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L’incompatibilità di troppe regole – ABORTO e EDUCAZIONE alla SESSUALITA’-

Il dibattito sull’aborto torna periodicamente a farsi scottante. Accantonato apparentemente dopo il referendum dell’1981, ripreso sporadicamente in varie riprese, rincomincia a far parlare di sé attraverso la discussa legge sulla fecondazione assistita, con tutti i suoi limiti e le critiche che suscita in entrambe le posizioni “estreme” del dibattito.

In questo post affronterò il tema iniziando da un piano personale per estenderlo ad uno più generale in quanto certe posizioni che io, come tutti, assumo nei confronti della società e delle scelte di etica inevitabilmente nascono da ciò che sono, che ho vissuto e che vivo.

Forse sorprenderà sapere che in linea di massima io sono dell’avviso che sul piano biologico l’ovulo fecondato sia comunque una vita umana. Mi riservo di esprimermi in altre discussioni sul significato che do io alla “vita umana” come valore. Ora come ora posso dire che in linea di massima non sono, personalmente, favorevole all’aborto.

Quando 14 anni fa scoprii di essere rimasta incinta vivevo una situazione che definire “di merda” equivaleva ad attribuire l’aggettivo “monello” a Stalin. Nonostante questo decisi di far nascere mia figlia e, al di là delle difficoltà che ho incontrato e delle grandi limitazioni che ne ho ricavato, non me ne sono mai pentita. Ma quanto ho vissuto è valido PER ME, non ho infatti la pretesa di estenderlo a tutto il genere umano.

Vediamo quindi di fare alcune considerazioni partendo quindi da queste finestre del mio vissuto.

  1. Considero l’aborto comunque sempre una scelta-limite, che dev’essere intrapresa solo come ultima chance.

  2. Solo la donna sa cosa c’è nella sua carne, e NESSUNO ha il diritto di esprimersi in sua vece. Non certo gli uomini, a prescindere dal fatto che rivestano ruoli istituzionali e/o religiosi, oppure anche il pur importantissimo ruolo di padre del bambino. Al di là del fatto che comunque ritengo molto importante che quest’ultimo venga coinvolto nelle scelte relative al concepito, l’ultima parola deve sempre e comunque essere della donna che porta il figlio in grembo. Neanche altre donne possono arrogarsi questo diritto perché comunque non possono conoscere gli innumerevoli aspetti legati alle decisioni che verranno intraprese.

  3. In Italia esiste un livello di ipocrisia ormai intollerabile. Sviluppo meglio questo punto. Come dicevo sopra (punto 1.) ritengo l’aborto l'”ultima spiaggia”. Ma perché diventi davvero tale ci vogliono delle condizioni che nel nostro Paese sono state sistematicamente scoraggiate, ostacolate e, quando intraprese, demolite.

Parlo in particolare dell’opera di INFORMAZIONE e EDUCAZIONE alla sessualità, soprattutto dei giovani e anche dei bambini fin dai primi anni delle elementari.

In passato c’è stata un’accesa polemica che ruotava intorno ai termini “informazione” rispetto a “educazione” sessuale e nel dibattito attorno alle parole si è riusciti, come sempre, come è accaduto ultimamente per la regolamentazione del testamento biologico, a mettere sotto silenzio il fatto che NON SI VUOLE fare una legge ad hoc, NON SI VUOLE affrontar il tema al di fuori di visioni fideistiche.

Infatti questo dibattito, come tutti quelli che hanno anche solo lontanamente a che fare con temi di etica, è stato sommerso da altri considerati “più urgenti”.

Ricordo, per inciso, come anni fa sia stata boicottata la distribuzione dell’opuscolo di Lupo Alberto sulla prevenzione dell’AIDS, opuscolo in cui si spiegava fra l’altro l’uso del profilattico.

L’educazione sessuale capillare svolta fin dalla precoce età è l’unico provvedimento che potrebbe rendere alla lunga inutile la legislazione sull’aborto.

Perché in questo caso parlo di ipocrisia? Perché è ipocrita pensare che i nostri giovani possano non seguire i moti ormonali, che tutti noi non saremo almeno una volta nella nostra vita catturati da un forte desiderio al quale non riusciamo o non vogliamo resistere. La pulsione sessuale c’è, è una REALTÀ BIOLOGICA comune a tutti gli esseri viventi (piante comprese, sebbene in forma loro propria). Prendiamone atto senza ipocrisie.

Se gli esseri umani vengono educati fin da bambini a prestare attenzione ANCHE alla sessualità nel suo complesso, riusciranno con maggiore probabilità a mediare l’impulso all’accoppiamento (termine elegante che tradotto vuol dire “voglia di scopare”) attraverso l’uso armonico della ragione.

Quindi, conseguentemente:

  • saranno meno esposti a rapporti promiscui

  • saranno maggiormente attenti alla prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili e delle gravidanze indesiderate.

  • Le donne avranno di conseguenza meno bisogno di ricorrere all’aborto.

