FEEDATI di me


Dalla parte degli ex:
Movimento dei Focolari, una visione critica

Visualizza gli articoli più recenti

Leggi gli articoli in ordine cronologico


RSS Gordon Urqhuart

RSS Come Ci Vede la Stampa Estera

Cinque Post Presi a Caso

Gli ultimi cinque commenti pubblicati

Views

Nuvola di parole

Psicoterapia come rapporto non paritario – Affrontare una psicoterapia 4° parte

Comincio col precisare che tendo a preferire il termine UTENTE piuttosto che “paziente” o “cliente”.

Ho già accennato ad alcuni punti che vorrei rimarcare (se non mi riesce di approfondire). Vediamo di affrontare questo:

Il rapporto tra psicoterapeuta e utente è un rapporto sbilanciato.

 

Vi ho invitato a tener presente questo aspetto perché esserne consapevoli vi tornerà utile.

Quando decidete di iniziare quest’esperienza lo fate perché qualcosa in voi o nella vostra vita non sta andando bene. Avete una sofferenza più o meno importante e state chiedendo un aiuto professionale perché altri tipi di aiuti o non vi sono bastati o non erano disponibili. Avete aspettative, speranze, paure, siete mossi da una grande quantità di emozioni spesso contraddittorie. Siete in una situazione di inferiorità perlomeno emotiva. Spesso anche culturale. La maggior parte delle persone si troverà anche in uno stato di soggezione per la “figura” dello psicoterapeuta. Questi e altri fatti sono quelli che determinano lo sbilanciamento del rapporto, ha poca importanza analizzarli, ciò che è importante è mantenere la consapevolezza di tale disparità.

Questo aspetto di per sé non è un fatto né positivo né negativo; pensiamo a quanto succede per esempio nelle relazioni genitori-figli o insegnanti-studenti: si tratta di una caratteristica intrinseca al tipo di relazione che è funzionale ad esso. Diventa negativo, sicuramente, quando la si nega o si cerca in qualche modo di appiattire questo dislivello.

Tutti coloro che affrontano una relazione psicoterapica ne percepiscono la disparità a livello consapevole o inconsapevole e ciò porta a reagire con modalità che dipendono molto sia dal tipo di carattere che dai problemi che vi spingono alla relazione d’aiuto.

Per cui potreste trovarvi a vivere in modo acritico una situazione di dipendenza, che verrà gestita totalmente dal terapeuta, oppure sarete portati a sfidare il professionista mettendolo alla prova o ingaggiando una sorta di braccio di ferro. La reazione di accettazione critica di questa inferiorità non è comune, sennò non avreste necessità di uno psicoterapeuta, e si svilupperà nel tempo man mano che la terapia procede in modo sano ed efficace. Una buona psicoterapia, fra le altre cose, vedrà la scomparsa spontanea del dislivello quando essa sta volgendo al termine e la conclusione più sana è quella in cui utente e terapeuta si salutano “alla pari”.

Per queste ragioni non considerate a priori il rapporto di dipendenza come deviante, accettate questo aspetto cercando per quanto vi è possibile di mettere attenzione a che non si verifichi un cambio di rotta che trasformi i termini della dipendenza.

Può capitare infatti che tale aspetto del rapporto psicoterapico diventi negativo, si trasformi in un freno per la nostra maturazione o in una dipendenza patologica. Di solito quando questo accade c’è una responsabilità precisa a carico del terapeuta.

Infatti può essere un aspetto abbastanza comune negli utenti la tendenza ad attaccarsi eccessivamente a figure professionali di aiuto e non può in alcun modo essere addebitata a loro, a mio parere, la distorsione della dipendenza terapeutica.

 

Segnali che possono farvi sospettare che la dipendenza sia distorta:

1. sentire il bisogno di consultarsi col terapeuta anche per aspetti della vita di poco conto o che in passato si sono sempre affrontati da soli, e il terapeuta incoraggia e favorisce tale comportamento.

2. evitare di dire o fare qualcosa per paura che il terapeuta “si offenda”, perché questa è l’esperienza che facciamo di lui/lei

3. il terapeuta chiede, in forma esplicita o implicita, un’aderenza acritica a quanto dice, assumendo una posizione punitiva se ciò non avviene.

4. il terapeuta tende a colpevolizzare le scelte autonome dell’utente, attribuendo ad esse i malesseri dello stesso.

5. egli tende a colpevolizzare la sofferenza e i problemi dell’utente senza aiutarlo ad acquisire invece una sana responsabilità personale.

6. il terapeuta, al contrario, asseconda troppo l’utente e tende a gratificare eccessivamente il suo ego

7. egli assume comportamenti che spingono l’utente a credere di “essere speciale”.

