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Nuvola di parole

Passeggiando Lungo le Tracce del Tempo

Come spesso capita, la lettura di altri scritti mi suscita riflessioni, pensieri, tira fuori dei collegamenti fatti a causa di esperienze mie o raccolte da me in questo peregrinare della vita.

Questa volta si tratta di un bellissimo scritto di Stella Rosa Pecci, pubblicato sul sito Olistica di Sergio Corriero.

Mi trovo ad aver raggiunto un’età per la quale ho abbandonato dietro me la giovinezza e percorro così quella strada che, se la vita non s’interrompe prima, mi porterà alla vecchiaia. Mi son posta anch’io, per questa ragione, le domande che si pone la signora Pecci, anche se per me sono domande che riguardano, ancora per poco, il futuro.

Osservo quello che succede con l’avanzare dell’età e non trovo così diffusamente la saggezza e la voglia di insegnare le vicende della vita. Vedo spesso anziani che son sempre stati tali, dal cuore duro e dall’animo egoista, che non vogliono mollare un grammo di potere nei confronti dei figli. Vedo persone che cadono in stati depressivi non tanto perché sole (spesso invece hanno accanto una famiglia supportiva) quanto per il fatto che, vissute sempre nell’illusione dell’immortalità, scoprono invece che anche la loro vita è destinata a finire.

Anziani tirannici, lamentosi, dispotici. Anziani tristi, perennemente incazzati, intrattabili, dalle richieste impossibili, dai bisogni incolmabili. Vedere queste persone mi ha fatto spesso riflettere sul mito del Vecchio Saggio e sul fatto che troppo spesso nella nostra vita ci allontaniamo con la nostra persona da quelle figure mitologiche.

Il percorrere le strade del tempo non ci rende automaticamente saggi, ma ci carica piuttosto di ricordi, di rimpianti, rimorsi. Man mano che si va avanti si rivisitano le tappe della propria vita con una consapevolezza sempre maggiore che a poco a poco alle nostre spalle si chiudono sempre più numerose le porte della vita. Le conseguenze delle nostre scelte si fanno attuali e concrete, nel bene e nel male, generando a seconda dei casi tenerezza, nostalgia oppure rimpianti, rimorsi e rabbia.

Avere a che fare con questo bagaglio di vissuti, emozioni, sentimenti e riflessioni è quanto è destinato a vivere chiunque riesce a varcare la soglia della terza età e la difficoltà sta proprio nel riuscire a fare una valutazione della propria vita consapevole e disincantata.

Ho potuto notare che molte sono le persone che, abituate da sempre a mantenere sotto soglia il proprio vissuto interiore, se ne ritrova i subdoli effetti soprattutto con l’avanzare del tempo, attraverso un indurirsi del carattere, attraverso un peggioramento degli elementi più sgradevoli del proprio modo di essere. A questo si aggiunga un aspetto tutt’altro che secondario: l’inevitabile declino fisico con la perdita del vigore giovanile e con una maggiore tendenza ad ammalarsi. Chi non ha fatto in precedenza un sano lavoro di demolizione del proprio infantile senso di onnipotenza (e, ahimè, sono pochi coloro che lo fanno), si trovano ad un certo punto, spesso all’improvviso, scaraventati di fronte alla propria natura di esseri finiti e mortali, che contrasta con la percezione di sé di immortalità e giovinezza eterna.

E così accade che una sottile paura si impossessi di costoro, paura che viene “freudianamente” rimossa nel tentativo inutile di controllarla. Paura che si manifesta attraverso sintomi tra i più vari, alcuni dei quali son quelli che mi trovo ad affrontare io come psichiatra.

Si dice che prescriviamo troppi farmaci. Può anche darsi. Ma come fare per alleviare quel male che non è più “male di vivere” ma “male di non poter vivere in eterno”? Davanti a persone che, con ansia importante e insonnia senza ragioni, aspettano, in fondo, la pillola dell’eterna giovinezza per star bene perché il loro benessere finisce sempre per essere condizionato a mille “se…” di cui quello inconfessabile e inconfessato è, appunto, “starei bene se fossi eternamente giovane”. E quante sono le persone che rifiutano di affrontare questi evidentissimi aspetti del loro disagio, dei propri malori, delle insonnie e delle ansie, di una sottile depressione che nasce dall’alito della morte che aleggia sempre più concreto con l’inoltrarsi nella strada del tempo!

Questa è la controparte, rispetto alla splendida lettera della signora Pecci, una controparte assai frequente che non dà esempio di saggezza ma di un infantilismo scarsamente recuperabile, ingabbiato in una vita che non si sa elaborare, della quale la persona per prima non sa fare tesoro e che, di conseguenza, non sa proporre ai più giovani.

