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Sul nulla e il “quasi” nulla dell’essere blogger

Da qualche giorno mi trovo a raccogliere le idee senza riuscirci più di tanto. La mia vita si svolge con la solita monotonia da quando ho ripreso a lavorare. I giorni trascorsi in casa tra aerosol e computer mi hanno consentito di riflettere molto, di affrontare ciò che, presa dal quotidiano affaccendarsi sulle cose e sui ritmi necessari alla vita, di solito non riesco neppure a vedere.

Ho iniziato così a conoscere la questione legata alla Birmania-Myanmar, grazie al tam tam di internet e non certo per i mass media che non vedo/leggo/ascolto. Ho aderito alle iniziative più che altro nel senso di fornire nel mio piccolo una delle tante stazioni di rilancio del messaggio.

Chi ha visto lo splendido film d’animazione “Mulan” non avrà potuto fare a meno di notare l’episodio dell’invasione della Cina da parte degli Unni. Inizia con la scalata alla Grande Muraglia da parte di questi ultimi. Il soldato che sta di vedetta prima di venir ucciso riesce ad accendere il grande braciere destinato a comunicare un’invasione per tutto il perimetro dei confini segnati da questa imponente opera. Da un lato e dall’altro viene avvistato il segnale luminoso e i soldati di vedetta accendono a loro volta i rispettivi bracieri, con una reazione a catena che permetterà di mettere in all’erta la nazione.

Vedo l’opera dei blogger, in questo caso come in altri, più o meno in questi termini. Può non servire a nulla (nel film “Mulan” comunque gli Unni invadono la Cina e non è stato certo questa forma di preavviso che ha determinato il loro arresto). Ma potersi rendere disponibile ad accendere anche solo un fiammifero può consentire, a mio parere, nel piccolissimo campo d’azione del nostro fiammifero, a diffondere quell’avviso.

I blogger, così come in generale il “popolo di internet”, sono una comunità che esercita una democrazia reale, generata dal basso, che si dà e che rispetta regole rigorose. Da quando ho cominciato a far parte di questo “popolo” pur con tutti i limiti che questo comporta mi son sentita orgogliosa di questa appartenenza proprio per questa ragione.

Ho iniziato così, senza uno scopo preciso, a raccogliere i link delle tracce che i blogger italiani hanno lasciato sulle iniziative a sostegno dei monaci birmani. Più che altro per averli sottomano, per poterli riunire in un documento unico. Mi son trovata altrettanto per caso a lavorare qualche giorno per organizzare quello e solo quello. Ho parlato solo di quello, ho letto quasi solo di quello.

Nel peregrinare di blog in blog ho letto anche di critiche più velate o più caustiche a questo piccolo impegno che molti di noi si son dati. Queste critiche mi hanno fatto riflettere su alcune cose:

  1. l’effettiva utilità del tam tam
  2. la sua durata
  3. le motivazioni alla base.
  4. “perchè loro si e i tibetani-palestinesi-darfuriani (o come si chiamano) no?

Espongo quanto fino ad ora è stata la mia riflessione su questi quattro punti.

L ‘utilità del tam tam. Sicuramente al governo militare del Myanmar non può fregar meno di nulla dei blogger italiani. Ma i blogger birmani hanno chiesto a più riprese che venissero diffuse le notizie che li riguardassero. Molti di loro rischiano la vita facendo operazioni di hackeraggio per superare i blocchi della censura governativa e inviare foto, notizie, a volte filmati. Si comportano come quel soldato che ha preferito morire per accendere il braciere e comunicare l’invasione piuttosto che fuggire. Noi non rischiamo nulla, nessuno ci perseguita, nessuno ci dice neppure “bù”. Però rischiamo di trovarci nella situazione in cui vediamo la fiamma e diciamo: “Ma a che serve, tanto gli Unni ci invadono lo stesso, sono più forti, e poi io qui non rischio nulla mentre i miei compagni rischiano la vita e accendere la fiamma è un affronto al loro sacrificio”.

