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Crediti Formativi – riflessioni esperenziali

Mi accomodo nella piccola sala, in 4° fila, già annoiata ancor prima di cominciare. So bene che il cosiddetto evento formativo sarà per l’ennesima volta deludente. Il processo di costruzione dell’apparato mastodontico di “generatori casuali di crediti formativi” da quando è stato messo in moto ha avuto uno sviluppo velocissimo e noi utenti finali (sic!) ce lo godiamo in pieno.

Aspetto che a poco a poco la sala si riempia e che i nostri docenti dal sorrisino forzato la piantino finalmente di farsi le solite leccaculate fatte di complimenti reciproci e di “Il professor X non ha bisogno di presentazioni” (e allora che cazzo lo presenti a fare, stronzo!). Aspetto anche che finisca il minuetto fra le autorità e i relatori, disgustoso quanto inutile e falso. Quasi mai gli individui che recitano si stimano davvero.

L’idea dei crediti formativi non era cattiva: ogni professionista doveva mantenere un continuum culturale che gli permettesse di restare aggiornato. Per noi medici in effetti era diventato indispensabile: travolti dal turbinìo degli impegni lavorativi questi aspetti spesso venivano trascurati ai danni dei pazienti. Obbligare noi, così come altri operatori in altri campi, all’aggiornamento continuo sembrava in effetti un’ottima idea.

 

Apre le danze l’Istrione. Ormai saranno decenni che lo vediamo aggirarsi per i congressi di psichiatria, personalmente lo vedo da quando ho cominciato a frequentarli. E’ notevolmente invecchiato, ripete sempre le stesse cose cambiando di pochissimo il tema dei suoi discorsi. Parla accompagnando la voce impostata a passi studiati ormai da decenni, percorrendo un su e giù per la platea, ripetendo vecchie battute prevalentemente costituite da doppi sensi grossolani e volgari, malamente velati di psicanalisi (povero Freud, chissà quante volte si sarà rivoltato nella tomba!). Usa quello spazio e la nostra platea annoiata come palco, da chissà quanto tempo ormai. Insulta, critica, ma dicesse una stronzatina nuova almeno una volta! Le prime volte che lo ascoltavo mi faceva anche ridere. Ma mai, mai, neppure le prime volte, ho raccolto alcunché di formativo da lui.

L’apparato degli eventi formativi, almeno da noi in Psichiatria giacché non conosco altre realtà, si appoggia prevalentemente su una realtà già esistente: quella degli eventi congressuali sponsorizzati dalle case farmaceutiche. Parlerò anche di questo, delle risorse e dei limiti di questo genere di eventi, ma ciò che mi preme sottolineare qui è che in Italia nel nostro campo la maggior parte della formazione avviene attraverso questi strumenti. C’è una ragione: l’apparato mastodontico di cui parlo fra le altre cose ha fatto enormemente lievitare i costi di ogni evento formativo e il più delle volte senza uno sponsor è praticamente impossibile parteciparvi o organizzarlo.

 

Il secondo intervento lo svolge “L’Amante“. Ormai sfiorita ma tenacemente attaccata alla propria indubbia avvenenza, si dice che la sua carriera sia legata ad una relazione sentimentale “importante”. Non escludo che sia vero (tanti sono gli indizi che suggeriscono l’attendibilità di tale voce) anche perché è abbastanza difficile per una donna cominciare una carriera prescindendo da quel passaggio. Donna dolcissima, dalla voce soave di chi ha avuto la maternità negata per ragioni di lavoro, di fatto però ci propina una fiera di luoghi comuni che personalmente mi vergognerei di esporre ad un pubblico di studenti liceali. Ciò che mi irrita è che lei è comunque una persona di valore, ma per tante ragioni anche lei, con tutta la sensibilità e l’intelligenza di cui è dotata, ha finito per lasciarsi catturare dal sistema congressuale.

Il sistema congressuale come “generatore casuale di crediti formativi” è costituito da vari elementi (e non sono sicura di riuscire a elencarli tutti). Ognuno di questi elementi ha un costo, di solito molto alto.

1. l’organizzazione alberghiera e la reception. Di solito gli eventi si svolgono nell’arco di alcuni giorni (attualmente lo standard è di 2 giorni per via di tante regole imposte dal Ministero della Sanità – che Dio lo abbia in Gloria!) e bisogna provvedere ad alloggiare e rifocillare i poveri congressisti. I costi sono relativi a: spostamenti dei congressisti, alloggiamento negli alberghi e consumo dei pasti.

