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Affrontare una psicoterapia – 2° Nel servizio pubblico

Nel primo articolo ho accennato ad interrogativi che hanno a che fare con gli aspetti economici delle psicoterapie. Parlerò di alcune differenze che possiamo riscontrare nel pubblico e nel privato, cominciando a parlare in questo post dei servizi pubblici.

Se per qualche ragione volete scegliere i servizi pubblici:

Per prima cosa sappiate che i Dipartimenti di Salute Mentale del SSN almeno sulla carta prevedono un servizio di psicoterapia e la presenza di psicologi nell’organico. Da questo punto di vista (ma non solo da questo), la realtà italiana è costituita da tante realtà locali che sono molto variegate sia come offerta che come tipologia di terapie.

Vi sono infatti Centri di Salute Mentale che hanno attivi degli ottimi servizi di psicoterapie, a volte anche mirati (per esempio potete trovare in alcune Regioni dei servizi specifici per alcune patologie, come i disturbi alimentari, i disturbi d’ansia e così via). In altre realtà invece la psicoterapia è lasciata completamente nelle mani dell’iniziativa personale dei singoli operatori e non ha una organizzazione specifica al riguardo.

Altro luogo dove talvolta è possibile ottenere delle psicoterapie sono i consultori familiari (si, proprio quelli organizzati dalla legge 194): è infatti prevista all’interno di tale struttura la figura dello psicologo, che si occupa prevalentemente di affrontare problematiche di tipo familiare e legate alla genitorialità. In alcune città son presenti servizi di terapia familiare organizzati dai consultori.

Informatevi presso i centri territoriali più vicini a casa vostra sulle modalità di accesso e sull’organizzazione relativa alle psicoterapie. Informatevi se si tratta di servizi che richiedono il pagamento di ticket (in molte Regioni infatti si tratta di prestazioni soggette a contributo di spesa) e soprattutto a quanto ammonta il ticket. Se potete, informatevi sui terapeuti che svolgono questo servizio.

I pro del servizio pubblico:

Sono servizi gratuiti o, se soggetti a ticket, questi sono comunque molto più bassi delle parcelle medie dei terapeuti.

Il terapeuta non ha nessun interesse a prolungare all’infinito la vostra terapia: viene pagato lo stesso, che voi ci siate o no.

Se avete bisogno anche di terapie farmacologiche vi verrà suggerito un colloquio psichiatrico che potrete fare nella stessa sede.

I centri territoriali dei Dipartimenti di Salute Mentale (i CSM, o comunque vengano chiamati) forniscono anche servizi per le urgenze.

I professionisti che vi lavorano hanno alle spalle un’esperienza robusta sia quantitativamente che qualitativamente e sono abituati a trattare casi anche gravi.

I contro del servizio pubblico:

Le vostre possibilità di scelta rispetto al terapeuta sono molto limitate, le possibilità di scelta del terapeuta rispetto ai pazienti sono praticamente nulle. Questo comporta che se manca quel feeling necessario difficilmente potrete scegliere un terapeuta diverso a meno che non vi rivolgiate a privati.

Potreste essere soggetti a setting poco prevedibili, con frequenti cambi di orari o di giorni negli appuntamenti, nonché essere soggetti a ritardi e lunghe attese prima della seduta, soprattutto se lo psicoterapeuta è anche psichiatra.

Se il luogo della psicoterapia è in comune con altri servizi, la sala d’attesa sarà occupata da persone che soffrono di patologie anche gravi: potreste essere testimoni di comportamenti di utenti in crisi e questo non è piacevole (questo succede, ovviamente, nei CSM ma non nei consultori).

E’ più difficile mantenere la privacy in un luogo pubblico, dove è alto l’afflusso di utenti.

Aspetti che possono essere positivi o negativi:

Spesso le psicoterapie nel pubblico sono necessariamente a tempo determinato: da una parte questo può costituire un limite, in quanto dopo un certo numero di sedute, volenti o nolenti, si deve chiudere. D’altro canto però avere un termine di scadenza presenta il vantaggio di indurre sia i terapeuti che gli utenti a evitare “cazzeggi” (scusate il francesismo) e si è quindi portati ad andare velocemente alla ricerca del problema reale e della sua eventuale soluzione.