Non diciamo cazzate per favore! Nessuno obbliga nessuno a offrirsi come punto di rimando del messaggio, ma di fatto è quello, ed è SOLO quello, che i blogger birmani ci hanno chiesto. Forse non serve a nulla ma non ci/mi costa nulla. Diciamo che io personalmente la considero un semplice atto di cortesia che mi ha fatto piacere e mi fa piacere poter fare.

La durata del tam tam. Altra critica che viene rivolta è quella: “quando si spegneranno i riflettori mediatici sulla Birmania calerà nuovamente il silenzio e tutto tornerà come prima o peggio di prima”. E’ molto probabile. La moda è una consigliera abbastanza effimera e molti saranno coloro che lasceranno cadere la cosa. Io stessa mi trovo stanchissima perché ho trascorso ore ed ore in questi giorni a cercare e leggere post, a linkarli, formattarli, controllare che gli indirizzi inseriti fossero corretti, a controllare di non aver fatto doppioni. Sono piuttosto stanca (fisicamente, intendo) di trascorrere tutto il mio tempo libero a fare questo e la mia attenzione rispetto a questi fatti sta decisamente calando.

Ma diciamo che su 100 blogger ce ne sarà solo uno che proseguirà a informarsi e tenersi aggiornato sui fatti birmani. Se grazie al tam tam son stati coinvolti 10.000 blogger, ce ne saranno 100 che manterranno sempre costante un livello minimo di attenzione. Voglio ricordare per esempio ai frequentatori abituali di OKNOtizie che anecoico è stato catturato dalla tragedia del Darfur e che per questa ragione ha inserito un banner nella colonna laterale destra del suo blog CattivaMaestra e che ogni tanto inserisce notizie, spesso straordinariamente ben fatte, sull’evolversi della situazione in quell’angolo del mondo. Ci fa da promemoria, lo fa volentieri, non mi risulta che gli costi fatica, ma lo fa. Certe cose le so grazie a lui e son diventata più sensibile rispetto aigravi problemi di quella nazione grazie a lui. Per cui, sicuramente per molti il tam tam si spegnerà nel giro di poco tempo, ma per altri non sarà così, e tanto basta.

Le motivazioni di base. Ecco, qui rientriamo in un campo il cui discorso è lungo, non riguarda solo gli eventi birmani ma tutto il nostro agire. Ci sono delle ragioni per cui ho una grande ammirazione per alcuni aspetti delle filosofie religiose nate in estremo oriente. Una di queste è proprio quella legata alle motivazioni. Le filosofie orientali se ne fottono del singolo (a torto o a ragione, su questo possiamo discutere all’infinito, ma questa è la realtà) di conseguenza tutti i “moti interni” sono grosso modo privi di importanza.

Una caratteristica della legge del karma per esempio è che il karma non è innescato dalle motivazioni ma dai FATTI. Questo comporta che NON HAI ALCUNA SCUSANTE. Per le filosofie orientali il discorso “non l’ho fatto apposta” è totalmente irrilevante. O una cosa la fai o non la fai. O la fai bene o la fai male. O fai IL bene o fai il male. Il tuo karma sarà anche peggiore, fra l’altro, se non ti prendi l’impegno personale di essere consapevole di tutto ciò che fai.

Faccio un esempio che mi è servito tantissimo con i pazienti: se una persona ti spara, a te che ricevi la pallottola fa differenza se chi spara lo ha fatto con l’intenzione di ucciderti o se “stava pulendo l’arma”? L’intenzione può essere importante per noi, individui che siamo tanto legati alla nostra importanza personale. Non ha importanza alcuna invece ai fini del karma. Quanti danni hanno fatto madri in perfetta buona fede con i figli, nel nome di “lo faccio per il tuo bene”!

Le mie intenzioni rispetto a ciò che faccio sono del tutto irrilevanti. Hanno importanza solo per me, e solo per il fatto che, se non conosco ciò che muove al mio interno, rischio di avere comportamenti dannosi senza rendermene conto. Per cui: io posso essere animata da motivazioni completamente egoistiche, autoreferenziali, buoniste ecc. ecc. ma ciò nonostante comunque quello che importa è il fatto che ho rilanciato il messaggio inviato dai blogger birmani (ai quali delle mie motivazioni personali, quelle si, non glie ne può fotter di meno).

