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L’ipocrisia fin nel profondo della mente. Ovvero la perfidia della buona fede. Prima parte: i meccanismi di difesa

Inizio con questo post l’esposizione di un articolo piuttosto complesso che mi costringe a pubblicarlo a puntate. Si tratta di un argomento che mi sta particolarmente a cuore perché ravviso nei meccanismi che descrivo (peraltro in modo sommario e – probabilmente – anche semplicistico) la ragione di tante distorsioni nei rapporti interpersonali. Chi ha voglia di seguirmi si prepari. Spero di non essere troppo noiosa…

C’è una cosa che ripeto con ossessiva frequenza ai miei pazienti, quando essi permettono ai propri cari di far loro dei male perché “non lo fanno apposta“. Dico loro che se io vengo sparata a me personalmente poco importa se il proiettile mi arriva in seguito ad un comportamento accidentale o uno criminale. In entrambi i casi verrei ferita o potrei morire.

In molti ambiti ho scatenato discussioni quando affermo che l’involontarietà di un’azione non toglie responsabilità a chi la commette ma, anzi, potrebbe aumentarla. Vorrei spiegarmi a tal proposito. I miei riferimenti vanno soprattutto a due letture: quella relativa alle lezioni sui meccanismi di difesa dell’IO (descritti originariamente da Sigmund Freud e da sua figlia Anna ma ripresi da moltissimi autori in campo psicologico, e non solo da psicoanalisti), e quelle dell’autobiografia di Carl Gustav Jung.

Per quanto riguarda il primo punto purtroppo non riesco più a trovare gli appunti di quelle lezioni: erano fantastici e non c’è mai più stato niente e nessuno che spiegasse meglio quell’argomento, neppure la lettura dei testi originari.

I meccanismi di difesa dell’Io sono messi in atto per sfuggire al dolore psichico e per mantenere un’omeostasi interna. Non sono necessariamente patologici (anzi! Direi che funzionano alla perfezione soprattutto nei soggetti sani) e in alcuni casi possono avere una notevole importanza nel mantenimento dell’equilibrio interno. Classicamente sono indicati come fenomeni inconsapevoli, che avvengono perciò lontano dalla nostra volontà. In particolare me ne interessano quattro: RIMOZIONE, NEGAZIONE, RAZIONALIZZAZIONE e PROIEZIONE.

Per RIMOZIONE si intende quel processo secondo cui un contenuto psichico, una parte di sé (per esempio ciò che viene considerato un “difetto”), un’esperienza, vengono eliminati dalla coscienza e “scaraventati” nel calderone costituito da ciò che è inconscio.

Per NEGAZIONE invece si intende quel processo psichico secondo il quale si rifiuta qualcosa, nonostante questo qualcosa esista e sia obiettivamente vero. Qualunque cosa può essere negata: una parte di sé (“Non è vero che sono presuntuoso”), una malattia (Non è vero che ho il cancro, vado da centomila medici-guartori-guru perché tanto lo so che hanno sbagliato la mia diagnosi e prima o poi qualcuno mi darà ragione), un fatto legato a persone amate (“Non è vero che mio figlio si droga, è solo un po’ stressato per la scuola”). Tutto può, di fatto, essere negato, dalla cosa più banale a quella più evidente e importante.

Per RAZIONALIZZAZIONE si intende quel processo mentale per cui si riesce a trovare delle motivazioni logiche, condivisibili e accettabili a moti interni che possono non essere logici, né condivisibili né accettabili, oppure si forniscono ragioni “elevate” a motivazioni tutt’altro che tali di azioni discutibili che sono spinte invece da motivazioni socialmente riprovevoli (sesso, arricchimenti illeciti per esempio). Perché sia considerato un meccanismo di difesa è necessario che avvenga “al di fuori e al di là della coscienza” ma spero di arrivare al punto che riguarda questo movimento di “sopra e sotto” il livello di consapevolezza.