Un discorso a se stante è quello che riguarda le strutture psichiatriche universitarie.

Come in tutti gli istituti universitari, questo tipo di strutture è caratterizzato dalla presenza di studenti delle scuole di specializzazione e di tirocinanti. E’ meno probabile che vi richiedano l ticket, ma è altamente probabile che vi affidino ad un professionista in formazione sotto supervisione di un tutor. Non è detto che questo sia un male, in quanto i professionisti in formazione hanno un’attenzione molto alta a ciò che fanno. D’altro canto la mancanza di esperienza porta spesso ad applicare in modo rigido le “tecniche” di psicoterapia o anche solo quelle del colloquio. La qualità di quanto avviene nelle strutture universitarie dipende strettamente dalla accuratezza delle supervisioni che vengono fatte al loro interno. Un grosso limite di questa tipologia di servizio è costituito dal turnover degli operatori, infatti una volta conclusa la scuola di specializzazione e/o il tirocinio, il terapeuta (psichiatra o psicologo) non sarà più presente.

La prossima puntata riguarderà i professionisti privati.

LEGGI ANCHE:

Affrontare una psicoterapia – 1° aspetti pratici e aspettative

Affrontare una psicoterapia – 3° Il mondo dei privati

Psicoterapia come rapporto non paritario – Affrontare una psicoterapia 4° parte

Kipapa2SuGiu2

 


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Ci sono 7 commenti

  • Taipan ha detto:

    Superlativa come sempre.
    Sto seguendo con molto interesse.
    😉

  • Uyulala ha detto:

    Grazie Taipan… 😳
    Spero che possano essere utili

  • Lisa72 ha detto:

    Copio Taipan e confermo che sei veramente un’ottima narratice.. secondo me dovresti scrivere un libro! ^_^
    Un abbraccio, Lisa
    ps: è stato molto piacevole oggi 🙂

  • Uyulala ha detto:

    Lisa, è stato piacevolissimo anche per me. Per il libro… dovrei prendermi aspettativa: lo vedi che riesco a scrivere solo quando sono in ferie o in malattia? Uffffffff 😕

  • Enzo ha detto:

    E’ noto che la psicoterapia è una relazione tra il paziente e lo psicoterapeuta. Pertanto è giusto che il professionista venga scelto e che il tempo venga deciso da quanto emerge dalla terapia stessa e non da una terza persona o dalla legge. In Italia questo non avviene in quanto si confonde ancora molto la psicoterapia dalla psichiatria. Il paziente non è un malato di denti o di bronchite, è malato nel prodondo e spesso dal profondo si può uscire, ma solo se si ha fiducia nel proprio interlocutore al quale affidiamo parte della nsotra vita.

  • Uyulala ha detto:

    @ Enzo:
    In linea di massima concordo con te, ci sono però delle caratteristiche legate all’organizzazione dei servizi che vanno tenute presenti:
    1. psicologi e psichiatri (giacché anche noi siamo psicoterapeuti mi ci metto nel calderone) vengono assunti per concorso, e in un servizio quello che c’è è il vincitore del concorso e non altri.
    2. vi sono delle esigenze di budget: nel pubblico è impensabile che possa essere trascinata una terapia “alla Woody Allen”, sarebbe obiettivamente troppo dispendiosa per servire un solo utente e questo comunque non va bene
    3. vi sono delle esigenze legate al fatto che si tratta di servizi: se un CSM ha un determinato bacino d’utenza e serve una fetta della popolazione, è importante che tutti coloro che ne hanno bisogno possano usufruire delle psicoterapie. Va da sé che in un servizio pubblico non possano essere attivate terapie che prevedano tempi troppo lunghi, quali ad esempio la psicanalisi tradizionale, mentre potrebbero avere un degno spazio trattamenti a breve e medio termine (e ce ne sono tanti anche eccellenti).

    Certe ristrutturazioni profonde non possono essere affidate ai servizi pubblici, son troppo lunghe e dispendiose.

  • […] Affrontare una psicoterapia. […]

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