Perché loro si e gli altri no? A parte che già ho citato il caso di anecoico con il Darfur, ognuno fa quello per cui si sente più tagliato. Per esempio: io sono tendenzialmente filo israeliana. Non approvo gli atteggiamenti GOVERNATIVI di Israele nei confronti del popolo palestinese ma ho vari motivi per ritenere che con la (giusta) stigmatizzazione della violenza finiscano per passare degli atteggiamenti anti-Israele più globali e pericolosissimi. Non potrei farmi portavoce di quella tragedia perché ne ho una visione complessa e decisamente non del tutto a favore del mondo islamico circostante.

Sul Darfur conosco molto meno e ho perso la mobilitazione che c’è stata inizialmente.

Il Tibet: ne studio storia, religione, condizioni attuali da circa 10 anni. Il mio interesse al riguardo non è mai calato. Ho una grandissima ammirazione per Sua Santità Tenzin Gyatzo del quale ho letto tante cose, è infatti l’unica persona che riconosco “santa” (sebbene il termine abbia per me un’accezione differente da quella attribuita nel mondo cattolico). Circa 8 anni fa ho adottato a distanza un bambino tibetano – che fra l’altro è coetaneo di mia figlia – e continuo a mantenere quest’adozione (altra cosa davvero piccola, ma certamente non si può dire che sia inutile per QUEL bambino). Mi è capitato di postare qualcosa riguardo il Tibet sul blog Spirtules. La mia attenzione al riguardo non è altissima ma non è neanche nulla. Eppure il Tibet è stato invaso dalla Cina prima che io nascessi.

I popoli latino-americani. Personalmente il mio interesse è indiretto, ma mio marito fa volontariato presso una sede del commercio equo-solidale, spesso acquistiamo prodotti alimentari in questo punto vendita, tramite lui mi tengo informata su alcune situazioni presenti nelle nazioni di quel continente.

Cosa voglio dire con questo? Che non tutto il nostro interesse si esaurisce in rete, non tutto ciò che facciamo, non tutte le informazioni che raccogliamo sono divulgate o raccolte su internet. Nessuno sa che tipo di impegno ognuno di noi mantiene nella vita fuori da questo mezzo, così come nessuno può sapere nulla di ciò che anima ognuno di noi.

Nessuno è obbligato ovviamente a partecipare a queste iniziative. Ma che senso ha attaccarle, criticarle, denigrarle? A questo punto sono io che chiedo: a coloro di VOI che fanno questo, cosa serve?

 

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Cinque Post Presi a Caso:

Ci sono 24 commenti

  • Lisa72 ha detto:

    “O una cosa la fai o non la fai.”
    Bello e vero: spesso diciamo ” avrei potuto…”, “mi sono dimenticato…”, “la prossima volta….. ”
    “O una cosa la fai o non la fai.”
    Piccola o grande: un sms, un’adozine a distanza, un regalo comprato dai progetti solidarietà, la raccolta dei tappini per l’acqua, i disegni di “regala un sorriso”… è quando non fai che dovresti essere criticato non quando FAI… anche se il tuo personale è poco-poco e piccolo tanti insieme possono fare tanto.. così come il bellisimo post su “Se pensi che la tua firma non serva a niente ti sbagli di grosso”…
    Quanto durerà? Non so: sta a noi deciderlo!!!
    Un abbraccio e un grazie, penso di parlare a nome di diversi blogger!, per l’impegno che hai messo, Lisa

  • Lameduck ha detto:

    Io sono quella che ha tirato in ballo la Palestina. Non ho mai sentito di un’iniziativa che invitasse ad indossare una maglietta verde per le popolazioni civili palestinesi che si trovano tra i due fuochi dell’intransigenza palestinese da una parte e quella israeliana dall’altra e ho lanciato la provocazione. Tu in fondo dici che appoggiare la Palestina sarebbe come criticare Israele e questo sarebbe pericolosissimo. Non vedo come, visto che per la pace si battono sia israeliani che palestinesi.
    Per me pericoloso è appoggiare iniziative in base alla convenienza del politically correct. La Birmania si perchè è ok, la Palestina no perchè si fa un torto ad Israele, è questo il problema?
    Se è per appoggiare i bloggers birmani ok, ci mancherebbe, io non ho criticato l’iniziativa della maglietta rossa, ognuno può fare ciò che vuole. Se ho dato questa impressione mi dispiace.
    Ho solo rivendicato il mio diritto di non parteciparvi perchè sentivo in questo interesse improvviso verso uno sfortunato paese da anni sotto il tallone di una dittatura, una squallida storia di interessi petroliferi e preferivo denunciare questo lato della faccenda. Senza contare che lì c’è anche l’oppio, come in Afghanistan, guarda caso. Lo ha scritto anche Newsweek e molti osservatori internazionali.
    Aiutiamo i bloggers birmani, per carità, e tutto il popolo, ma senza esportare la democrazia nel solito modo, magari cambiando la gestione ma non il locale, e non censuriamo chi cerca di approfondire il discorso svelandone magari i retroscena. Questo è completare l’informazione, non criticare un’iniziativa. In amicizia.

  • Uyulala ha detto:

    @ Lame:
    temo che ci siamo capiti male. Da quando ero al liceo vedo persone con la Kefiah avvolta al collo. Questa forma di appoggio a quella che un tempo era chiamata Intifada esiste da quando ho memoria e non mi pare che sia mai cessata. Come vedi esiste, eccome, un’iniziativa analoga alla “maglietta rossa”. Persone con la Kefiah ne vedo tutt’ora. Perchè IO non appoggio QUELLA forma di manifestazione? Perché, semplicemente, non sono d’accordo nell’appoggiarla. Ma mai mi sarei sognata di criticare chi lo fa. Ho semplicemente una visione diversa delle cause e dello sviluppo della situazione in medio oriente e, sebbene, ripeto, mi unisca all’eco delle stigmatizzazioni nei confronti del regime israeliano, non dimentico però che esistono ragioni tutt’altro che politicamente corrette che vedono invece Israele come vittima dei paesi circostanti – e non dei Palestinesi bada bene (che sono un popolo, non dimenticartelo, “mollato” anche dalla comunità islamica internazionale e usato da loro solo per dei fini ben lontani da quelli di tipo umanitario).

    La questione palestinese è un esempio, ma non l’hai fatto solo tu e non a te mi riferivo. Come dicevo son rimasta ore ed ore a leggere blog di ogni tipo e ho letto delle critiche STUPIDE e GRATUITE. Non capisco per quale ragione tu possa aver pensato che mi riferissi, invece, a te.

  • Comicomix ha detto:

    Ci vorrebbe un trattato.

    Provo a dire la mia.

    La vita è un attimo. E, indipendentemente dalle proprie convinzioni in materia (credenti o meno, voglio dire) nella grande storia dell’universo o anche in quella, più modesta, del mondo o ancora in quella più piccola dell’uomo, le cose fatte da un singolo uomo sono totalmente insignificanti.
    Quindi la domanda potrebbe essere posta per qualsiasi argomento. Usarla a proposito di una causa (una qualsiasi) diviene strumentale, perchè ciò che è inutile per me non lo è per te, e viceversa.

    Io mi occupo di moltissime cose, private e pubbliche, che riguardano gli eventi che mi hanno colpito ma anche no, e lo faccio, semplicemente perchè “sento” che è giusto. Sapendo perfettamente che la mia sola voce è nulla. Ma sapendo anche che la storia dell’umanità, anche se in gran parte governata dal caso, si è mossa ANCHE perchè delle piccole voci hanno ostinatamente continuato a gridare.
    Se un campo si semina e si annaffia, magari non nasce niente. Ma se non si semina, resta arido di sicuro.

