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La Shoah, Wiesenthal e il senso di giustizia – La memoria in un libro

Nonostante non sia stata nominata partecipo all’iniziativa che propone Riccardo Gavioso nel post “La Memoria in un Libro” che, come richiesto, ricopio qui sotto:

la Memoria in un Libro


oggi, più che mai, la memoria storica dell’Olocausto sembra in pericolo: quella dei sopravvissuti attaccata dal tempo, quella storica vilipesa da ogni parte.
Certamente i libri paiono in grado di porre un argine a questo fenomeno di erosione, e senza immaginare un mondo come quello di Bradbury, dove alla mente dell’uomo è affidata la tutela di libri ormai distrutti, credo che la nostra memoria possa offrirci un prezioso aiuto e contribuire a costruire un piccolo catalogo dei migliori libri che narrano di questa incommensurabile tragedia.

Inizierò ad inserirne uno io, e a chiedere lo stesso sforzo ad alcuni amici, cui sarà demandato il compito di trasmetterlo ad altri. Da parte mia cercherò di andare a recuperare le varie segnalazioni in modo di offrire un quadro il più completo possibile.
Quindi, visto l’approssimarsi del “Giorno della Memoria”, se è possibile, chiedo agli amici nominati di ricopiare questa introduzione sul loro blog in modo che possa fungere da indice, e di aggiungere un titolo in coda agli altri titoli.
Ovviamente, il contributo di tutti è ben accetto, anche senza una segnalazione da parte di qualcuno.
“ la penna che graffia” chiede un titolo a Comicomix, Lisa e Francesco,

 

Riccardo:

Hai citato “Fahrenheit 451” di Bradbury, che ho recensito anni fa, e il processo di distruzione dei libri, memoria dell’uomo, testimoni di passaggio di idee. Mi chiedi di darti unitolo: eccolo.

 

 

Sarei tentata di indicare “Se questo è un uomo” di Primo Levi, e non avrei bisogno di spiegare troppo sulle ragioni della mia scelta. Preferisco invece suggerire “Giustizia, non vendetta” di Simon Wiesenthal

Primo Levi

Ti spiego il perché scelgo questo, nonostante non parli tanto né solo della Shoah (gli ebrei non amano usare la parola “Olocausto” perchè per loro richiama un sacrificio fatto a Dio, mentre nel caso delle persecuzioni naziste certamente non si trattava di ciò) Simon Wiesenthal e Primo Levi furono due persone che reagirono all’esperienza dei campi di sterminio in modi differenti, ma che reagirono scegliendo di non dimenticare e soprattutto di ricordare al mondo quelle che furono le persecuzioni razziali del terzo Reich.

Simon Wiesenthal

Come tutti sanno Wiesenthal fondò il Centro che porta il suo nome, nato per ricercare, perseguire e processare coloro che si resero responsabili di azioni legate allo sterminio delle popolazioni perseguitate dal nazismo. La storia della fondazione del Simon Wiesenthal Center parte proprio dalla fine della prigionia. Rinchiuso a Mauthausen, venne liberato nel 1945.

Era comune fra i sopravvissuti un profondo e lacerante senso di colpa, in quanto non vedevano se stessi meritevoli di vivere più di quanto non lo fossero invece le vittime che abbandonarono la propria esistenza all’interno di quei muri di cinta.

Le reazioni a tale senso di colpa furono molte, così come le reazioni al profondo e incolmabile dolore prodotte da tale strappo nella propria vita.

Accadde infatti piuttosto frequentemente che i reduci dai famigerati campi di morte una volta ritornati ad una vita normale riuovessero velocemente l’esperienza vissuta in quel lasso di tempo. Indubbiamente fu per molti una difesa, ma sia Wiesenthal che Levi espressero in più occasioni la grande sorpresa nel constatare che alcuni reduci negavano anche a se stessi quella fetta della propria storia personale, tristemente coincidente con uno dei più famigerati episodi della storia.

Subito dopo la sua liberazione Wiesenthal non poté evitare di chiedersi che significato poteva dare alla sua vita, una volta che fosse ritornato alla società civile.

Anche Primo Levi si pose tale quesito e in risposta offrì se stesso in pasto alla memoria, affinché essa non morisse di fame. E ne fu lentamente divorato fino all’epilogo finale. Il suo non fu infatti un suicidio vero e proprio, ma a mio avviso l’atto finale di una vita completamente erosa da tale gravosissimo compito.

