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A Stoccolma

Stoccolma 22-23-24 Novembre 2007

Ormai diventa sempre più rara l’occasione di usufruire di un viaggio “importante” con una casa farmaceutica. Le innumerevoli limitazioni che stanno introducendo rendono questi viaggi molto appetibili. Come ho scritto in un altro post, ho ottimi rapporti con gli informatori farmaceutici, e questo anche perché non ho mai chiesto nulla. Forse proprio per questa ragione mi capita spesso che certi eventi davvero interessanti mi vengano offerti volentieri.

Una delle cose che a volte le case farmaceutiche organizzano è la visita guidata ai loro stabilimenti per farci conoscere le procedure di fabbricazione dei medicinali. Le industrie hanno sedi in varie nazioni, ma solitamente si preferisce far visitare la più importante o quella che è localizzata nella nazione di appartenenza. Quest’azienda si trova in una cittadina nei pressi di Stoccolma, a Södertälje, cittadina che peraltro non abbiamo visto manco di striscio.

Il viaggio dall’aeroporto all’albergo (situato al centro di Stoccolma) lo abbiamo fatto in pullman, accompagnati da una guida locale: una signora di circa 60 anni, svedese, che parlava in un ottimo italiano dall’accento buffissimo: non pronunciava le U (che sostituiva con le V) e arrotava le R in un modo esasperato: ne metteva almeno quattro ogni volta che ce n’era una. Ci spiega alcune cose molto pratiche: a Stoccolma nessuno beve acqua confezionata ma quella del rubinetto perché è ottima (vero), nessuno fuma (falso: ho visto molti giovani che fumano come turchi. E’ però vero che al di fuori dei giovani nessun altro ha quest’abitudine) e soprattutto non si può fumare nelle camere d’albergo e in nessun locale. Cerca anche di spiegarci dove siamo man mano che attraversiamo i luoghi, ma la mia memoria non trattiene un fico secco. Uno dei luoghi che ci indica è quello dove hanno assassinato Olof Palme la notte tra il 28 Febbraio e il 1° Marzo 1986. Mi rendo conto, dalle parole della signora, che quel momento è stato drammatico per gli svedesi e che tutt’ora il ricordo del grande primo ministro è vivo e presente.

Arriviamo in tarda mattinata del 22 e abbiamo pranzo e pomeriggio liberi. Mi attardo in camera, così finisce che mi aspetta solo una collega. Ci dirigiamo secche secche verso Gamla Stan, il centro storico che si trova sull’isola di Stadsholmen. Comincia ad essere addobbato a festa e le stradine sono cariche di negozi piccoli, coloratissimi e illuminati da luci sempre molto calde.

 

Mangiamo qualcosa in un locale piccolissimo e già mi accorgo immediatamente di qualcosa che poi sarà una costante in questi due giorni trascorsi lì: la gente è sempre disponibilissima e cerca di farsi capire in ogni modo possibile. Io non conosco altra lingua al di fuori dell’italiano e la mia collega ha una conoscenza molto superficiale di inglese scientifico. Le persone a cui ci siamo rivolti però hanno sempre tutte trovato il modo di capirci e farsi capire. Li ho invidiati molto per il loro inglese fluente…

Alle 15 è già buio. Un buio non intenso, più di tipo crepuscolare, stranamente “caldo”, in contrasto con la temperatura esterna. Cominciamo a girare per i vicoli e ci accorgiamo che stiamo facendo un vero girotondo. Mi accorgo che il senso dell’orientamento comincia ad andare a farsi benedire. “Siamo venuti da quella parte”, “No, da quell’altra”… All’inizio non ci si fa molto caso, solo dopo mi sarei accorta che nel centro storico le stradine sono leggermente curve, poco, quel tanto che basta per farti dirottare in una direzione diversa se non ci presti sufficiente attenzione.

 

Nella piazzetta (che ho molto malamente fotografato, visto che era già buio e che non avevo cavalletto) c’erano molti chioschi ove vendevano tanta roba da mangiare, la maggior parte della quale era costituita da pane, formaggio e SALMONE.

Decidiamo di tornare indietro e ci incamminiamo verso un ponte.