    Un sorriso, e un abbraccio
    Mister X di Comicomix

  • Uyulala ha detto:

    @ Mister X:
    come spesso succede, hai espresso meglio di me e in modo più sintetico ciò che è anche il mio pensiero. Grazie

  • Comicomix ha detto:

    Più sintetico, vero.
    Sul meglio ho qualche dubbio…
    Comunque, Grazie.
    Un saluto dall’Umbria

  • Cristian ha detto:

    Se la consapevolezza che la propria voce non serve a nulla fosse condivisa da tutti, forse a quel punto non servirebbe a nulla veramente.

    Meno male che non è condivisa.

    Riguardo al Tibet, ti rimando a questo post di un amico: http://www.alessandrogermani.com/2007/10/03/ho-conosciuto-un-grande-uomo-palden-gyatso/

  • Uyulala ha detto:

    @ Cristian:
    grazie del link (fra l’altro è curioso: avrei potuto anche andare a lavorare a Chivasso, recentemente…)
    Io non mi metto tanto il problema se ciò che faccio serva o non serva. Se mi sembra giusto fare qualcosa (anche piccolissima) la faccio. Sennò semplicemente non la faccio. Se riesco ad avere abbastanza energie per impegnarmi in qualcosa, ce le metto, sennò salvaguardo la mia salute.

    Credo che la questione dell’utilità o meno sia una delle tante cose profondamente egoistiche del nostro essere umani. Perchè succede che IO ho bisogno di sapere che ciò che faccio è utile, IO ho bisogno di gratificazioni e se non son certo di avere una risposta a questi miei bisogni non mi ci metto neppure.
    Sebbene le gratificazioni ci servano per andare avanti nella vita di tutti i giorni, rischia di essere paralizzante essere legati sempre e solo a quelle.

  • Giulia ha detto:

    Io lo scritto sul mio blog. Se anche dovesse servire solo a noi, a prendere coscienza, a imparare a praticare la non violenza attiva… (se vuoi vai a leggere i due post che ho scritto) sarebbe già qualcosa. Poi ogni volta è vero si dice, perchè non parlare di e si fa un lungo elenco. Di tutto insieme non si può parlare e ognuno sceglie quando e come parlare di… Del resto penso che sarebbe importante formarsi una mentalità, un modo di essere, diventare persone che sanno aprirsi non solo ai propri problemi, maanche a quelle degli altri. Ciao Giulia

  • Uyulala ha detto:

    @ Giulia:
    il link al tuo sito è digitato male e non riesco ad accedervi. Potresti riscriverlo?

  • Joseph ha detto:

    Alla garbata Uyulala
    1. Buddismo. Anche se i monaci non calpestano le formiche, uno dei suoi tratti meno condivisibili è l’indifferenza nei confronti del prossimo e delle sue disgrazie. Mi ricorda, non so perché, gli animalisti nostrani (che pure per certi versi condivido): prima viene il cane, poi, ma molto poi, viene l’uomo. La variante lamaista tibetana, come saprai, è stata spesso caratterizzata da improponibili pratiche orgiastiche. Sua Santità Tenzing è sempre stato definito dalle autorità cinesi “un noto bandito internazionale”.
    2. Tibet. Dopo il disfacimento dell’impero di Gengis, mi risulta che i cinesi l’abbiano sempre considerato come una provincia del loro impero, pur dotata di una sostanziale autonomia, visto il clima poco ospitale (era pressoché disabitato). Parlare di “invasione” cinese mi è sempre parso soverchio, al di là delle efferatezze fattuali dell’operazione, un po’ come parlare di invasione della Calabria da parte dello stato italiano. La grancassa mediatica occidentale è esclusivamente dettata da finalità anticinesi.
    3. Darfur. C’è il petrolio, e tu sai quanto l’occidente sia sensibile a questo aspetto, Soprattutto l’America, ovvero Israele. Ciò mi basta per sospettare grosse mistificazioni ai danni del Sudan, prossimo candidato (dopo Iran e Siria) alla democratizzazione forzata. I morti colà ammazzati dai fanatici islamici, secondo la solita grancassa, salgono di circa 50.000 unità al giorno. La peppa. Tanto chi può dire il contrario. E anche se lo dicesse, chi se ne frega?
    4. Palestina. Ecco, qui la grancassa non c’è. La vedono solo quelli che la pensano più o meno come te. Ciò che è successo in questi giorni in Birmania (uccisioni, arresti, pestaggi, il tutto opportunamente amplificato dall’ipotesi di “migliaia se non milioni di morti”), qui succede quotidianamente da 60 anni. Aggià, ma parlarne significa solo essere contro la legittimità di Israele, come i più irriducibili nazisti.
    Affettuosità.