Wiesenthal era un uomo molto pragmatico. Animato da un profondo senso di giustizia, fece una riflessione dalla quale partirono le mosse per la sua opera. Rispetto a quanto era successo nulla e nessuno avrebbe mai potuto trovare una “giusta punizione” per chi si era macchiato di crimini così orrendi. Nello stesso tempo neppure le vendette sarebbero state adeguate per tanto orrore. Ritenendo se stesso indegno di prendere il posto di Dio, però concluse che i criminali del nazismo non potevano comunque cancellare ciò che avevano fatto semplicemente cambiando identità, e in quel modo vivere il resto della loro vita come se nulla fosse successo, magari inculcando e trasmettendo ai figli e a coloro che entravano nella sfera d’azione le idee razziste di cui si son fatti latori all’epoca del nazismo.

Fondò quindi quasi subito, nel 1947, il centro a Linz, in Austria. Scelse l’Austria e cercò con ogni mezzo di mantenere in quel Paese l’organizzazione principale perché agli Austriaci non fu mai chiesto di confrontarsi con le proprie colpe storiche, contrariamente a quanto avvenne in Germania.

Il libro racconta tutto questo, racconta le tappe della cattura di alcuni fra i più famosi criminali, tra gli altri lo stesso Adolf Eichmann, ideatore e organizzatore della Soluzione Finale. Racconta altresì delle persecuzioni, dei boicottaggi ricevuti, delle innumerevoli delusioni ricevute dai governi (compreso quello israeliano). Racconta di come spesso le informazioni raccolte siano servite o a far scappare ulteriormente i criminali nazisti o, al contrario, a rintracciarli da parte di chi non voleva giustizia ma vendetta.

Adolf Eichmann

Wiesenthal voleva che questi uomini e queste donne fossero consegnate alla giustizia degli stati, voleva che avessero un processo, che si confrontassero con le proprie vittime. Voleva, soprattutto, che TUTTI coloro che hanno commesso crimini contro l’umanità non si sentissero MAI al sicuro in nessun punto della terra. Perché comunque ci sarebbe sempre stato qualcuno che non avrebbe dimenticato e li avrebbe cercati per tutta la loro vita.

Il libro ha uno stile scarno, quasi giornalistico. Tutto viene raccontato in modo distaccato, rifuggendo da descrizioni atte a suscitare orrore o emotività. E’ una scelta voluta, che toglie forse il pathos che invariabilmente si accompagna alle narrazioni della Shoah, ma è uno stile che rispecchia una ferrea volontà di non lasciar cadere la storia nel vuoto, una solida determinazione ad andare avanti usando la propria memoria personale per radicare nel mondo la memoria di eventi drammatici che possono facilmente ripetersi (e che, in effetti, si sono ripetuti e si ripetono).

Simon Wiesenthal morì per cause naturali a Vienna il 20 Settembre del 2005 e la sua morte passò scandalosamente sotto silenzio. La sua opera però prosegue e lentamente la ricerca si è allargata coprendo tutti i responsabili di crimini contro l’umanità, sia di stampo nazista sia di altre ideologie.

EDIT: Chiederò di partecipare all’iniziativa a:

Angelo (Il Ratto) del blog The Rat Race, (sapendo che potrebbe avere difficoltà a causa dei suoi impegni)

Mario del blog Sotto L’Ombra degli Olmi

 

 


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Ci sono 16 commenti

  • Uyulala ha detto:

    Non ho voluto segnalare un libro che suscita forti emozioni. Sono sicura che tanti avranno modo di indicare volumi che raccontano esperienze atroci. Ho voluto invece segnalare un libro forte, la storia di un uomo che per tutta la vita non si è rassegnato e ha lavorato affinché il mondo non si dimenticasse, ma soprattutto i CRIMINALI non dimenticassero di essere tali