Il centro storico alle nostre spalle è suggestivo ma… non riconosciamo i luoghi. Ci accorgiamo di esserci perse ma ci vuole un po’ per capire COME ci siamo perse. Di fatto nel girare l’isola anziché andare verso nord-est siamo finiti nel lato sud-ovest dell’isolotto e quindi abbiamo attraversato l’acqua verso il lato opposto rispetto a dove stava il nostro albergo.

La mia collega comincia a preoccuparsi. Devo dire che invece io mi son sentita sempre molto tranquilla. Percepisco una sensazione assoluta di sicurezza in questa città, che pure non conosco, dove parlano lingue a me ignote. Comincio a comprendere la direzione da prendere ma, giustamente, la mia collega preferisce chiedere. La gente fa di tutto per aiutarci: ci indica i luoghi nella cartina, gesticola quasi come gli italiani, ci indirizza con ampi movimenti delle braccia.

Non riesco a fare a meno di ammirare i colori di questa notte precoce, colori resi metallici dal cielo gonfio di nuvole e pioggia, resi luccicanti dalle luminarie, le vetrine, ma anche dall’acqua piovana che scivola sulle strade rese dissestate dai numerosissimi lavori in corso. Sapere di aver perso la strada non ha intaccato di un grammo la voglia di osservare, di riempirmi occhi e pelle delle delicate sensazioni che avverto.

 

Dobbiamo constatare che gli abitanti sono molto meno ligi al dovere di quanto non ci aspettassimo: attraversano la strada più o meno come noi: ovunque e in ogni momento libero da auto, che ci sia o meno il verde. Inoltre non ho modo di osservare alcuna freddezza in loro. Con noi son sempre spontaneamente gentili, spesso vedo coppie prese per mano, alcuni giovani si baciano per strada mentre camminano. Coppie più mature passeggiano a braccetto, ben strette. Certo, le mie son solo impressioni di una permanenza brevissima, ma devo dire che mi son sembrati piuttosto empatici.

Il ritorno è caratterizzato da un certo grado di apprensione da parte della mia collega, che è preoccupata del fatto che ha completamente perso l’orientamento. Stranamente invece io capisco bene dove siamo: la collega sistematicamente sbaglia nell’orientare la cartina e devo correggerla in continuazione altrimenti rischiamo di finire in periferia… Questo mi dà comunque modo di godere della passeggiata, fatta a passo sostenuto.

Torniamo in albergo abbastanza stanche.

La sera a cena restiamo in albergo dove mangiamo diverse specialità locali. Ma devo mettervi sul chi va là: se vi offrono una zuppa cremosa color verde-incerto e dal sapore strano e vagamente alcoolico, non la mangiate. Potreste rischiare di ritrovarvela poi i giorni successivi a dipingere graziosamente le pareti delle vostre porcellane igieniche.

In compenso stavo per fare una gran bella figura di letame: uno dei piatti presentava tra le altre cose una specie di formazione quasi cilindrica, arancione. Sembrava una carota e infatti qualche mio collega ha espresso dei commenti al riguardo. Piccolo particolare: NON era una carota ma un ottimo, nonché pregiato, CAVIALE ROSSO… (figuremmerd……)

 

Il 23 è dedicato alla famosa visita agli stabilimenti dell’azienda farmaceutica. Il viaggio in pullman si svolge sotto una pioggia monotona, il cielo è plumbeo e i vetri del pullman si riempiono velocemente di condensa. Mi escono foto mosse e, ancora una volta, decisamente brutte, e la cosa mi infastidisce un po’.

L’azienda farmaceutica è immensa: una vera città. Per motivi abbastanza ovvi non posso far foto al suo interno, ma ne ho fatta una all’esterno per via del significato abbastanza curioso:

Quel piccolo locale celeste che si vede al centro è chiamato “la gabbia”. E’ l’unico luogo ove si possa fumare in quanto non è vietato farlo solo all’interno del caseggiato, ma anche al di fuori di esso, nei giardini o nei parcheggi. Tutti i fumatori si devono ficcare lì.