La saggezza non la si raccoglie lungo la strada distrattamente come se si cogliessero fiori di campo. Si costruisce riflettendo di volta in volta sui passi fatti, su quelli da fare, sulle relazioni che ci accompagnano e su quelle che ci abbandonano per qualunque ragione. La saggezza fatta di ascolto, principalmente l’ascolto verso noi stessi e poi di conseguenza verso chi ci sta vicino, è un allenamento continuo che inizia da giovani e che può vederci da anziani soddisfatti nonostante le innumerevoli trappole della vita.

Per concludere voglio raccontare una storia, una brutta storia vera che ha costituito il coagularsi iniziale delle mie riflessioni sull’invecchiamento.

Al lupo, al lupo!

A. era una signora ormai in là con gli anni. Perennemente ipocondriaca e accigliata, aveva vissuto tiranneggiando i figli, fino a quando non le era rimasta accanto solo una. La figlia, che chiamerò B., neanche lei più giovane, viveva da sempre attanagliata da mille sensi di colpa coltivati ad arte da A. durante l’arco di tutta la vita.

B. lavorava, aveva una famiglia di cui occuparsi e per tante ragioni lei ne era l’unico sostentamento. Nonostante ciò si occupava dell’anziana madre. A. non le mostrava nessun segno non dico di gratitudine, ma neppure di affetto. In una perenne giostra di richieste e di pretese costringeva B. a correre a casa sua in quanto lamentava infiniti malesseri. Era una modalità che si sviluppava ormai da quando aveva i figli piccoli e l’unica che continuava a crederle era B.

Nessuno dei suoi malesseri trovava però mai un riscontro fisico e fu per quello che il medico di fiducia della signora la inviò da me. A. si rivelò impenetrabile a qualunque tipo di intervento. Non servivano i colloqui, ai quali diventava velocemente sorda nel momento in cui cercavo di toccare gli argomenti relativi al rapporto con la figlia e alla stanchezza che costei esprimeva via via sempre più insistentemente. Non servivano i trattamenti farmacologici neppure come palliativo per alleviare quella che A. definiva come una “ansia insopportabile”. L’unica cosa che voleva, e che in un brevissimo squarcio di sincerità mi disse, era la presenza della figlia 24 ore su 24, gelosa com’era delle attenzioni che quest’ultima dava alla propria famiglia.

A. chiamava la figlia sempre più spesso durante la notte. Ricordo che più volte le dissi:

Signora, non le conviene fare così, perché se chiama sua figlia troppo spesso senza ragione potrebbe capitare che proprio quando ne ha bisogno davvero essa non le creda e non si rechi ad aiutarla.

Passavano i mesi e la situazione sembrava peggiorare velocemente.

Un giorno B. mi telefonò. Mi disse con la voce resa aspra dall’emozione:

Dottoressa, si ricorda quello che diceva sepre a mia madre? Beh, aveva ragione. L’altra notte mia madre mi ha chiamato ed io non sono andata. Mia madre è morta per un attacco cardiaco.

 

 

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Cinque Post Presi a Caso:

Ci sono 14 commenti

  • Comicomix scrive:

    Un post denso. Molto denso. Ci vorrebbe uno spazio che non ho. Prendo due frasi, che mi toccano “dentro”

    “Un sano lavoro di demolizione del proprio infantile senso di onnipotenza”

    Non mi sono mai sentito tale, anzi, consapevole dei miei limiti. Ma, comunque, per sicurezza, ci ha pensato la vita, prendendomi a calci, a farmi capire bene che NON sono onnipotente. Al di là del dolore, però, sono sempre più convinto che la consapevolezza della propria limitatezza fisica, mentale, temporale non sia – come molti pensano – una diminutio, ma un’occasione di vivere meglio.

    “La saggezza fatta di ascolto, principalmente l’ascolto verso noi stessi e poi di conseguenza verso chi ci sta vicino, è un allenamento continuo”

    Giusto, ed è una faccia diversa dello stesso dilemma di prima. Pasiamo una vita a dire Io Io Io e, dal basso della scatola dove ogni tanto provo ad osservare il mondo, vedo tanti goffi patetici tacchini, talmente presi di sè da non gaurdare 8e ascoltare9 il divino concerto che sta attorno, dal quale potrebbero solo trovare occasioni di crescita.

