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L’Adulto e il segreto della sua infanzia violata

Accetto con molto piacere l’invito di Daniele e partecipo anch’io alla catena di post volti a sensibilizzare i lettori sul grande problema degli abusi all’infanzia.

Abusi+mini

La prima cosa che mi preme scrivere è un grandissimo ringraziamento a LUCA BARBARESCHI e al suo grande coraggio. Potrete leggere attraverso questo link qualcosa della sua esperienza ma soprattutto come ha reagito, dopo tanti anni, a quanto ha subito da bambino.

Apro con Luca Barbareschi proprio per introdurre il post: il taglio che voglio dargli infatti riguarda gli effetti a lungo termine delle violenze subite nell’infanzia. Da psichiatra degli adulti ho meno dimestichezza con l’esperienza diretta dei minori, ma purtroppo ho molto frequentemente a che fare con gli effetti che le vittime si trascinano anche nella vita adulta. Anche in terza età.

V1, donna, 65 anni, disturbo bipolare: “Avevo cinque anni. Mi trovavo nel fienile di casa. Non ricordo quasi nulla, solo un corpo che mi soffocava e un grande dolore. Avevo tanta paura ma in seguito pensai che si trattasse di un incubo” La signora parla e piange. Tutt’ora non sa dire se ciò che mi racconta sia un ricordo o un brutto sogno. E’ la prima volta che parla a qualcuno di quanto le successe 60 anni prima.

V2, uomo, 50 anni, disturbo depressivo ricorrente, personalità dipendente, uomo timido che subisce costantemente vessazioni al lavoro: “Quando mi deridono mi sento come allora. Non posso difendermi, DEVO subire e tacere” e ancora: “Non potrò mai raccontare quello che mi successe allora. Mi vergogno troppo.” E ancora: “Non sono un uomo”. Subì violenza da parte di vicini di casa all’età di 6 anni e da allora più e più volte nell’arco della sua infanzia.

V3, uomo, 47 anni, disturbo di personalità: “Avevo 10 anni. Mi prese e mi violentò nel parco vicino a casa, dopo di che mi fece dei piccoli doni per farmi smettere di piangere. Non potei dir nulla a nessuno: era il figlio del datore di lavoro di mio padre”. V3 non riesce ad avere una vita affettiva serena nonostante abbia avuto varie fidanzate e tutte profondamente innamorate e umanamente valide.

V4, donna, 30 anni, mutismo psicogeno intermittente: “Mi rincorse per la strada e mi stracciò il vestito nuovo. Riuscii a divincolarmi ma nessuno mi diede una mano: c’era la madre affacciata alla porta che rideva. Disse che il figlio stava solo giocando”. Questo me lo ha scritto in un foglio in quanto non poteva parlare.

V5, donna, 60 anni, disturbo depressivo cronico: “Mi dovevo chiudere in camera a chiave perché mio padre, ubriaco, ogni notte tentava di violentarmi. Ho passato dieci anni della mia vita cercando di difendermi dai suoi tentativi di violenza finché non sono riuscita ad andar via. Ho preferito fare la serva piuttosto che stare a casa”. V5 combatte da anni la sua battaglia con un tumore uterino.

V6, uomo, 43 anni, disturbo depressivo cronico con crisi suicidarie ricorrenti: “Avevo 5 anni. Mi prendevano i miei vicini di casa e mi costringevano a far loro delle seghe. Ho un ricordo molto nebuloso, non ricordo se mi facessero dell’altro”.

 

I brevi cenni che ho appena scritto si riferiscono a storie reali, sebbene modificate per ragioni intuibili.