Contrariamente alle aspettative la visita guidata si rivela interessante. Ci dividono in tre gruppi ed io finisco con una giovane dipendente: una ragazza dai lineamenti delicatissimi, bionda e con gli occhi azzurri, abbastanza minuta e dalla voce molto dolce. Parla inglese e la nostra guida traduce per chi, come me, non capisce ‘na mazza. Anche la dolcissima ragazza dell’azienda farmaceutica fa di tutto per comunicare con noi, al punto che riesco a scambiare con lei alcune parole. Accenna al fatto che ama la musicalità della nostra lingua. Ci chiede di dove siamo. Ero accanto a lei con un collega sardo e indicando me stessa e lui le dico “Sardinia” mentre indicando altre persone dietro le mie spalle dico “Sicilia”. Mi guarda interrogativa e mi chiede se ci fosse differenza. Le rispondiamo di si in coro e lei scoppia in una risata argentina. Mi fa capire che anche in Svezia le persone sono differenti da regione a regione.

Non sto a tediare sui sistemi di produzione delle compresse (che peraltro sono complessi e molto raffinati), ma una cosa mi colpisce assai: i pochi lavoratori che vediamo aggirarsi per i corridoi son tutti calmissimi, rilassati. Ci invitano a pranzare alla mensa ed anche lì ciò che colpisce maggiormente (a parte il fatto che il cibo era ottimo) è la grande serenità e rilassatezza dei dipendenti: prendevano i cibi, i sedevano ai tavolini conversando piacevolmente e non avevano nessuna pressione per ritornare alla produzione. Sembra che questa sia una caratteristica tipica del modo di impostare il lavoro in Svezia: il lavoro dev’essere piacevole, fatto in relax, organizzato il più possibile in modo elastico e flessibile. E questo sistema a quanto pare aumenta fortemente la produttività dei lavoratori. Per quanto lavorare in un’azienda farmaceutica non mi attiri per nulla, durante quella visita se mi avessero messo sotto il naso un contratto anche come inserviente lo avrei firmato ad occhi chiusi.

 

La pioggia diventa più intensa. L’autista ci accompagnerà presso il museo ove è ospitato il galeone Vasa, recuperato tre secoli dopo il suo affondamento.

 

Come dicevo la città è piena di lavori in corso e mi era difficile fotografare senza beccare almeno un cantiere. (Notate fra l’altro l’effetto della condensa sui vetri: con i colleghi tentavamo di levarla con ogni mezzo, comprese le buste di plastica…)

Il Vasa è un immenso veliero affondato praticamente subito dopo il varo. Nel link che ho inserito trovate la sua storia su Wikipedia.

Ma una cosa che non trovate scritta è quella che ci ha raccontato la nostra impagabile guida: il galeone è stato costruito di fatto a scopo “pubblicitario”, un po’ come mezzo di propaganda per il re Gustavo II Adolfo, la cui legittimità nella discendenza era all’epoca messa in discussione dal fratello, divenuto re della Polonia ma a rigor di logica vero pretendente al trono.

Come ci spiegava la guida, qui sulla poppa le decorazioni in alto rappresentano l’incoronazione di un bambino da parte di due grifoni alati. Il bambino dovrebbe essere, nelle intenzioni, il re Gustavo Adolfo, e il “messaggio pubblicitario” che doveva passare era proprio quello di rimarcare che il suo diritto dinastico veniva dalla nascita.

Nel’album di Picasa ho postato molte foto del Vasa, mi ci sono proprio sbizzarrita. Se avete voglia di sciropparvele vi rimando lì.

All’uscita dalla visita del museo piove ancora. Una pioggia monotona, fredda, scende da un cielo mercuriale e quel clima, quel freddo, quella pioggia e quei colori mi richiamano immediatamente alla mente i sette romanzi della saga di Gulla, scritti da Martha Sandwall-Bergström, scrittrice svedese che ho scoperto ora essere morta a quasi 90 anni nel 2000. La saga di questa ragazzina (dall’età di 10 anni circa al suo matrimonio) di fatto diventa un mezzo per raccontare il rapido cambiamento del popolo svedese da un’organizzazione sociale di tipo medievale ad uno stato a forte impronta socialista. Ho letto quei sette romanzi quando avevo a mia volta all’incirca 10 anni e quanto vi è descritto è entrato a far parte del mio immaginario relativo alla Svezia.

