Muore un tifoso - La violenza delle parole

Di solito non mi intrometto in questo tipo di notizie. Pochi commenti sono già troppi e in questo caso non sono certo stati pochi. Ma leggo le news, leggo i post di amici bloggers, e anche di coloro che amici non sono.

Cosa vuol dire che “muore un tifoso”? Che strana sensazione di normalità sentire una frase che non ha nulla di normale. Parlo di Gabriele Sandri, ma parlo di tutti noi. Le parole perdono a poco a poco sostanza e diventano semplici flash impressionistici, vuoti suoni per evocare di volta in volta questo o quello stato emotivo. Ma mai usate per evocare riflessioni, idee, sentimenti (e non sentimentalismi).

Gabriele Sandri non era “un tifoso” così come nessuno di noi può racchiudersi entro una parola che identifica un aspetto qualunque della sua vita. Nessuno di noi è il proprio lavoro o il proprio hobby, né il proprio stato civile o l’eventuale stato genitoriale.

Ci siamo dimenticati che dietro le parole ci sono concetti e idee, che questi concetti e queste idee sono complesse raffigurazioni di un mondo. Le usiamo con superficialità e leggerezza ed esse ci ritornano contro come un perfido boomerang attraverso il sotterraneo magma di lava bollente che evocano con il proprio impatto emotivo.

Non siate sorpresi dell’ondata di violenza che generano le parole. Le usiamo come fossero anelli di fumo usciti dalle labbra di un fumatore distratto mentre sono micce, bombe, fuoco, tempesta, uragano.

Le chiudiamo stancamente entro i tasti dei nostri PC, fra le pagine di un quotidiano, scarabocchiate nel notes, ma le parole esplodono e deflagrano potenti al di là del nostro continuo scivolare attorno ad una realtà nella quale non vogliamo entrare fino in fondo.

Gabriele era un uomo.

 

SuGiu2 Kipapa2

Popularity: 4% [?]

Stumble it!

7 Responses to “Muore un tifoso - La violenza delle parole”

  1. on 14 Nov 2007 at 01:11 Comicomix

    Gaber, in un suo famossimo monologo, “La Paura”, riguardo all’incontro con un viandante inoffensivo in cui vede un nemico, un ladro, ecc.. dopo l’incontro dice:
    Ho pensato di tutto. Ho avuto paura di un’ombra della notte. L’unica cosa che non ho pensato che poteva essere semplicemente..una persona”

    Ecco, viviamo in un mondo dove per fretta, superficialità, malafede, siamo sempre pronti, con il fucile dei nostri pregiudizi, ad appuntare etichette di qualsiasi tipo.
    E ci dimentichiamo sempre dell’essenzale.
    Siamo uomini. Persone. Prima di tutto, oltre tutto

    Ti chiedo scusa per questo pensiero confuso, ma è stata una giornata d’inferno e sono stanco morto.
    Un sorriso triste, per tutte le vite che scompaiono senza un vero perchè
    Mister X di Comicomix

  2. on 14 Nov 2007 at 10:30 Lisa72

    Sono giorni che commento “è morto un uomo” o “è morta una persona”: non puoi che trovarmi d’accordo… il ripetere “è morto un tifoso” è solo un pretesto e un alibi per chi vuole strumentalizzare questa assurda morte invece di rattristarsene e fargliene almeno giustizia visto che rimendio non vi si può porre…..
    Un abbraccio, Lisa

  3. on 14 Nov 2007 at 11:14 TooMuchSugarInMyCoffee

    Quanto è vero.
    La cosa che più mi rattrista è che Gabbo è diventato ben presto un fenomeno mediatico che ha riempito telegiornali, programmi della domenica pomeriggio che altrimenti non saprebbero di cosa parlare, carta stampata e quant’altro…
    Solo per chi gli era vicino era un ragazzo, un amico, un conoscente, un figlio…
    …per il resto del mondo sarà uno strumento per fare ascolti televisivi… niente di più… ed è maledettamente triste. E’ un mondo che passa sopra tutto e tutti (ma solo se ne ha un ritorno…) altrimenti puoi tranquillamente marcire…

  4. on 14 Nov 2007 at 11:49 nucci

    sono mamma ma poco tifosa , mi ha molto colpita l’episodio avvenuto domenica sotto tutti gli aspetti , la società dei nostri giovani fa veramente rabbrividire , le forze dell’ordine agiscono di vero impulso troppa superficialità …… in questi giorni sono nel cuore di quella mamma ….anch’io mamma di un amante della musica tale uguale a Gobbo ….mi stringe il cuore per e penso a qul ragazzo che troppo presto è diventato un angelo !

  5. on 14 Nov 2007 at 17:54 fabio

    Hai ragione, le etichette semplificano e sminuiscono una realtà ben più complessa come quella nella quale viviamo.
    Gabriele era solo un ragazzo, ed è morto per la stupidità e forse l’imperizia di un poliziotto.
    Questo mi rende triste, ma ancor di più mi rende triste la strumentalizzazione dell’avvenimento.
    Ciao

  6. on 14 Nov 2007 at 18:49 Uyulala

    @ Mister X:
    non sei stato per niente confuso, anzi!
    La fretta in particolare ci sta rendendo sempre più distratti. Rischiamo di accettare l’inaccettabile senza senso critico.

    @ Lisa:
    Molti di noi si stanno accorgendo che “buttar fuori” ogni occasione di riflettere per evitare l’immancabile sofferenza non fa che creare violenza e dolore evitabili

    @ TooMuchSugarInMyCoffee:
    Detto in modo brutale: la morte di Gabbo è diventata uno spot pubblicitario martellante…

    @ Nucci:
    Son mamma anch’io e qualche volta mia figlia va col padre allo stadio (lei è tifosa). Immagina l’effetto che mi fanno queste notizie…

    @ Fabio:
    (Non ho capito perché ma il tuo commento era rimasto nell’antispam…). La nostra società vive di strumentalizzazioni, temo…

  7. on 16 Nov 2007 at 00:29 arouetvoltaire

    Leggo dopo avere lasciato di vedere “Anno Zero”. La ricostruzione della «macelleria messicana» è ancora una volta lì, nelle facce terrorizzate, nelle mani alzate, le teste spaccate. E non sono parole. Niente può giustificare quei fatti. Sono scappato perché c’è ancora qualcuno che minimizza, ridacchia osceno. Anche dopo le parole di un dirigente che in aula confessa e inorridisce. Ci si vuol fare credere che fu “lotta all’anarchia”. A me sembrano prove generali di un qualcosa che non è scattato perché ancora ci sono, da noi, Donne e Uomini.

Leave a Reply

Trackback URI | Comments RSS