Un abuso subito nell’infanzia potrebbe avere effetti deleteri lungo tutto l’arco della vita ed avvelenarla irrimediabilmente. Quando il bambino subisce attenzioni sessuali, sia che ciò avvenga tramite violenza che tramite seduzione, si verifica un fatto che difficilmente può essere recuperato. Il bambino vive un’esperienza che porta in sé aspetti di piacere e di dolore fisici, di attrazione e di vergogna, di paura e di curiosità in un miscuglio tanto più difficile da elaborare quanto più è tenera l’età in cui si verifica l’abuso. Tutto è confuso, incerto, ambiguo. Quanto succede, ciò che “il mio vicino” o “mio cugino grande” oppure “il mio insegnante” sta facendo sembra buono ma non è buono, “ma forse sono io che sono sbagliato/a”. I gesti quotidiani di affetto vengono sporcati, infangati, e non saranno mai più gli stessi. Scoprire la sessualità, da adolescenti, diventa un dramma. Certi stimoli provati in modo incongruo ad un’età ancora troppo acerba esplodono, come natura ordina, dalla pubertà in poi, e vengono a quel punto vissuti in modo drammatico. Vengono associati infatti a dolore, paura, vergogna. Il sesso diventa un qualcosa di ambiguo, sporco e attraente nel suo essere sporco. La confusione si allarga alla sfera affettiva, a maggior ragione quando l’abusante è stato un proprio caro. Diventa difficile a quel punto separare gli aspetti legati alla relazione con l’altro sesso da quelli legati all’esperienza o ALLE esperienze infantili e si vive inconsapevolmente in un continuo yo-yo tra passato ben tatuato nella carne e presente.

 

I bambini hanno bisogno di difendersi dalla confusione e dall’affollamento di sensazioni di segno opposto che son costretti a vivere loro malgrado. Spesso lo fanno attraverso la scissione. Di fatto: stanno usando il mio corpo che risponde in modo imprevedibile; lascio pertanto questo mio corpo, che non controllo più, nelle mani del mio abusante e con la mente, l’anima, lo spirito, i pensieri, vado altrove, in un mondo inaccessibile dove tutto è come lo voglio io e dove ho il massimo controllo.

Ma purtroppo questo comporta che a poco a poco si impari a non sentire. Non si sentono più le sensazioni fisiche, a poco a poco ci si distacca dalle emozioni e anche gli affetti, lentamente, diventano lontani, ovattati.

Non si sentono le sensazioni fisiche: non si sente la FAME, non il DOLORE ma neppure il PIACERE. Spesso giovani che soffrono di disturbi alimentari hanno alle spalle una storia di abusi. E spesso anche coloro che, per una ragione o per l’altra, manifestano comportamenti autolesivi (si tagliano, si mordono, sbattono la testa al muro, hanno comportamenti pericolosi). Nel tentativo di “sentire” qualcosa, purché sia, cercano il dolore fisico. Oppure si vicaria la sensazione non percepita con un supporto artificiale: alcool, sostanze stupefacenti.

E’ frequente trovare una storia di abusi nell’infanzia nella cosiddetta “popolazione psichiatrica” (che altro non è se non la gente che ha necessità di rivolgersi ai servizi territoriali psichiatrici). E’ ovvio, non è che le malattie psichiatriche siano causate da tali esperienze, ma sicuramente laddove c’è comunque un velo di fragilità, un’esperienza così devastante rischia di spalancare le porte a disturbi a volte anche molto seri.

 

Nel mio lavoro mi succede spesso. Nel tempo, quando una persona a poco a poco acquista fiducia, mi racconta ciò che non ha mai raccontato a nessuno. Oppure all’improvviso “scoppia” un ricordo nascosto, apparentemente superato ma che in effetti continua a bruciare come un marchio a fuoco. E si tratta di zii, nonni, cugini adulti, a volte i padri, i compagni delle madri, spesso vicini di casa o amici di famiglia. Molto raramente di estranei, per i quali i bambini hanno comunque un’istintiva diffidenza. Ciò che brucia come un marchio a fuoco è l’abuso in sé, indubbiamente. Quello che ha violato la carne, il fisico, è l’impronta indelebile del corpo di un altro sul tuo innocente e ignaro. Ma ciò che brucia è soprattutto il gravissimo tradimento che subisci, da parte di qualcuno a cui avevi affidato la tua innocenza, la tua naturale fragilità della tua infanzia, il tuo amore incondizionato come solo un bambino sa e può dare.

E da una parte, in un angolo di te, ancora rannicchiato e nascosto, rimane quel bambino violato e tradito. Molto, molto a lungo. Spesso per tutta la vita.