  • Uyulala ha detto:

    @ Joseph:
    Non sono d’accordo praticamente su nulla di quanto scrivi. Ma non intendo iniziare una discussione in questa sede, che non è adatta. Approvo senza problemi questo tuo commento, non ne approverò altri (tuoi o di chiunque altro) che intendono proseguire un dibattito qui. Ci sono i forum che sono terreno molto più fruttuoso per questo genere di cose.

  • Uyulala ha detto:

    @ clementemastella:
    vi siete trasferiti? 😉

  • Sara ha detto:

    L’importante è essere consapevoli delle mode e delle strumentalizzazioni mediatiche che stanno dietro a queste iniziative. Una volta fatto questo, si può motivare la propria scelta, e tu l’hai fatto. A me danno fastidio quelli che invocano solidarietà e non sanno neanche dov’è la Birmania, e che credono che il tg1 ci dica la verità solo la verità nient’altro che la verità.
    E poi l’importante è che se si è solidali con la Birmania si tenti di vivere pacificamente con le persone che ci stanno vicino. Questo fa la vera differenza.
    E poi aggiungerei una cosa sui conflitti tra due nazioni (ad esempio su Palestina e Israele): capisco che venga da prendere posizione, anche alla luce delle informazioni che si riescono a raggiungere e delle proprie idee di fondo…Ma secondo me farlo in modo così deciso non fa altro che amplificare il conflitto, la mediazione (quella positiva, non l’inciucio) parte dal riconoscimento di “errori” di entrambe le parti.

  • NonLineare ha detto:

    @Uyulala:
    concedimi solo una piccola osservazione, la domanda (le domande) con cui chiudi il post, a voler utilizzare fino in fondo la filosofia secondo la quale conterebbero solo i fatti, non ha senso alcuno porla.
    Prendi atto di un fatto: qualcuno attacca, critica e denigra.

    Credo che le motivazioni abbiamo non solo una dignita’ ma anche una un’importanza. Una grossa importanza. E’ vero che a molti chilometri di distanza alla fine quello che arriva e’ l’azione. Ma qui sotto casa, del mio vicino di casa mi importa sapere se lascia il cancello condominiale aperto perche’ e’ sovra pensiero o semplicemente perche’ non e’ ben educato.

    Chiedo venia per essere andato fuori argomento e se non sentendomi tra i “coloro di VOI” non rispondero’. 🙂

    Un saluto cordiale

  • Uyulala ha detto:

    @ NonLineare:
    (senza il papero a momenti non ti riconoscevo… Sei passato ad un sito vero e proprio?)

    Non ci penso nemmeno a impacchettarti nel gruppo “coloro di VOI”. Sul fatto di “prendere atto” più o meno è quello che faccio. Esprimo però nello stesso tempo un certo fastidio per come vengono portate avanti certe cose e il mio post nasce da questo senso di fastidio. Sai, quasi mai le mie domande presuppongono che il mio interlocutore dia una risposta A ME. Non credo si debba mai chiedere o dare spiegazioni a nessuno, in fondo. Faccio domande perché amo riflettere sulle cose e vorrei, se mi è possibile, invitare altri a fare altrettanto. Poi ognuno se lo vuol fare lo farà…

    Sulla questione delle motivazioni ho delle ragioni per dire quello che ho detto, ragioni che mi richiederebbero un’attenzione un po’ più articolata. Affetta come sono dalla febbre del blogging magari ci faccio un post 😉

  • NonLineare ha detto:

    @Uyulala

    Si, passato ad un sito vero e proprio. Un piccolo passo che poi e’ meno piccolo di quanto pensassi, tant’e’ che scrivevo poco prima, meno in questi giorni visto uso il tempo per la parte tecnica del sito. 🙂

    Sulla questione motivazioni… beh attendo un tuo post.