In particolare proprio la descrizione del clima autunnale, con questa pioggia fredda e costante, con il colore mercuriale del cielo, l’ho ritrovata identica all’uscita dal museo. Mi è stato inevitabile pensare a questa gente, che ha dovuto adattarsi ad un clima freddo e ostile; questo popolo si è trovato a mutare in tempi brevissimi le proprie caratteristiche sociali e, credo, inevitabilmente anche il proprio carattere di base. In epoche non troppo lontane vi era una situazione di sfruttamento esasperato dei contadini da parte delle caste nobiliari con un divario fra classi sociali immenso e incolmabile. Il modello socialista dell’organizzazione sociale si è imposto in tempi molto rapidi, non senza dolore, ma gli svedesi hanno avuto un grandissimo coraggio collettivo nell’affrontare cambiamenti di portata epocale che li ha resi il popolo che conosciamo ora. Da gente dura, spesso violenta, abituata a vivere in condizioni climatiche estreme, avvezza ad educare i propri figli in modo rigido e facendo largo uso di punizioni corporali, gli svedesi si sono trasformati in persone dolcissime, molto attente al benessere collettivo, con profonda attenzione al mondo dell’infanzia, sostanzialmente aperti e ospitali.

La giornata non invita, purtroppo, a grandi passeggiate. La maggior parte dei miei colleghi decide di andare presso i centri commerciali (dove sarei andata più tardi io stessa). Io seguo una collega che vuole visitare il Historiska Museet (Museo Storico). La seguo volentieri (anche perché sa orientarsi meglio dell’altra).

Il museo è organizzato secondo un percorso temporale che parte dalla preistoria più antica fino all’epoca d’oro (è il caso di dirlo) dei vikinghi. Organizzato in modo magistrale, conduce con creatività attraverso il tempo riuscendo a farmi immergere fra vallate e spiagge, boschi e rumori di fronde rendendo il percorso interattivo piacevolissimo. L’ultima sala che si visita, di solito, è la sala d’oro: un caveau dove sono custoditi manufatti, monete, monili, ornamenti di ogni genere, tutti d’oro. Veniamo richiamate proprio laggiù: è già orario di chiusura e noi siamo le ultime…

All’uscita dal museo abbiamo la sorpresa: nevica! Lievi e piccolissimi fiocchi di neve ci fluttuano intorno, mentre la temperatura si è notevolmente abbassata.

Camminiamo di buona lena attraversando fra le altre la bella Drottninggatan, strada pedonale in parte già addobbata per Natale. Arriviamo in Hamngatan, ove si trva la NK (Nordiska Kompaniet): un centro commerciale molto frequentato. Le sue vetrine sono uno spettacolo e all’interno è tutto addobbato per il Natale.

 

Ci sono cose bellissime: gli svedesi hanno un vero culto sia per il design che per la casa e quando uniscono queste due cose riescono a fare oggetti contemporaneamente utilissimi e bellissimi. Io ho acquistato due Snowball di Kosta Boda, due piccoli portacandela in vetro che sembrano palle di ghiaccio. Sapevo che questa marca è svedese D.O.C., fra l’altro si tratta di una casa che fabbrica oggetti in vetro di straordinaria bellezza. Ma il vetro si rompe… e quindi mi sono dovuta contenere molto, anche nella spesa.

Alla fine in albergo e poi a cena. Ceniamo in uno strano posto che, ovviamente, non ricordo come si chiama e non ricordo dove sia (ci siamo arrivati in pullman). Si tratta però di un grande mercato al chiuso, con i capienti box in legno chiaro ricolmi di ogni ben di Dio. Il soffitto è molto alto e le pareti sono percorse da ampi ballatoi.

La cena è in parte servita e in parte a buffet, tutta a base di pesci e crostacei. Ho mangiato talmente tanto che non sono riuscita a toccare l’ultima aragostina (o era una cicala? Ma boh, erano così buone!!!) . Sono infatti arrivata al punto da non riuscire a infilare fra le labbra neanche una briciola di pane. Come dovunque, le cameriere girano con grandi caraffe piene d’acqua e riempiono i bicchieri ogni volta che li vedono vuoti.