2. l’organizzazione logistica dell’evento. I costi son relativi all’affitto della sala congressuale (spesso è sita nell’albergo dove alloggiano i relatori) e allo staff dell’Agenzia.

3. la sua organizzazione scientifica. E su questo stendo un abbondante velo pietoso. Gli eventi formativi di un certo tipo hanno avuto un crollo di qualità desolante e mi riservo di spiegare il perché con calma. I costi congressuali di questo aspetto sono legati prevalentemente alle SALATISSIME parcelle richieste dai relatori.

4. gli aspetti burocratici dell’accredito dell’evento. Sono infiniti, seguono logiche imperscrutabili e hanno costi non conoscibili da noi comuni mortali. Per poter accreditare un evento si pagano una vagonata di tasse allo Stato (che Dio lo abbia in Gloria!). Il numero di crediti per questi eventi dipende da tanti fattori: la SPECIFICITÀ dell’evento (non so perché ma eventi che trattino temi più vasti vengono accreditati con un punteggio inferiore); il NOME dei relatori (genera un effetto di autoreferenzialità pazzesco: non si premia la qualità della relazione ma la fama del relatore); il TIPO di evento formativo (quando ci sono per esempio dei lavori di gruppo o dei video interattivi i crediti sono di più – anche se questo tipo di lavori si rivelasse una solenne cagata, ma basta il pensiero).

 

Il terzo intervento lo svolge il Docente Anziano. Serio, corretto e sensato, riesce a fare un discorso condivisibile. Piacevole da ascoltare, si intuisce che è riuscito a mantenersi sufficientemente pulito nel mare di merda in cui navighiamo. Purtroppo però la sua presenza non giustifica abbastanza questo carrozzone e inoltre lui deve prendere un volo e non si può trattenere oltre lo stretto tempo richiesto dall’esposizione. Era l’unica persona che avrei voluto conoscere da vicino. Il suo intervento, cattedratico e impersonale, non ha un peso diverso dalla lettura di un buon articolo se non è accompagnato da uno scambio diretto. Per quanto piacevole, anche la sua presenza è decisamente inutile.

Il sistema di controllo degli eventi formativi non segue uno standard preciso. All’inizio era molto rigoroso, in alcune circostanze continua ad esserlo. Di fatto è bizzarro e ipocrita. Lo scopo è quello di obbligare i congressisti a seguire l’evento, pena la non registrazione dei crediti (che, lo ricordo, per noi sono OBBLIGATORI). A volte questo controllo è limitato ad una firma di ingresso e ad una in uscita, sotto l’occhio vigile di una hostess congressuale (la famosa “Agenzia”…). In altri casi prevede l’uso di un badge con sistema di rilevazione elettronico. Il sistema di rilevazione può essere fatto sempre dalle hostess, manualmente tramite un lettore ottico (quando si verifica in questo modo mi sento tanto “mortadella da supermercato”), altrimenti avviene grazie al passaggio attraverso “porte” che ricordano quelle dei negozi o dei centri commerciali. Solitamente il sistema è tanto più complesso e costoso quanto maggiore è l’importanza dell’evento. In pratica l’unico che sia antipatico da aggirare è quello del controllo diretto da parte delle hostess congressuali: esse si piazzano sulla porta del salone e finiscono per segnarti le uscite anche quando devi andare al cesso.

 

Il quarto intervento è esposto dalla Puttana. No, non è una donna (le puttane in questo campo son quasi tutte maschi). Si tratta di un Nome Famoso, Onnipresente, Onnisciente, dotato del dono dell’Ubiquità. Personaggio che vende con gioia il proprio buco di culo scientifico a chiunque possa fornirgli una pubblicazione, una presenza come relatore, ma soprattutto SOLDI-SOLDI-SOLDI. Presenta sempre gli stessi PowerPoint, che ha abilmente imparato a correggere per adeguarle alle circostanze. Forte del fatto che, al di là della qualità di uno studio o una ricerca, c’è un ampio margine nell’interpretazione dei dati, cambia quest’ultimo elemento a seconda di quale sia la casa farmaceutica che lo paga. La cosa è tanto più spudorata in quanto ognuno di noi, frequentando molti congressi, ha la possibilità di notare facilmente questo giochino.