_______________________________

P.S.: Mi rendo conto che il mio post sembra senza speranza e catastrofico. Purtroppo non lo è. I segni che un abuso sessuale (ma non solo sessuale, badate bene) lasciano nell’animo umano sono davvero profondi e indelebili. Si possono fare tante cose per alleviare il dolore e per aiutare le ferite a rimarginarsi, ciò non toglie che l’unica cosa risolutiva è PREVENIRE gli abusi. Qualora, nonostante tutte le precauzioni di genitori e ambiente circostante, si verificasse lo stesso, ciò che fa davvero la differenza è che il bambino possa essere certo che non sarà mai solo ad affrontare la violenza e i suoi effetti.

P.P.S.: Avendo deciso di rimandare la pubblicazione del post per evitare il fenomeno della saturazione (molti blogger stanno infatti aderendo all’iniziativa), mi accorgo che Lameduck ha postato QUI la sua esperienza personale. Il suo racconto si incastra perfettamente con quanto scrivo. E’ da leggere con somma attenzione e con grande rispetto.

N.B.: L’immagine di Luca Barbareschi proviene dal sito MYmovies.it, se si ritiene che il suo utilizzo costituisca una violazione di copyright è sufficiente segnalarmelo e la foto verrà prontamente rimossa

_______________________________

In Appendice:

I brevi accenni fatti relativi a quanto succede oltre l’infanzia quando un bambino subisce abusi si sono incastonati con alcune esperienze descritte in rete (Lameduck, Agentealcairo) e si sono invece scontrati con spunti critici di altri blogger.

Vorrei fare delle osservazioni aggiuntive rispetto a questo.

Come per tutti gli aspetti critici nella vita, anche nel campo degli abusi sessuali ai minori si trovano due tendenze opposte, estreme: ipervalutazione del problema e sua sottovalutazione.

Chi è propenso alla prima fra le due tendenze accuserà gli altri di superficialità, i secondi invece accuseranno di allarmismo coloro che ipervalutano il problema.

Entrambe le posizioni rischiano di vedere i fatti sotto la lente ideologica. Vorrei per questo fare alcune considerazioni.

Qual è il grado di credibilità di un bambino e per quale ragione si teme tanto che esso menta?

Vedere l’infanzia come un limbo – felice o drammatico – è un retaggio di quella che è stata la NOSTRA infanzia, del nostro vissuto personale, della nostra capacità di memoria. I bambini tendono a comunicare, a pensare, a ragionare in termini di immaginario e di metafore, nonostante ciò un bambino medio, senza problematiche particolarmente forti, tenderà ad essere molto corretto nella descrizione della realtà in quanto non è stato ancora contaminato dalle sovrastrutture etiche che si stratificano successivamente, soprattutto a partire dalla pubertà, e dal salto di qualità che la nostra mente fa più o meno in quegli anni: la capacità di ASTRAZIONE.

I bambini sono concreti perché NON HANNO ANCORA la capacità di astrazione (quella per cui produciamo spesso e volentieri filosofia e… pippe mentali). Spesso, leggendo al di là delle metafore quando vi fossero, sono molto più attendibili degli adulti.

Perché ho tenuto tanto a fare le mie considerazioni partendo da un punto di vista adulto?

Non solo per via del fatto che seguo adulti e non bambini, ma perché questi adulti son stati bambini, hanno subito qualcosa di orribile, non son stati creduti, hanno dovuto ingoiarsi un dolore troppo grande da poter essere gestito nell’attesa che “un giorno” sarebbero diventati grandi e sarebbero stati credibili. Nel frattempo questo dolore ha lavorato all’interno delle loro viscere corrodendone l’equilibrio e rendendo difficile la crescita.

Perché crediamo ad un adulto che ci dice: “io a 4 anni ho subito questo”, e se ce lo dice un bambino di 5 anni non gli crediamo?