Dopo cena decidiamo di farci una passeggiata. La città è vivacissima, c’è stato una specie di cambio della guardia: mentre durante l’orario di apertura dei negozi vedevo persone dedite prevalentemente allo shopping oppure palesemente in giro per commissioni, la sera sul tardi le strade si popolano di giovani; a poco a poco sempre più ubriachi e strafatti i ragazzi vestono in modo singolare e le ragazze girano quasi del tutto scoperte. Ho visto varie giovani con abitini scollati dietro la schiena, a maniche corte, gonna corta svolazzante, decolleté con tacchi e apparentemente senza calze. Da notare che la temperatura era scesa a non meno di -2° C (e probabilmente era anche più bassa). Infatti l’acqua delle pozzanghere era diventata ghiaccio durissimo.

Le ragazze che vedo in giro sono di due tipi: Tipo Cenerentola (bionda, lineamenti delicati, occhi azzurri) e Tipo Biancaneve (carnagione diafana con guance rosate, occhi quasi verdi, capelli “neri come l’ala del corvo”). Per entrambi i generi le ragazze sono comunque esili e non molto alte. I ragazzi sono per lo più effeminati, decisamente più alti, magri, portano i capelli lunghi e vestono spesso con abbigliamento tigrato o leopardato.

Due ragazze completamente sbronze e fatte di chissàcche camminano in mezzo alla strada. La bruna punta decisa (per modo di dire) un taxi e lo ferma, letteralmente, parandosi davanti. Salgono nel taxi che riparte sgommando.

 

Col collega rimaniamo alla fine a parlare fino a notte fonda nella hall dell’albergo, ad osservare con divertimento alcune scene che si verificano nel tempo (la più divertente è quella di un gruppo costituito da coppie in tenuta finto-elegante che nel grande salone brindavano a spumante mangiando panini tipo quelli della McDonald’s, salvo poi recarsi a due a due verso le camere, ridacchiando sbronzi e divertiti…)

Il 24 è il giorno della partenza. Mi alzo con calma, faccio colazione (che non descrivo perché è davvero un pianto) e prima di tutto compro una maglia all’Absolute Ice Bar. Perchè non ve l’ho detto, ma l’albergo dove ci hanno alloggiato è il Nordic Sea, dove c’è appunto il bar di ghiaccio ove servono solo la vodka Absolute. Io non ci sono mai entrata perchè c’è sempre da fare una fila chilometrica e non ne avevo voglia.

Mi faccio invece un giro nei dintorni per scattare le ultime foto. Ovviamente proprio quest’ultima giornata è tersa, limpida. La temperatura è al di sotto dello zero, non ci sono più nuvole e quindi non piove e non nevica.

Sento già la malinconia che mi assale. Per quanto in questo post abbia raccontato tanto, a Stoccolma ci sono stata solo due giorni. Mi sembra di esserci da sempre tanto mi sento a mio agio e accarezzo con lo sguardo i luoghi che mi scorrono davanti durante il viaggio in pullman del ritorno in aeroporto. Non ho visto quasi nulla e me ne rendo conto con tristezza.

Non ho visto le parti più periferiche della città, non ho visitato le isole, non mi sono immersa nei parchi.

La sensazione che ne ricavo è di un grande, immenso desiderio di recuperare quanto mi è mancato, di poterci tornare con calma e magari proprio in una stagione fredda. Mi è rimasta nel cuore la piacevole sensazione di calore che queste persone gentili sapevano trasmettere col loro guardarti serenamente negli occhi, con lo sforzo che facevano per capirti e per farsi capire.

E mille e mille storie questo brevissimo viaggio è stato capace di tirarsi dietro, come gli anelli di una lunga catena…

 

Kipapa2SuGiu2

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Ci sono 21 commenti

  • Comicomix ha detto:

    Ci hai preso per mano, e ci hai accompagnato accanto a te in questi tuoi due giorni svedesi…
    Belle foto. Bel viaggio. Ben ritrovata.

    Un sorriso abbraccioso
    Mister X di COmicomix

  • Uyulala ha detto:

    @ Comicomix:
    il mio immaginario di bambina è carico di favole dei paesi scandinavi, desidero da sempre poter visitare i luoghi che hanno ispirato quelle fiabe che mi hanno accompagnata e che, lo dico senza alcun pudore, continuano ad accompagnarmi tutt’ora.