L’evento scientifico dovrebbe essere l’esposizione di novità, di “aggiornamenti”, legate prevalentemente alla ricerca scientifica. Questo comporta che i relatori provengano prevalentemente dal mondo universitario. Non posso parlare, ovviamente, in termini generali ma solo per quanto riguarda le osservazioni fatte personalmente. Ho potuto infatti notare che intanto in Italia è quasi impossibile fare ricerca senza l’aiuto delle case farmaceutiche. La ricerca raramente ha finanziamenti indipendenti e il controllo esercitato sulla sua qualità avviene prevalentemente grazie al gioco concorrenziale delle varie aziende. Ma anche dando per scontato che la ricerca sia “pulita” (lo è?), resta sempre il punto legato al concetto di “aggiornamento”. Una novità reale, effettiva, che possa portare ad un radicale cambiamento dell’azione in campo terapeutico ogni quanto si può realmente verificare? Di conseguenza, quale può essere l’effettivo scopo di questi carrozzoni? Anche di questo mi riservo di parlare in seguito (se mi riesce…)

 

Gli interventi successivi scorrono interscambiandosi generalmente fra i relatori del tipo “Istrione” e “Puttana”. Più rari quelli delle “Amanti”, sono sporadici quelli del genere “Docente Anziano”, in un rapporto decisamente inversamente proporzionale alla bravura e alla serietà del docente. Alla fine di ogni sessione c’è il tremendo momento delle domande. Noi siamo stanchi, scoglionati e incazzati. I commenti li facciamo fra di noi e ce ne guardiamo bene di esprimerli a voce alta. Non sappiamo mai infatti quanto ci possa costare esprimerci chiaramente. In compenso assistiamo ad un uso improprio della lingua come carta igienica da parte di tutti i relatori. Ognuno di loro intavola una finta discussione, durante la quale si guarda bene dal muovere delle critiche vere ma si limita a porre domande (che personalmente sospetto siano abbondantemente preparate) che possa portare ad un continuo reciproco pompaggio ulteriore del già ipertrofico ego di codesta gente.

L’evento formativo si conclude sempre regolarmente con un questionario di verifica dell’apprendimento e con un feedback. Ovviamente i quiz a risposta multipla si fanno in gruppo. Pochi seguono davvero il congresso. Alcuni riescono a sgattaiolare via, ma anche quelli che rimangono (e io, ahimè, sono una di questi) non riescono a star dietro a tante boiate. Gli interventi si accavallano, sono spesso molto simili fra di loro, molto raramente portano contributi davvero originali o costituiscono approfondimenti interessanti. Quindi per rispondere bisogna arrangiarsi.

Il feedback è quanto di più ipocrita possa essere istituito. Le prime volte era anonimo ed il foglio era separato da quelli della verifica. Evidentemente però questo ha comportato un’intollerabile quantità di feedback negativi e molto velocemente il foglio delle impressioni e valutazioni finali dev’essere firmato ed è presentato pinzato insieme al test di verifica. Son pochissimi coloro che scrivono la verità rispetto all’efficacia, validità e importanza del congresso.

Un tempo i convegni non avevano obbligo di frequenza, non esistevano i crediti formativi e quindi un ottimo feedback era costituito dalla presenza fisica dei partecipanti. Fermo restando che molti congressisti disertavano comunque, per poter godere delle bellezze dei luoghi ove si svolgeva il convegno, c’era sempre una buona percentuale di partecipanti che erano ben intenzionati ad ascoltare qualcosa che potesse rivelarsi interessante. Quando però le aspettative venivano disattese in genere si mandava mentalmente a fare in culo tutto e tutti e si seguivano le orme degli altri. Questo costringeva i relatori ad un minimo-minimo di autocritica. Di conseguenza ci pensavano due volte prima di dire troppe cazzate. Ora questo feedback REALE (e non fittizio) non è più possibile, e son fin troppi i relatori che espongono idiozie, banalità, cose vecchie e riciclate, ovvietà, informazioni che trovi anche su Donna Moderna.

A questo proposito devo dire che ci sono dei relatori (molto pochi) che apprezzo perché, nonostante tutte le lusinghe, riescono a mantenere comunque una buona qualità degli interventi e sanno rendersi interessanti, anche accettando uno scambio reale e non pilotato col pubblico. Apprezzo altrettanto alcuni personaggi imponenti, oserei dire “storici”, che continuano imperterriti a tentare disperatamente di insegnare davvero qualcosa.