    Buon prosieguo.
    Mirko

  • Uyulala ha detto:

    @ Mirko
    Vedo se riesco entro domani mattina. Perchè per due giorni non ci sarò…

  • Sergio Corriero ha detto:

    Ciao.
    Vorrei contribuire con il mio punto di vista sulle motivazioni e sulla importanza dell’individuo. Probabilmente ti riferisci a filosofie orientali come taoismo o altre; nel buddismo a me risulta il contrario. L’individuo è proprio il motore di tutto, anche se per riuscire a liberarsi dal samsara l’unico modo è mettersi “al servizio” di tutti gli altri esseri senzienti. La motivazione è il combustibile che permette all’individuo di fare cose eccelse, come infime.
    E questo ha un suo peso nel karma individuale.

    Fare del bene ad altri con motivazioni spregevoli (un pedofilo che offre caramelle ai bambini per adescarli…), non è un bel punteggio nel karma di quella persona…. 😉 anche se l’atto, per intervento della provvidenza, si ferma alla offerta di caramelle…

    Il discorso dell’ego è dal mio punto di vista un po’ diverso…
    ho provato a scrivere qualcosa, ma il tema è complesso e andrebbe affrontato in modo esteso e chiaro…ci vorrebbe un Lama !!!! 😉

    Un abbraccio a distanza…Tashi Delek!

  • Uyulala ha detto:

    @ Sergio:
    una volta che riesco a recuperare almeno 2 neuroni cerco di spiegare nei dettagli cosa intendevo dire (in effetti lo devo anche a Alefzero…). Per quanto riguarda la parola di un Lama, sai, lì faccio un discorso che sembrerà molto presuntuoso (e magari può anche darsi che lo sia), ma qualunque sia il mio pensiero, la mia filosofia di vita, il mio modo di rapportarmi al mondo, alle persone, alle domande sul senso dell’esistenza eccetera, esso nasce solo ed esclusivamente da qualcosa che ho nel bene o nel male macinato da me.
    Ho smesso da molto tempo di riferirmi a qualcun altro, foss’anche la persona più elevata e illuminata, fosse anche la più santa e pura, fosse anche la più ricca di esperienza. Se le cose che mi vengono dette “non mi tornano”, me le potrebbero dire in coro Gesù, Buddha, Lao-tsu, Maometto, Confucio, Ganesha, Shiva e Parvati in unione mistica, Avalokitesvara, Amaterasu, Manitù, Il Grande Bisonte Bianco o la costellazione di Andromeda, che continuerei a pensarla nello stesso modo. Per cambiare posizione di poco o di tanto è indispensabile che le cose tornino A ME.
    Detto questo può anche darsi che le divergenze nascano più da un differente modo di usare le parole e che siano perciò più formali che sostanziali.

  • Sergio Corriero ha detto:

    Già..ma tu parlavi di quello che dicono le filosofie orientali, non di quello che pensi tu… comunque di queste, io conosco (poco, solo da diciott’anni) solo il buddhismo. Quindi, può essere benissimo che altre filosofie (oltre la tua) possano invertire l’ordine delle priorità che dà il buddhismo..con questo, ti mando un bel tashi delek…(ps. non credo che le divergenze siano solo formali)

  • Uyulala ha detto:

    Si. Io faccio un bel minestrone fra cose raccolte da fuori e cose macinate da me 😉

    Sulla questione della motivazione ci devo tornare. Ci ho messo troppo poche parole e credo che in una frase la cosa sia molto ambigua.

  • […] un altro post, Sul nulla e il “quasi” nulla dell’essere blogger, riporto delle affermazioni che presupponevano delle spiegazioni che non ho mai dato, e infatti son […]

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