favore. E ho detto no, un no molto gentile ma chiaro, esplicito, al quale non lasciavo possibilità di deroghe.
E’ calato un gelo mortale. Nessuno se lo aspettava. E sul momento ho anche assaporato un fugace orgasmo di vittoria.
Ma non ho potuto gioirne a lungo, perché la “patata bollente” ha un nome e cognome e sta davvero male.
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Ci “conosciamo” da poco ma, da quello che ho letto di tuo e dai commenti che ricevi, penso che tu, vista anche la natura molto particolare del tuo lavoro, sia una persona coscienziosa e, se hai ritenuto di dover dire no, avessi le tue buone ragioni! Il fatto poi che tu abbia aggiunto
>Ma non ho potuto gioirne a lungo, perché la “patata bollente” >ha un nome e cognome e sta davvero male.
sta ad indicare che non ti basta chiudere la porta dell’ufficio per smettere di lavorare….
Quanto sopra per dire “Dai, abbi fiducia nelle tue capacità di auto-valutazione!!!” non è neanche giusto dire sempre di sì: al corso di bagnino o in Croce Rossa per quello di Primo-Soccorso la prima regola che ti spiegano e che ti ripetono all’infinito è: “non puoi salvare nessuno se sei morto!”
Un abbraccio, Lisa
Ti ringrazio per le tue parole, Lisa. Non posso scriverti come è nato il mio no, ma grosso modo hai indovinato il punto…
Comunque hai un’ottima tecnica per smollare la patata bollente…
@ Kabalino… magari fosse tecnica. Mai fatta una cosa del genere. Mi son sempre piovuti i pacchi per tante situazioni che non competevano me e non ho mai saputo dire di no. Si arriva a cercare di sopravvivere…
Son meravigliato della grande trasparenza con cui ti esprimi.
Nessuno meglio di te sa se te la senti o meno di ricevere la responsabilità che hanno cercato di “sbolognarti”.
Sono anche d’accordo con Lisa, perchè ho fatto il bagnino. Chi assiste deve restare vivo, e non annegare insieme alla persona che è in pericolo.
Se non puoi dare il meglio di te, o neanche una buona parte di te…se l’aiuto ti viene estorto….non riesci neanche più ad essere un aiuto efficace e vero….
Su un altro piano, sono contento per te. Riuscire a dire no, in modo gentile ma fermo, è molto difficile, ed è una conquista per noi stessi. Educativo per gli altri. Chi è molto disponibile viene spesso preso per fesso. Ed è giusto far capire che non è cosi.
Non ti consolerò. Ma credo tu sappia meglio di me che l’elenco delle persone che hanno bisogno di un aiuto è molto più lungo di quello delle persone che un aiuto lo possono e lo vogliono dare.
Si fa quel che si può.
Un abbraccio.
Sergio.
dire no non è da tutti, specialmente sul lavoro, pertanto ti meriti un brava.
Tuttavia, pare che la patata bollente sia una persona che soffre, probabilmente malata o addirittura disabile, quindi, non può essere trattata come una pratica cartacea…..
non so che mestiere tu faccia, non ho letto che questo post, ma potendo intuirlo ci rifletterei sopra ancora prima di decidere per il NO.
Un saluto
[...] E a quel punto, ho detto NO. [...]