Per PROIEZIONE (termine davvero molto “cinematografico”) si intende quell’atto di appiccicare qualcosa di sé addosso ad un’altra persona. Se IO sono invidiosa, ad esempio, attribuisco l’invidia a qualcun altro. E’ un processo che, per attivarsi, richiede che siano in atto anche i primi due. E’ esperienza comune in chi lavora nel campo della salute mentale che la proiezione non avviene di norma completamente a casaccio, tranne nei casi in cui chi opera tale meccanismo sia arrivato ad uno stato psicotico completamente sganciato dalla realtà. Si sceglie come oggetto di proiezione qualcuno o qualcosa che abbia comunque dei “punti di attacco” che possano dare ragione di questo meccanismo.

E’ importante che precisi che le mie idee relative all’inconscio non sono necessariamente sovrapponibili alle teorie di un autore (che si tratti di Freud, uno psicanalista suo seguace, Jung o autori non psicanalisti). Sicuramente influenzata da molte letture e studi, ho però estrapolato una visione non necessariamente aderente a nessuno di essi ma legata anche alle mie osservazioni sia cliniche che personali. La divisione “topografica” di Freud tra inconscio, preconscio e conscio è forse quella che trovo più aderente, quando venga vista non come un terreno con tre confini ma come un mare con un progressivo, graduale gradiente di temperatura dalla superficie al fondo.

_________________________________

Parlerò in seguito del ruolo di questi meccanismi di difesa nel mantenere quella che nel titolo ho chiamato “L’ipocrisia della buona fede”. Per ora voglio far notare come questi processi psichici (e non solo questi) progressivamente allontanino l’individuo da una valutazione limpida e diretta della realtà per renderla via via sempre più strumentale e distorta. Se l’individuo non ha problemi psichici particolari, questa distorsione non gli impedirà di vivere normalmente ma lo spingerà a lavorare per cambiare il mondo intorno a sé affinché si adatti alla visione che crea di se stesso.

_________________________________

Ancora una precisazione: nulla è mai completamente positivo né completamente negativo. Adattare l’ambiente esterno alla propria visione di sé e del mondo ha anche portato al progresso, alle scoperte, alla scienza. Ma in questa sede ne descrivo, ovviamente, gli aspetti distruttivi e deleteri, non quelli costruttivi (che comunque di solito presuppongono un elevato grado di consapevolezza interiore).

_________________________________

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Ci sono 19 commenti

  • Oscar Ferrari ha detto:

    Allora, in attesa del resto, mi metto a scavare sul fondo del mare. Comunque,” l´ipocrisia della buona fede” è già di per se qualcosa su cui riflettere

  • Lisa72 ha detto:

    Trovo quello che scrivi molto interessante e anche, per una profana come me in questo campo, molto chiaro… aspetto il seguito per farmi una mia opinione e magari commentare più costruttivamente..
    Un abbraccio, Lisa

  • rosalba sgroia ha detto:

    Carissima, condivido. Mi vegono in mente le parole dei bambini, quando, sorpresi con “le mani nella marmellata”, dicono ” Non sono stato io!!”
    Cerco anche io di parlare di questi meccanismi ( a livelli diversi ovviamente) ai miei piccoli alunni…Facciamo simulate, ci facciamo domande, cerchiamo di capire cosa si nasconde nelle nostre menti, quali sentimenti ed emozioni proviamo e come e se le controlliamo.
    La maggior parte delle catastrofi relazionali ( anche a livelli più tremendi, come le guerre) deriva dalla NON consapevolezza di questi meccanismi…
    Ciao!

  • Uyulala ha detto:

    @ Oscar:
    non è un discorso semplice. Di solito quando lo faccio non riesco a esporlo decentemente e perciò diventa facilmente confutabile. Inoltre son meccanimi che prima di tutto vanno osservati in noi stessi e, per quanto mi riguarda, non è semplice. Ci si casca facilmente…

    @ Lisa:
    l’articolo è in lavorazione, ma comunque la 2° parte è grosso modo già pronta. Avevo “in cantiere” di scrivere di questo da tanto tempo… Sperèm!

    @ Rosy:
    come ti dicevo su OKNO è molto importante aiutare i bambini a “sgamare” questo modo di procedere della mente. I piccoli possono recepire immensamente meglio di noi. Svolgi un ruolo di cui i bambini, nel futuro, ti saranno veramente grati

  • pipilosa ha detto:

    Complimenti!!! anche io sono del campo, ma ritengo che in questo articolo siano spiegati molto bene dei meccanismi che, se iniziassere ad essere conosciuti e ri-conosciuti , renderebbero la vita un pò meno difficile da capire .