    Che magnifico post. Imperdibile.
    Un sorriso ammiratissimo
    Mister X di Comicomix

  • sergio corriero scrive:

    Grazie del tuo articolo. E’ bellissimo come quello di Stella Rosa.
    Mi piacerebbe che tu lo pubblicassi anche su Olistica. Vuoi?
    Un abbraccio affettuoso e tanta stima per quello che fai, indubbiamente con il cuore.
    Sergio

  • Uyulala scrive:

    @ Mister X.
    Come ti ho scritto su OKNO purtroppo le considerazioni sono tante e non sono riuscita a riordinarle e metterle per iscritto come avrei voluto. Ma almeno qualche spunto ho voluto comunque darlo. (ce l’ho in cantiere dal giorno in cui Stella Rosa l’ha pubblicato…)

    @ Sergio:
    Volentieri. Come dicono Pino e Gli Anticorpi: “Tu mi dici quello che devo fare e io lo faccio”… 🙂

  • Lisa72 scrive:

    Dopo aver letto il tuo post, lo scritto di Stella Rosa e la risposta di Comicomix mi sento totalmente senza parole… Credo che mitizziamo troppo la nostra vita: in realtà viviamo solo un attimo e lo spendiamo in larga parte ad accaparrare invece che condividere così alla fine dei nostri giorni, per coloro che arrivano alla vecchiaia, ci ritroviamo da soli irrigiditi dal nostro egoismo e dalla nostra aridità… Ho avuto la fortuna di avere una madre che con semplicità mi ha insegnato che l’unica cosa certa della vita è la morte (rimasta giovane di madre da giovane), pare male dirlo così ma ciò che mi ha insegnato è un gran dono, e che se vogliamo che abbia un qualche senso spetta solo a noi darglielo…
    Mi sa che mi sono lasciata andare e sono finita fuori tema ;-), volevo solo aggiungere che, ancora una volta, trovo il tuo modo di scrivere le cose bello come una dolce melodia ed è sempre un piacere trovare un tuo nuovo post! { quasi quasi rintraccio il tuo medico e ti faccio prescrivere non 1 sola altra settimana di malattia ma 2 o 3 😉 }.
    Un abbraccio, Lisa

  • Uyulala scrive:

    @ Sergio:
    nel pannello di controllo del tuo sito non ho la possibilità di pubblicare i post. Posso solo inserire una bozza che dovrai pubblicare tu.

    @ Lisa:
    Grazie per gli immeritati complimenti. Per quanto riguarda la malattia: ne ho un’altra settimana. Il mio fisico mi ULULA malamente quando è il momento di smettere di agitarmi troppo.

  • […] Accolgo volentieri l’invito di Sergio e inserisco presso il suo sito, la cui ricchezza ho spesso avuto occasione di ammirare, un post che ho pubblicato poco fa sul mio blog, qui. […]

  • sergio corriero scrive:

    Donatella, sei un tesoro..
    E l’affetto di chi ti scrive e ti segue, come Lisa e Comicomix, ne sono una dimostrazione evidente.
    Ti auguro di stare bene e vorrei chiederti (pubblicamente, perchè ho imparato presto che ami essere trasparente..) se posso inviarti qualche pensiero, qualche meditazione per aiutarti a stare bene, a guarire, ad essere nuovamente in forma. Ti manderei anche del Reiki, per lo stesso scopo, se solo mi farai sapere che lo accetti volentieri. Un abbraccio. Sergio

    P.S. per il Reiki chiederà anche l’aiuto di Stella Rosa. Oltre ad essere la donna formidabile che hai letto, è anche la mia Maestra di Reiki.

  • Uyulala scrive:

    @ Sergio: Ti ringrazio profondamente per la tua offerta, che accetto più che volentieri.

  • sergio corriero scrive:

    grazie a te per avere accettato; a proposito del sito, ti ho portato al livello che ti permette di pubblicare direttamente un tuo articolo senza passare dal via 🙂
    cià cià cià

  • sergio corriero scrive:

    Carissima Donatella,
    Stella Rosa ha letto il tuo post è sì è commossa.
    Oggi, pensava ad un suo scritto di qualche anno fa, che le sembrava in qualche modo una risposta al tuo.
    L’ho riportato sul PC e l’ho appena pubblicato sul sito Olistica.
    Spero che ti piacerà.
    Io quando l’ho letto sono rimasto a bocca aperta…
    Buona lettura.

  • Uyulala scrive:

    @ Sergio: ho appena finito di leggere lo scritto sul tuo sito (potenza di Google Reader…) E’ bellissimo e per me è splendido conoscere qualcuno che non sia così come ho descritto nel mio post.

