Il sorriso di un lieto addio
Posted by Uyulala on 15 gen 2008 | Tagged as: Al lavoro, BLOGSFERA, Bambini, Blogger, Catene, IL CORPO E LA MENTE, INIZIATIVE, PICCOLE E GRANDI STORIE, Psichiatria, Riflessioni, Salute e Malattia
A volte mi fermo a guardare mia figlia. Quest’anno, il 1° giugno, compirà 14 anni. L’ho avuta in un periodo piuttosto rocambolesco della mia vita. E’ una bella ragazzina, dolce e affettuosa, e fortunatamente è sana.
Son fatta un po’ alla rovescia. Mentre molto più di frequente le persone, quando vivono un’esperienza di sofferenza, di dolore e di malattia si chiedono “Perché a me?” spesso io, quando vengo a conoscenza di analoghi vissuti in altri, in amici, in persone a cui voglio bene, mi chiedo: “Come mai a me no?” e rimango trepidante e attonita ad osservare la sorte che ne colpisce uno e ne risparmia un altro senza che vi siano meriti né colpe.
Per questo, quando ho conosciuto la storia della breve vita di Alessandro, la sua malattia, il Neuroblastoma e la lotta ad esso della sua famiglia, mi son posta la stessa domanda, e guardando il viso acerbo della mia ragazzina mi sento molto, molto fortunata.
Voglio quindi dedicare questa piccola storia come contributo all’iniziativa organizzata per la ricerca contro il Neuroblastoma. Se qualcuno di voi volesse aderire come ho fatto io a quest’iniziativa attraverso un disegno o un post, clicchi rispettivamente sulla prima e sulla seconda immagine, dalle quali verrete reindirizzati alle pagine “Regala un sorriso” e “Un sorriso lungo un anno”.
Il sorriso di un lieto addio
Era molto giovane. Esile, non troppo alta. Mi chiamarono una notte perché stava al pronto soccorso in preda a una “crisi”.
La parola “crisi” evoca tante cose diverse, nel suo caso era fatta di urla e di preghiere, dell’impossibilità a tacere. Era fatta di pianto e di disperazione.
Sentiva voci. Voci terribili che le dicevano di uccidersi per raggiungere una persona amata che, anni prima, era morta in seguito ad un grave incidente d’auto.
Nel tempo prendo in carico questa ragazza. La curo farmacologicamente, faccio con lei dei colloqui di supporto. Nel tempo si delinearono i confini di quanto le stava succedendo. LEI è una persona chiusa, riservata. Non espresse perciò il lutto che avvenne 5 anni prima, ma lo tenne chiuso nel suo giovane cuore e da lì questo dolore cominciò ad agire in modo subdolo fino a quando non poté più trattenere nulla. A tanto può l’amore di ragazzina, strappato via da un terribile gioco a dadi del destino.
E’ di poche parole. Mi guarda con gli occhi scuri, durante le sedute mi dice con voce esitante come sta. Vuole curarsi, cosa assai rara, ed è lei stessa che, quando le voci si ripresentano, aumenta di propria iniziativa la dose delle terapie. Nonostante tutto vuole vivere. Nonostante le voci le ordinino di ammazzarsi resiste con tutta la sua esile figura a quegli ordini.
A poco a poco le voci diminuiscono di frequenza e di intensità. LEI riprende a lavorare e le poche parole che dice lentamente hanno altri temi: le difficoltà sul lavoro, a volte il rapporto con la madre (donna affettuosissima ma completamente diversa da lei nel temperamento). Comincia a sorridere. Un sorriso timido e fugace, espresso quasi con paura, col timore scaramantico che il benessere che si affaccia possa esserle portato via di botto.
Un giorno arriva alla visita con gli occhi scintillanti. E’ innamorata. I suoi racconti diventano come un raggio di sole in mezzo alle nuvole. E’ combattuta fra il ricordo del suo acerbo amore perso nella disgrazia e quello attuale, ancora fresco.
Le voci scompaiono dolcemente mentre LEI vive la sua storia. Il ragazzo sa tutto e non gli importa. Le sta vicino e la ama così com’è. Passa del tempo e le voci non si ripresentano più. Con molta prudenza comincio a scalarle il dosaggio delle medicine. Molto, molto lentamente, ponendo la massima attenzione ad ogni minimo segno che possa indicare un ripresentarsi delle allucinazioni. Ma le voci non tornano.
LEI sospende i farmaci e le voci non tornano neppure in seguito. La vedo ancora per qualche mese, per verificare che stia davvero bene. E infatti sta bene. Fa progetti col suo ragazzo, lavora. La vedo molto serena. Il fantasma che la tormentava è diventato un ricordo, tristissimo, ma solo un ricordo. Decido di dimetterla e la saluto con affetto.