  • rosalba s ha detto:

    Straordinario! Mi hai fatto rivivere il viaggio di questa estate! Che posto splendido e che gente splendida.
    Qui potrai rivedere qualche posto, come io ho rivisto qui 🙂

    http://neroassenso.splinder.com/post/13279715/Foto+di+un+sogno.

    Grandeee Uyulala!
    Baci
    Ros

  • Uyulala ha detto:

    @ Rosalba:
    Allora quello che ho intuito coincide con quanto hai vissuto tu?
    (comunque le tue foto sono immensamente più belle, non c’è che dire!)

  • rosalba s ha detto:

    Beh sì, un senso di pace, di pulizia, di serenità. Gente cortese e gioviale e per nulla fredda, come si dice! I soliti stereotipi. Poi non m sono fermata a Stoccolma ma, come hai visto, ho visitato anche un po’ di Norvegia e di Danimarca…In ogni caso sono posti da sogno!
    Ci riandrò…
    Ros
    P.S
    Dimenticavo…
    A me è piaciuto anche il cibo, specie in Norvegia!

  • taipan81 ha detto:

    Mi sono guardato tutte le foto su Picasa, letto le didascalie e sciroppato il post tutto d’un fiato. Poi non dire che non ti voglio bene eh! 😀

    Scherzi a parte, bellissimo post e bellissimi posti… toccherà andarci, mannaggia! Solo solo per il tipo Cenerentola… mmm… (sguardo sognante)

    A proposito, ti sei fatta dare un recapito dalla tua guida alla casa farmaceutica? Un indirizzo mail… un contatto msn, qualcosa! 😀

    Ciauuuuuu!

  • Uyulala ha detto:

    @ Taipan:
    Hai guardato tutte le foto? Le mie ORRENDE foto? Sei decisamente un EROE!
    Comunque a me toccherà tornarci… M’è rimasta la voglia…

  • Cristina ha detto:

    Sembra di essere stata là con te, splendido il tuo racconto corredato di foto, ci mancava giusto un tè da prendere insieme e non sarebbe potutto essere più piacevole.

    Un caro saluto.

    Cristina

  • Uyulala ha detto:

    @ Cristina:
    Oh si, un bel tè caldo da prendere tra una passeggiata e l’altra. O magari una cioccolata bollente! E poi perdersi di nuovo 🙂

  • newyorker ha detto:

    e il vin brulè in quella piazzetta con le bancarelle? ciao, bentornata

  • Uyulala ha detto:

    @ Newyorker:
    Anche questa mi manca. BISOGNA proprio che ci torni! 😉

  • Giuseppe ha detto:

    Bel post, mi sembrava di essere lì con te 😉
    Io non ci sono mai stato, ma mi hai fatto venire la voglia di andarci.

    Ciao carissima, buona serata o come ti direbbe la signora svedese bvona serrrrata! ;-D

  • Uyulala ha detto:

    @ Giuseppe:
    pensa che a me scrivere il post ha fatto venire la voglia di restarci…
    La signora che ci faceva da guida ci spiegava il rapporto euro/corona pronunciando EVRRO. Giuro che non so neppure come ci riuscisse…

  • Lisa72 ha detto:

    Mi fai venir voglia di andarci e io non amo per miente il freddo!!!!! Sei una poeta! 😉
    Un abbraccio in ritardissimo, Lisa

  • Comicomix ha detto:

    Farsi accompagnare dalla favole, specie quando non si è più anagraficamente bambini, è – secondo me – un ottimo modo di essere adulti.
    Certamente, degli adulti che mi piacciono…
    ^_^

  • Uyulala ha detto:

    @ Lisa:
    soffro più il freddo qui, dove non sai se ci sia il riscaldamento nei locali, dove trovi umido.
    P.S.: tu non sei mai in ritardo

    @ Mister X:
    🙂 Anch’io preferisco decisamente quel tipo di adulti…

  • fra ha detto:

    Ciao, finalmente sono atterrato sul tuo blog… sono contento che sia andato tutto bene! 🙂 a presto. Fra

  • Uyulala ha detto:

    @ Fra:
    🙂 credevo ti fossi disperso! Benvenuto!