  • riccardo gavioso ha detto:

    sono contento di riuscire a commentare per primo questo meraviglioso articolo. Col tuo impeccabile stile hai restituito il giusto peso alla figura di un uomo giusto che, come tale, fu spesso trascurato dai mezzi d’informazione. Come non rimanere stupiti da una vittima che cercò la giustizia e non la vendetta, la storia e non il sensazionalismo. Una personalità forte che trovò nella sua opera il modo di superare gli orrori che vide replicati per tutta la vita.
    Passo spesso davanti alla fabbrica dove Levi lavorò come chimco, e a volte davanti alla sua abitazione. Lui fu travolto da quello che aveva vissuto e condannato ad una lenta agonia che gli lascò il tempo per regalarci pagine meravigliose, rifiutate per moltissimi anni da tutti gli editori… chissà poi perchè…

    un grazie di cuore per la tua pronta e importante adesione, e una buona serata

    se hai voglia di passare il testimone ad altre tre persone…

  • Comicomix ha detto:

    Come al solito, niente banalità nei piedi nudi…
    IO ho avuto per quest’uomo una venerazione quasi filiale. Uno che ha fatto della lotta all’orrore e ai cultori dell’orrore la sua ragione di vita. Perchè aveva alto il senso della giustizia. NON della vendetta, della GIUSTIZIA. Maiuscola.
    Oggi, abituati come siamo all’ingiustizia quotidiana, quella grande e quella di piccolo calibro, sembra una parola quasi antica. Come il viso di Wiesenthal.

    E non è un caso, io temo, che la memoria del mondo si è accorciata, fin quasi a svanire. Perchè non è morta solo la pietà, in questi tempi confusi. Ma anche la giustizia…
    ^_^

  • lisa72 ha detto:

    Carissima, la tua recensione è bellissima e il tuo intervento così tempestivo ^_^
    Un caro abbraccio, Lisa

  • lisa72 ha detto:

    (io invece sono talmente otturata dal raffreddore che scrivo anche orrori !!! :(((( ovviamente avrei dovuto scrivere recensioni!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!)

  • Uyulala ha detto:

    @ Riccardo
    Sono molto felice di vedere come primo commento (a parte il mio…) proprio il tuo. Rileggendomi le note biografiche di Wiesenthal notavo che è morto a 97 anni. Come se si fosse tenuto ancorato alla vita con le unghie e con i denti per poter svolgere la sua missione il più a lungo possibile

    @ Carlo
    Quando ho letto dell’iniziativa ho pensato subito a lui. Ho pensato infatti che, a causa del suo carattere forte e combattivo, sarebbe stato lasciato da parte, così come è stato per tutta la sua vita. E’ importante commuovere, ma è altrettanto importante evidenziare il lavoro di persone che lottano con coraggio a volte contro il mondo intero

    @ Lisa
    Ti ringrazio Lisa. Non vedo l’ora di leggere il tuo post.
    Ehm… se ti va posso correggerti il commento 🙂

  • Joseph ha detto:

    Lungi dal confidare nell’induzione di ripensamenti. Ho 65 anni, e di sentir parlare quotidianemente di Shoa non ne posso sinceramente più.

  • Alex ha detto:

    Grazie per avere offerto una pagina di riflessione intelligente nella storia di questa giornata. Hai la mia stima per aver ricordato come merita un uomo, Simon, che ha molto da insegnare (parlo volutamente al presente) a chi è di breve memoria.

    La mia famiglia è stata segnata dalla tragedia della Shoa, e noi non dimentichiamo né i nostri carnefici, né i nostri nuovi, a volte inaspettati, amici.

    Alex Mancini – aka – weblogstream

  • Uyulala ha detto:

    @ Joseph:
    in questo la penso diversamente. Ritengo importante mantenere viva la memoria. Se gli impegni di lavoro non mi segano le gambe cercherò di fare un post, proprio il 27, per ricordare le altre categorie colpite dalle persecuzioni razziali.

    @ Alex:
    Quando ho scoperto che Simon Wiesenthal era morto senza che ne venisse data notizia in maniera onorevole, mi sono molto indignata. Il mondo vuole dimenticare, secondo me, per poter continuare ad agire lungo quella strada.