  • Uyulala ha detto:

    @ pipilosa:
    Grazie! Non so se è un’esperienza che fai anche tu, ma io ho sgradevolmente constatato che nel nostro campo ci si rinchiuda troppo spesso in un linguaggio troppo specialistico, perdendo progressivamente il contatto con il suo utilizzo reale: COMUNICARE, e soprattutto farlo a chi non è del campo e che potrebbe essere interessato a capire e a capirsi.
    Alla fine poi i concetti si sganciano dal loro significato originario anche per noi. Che imperdonabile spreco!

  • Comicomix ha detto:

    Ero in crisi di astinenza. 😉
    Per commentare compiutamente, attendo il seguito.
    A presto.
    Un sorriso pieno di sorriso
    Mister X di Comicomix

  • ciemmerre ha detto:

    Mia cara, interessante e come sempre mi ci ritrovo in tutti gli aspetti.
    Lo sai vero che, a breve, potrei diventare una tua paziente fissa? 😉
    Un abbraccio,
    Cla

  • Uyulala ha detto:

    @ Mister X:
    come ti dicevo, sono soggetta a periodi di elettroencefalogramma piatto…

    @ Clà:
    Non è che non ti voglia, ma preferirei essere IO a diventare una tua cliente fissa. Un abbraccio anche a te!

  • Vique ha detto:

    mi è tornato in mente un brano di un post bellissimo scritto da mio fratello;è la ribellione all’applicazione dei meccanismi psicologici che difendono se’ stessi ma possono fare male agli altri

    “Io non tento di sembrare: sono e non ostento.
    Non ostento ciò che non mi appartiene: l’aridità, i cliché attuati da chi mostra i muscoli per sminuire l’altro e poter colpire gratuitamente.
    Trovo insensato celare debolezze e paure.
    Non nascondo le lacrime e ho imparato ad esprimere i sentimenti importanti,…”
    ciao
    Veronica

  • Uyulala ha detto:

    @ Veronica
    Lorenzo è una persona di grande sensibilità. Come te. E come Anne. Vi ho sempre ammirato molto

  • Vique ha detto:

    grazie e ricambio a nome di tutto il trio;
    🙂
    quello che ha scritto Lorenzo e’ davvero un manifesto sulla messa al bando dei meccanismi che ci possono rendere meno autentici;si soffre di piu’ ma si tenta di evitare di negare e rimuovere e fare male

  • taipan81 ha detto:

    Gran bel post Doc, complimenti come al solito.
    Fammi trovare la continuazione al mio ritorno 😉

    Ciao!

  • Uyulala ha detto:

    @ Taipan:
    Ti dirò un segreto (ma non dirlo a nessuno!): la seconda parte ce l’ho già pronta. Solo che sto trattenendomi dal postarla… Vorrei che l’articolo venisse digerito poco alla volta. Ma sapessi quanto mi prudono le mani!

  • Stefano ha detto:

    Ero giovanetto, un caro amico mi rimproverava per dei miei comportamenti che gli avevano causato dei problemi. Di fronte alle mie giustificazioni e alla mia insistenza sul fatto (sincero) che non avevo alcuna intenzione di provocare quegli effeti indesiderati mi folgorò con una sintetica frase: “LA BUONA FEDE NON BASTA”.
    Fu un’illuminazione. D’improvviso mi resi conto che se non valuto con attenzione le conseguenze del mio agire non posso assolutamente trincerarmi dietro la non volontà di fare del male.
    Da allora è una frase che porto sempre con me.

    Ben ritrovata

    S.

  • Oscar Ferrari ha detto:

    Pare che alcune psicologhe in sovrappeso abbiano appena deciso di formare un gruppo musicale. Il loro primo disco si intitolerà ” la sinfonia delle junghiane incarnite”

  • Uyulala ha detto:

    @ Stefano:
    molto bella l’esperienza che racconti. E molto coraggioso da parte tua osservarti e vedere dove il tuo agire può “slittare” verso conseguenze dannose.

    @ Oscar:
    😀

  • dawor*** ha detto:

    blog come questo andrebbero finanziati 🙂 dawoR***

  • Uyulala ha detto:

    @ dawor***
    MAGARI!!!!!!!!!!!!

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