Passa circa un anno. Mi telefona. Mi chiede un altro appuntamento. Questo mi impensierisce molto perché solitamente non è un buon segno. Cerco di riceverla quando prima. Si presenta accompagnata dalla madre che resta però in sala d’attesa.
La guardo con preoccupazione: “Cosa succede?”
LEI mi dona un bellissimo sorriso, stavolta aperto. I suoi occhi scintillano come stelle.
“Aspetto un bambino. Son venuta qui perché volevo dirglielo di persona”.
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É una bella storia di vita e questi sono sorrisi che riempiono un mondo
Bellissimo…
Quel poco che ho capito, attraversando questo strano viaggio, è che ad ogni angolo puoi incontrare dolore, disperazione, ma anche speranza e gioia. E che, entro i limiti imposti dal destino, la differenza sta spesso in come cerchi di attraversarla, la strada. E da chi incontri, da come ti si para davanti, da come interagisce con te.
Non necessariamente significa che avrai una vita bella (c’è il destino, alla porta) Ma che potrai VIVERLA e non guardarla passare.
E’ poco? E’ molto? E’ giusto? E’ sbagliato. Non lo so, non ho pretesa di assoluto, io. Ma torvo la tua testimonianza in sintonia con il mio modo di vedere.
Grazie, a nome di tutti i Comicomix
Mi viene da chiederti, nel tuo lavoro, quanto ti “ricompensi” un tale segno di fiducia, di riconoscenza e di amore… ^_^
bella cosa una professione in grado di fabbricare sorrisi…
La tua bellissima storia ci dice che la magia del sorriso è proprio la capacità di mutare uno stato di fatto, piccolo o grande che sia.
un caro saluto, e un grazie per oggi
@ doc63:
è vero. La vita diventa colorata grazie a queste cose
@ GG
grazie
@ Carlo X
e tutti i Comicomix:
la vita sa essere molto dura. Eppure a volte c’è qualcuno che riesce, nonostante tutto, a mantenere la purezza dentro di se, senza incattivirsi, senza riversare nulla addosso agli altri. A volte mi capita di guardare con ammirazione queste persone (come te per esempio) che son riuscite e riescono ad amare, a sorridere e a vivere dopo aver attraversato il buo più nero.
@ Lisa:
Un giorno ne parlerò più in dettaglio, spero. E’ ovvio, mi sento profondamente gratificata da queste cose, mi riscaldano il cuore come forse poche altre. Eppure… eppure diventa fondamentale non lavorare per quello e non attaccarsi a quello. Si possono fare molti danni…
@ Riccardo:
mi ha fatto piacere conoscerti di persona… o quasi
penso che ognuno di noi possa fare abbastanza poco, ma se non fa neppure quello ila vita si inaridisce…
Prego
Ogni tanto,
qualche soddisfazione…
è gioiosamente commovente questo frammento di vita
un abbraccio e, naturalmente, un sorriso
anecòico
un figlio è una gioia talmente grande che ti fa apprezzare ogni attimo che ti è stato concesso per viverlo con lui.
Ho un bambino di 5 anni e ieri mi ha detto che sono la luce dei suoi occhi.
Non so dove ha sentito quella frase: in televisione, a scuola.
Ma è riuscito a dire in poche parole quello che io non riuscirei a dirgli in un intera vita.
Piu tempo passa e piu mi rendo conto che lui per me diventa vitale, linfatico.
E lo è stato anche per la tua paziente.
anch’io penso sempre ’ste cose….
Mille di questi sorrisi, e bella l’iniziativa
il sorriso che hai poi donato a tutti noi che leggiamo il tuo post
Davvero bello e toccante. Un’iniziativa giusta, donare un sorriso…
bellissima storia. Da tener presente quando ci sono quelle giornate in cui tutto va storto e ti chiedi perchè continuare ad alzarti la mattina fare tanti Km e lottare con colleghi a volte pesanti
Un abbraccio
ciao…passavo di qui per caso…appena ho letto questa storia davvero ho capito cosa devo fare…io mi lamentavo della mia vita in cui niente mi piace ma adesso ho visto ke non è giusto il mio comportamento di disprezzo nei miei confronti e in quelli delle persone che mi stanno accanto… ti ringrazio tantissimo…ciao
Stella
credo che nel tempo diventi importante, a poco a poco, accorgersi di ogni piccola cosa e godere di quelle belle come un dono, perché quello che oggi c’è, domani potrebbe non esserci più.
Sono molto felice che il mio racconto (e, spero, la storia di Alessandro…) abbia potuto esserti di aiuto