  • […] Uyulala mi chiede di partecipare a una catena, per una volta seria, e di indicare un libro sulla Shoah come mio contributo a una ideale biblioteca della memoria. Devo dire che esito, perche' mi pare che a volte tanta enfasi sulla memoria della Shoah nasconda — anche inconsciamente e in buona fede — il bisogno di *padroneggiarla*, di ridurla a una misura che entri nei nostri schemi mentali — e che chiudere la memoria in una biblioteca, reale o virtuale, possa diventare un modo per renderla il piu' possibile inoffensiva. Al contrario, la memoria della Shoah — se non si vuole tradirla — deve restare *intollerabile*. Dev'essere qualcosa a cui si vorrebbe sfuggire — che si vorrebbe non aver presente — e che ci si costringe a tenere davanti agli occhi. Percio' niente letture confortanti, niente biblioteche virtuose, che ci facciano sentire meglio perche' assolviamo al compito nobile di non dimenticare. Eppure — abbiamo soltanto le parole — per non lasciare che la Shoah venga cancellata. E allora propongo gli autori forse piu' inconciliati con la realta' — quelli che meno di tutti hanno cercato di estrarre un qualche *senso* dalla Shoah — e sono due poeti: Paul Celan (di cui Mondadori ha pubblicato l'opera integrale nei Meridiani) e Dan Pagis (che purtroppo conosco soltanto nella traduzione inglese edita dalla University of California Press, non essendo in grado di leggere l'ebraico e mancando una traduzione italiana). Sono due libri che — onestamente — non so se avrei oggi il coraggio di rileggere — e proprio per questo sono quelli che mi sento di citare. […]

  • theratrace ha detto:

    Ho fatto il mio dovere…

  • Uyulala ha detto:

    @ TheRtRace:
    Grazie di aver aderito. Conoscendo la tua idiosincrasia alle catene lo considero un gesto importante. Le tue segnalazioni, fra l’altro, sono originali e probabilmente saranno uniche come stile e taglio.

    @ Tutti:
    la segnalazione la trovate QUI SUL SUO BLOG

  • nahum ha detto:

    Ho ricevuto il commento, adesso ho da fare, prima o poi rispondo. Peccato che quelli con la censura rapida non si azzardino a commentare. Ma mica stupisce.
    Saluti dalla capitale di uno Stato che, se c’era, non ci sarebbe stata la Shoah. E questo, temo che sia il veri problema.
    Il mio contributo a questa “catena” è “Ladri nella notte” di Arthur Koestler. Sempre che in Italia lo si riesca a trovare.

  • Uyulala ha detto:

    @ nahum:
    intanto ti rngrazio per essere passato qui e per aver adeito all’iniziativa nonostante le tue riserve. Neanche io mi posso trattenere: ho rubato 5 minuti al lavoro ma ora devo riprendere a fare un NOIOSISSIMO lavoro burocratico… Sono comunque molto contenta di parlarti, sebbene attraverso questa strana forma indiretta dei commenti nei nostri blog…

  • […] da Angelo di The Rat Race: Uyulala mi chiede di partecipare a una catena, per una volta seria, e di indicare un libro sulla Shoah come […]

  • nahum ha detto:

    La Memoria che suscita disagio perché “viene usata senza nessuno scrupolo da coloro – ed è inutile fingere di non vederlo – che dell’accusa di antisemitismo hanno fatto un manganello con cui tacitare chi si oppone agli orrori di oggi”.
    La Shoah è stata, finora, l’unico momento della storia in cui la volontà di sterminio è stata più forte della logica del capitale. Le proteste degli industriali tedeschi verso il partito nazista ne sono un esempio. E’ stata anche l’unico momento della storia in cui la volontà di sterminio è stata più forte dell’imperialismo, che pure è un brutta roba. Che logica ci può essere nel prendere delle persone a Roma e portarle a morire in Polonia, mentre si sta perdendo una guerra, e imporre a questi treni (carichi di gente che deve andare a morire) precedenza su quelli dei soldati che vanno al fronte.
    Ecco, di questa specificità dell’orrore della Shoah, vedo, non si ricorda nessuno. E’ diventato un generico appello a cercare di essere tutti più buoni. E siccome attualmente va di moda dire che gli israeliani sono cattivi (ma c’è già chi dice che sono cattivi gli ebrei) come stupirsi che l’ammonimento vada esattamente in quella direzione.

Benvenuti nell'armonia tra sacro e profano

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Nell'armonia degli opposti il sacro è profano e tutto ciò che consideriamo profano profuma dell'incenso del sacro. Non esiste nulla di cui non si possa parlare…

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