  • blogmasterpg ha detto:

    Ma scusa tanto: da quel che ho capito sei una psicologa: ma ti ci vuole tanto a capire che questi viaggi altro non sono che CORRUZZIONE? Fatta in maniera gentile, certo, ma sempre ti mettono in testa l’idea di proporre i loro prodotti i pazienti per poi regalarti un viaggio. O sei ingenua in maiera pazzxesca oppure, non sò. Ho conosciuto molte persone come te, che hanno la testa fra le nuvole e vivono in un’altra realtà, spero tu non sia fra queste, ma di crto ad una lettura veloce di quello che hai scritto (nella premessa ‘non homai chiesto niente’, e ci mancherebbe, pure….) . Prendete parte ad iniziative tipo:’spegnere la televisione contro le opimpiadi’, per poi riaccenderla ‘perchè c’è una italiana che sta per vincere una medaglia d’oro’, oppure ‘sono contro la droga’ e magari segnate o prendete quintali di psicofarmaci. Spero di sbagliarmi, e di doverti fare delle scuse per questa Mia, nma ho paura di aver colto più che qualcosa ( almeno da quello che pubblichi), Ciao. Io scrivo anche su [link rimossi dalla proprietaria del blog] Ciao.

  • Uyulala ha detto:

    @ blogmasterpg:

    1. non sono psicologa ma psichiatra. Quindi sono medico in quanto la psichiatria è una specializzazione della medicina mentre la psicologia è un ramo specialistico degli studi umanistici

    2. ti invito a stare attento a come parli. Quanto dici configura il reato di CALUNNIA e DIFFAMAZIONE. Nessuno ha corrotto e nessuno è stato corrotto in quanto nessuno ha posto condizioni (neppure in forma velata) a questo viaggio. D’altronde come ho spiegato in un altro post, l’unico criterio che personalmente uso per prescrivere i farmaci è quello clinico e di efficacia. Prescrivo spesso farmaci presentati da persone che mi stavano sulle gonadi perché quei farmaci sono buoni, mentre mi capita di prescrivere poco altri farmaci, presentati da persone in gamba e simpaticissime, perché presentano problemi di efficacia, di tollerabilità o di maneggevolezza.

    3. gli psicofarmaci sono FARMACI, le droghe sono SOSTANZE D’ABUSO. Una buona volta smettiamola di fare minestroni e dare delle disinformazioni pesanti, dannose e deleterie. Senza gli psicofarmaci non sarebbe stato possibile chiudere i manicomi e questo è un dato di fatto.

    4. contrariamente a quello che puoi pensare, io quando dico una cosa la faccio.Se dico che NON guarderò le olimpiadi vuol dire che NON le guarderò. Da noi si dice: “Pensa al male chi fa del male”: un piccolo esame di coscienza da parte tua non sarebbe superfluo.

    5. delle scuse me ne infischio. Ma toglierò ogni altro commento che intenda proseguire la discussione in questa direzione.

  • sara ha detto:

    Ciao,mia chiamo Sara e nel corso di una ricerca sul web ho trovato il tuo blog.
    La mia ricerca riguardava i libri di Martha Sandwall-Bergström che avevo letto quando ero una ragazzina(ormai molti anni fa,dal momento che io sono nata nel mese di dicembre del 1961).
    Ho letto solo i primi tre libri,peraltro attualmente introvabili sia usati che in ristampa, ma ti confesso che sono sempre stata curiosa di conoscere il seguito di quelle storie che leggevo e rileggevo tanto da conoscerle quasi a memoria.So che la mia è una richiesta forse un po’ anomala come il mio approccio d’altra parte,ma vado al sodo:potrei chiederti la cortesia di una breve sinossi degli altri quattro libri?(…dal tuo blog mi è parso di capire che tu li abbia letti).
    Vorrei conoscere cosa è stato di tutti i personaggi che ho amato:Gulla,Johannes ecc.
    I sending a message in a bottle…e spero che tu mi risponderai.
    Sara

Benvenuti nell'armonia tra sacro e profano

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Nell'armonia degli opposti il sacro è profano e tutto ciò che consideriamo profano profuma dell'incenso del sacro. Non esiste nulla di cui non si possa parlare…

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