P.S.: spero di riuscire a scrivere altro su quest’argomento. E’ un rospo IMMENSO che mi gracida in gola e davvero non ne posso più.

N.B.: tengo a precisare che non ho descritto, nel mio corsivo una esperienza singola di congresso, ma piuttosto una situazione-tipo. I generi di relatori (ne ho individuati 4, ma credo che siano molti di più) si rifanno certo a persone realmente esistenti, ma sono il risultato della SINTESI di caratteristiche che ho raccolto da più personaggi e non da uno singolo. Pertanto se tu che leggi ti sei riconosciuto, non pensare che abbia voluto rappresentare proprio te, ma piuttosto chiediti invece come mai rientri in una di queste categorie e se ti è rimasto un briciolo di pudore cerca di renderti una buona volta consapevole di come ti possono vedere gli altri.

AMEN.

 

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Ci sono 8 commenti

  • Uyulala ha detto:

    Anche se sembra che io sia stata piuttosto “cattiva”, nulla è paragonabile a quello che vorrei davvero dire…

  • Lisa72 ha detto:

    Non ne capisco molto ma dal quel che leggo è roba inutile e pesante come la parmigiana a colazione (quest’ultima solo pesante ;D ) ma soprattutto molto costosoooooooo!!!
    Un abbraccio, Lisa

  • Comicomix ha detto:

    In tutti i campi professionali, i congressi e i convegni si rassomigliano, direi.
    Le mie esperienze, in materia di politica, economia, e diritto pubblico, sono uguali alle tue. E i personaggi, pure.
    Da molte tempo (sto invecchiando…) evito come la peste queste occasioni, e quando proprio sono costretto, soffro prima, durante e dopo.
    Poco, poi passa…
    Negli sperperi di denaro (pubblico o privato, conta poco, sempre la gente gira gira finisce per pagare…) quello di convegni e congressi non è visibilissimo, ma è tra i primi. Ovviamente, con alcune (rare) eccezioni.

    UN sorriso BRA
    Mister X di COmicomix

  • newkid ha detto:

    Fotografia molto ben chiara e corrispondente al vero. La cruda realtà. Un saluto. franco

  • newkid ha detto:

    Ops…ho sbirciato nel tuo profilo. E scoperto che sei un Medico specializzato in “serotoninergicheria”… ^_^ interessante…. Un giorno farò un post sugli effetti collaterali degli psicofarmaci. 🙂 Ciao. f.

  • dolcenera ha detto:

    Hai perfettamente ragione,sono soldi che le case farmaceutiche potrebbero destinare alle varie clinche ed essere utilizzati per curare i pazienti.Ma il congresso che dovrebbe avere uno scopo formativo e di aggiornamento,(crediti ecm) e soprattutto un momento per fare “pubbliche relazioni” e sfoggiare l’ultima borsetta di Gucci acquistata per l’occasione.Mi capita, per arrotondare, di fare la hostess durante i congressi soprattutto di medici,e mi sono accorta che dietro l’organizzazione girano veramente migliaia di euro.Molti pretendono di portare con se anche mogli/mariti/figli al seguito ovviamente sempre tutto a spese altrui e si comportano proprio come se fossero in vacanza.Poi se ti capita di andare in ospedale perchè stai male, non senti altro che parlare di tagli, perche l’azienda sanitaria deve risparmiare e tu puoi anche schiattare.Scusa se mi sono dilungata un po troppo.

  • newyorker ha detto:

    mia sorella, psichiatra come te, frequentava senza sosta convegni e corsi di formazione, era sempre sotto esami…
    ed io la prendevo in giro perchè, al contrario, non frequentavo allora e non frequento ora certi ambienti da un bel pezzo…
    di solito, se c’andavo, lo facevo perchè si svolgevano a Capri, Taormina, MIlano….ma ero giovane e mi piaceva viaggiare.

  • clementinaolga ha detto:

    leggevo e mi chiedevo se eravamo state allo stesso evento formativo…:-) ma hai ragione, si assomigliano davvero pericolosamente quasi tutti!
    peccato, perche’ i (pochi, sigh) convegni “belli” sono cosi’ stimolanti che mi trovano quasi quasi appassionata, quando riconosco qualche briciolo di “interesse genuino”per il nostro lavoro, al di la’ del soldo (che, per carita’, non dispiace)

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