  • […] articolo di Stella Rosa è, nelle sue intenzioni, una risposta al bellissimo articolo di Uyulala “Passeggiando lungo le Tracce del Tempo” che ha pubblicato sul suo sito Danzando a Piedi Nudi (e che gentilmente ha ripubblicato anche sul […]

  • Gentile Dott. Donatella.

    Lei mi ha fatto piangere. E di questo le sarò sempre grata. Lei ha messo il dito esattamente sul rovescio d’una medaglia. Ha ragione.
    Non tutte le persone reagiscono allo stesso modo nel vedersi rovesciare addosso dalla vita, la grande realtà della vecchiaia.
    Leggendo più volte le sue disquisizioni sul problema vecchiaia e di come tantissime persone la vivano, mi ha portato in cuore tanta tristezza. Allo stesso tempo, penso che in altre vite probabilmente le stesse persone avranno modo di vivere la loro vecchiaia in modo più sereno. Ma questo è un discorso che non ha nulla a che fare con la
    realtà di oggi. Perchè ho pianto ? E’ semplice. Ho pianto perchè sarebbe bello che tutti potessero comprendere che la vita è quello che è e che sta a noi, solamente a noi dipingersela di rosa, se questo colore ci va a genio. Ma colori a disposizione ce ne sono tantissimi per tutti. Persino per chi è daltonico.Io sono nata indubbiamente sotto una bellissima e fortunatissima stella. Sono nata in una famiglia in cui s’insegnava l’amore per la vita e la fortuna che uno aveva d’invecchiare. I miei genitori spesso e volentieri ci
    accompagnavano negli ospedali per recar visita alle persone vecchie e sole. C’insegnavano a dialogare con loro e a tenere loro la mano con la promessa che saremmo ritornati ad abbracciarli. Quando una delle mie nonne morì avevo appena avuto la mia seconda figlia e dormii con lei, che era fredda nel suo letto di morte, assieme alla mia piccola bimba di qualche settimana. Parlavo con la mia nonna come se fosse ancora calda e vicina con la sua vita.
    Non credo che questo possa essere male. Sapevo che la morte era un percorso normale. Perciò, ho imparato molto presto che la vita è un dono di per se e che la morte non è altro che il conseguimento della vita stessa.

    LEI ha ragione. Molti vecchi sono duri, intransigenti, dispotici, intrattabili e gridano ogni istante al lupo. Ma a monte che hanno avuto come insegnamento ?
    Sono Convinta che spesso il medico sia costretto a dar loro la pillola per chietarli.
    E’ l’unico mezzo per regalar loro un’attimo di pace. E questo mi fa piangere, anche se comprendo. Ma mi fa anche porre la domanda se non sia possibile un’insegnamento giovanile che faccia scuola alle persone che stanno camminando per quel sentiero tortuoso che li potrebbe rendere gestibili, e non impossibili, scorbutici e anche aggressivi? O quella risposta sta solamente nella trama del tessuto familiare? Purtroppo penso di si. Gentile Dott. Donatella, il suo compito nella vita non è facile. Ma sento dentro al mio cuore che lei occupa quel compito solo perchè è in grado di assolverlo molto bene. Non la conosco. Ma il solo fatto che si ponga delle domande così umane la mette nel mio cuore sullo stesso piano del mio medico di base che è:
    “UN SIGNOR MEDICO”
    Buon Lavoro e se posso tanto amore.
    Stella Rosa.

  • Uyulala scrive:

    @ Stella Rosa:
    (com’è consuetudine in rete, e come mi nasce dal cuore, preferisco darti del tu se non ti dispiace). Ho letto il tuo commento scritto come una lettera a penna stilografica su carta pergamenata. Ci penso da quando l’ho avuto sotto gli occhi e credo che meriti una risposta più dispiegata che quella che potrei fornire ora qui.
    Lo farò con calma, come merita.
    Mi dai molti spunti, mi susciti molte riflessioni, molti ricordi. Primo fra tutti quello di aver conosciuto solo una nonna, e questa donna era la persona più fredda con cui abbia mai avuto a che fare. Non ho mai, dico mai, avuto davanti a me l’esempio di una persona che in qualche modo potesse farmi da “maestra di vita”, semplicemente con il suo essere, senza niente di che. Tutto per me è stato e continua ad essere una ricerca personale, un andare a tentoni nel buio. Un tempo me ne rammaricavo molto. Ora, se devo dire, mi accorgo che questo mi permette di imparare d tutti e di non farmi affascinare mai da nessuno, e questo lo considero un bene.

    Grazie delle tue splendide parole che davvero non merito.

    E, soprattutto, grazie del tuo passaggio. E’ un’orma speciale.

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