Lascio tutti con questa domanda…

 

Kipapa2 SuGiu2

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Cinque Post Presi a Caso:

Ci sono 18 commenti

  • Comicomix ha detto:

    Il tuo post è bellissimo. E mi associo alla tua domanda tentando una risposta:

    Non crediamo ai bambini perchè siamo degli stupidi. Li trattiamo da piccoli uomini, ma invece sono uomini piccoli.
    Non voglio andare nel patetico, ma bisognerebbe imparare ad asoltarli, VERAMENTE i bambini. perchè avrebbero un sacco di cose da insegnarci.
    Un abbraccio.
    Uno anche a Luca Barbareschi

  • lisa72 ha detto:

    Carissima Uyulala, non ipervalutare e non sottovalutare il problema è sicuramente difficile.. ignorarlo un grave errore.
    Il tuo punto di vista nel trattare il tema è da “addetto ai lavori” che può, purtroppo, valutare gli esiti degli abusi subiti e ignorati da bambini: per questo è utile il tuo sottolineare che è importante “che il bambino possa essere certo che non sarà mai solo ad affrontare la violenza e i suoi effetti”.
    Forse, come dice qualcuno latrove, i nostri “meme” creano un allarmismo ingiustificato: io credo che possano dare un piccolo aiuto per essere informati sulla “questione abusi” nei suoi molteplici aspetti!
    Credo che tu abbia scritto un post eccezionale!
    Un abbraccio, Lisa

  • lameduck ha detto:

    Grande post, dottore. Esplicativo, profondamente vero e curativo. Vorrei quotare diverse frasi ma faccio prima a farlo per intero.
    Purtroppo, sul discorso credibilità dei bambini, la strada è ancora lunga da fare.
    Leggevo oggi su Panorama un’intervista con uno psicoterapeuta che tratta adulti ex abusati. La cosa che mi ha colpito è l’accento che ha posto sulla pesantezza emotiva dell’ascoltare questi pazienti, al limite del burnout.
    Grazie ancora.

  • Danielemd ha detto:

    “Entrambe le posizioni rischiano di vedere i fatti sotto la lente ideologica. ” Quanto hai ragione!!!

    Grazie per il tuo fondamentale contributo 🙂
    Daniele

  • Uyulala ha detto:

    Dò una risposta generale ai commenti.
    Questo argomento ha per me un impatto emotivo pesante. Affronto quasi ogni giorno l’avventura di accogliere persone gravate da molti anni da questo marchio, ma non è tanto per questo che mi risulta così difficile affrontare questo tema. E’ la faccia di una persona a me molto cara, con la quale avevo in passato una grande amicizia e confidenza, che un giorno, parlando come si fa da ragazzi delle caratteristiche l’uno dell’altro, mi si girò con rabbia, quasi con odio, per dirmi sbattendomelo in faccia che da bambino aveva subito più e più volte violenza. Quasi di botto capii come per illuminazione ogni cosa che mi sembrava strana in lui: certi suoi comportamenti, la sua anomala mancanza di memoria, certi atteggiamenti che sembravano svampiti e che, spesso, potevano ferire molto chi gli stava vicino. Capii tutto in un lampo, di botto. Capii il suo silenzio, la percezione che ne avevo come di una persona sempre molto “finta”.
    Avevo forse 19-20 anni e quella violenta e aggressiva confidenza è vivida e precisa come se fosse avvenuta solo ieri.

  • Un Blog In Due ha detto:

    Il tuo post è bellissimo…
    e come avere dubbi?
    Un abbraccio,
    Sara

  • riccardo gavioso ha detto:

    un post davvero molto bello.
    Per il suo valore di testimonianza reale, grazie alle dolorose esperienze riportate; per il suo valore di monito su quanto possano essere profonde e durature le ferite che possono derivare da un abuso infantile, e per aver affrontato il problema della credibilità da parte delle vittime.

    un grazie di cuore

  • viadellebelledonne ha detto:

    c’è un libro sull’argomento che è molto bello, è pubblicato da vibrisse e si può scaricare gratuitamente. nenio.
    barbareschi è un grande, un uomo non solo coraggioso ma anche molto generoso. antonella

  • Uyulala ha detto:

    @ i miei conterranei:
    Ricambio con molto affetto il vostro abbraccio

    @ Riccardo:
    Lavorare insieme è un’esperienza che mi sta arricchendo molto

    @ Antonella:
    Benvenuta e grazie del tuo commento. Sto cercando quanto mi hai indicato. Per ora ho trovato il sito di Vibrisse, credo che tu intenda questo. Non ho ancora trovato però il libro di cui fai cenno. Se capiti nuovamente qui potresti metterne il link? Sarebbe un bel regalo. Grazie

  • newyorker ha detto:

    come scrivi anche tu, non ci sono solo le violenze sessuali nei confronti dei bambini….tempo fa scrissi un post sulle scuole di preti e suore proprio per mettere sul tavolo le violenze psicologiche che questi pseudo portatori di amore e pace riversano nei nostri figli….sono dei mascalzoni (con le dovute eccezioni, naturalmente) io ne porto ancora i segni profondi

  • Uyulala ha detto:

    @ Newyorker:
    i danni delle violenze psicologiche, delle sopraffazioni, delle svalutazioni continue da parte delle figure che dovrebbero incoraggiarti e e-ducarti verso la vita sono spesso ignoti, mi chiedo sovente fra l’altro se non ci siano questo tipo di violenze alla base di comportamenti scorretti che spesso vediamo nel nostro “viaggio” lungo la vita. E’ come se alcuni cercassero una rivalsa su tutto e su tutti.

  • Sergio Corriero ha detto:

    Di certe cose, è bene che se ne parli. Grazie.

  • Uyulala ha detto:

    @ Sergio:
    si. Il tacere amplifica un problema già di per se terribile

  • Comicomix ha detto:

    La tua testimonianza del commento 5 è agghiacciante, perchè risveglia in me un ricordo della mia giovinezza, e di un amico di Università che era davvero “strano”. Fu suo fratello a svelarmi perchè.
    Me lo ricordo come se fosse adesso.
    QUanta tenerezzae quanto amore ho provato allora per quel povero ragazzo, a cui volevo bene senza avere mai capito cosa nascondesse in fondo al cuore.

    Un saluto silenzioso
    Mister X di Comicomix

  • Uyulala ha detto:

    @ Mister X
    Sei una persona rara. Solitamente coloro che hanno una ferita così profonda trovano nel loro cammino persone che approfittano di questa spaccatura nell’animo per fare ancora più male, per allargare i margini di questa ferita, per violentare ancora. Se c’è una possibilità di guarigione, questa sta nell’affetto incondizionato, gratuito e puro.

  • Giuseppina ha detto:

    Ciao. Sono passata per caso ed ho letto il tuo blog. Davvero molto interessante e bello, sia come articoli che come grafica.
    Mi ci ritrovo in pieno nella tua presentazione sulle vittime di abusi o molestie da bambini. Anch’io mi sto cementando in un blog, da pochi giorni, spero così di tirare fuori tutto il mio vissuto, anche se ho molta tristezza dentro.
    Grazie se passerai a trovarmi, potresti aiutarmi …
    Buona giornata e continua … “abbiamo bisogno di te” …
    Giuseppina

    P.S.
    Non ti spiace se ti aggiungo il tuo link al mio?

  • f ha detto:

    come ci si deve comportare con una ragazza trentenne che ha subito un abuso a 15 anni, soffre di depressione, mancanza totale di autostima, è negativa e non parla di queste cose con il proprio ragazzo?

  • Uyulala ha detto:

    @ Giuseppina:
    Ho visto il tuo blog ieri un po’ velocemente ma mi riprometto di sfogliarlo con attenzione. Grazie per quanto mi scrivi, è molto bello…

    @ f:
    Cercare di farla parlare non aiuterà né lei né te. Dovresti piuttosto aiutarla a cercare una brava terapeuta (nel suo caso potrebbe essere meglio una donna, ma comunque l’importante è che sia COMPETENTE) che possa seriamente darle una mano.
    Personalmente sono profondamente convinta che dovrebbe fare un trattamento che includa anche l’ EMDR (segui il link per saperne di più), che ha come indicazione specifica il trattamento dei traumi. Se sfogli il sito che ho linkato trovi anche i nomi dei terapeuti che applicano questa metodica. Potrai trovare anche nella regione dove vivete. In bocca al lupo. Abbi pazienza con lei: sono esperienze davvero molto pesanti.

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