Cosa succede invece? Qual è il tentativo in atto oggi come oggi? Sul piano confessionale (ed è ciò che si cerca di far passare anche sul piano legislativo) ANCHE in questo caso si verifica la presenza di indicazioni autoritarie di segno contrastante, sebbene ipocritamente fatte passare come consequenziali

Indicazione n° 1: il sesso fuori dal matrimonio è peccato (non può essere messo per legge, ma è un retropensiero che sottende molte decisioni messe in atto nel sociale). Ok, ma peccato per chi? E poi etichettarlo in questo modo non impedirà alle persone di esercitare comunque la propria sessualità così come si presenta, fuori o dentro il matrimonio.

Indicazione n° 2: La contraccezione è peccato (non può essere messo per legge, però non si possono fare pubblicità ai metodi anticoncezionali, non vengono distribuiti in fascia A i contraccettivi ad eccezione di alcuni orali che solitamente sono fra quelli che hanno maggiori effetti collaterali) Anche in questo caso: OK, ma per chi? E comunque torniamo all’osservazione fatta in precedenza: seguire la pulsione sessuale è peccato, ma essa viene comunque inevitabilmente seguita perché mettere un freno a tale pulsione equivale a cercare di bloccare una cascata con un ombrellino da passeggio. Quindi, ovviamente, senza una conoscenza e una buona consapevolezza della sessualità e della contraccezione inevitabilmente le gravidanze indesiderate saranno molto più numerose.

Indicazione n° 3: L’aborto è un peccato. (tra l’altro a questo riguardo ho sentito anche delle enormità: genocidio, peccato contro l’umanità intera… Mah!). Già ho spiegato che in linea di massima io non ritenga l’aborto una soluzione da percorrere con leggerezza, ma seguitando questo discorso:

– Tutto è vietato: scopare, fare contraccezione, abortire.

– In questo modo è quasi inevitabile commettere una “infrazione”.

Tali infrazioni hanno come conseguenze che chi non ha sufficienti mezzi si trova costantemente dalla parte del torto in quanto la valutazione REALE, EFFETTIVA di quanto l’essere umano fa è profondamente diversa a seconda che si tratti di una persona comune o di una persona che si trova in una posizione di privilegio per ragioni economiche, sociali o politiche.

Nel campo dell’aborto come nel campo di TUTTI gli imperativi etici di cui (non) si discute in Italia, il risultato concreto è sempre lo stesso: quello di creare ad arte delle “forchette” etiche nelle quali chiunque si trova in un elevatissimo rischio di sbagliare, di mettersi fuori delle regole. In questo modo solo alcune categorie di persone continueranno ad essere al di sopra e al di là di tali regole, mantenendo solo per una casta la facoltà di decidere secondo coscienza e perpetuando un sistema di controllo sociale simile a quello delle monarchie assolute, in cui si deresponsabilizza il cittadino privilegiando, appunto, l’educazione al peccato piuttosto che quella alla responsabilità e alla crescita individuale (oltre che sociale).

Questo è UNO dei tanti motivi per cui, adesso, se ci fosse nuovamente un referendum volto all’abrogazione delle norme che regolamentano l’aborto, nonostante le mie opinioni in merito, voterei NO, convinta come sono del fatto che questa scelta DEVE restare in mano alla responsabilità individuale dei soggetti interessati.

N.B.: nel post ho VOLUTAMENTE lasciato senza confini il piano etico-fideistico con quello politico. La ragione di questa mia scelta è che mi sembra molto evidente che il primo eserciti un’influenza massiccia sul secondo. Laddove non esiste la possibilità concreta di rendere legge una regola di fede, si trova però il modo per aggirare questo “limite” attraverso provvedimenti che di fatto scoraggino e limitino grandemente la possibilità di fare scelte non allineate.

 

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Ci sono 6 commenti

  • Lisa72 ha detto:

    …quello che mi dispiace, per te, è che, rispetto ad argomenti molto più frivoli che hai affrontato, hai poca partecipazione dai tuoi lettori…
    Un abbraccio, Lisa

  • Uyulala ha detto:

    @ Lisa:
    il guaio di internet è che sono privilegiati gli articoli più brevi e semplici. Non è facile leggere sul monitor un articolo impegnativo. Chi lo fa è perché lo VUOLE davvero leggere. Non mi preoccupo poi tanto se numericamente sono meno persone.

  • newyorker ha detto:

    well…sono andato a leggere anche sull’altro blog e ora merito una medaglia primo per la fatica di leggerlo tutto e secondo perchè condivido le tue idee sull’aborto…una medaglia anche a te per aver dato vita al tuo ovetto….
    beh…ora stemperiamo un pò l’ambiente…
    anch’io cerco i peperoni rossi e gialli che pizzicano ma chi li trova più…non esistono più neanche i peperoni piccanti…
    con permesso

  • Uyulala ha detto:

    @ Newyorker:
    Allora le medaglie per te sono almeno tre, visto che poi ti sei preso la briga di commentare 🙂

    Io qui il link ce lo metto, ma tanto lo so che chi legge qui non legge là e viceversa…

  • […] ma per quel post mi son trovata nella necessità di aprire un discorso più lungo e complesso. Ho già espresso in questo post il mio punto di vista, sicuramente singolare e apparentemente contraddittorio, ma nel post di […]

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