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AIDS e responsabilità

Coccarda per la campagna contro l'AIDS Con un certo ritardo noto che oggi è la giornata mondiale per la lotta contro l’AIDS. La prima volta che sentii parlare di questa strana malattia ero ai primi anni dell’università, non ricordo se fosse il 1982 o giù di lì. Ricordo solo che cominciava a diffondersi in tutto il mondo la notizia che esisteva una malattia che colpiva gli omosessuali maschi e che determinava una perdita delle risorse immunitarie dell’individuo. Seguii da studentessa di medicina l’evoluzione degli studi e le varie descrizioni che ebbe questa malattia, attraverso anche i “battesimi” che ricevette e attraverso la scoperta che si trattava di una malattia che si trasmetteva “attraverso il sangue”

 

 

 

 

Questa sindrome destava la curiosità degli ambienti accademici e, almeno all’inizio, preoccupazione solo in ambiti gay, mentre divenne rapidamente chiaro che ad essere coinvolte erano tutte le persone che potevano in un modo o nell’altro entrare a contatto con sangue infetto.

 

Però nell’immaginario popolare divenne ben presto “la malattia dei gay” e per questa ragione coloro che avevano una mentalità omofoba cominciarono ad esultare, chiamando in modo più o meno esplicito l’AIDS come una punizione divina.

 

Tale associazione fra AIDS e mondo gay divenne presto più marcata in seguito alla vicenda dell’attore Rock Hudson: ammalatosi di AIDS, morì infatti per le conseguenze dell’immunodeficienza nel 1985.

 

Altra associazione che balzò alla ribalta fu tra AIDS e tossicodipendenza da eroina. E in questo caso purtroppo vennero ad essere coinvolti anche i bambini. Infatti questi ultimi, figli di madri tossicodipendenti e affette da AIDS, positivi per nascita, venivano rifiutati da asili e scuole per la paura del contagio.

 

La psicosi dell’AIDS si allargava. Non c’era giorno che non se ne parlasse. Vennero fatti film, scritti libri e articoli su giornali e riviste, organizzati dibattiti e tavole rotonde. Un’indigestione di informazione (a volte di DISinformazione) ci ha assalito, violentato, tediato, seguito, preceduto, affogato.

 

Morirono altri divi. Chi non ricorda lo straordinario Freddy Mercury e la sua canzone “The Show Must Go On“? Morto nel 1991, aveva annunciato la sua malattia qualche mese prima. Alla sua morte rimasi incollata alla TV per guardare i servizi che ne fecero. Ahimè, troppo pochi perché già l’AIDS stava diventando un argomento desueto.

 

 

E come non ricordare Rudolf Nureyef, danzatore e coreografo dalle doti artistiche uniche nel secolo? Rigoroso, creativo, bizzarro ed eccentrico, forte, dalla danza “maschia” ma capace di creare coreografie fastose e solenni, ironico al punto da danzare con Piggy:

 

 

E quante vite da allora disperse, tra le luci della ribalta o nelle pieghe della sabbia del deserto africano, vite perse in un buco, fra lenzuola ignote, per la strada, all’uscita del primo vagito da una madre che non era stata capace di amarsi. Quante vite additate, derise, stigmatizzate, respinte. Quante vite ignorate, obliate nello scorrere lento del tempo e nello zapping distratto delle nostre TV. Quante vite disperse di giovani ancora fluttuanti nelle nuvole d’onnipotenza. Quanti mali evitabili, quanta vita gettata per incoscienza, per distrazione, per ignoranza.

 

Perchè, si, di AIDS si muore di meno ma ci si ammala molto di più. Spenti i riflettori degli anni ’80, scivolato pian piano nell’indifferenza, l’AIDS si è rivelato non più il male dei gay e dei tossicodipendenti, ma il male di tutti. Di chi va a puttane, ma anche delle loro mogli. Di chi non sa resistere ad un improvviso moto di ormoni, dei nostri ragazzi, volutamente lasciati nella confusione e nell’ignoranza.

 

Perchè l’AIDS è più che altro una malattia a contagio sessuale e può e DEVE essere prevenuta accettando serenamente il fatto che SCOPARE piace a tutti, che a volte gli istinti sono potenti, e che se si è giovani questi possono prendere il sopravvento. E quindi l’unica cosa sensata da fare è portarsi sempre i PROFILATTICI e, all’occasione, USARLI!

 

Siate responsabili per voi stessi e per gli altri. Fermate l’AIDS.

 

 

 

 

 

Attenzione: qui di seguito ho postato video con chiari contenuti sessuali

 

 

 

 

 

 

 

 

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Ci sono 7 commenti

  • Lisa72 ha detto:

    Sembra che finalmente, nel 2007, si sia mosso anche il Ministro della Salute perchè nello spot ufficiale si usi la parola “profilattico”! Se penso che nel 1990-91 la protesta studentesca che si fece chiamare “La Pantera” fu osteggiata politicamente, oltre che dalla Chiesa, per gli spot con Lupo Alberto…. quanto avremmo potuto fare in questi 16 anni.
    Buona domenica, un caro abbraccio, Lisa

  • Uyulala ha detto:

    @ Lisa:
    ho cercato in rete i fumetti di Lupo Alberto e non sono riuscita a trovarli. Li avevo visti, a suo tempo, ed erano fatti benissimo. L’ipocrisia a volte uccide più della guerra…

  • anecòico ha detto:

    post davvero completo e interessante!
    un abbraccio

    anecòico

  • Uyulala ha detto:

    @ Anecòico:
    grazie! Anche se, a dire il vero, con quest’argomento il post è ben lontano dall’essere completo…

  • Moris ha detto:

    Veramente bel blog, stile gabbiano Jonathan Livingstone !!
    Grazie per le dritte e grazie di esistere.

    …Non è cane e non è lupo, sa soltanto quello che non è …
    “Balto”

  • riccardo gavioso ha detto:

    spenti parzialmente i riflettori, il la malattia esce dall’ombra. Ecco l’importanza di ripercorrerne la storia e l’attualità, come hai fatto con questo post davvero bello ed esauriente.

    un saluto

  • loreanne e vique ha detto:

    la prevenzione;adesso si muore meno perche’ i farmaci allungano la vita ma si muore ancora e sembra che troppa gente lo abbia scordato.punizione divina e’ una definizione che mi fa schifo come le posizioni della chiesa e gli incoscienti che tornano a casa dalla moglie come se nulla fosse successo;se il papa facesse un giro in africa tra gli ammalati e stringesse qualche mano e abbracciasse quelle persone forse la smetterebbe di dire sciocchezze
    ciao carissima
    un saluto da Veronica e dal resto del trio

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