Nel punto 1 il terapeuta scoraggia l’autonomia del paziente; quando agisce con modalità di cui ai punti 2, 3, 4 e 5 tiene l’utente legato a sé attraverso ricatti morali o agendo sulle sue paure di abbandono; invece chi agisce con le modalità 6 e 7 incoraggia la dipendenza facendo leva sul bisogno di gratificazione dell’essere umano, esasperandolo.

Tali comportamenti, spesso piuttosto sfumati, devono essere proprio uno stile costante del lavoro del terapeuta affinché possano determinare una dipendenza distorta: come già dicevo, gli psicoterapeuti sono esseri umani e in quanto tali soggetti a commettere errori o ad avere défaillances.

Tenete presente che qualunque tipo di terapia possiate intraprendere, potrà avere buoni risultati se il percorso terapeutico vi aiuterà ad acquisire consapevolezza di voi stessi e delle vostre azioni. Tutto ciò che ostacola o compromette questo processo potrà darvi dei risultati immediati, ma tali risultati son destinati a svanire nel tempo.

In tal senso un buon terapeuta dovrebbe:

A. fornirvi quella che John Bowlby definiva una “base sicura”: ossia un punto di riferimento prevedibile dal quale partire per esplorare nuove modalità di essere o del vostro agire. In QUEST’ARTICOLO viene descritto dallo stesso Bowlby l’applicazione in campo psicanalitico di questa forma di rapporto terapeutico, ma esso è applicabile anche in indirizzi terapeutici non psicodinamici, e quindi

B. accompagnarvi inizialmente e sostenervi nell’affrontare la vostra sofferenza

C. essere capace di riconoscersi umano.

D. saper discutere le problematiche relazionali che si creano tra lui e voi

E. essere capace di accettare che voi gli chiediate, eventualmente, una pausa nella terapia senza che questo ne comporti automaticamente una conclusione unilaterale da parte sua.

F. aiutarvi gradualmente ad essere indipendenti da lui, in modo da permettervi, una volta divenuti capaci di affrontare i vostri problemi in modo efficace, di proseguire la vostra vita senza di lui.

 

LEGGI ANCHE:

Affrontare una psicoterapia – 1° aspetti pratici e aspettative

Affrontare una psicoterapia – 2° Nel servizio pubblico

Affrontare una psicoterapia – 3° Il mondo dei privati

Kipapa2SuGiu2

 


Altri Articoli Che Potrebbero Interessarti:

Cinque Post Presi a Caso:

Ci sono 10 commenti

  • Questo articolo stato segnalato su ZicZac.it.

  • upnews.it ha detto:

    Sacro Profano » » Psicoterapia come rapporto non paritario – Affrontare una psicoterapia 4° parte

    Vediamo di affrontare l’aspetto del rapporto psicoterapico che riguarda la dipendenza “fisiologica” e quella distorta.

  • claudia ha detto:

    ancora una volta ti ringrazio, ciò che scrivi è utilissimo, mi hai chiarito altri dubbi ancora. Grazie

  • sergiocorriero ha detto:

    che dire…sei la solita!!
    Bravissima!!! 😛

  • Nonlineare ha detto:

    Uyulala, come al solito: quattro pezzi molto interessanti!

  • Lisa72 ha detto:

    Veramente illuminante e molto brava 🙂
    Bisognerà cercarti uno sponsor per il libro ^_^
    Un abbraccio, Lisa

  • NEWYORKER ha detto:

    ma non è che ci stai analizzando di nascosto? 😉
    sai cosa penso? che il tempo di un’ora per ciascun …utente è troppo breve

  • Uyulala ha detto:

    @ Nonlineare:
    🙂 non immaginavo che sarebbero stati graditi così e mi fa davvero piacere.

    @ Lisa:
    🙂 mamma mia, questa storia del libro ti ha proprio presa ehehe

    @ NEWYORKER:
    😆 mica tanto di nascosto, nel caso…
    Comunque il tempo di un’ora a volte è troppo a volte è effettivamente insufficiente. Ma sai com’è, se il costo è di circa 80 € l’ora, un povero cristo quanto dovrebbe pagare a seduta? Soprattutto se dovesse fare una seduta ogni settimana…

  • Nonlineare ha detto:

    Uno dei punti che mi ha colpito maggiromente e’ quando accenni al rischio che il terapeuta possa utilizzare delle tecniche psicologiche per tenerti legato a lui (nel terzo pezzo). Non ci avevo mai pensato. In effetti, mai dimenticarsi che e’ un essere umano anche lui! 🙂

  • Uyulala ha detto:

    @ Nonlineare:
    purtroppo succede. E’ più frequente che lo faccia un terapeuta che lavora nel privato: un paziente che sente a lungo il bisogno di terapia è una fetta di stipendio assicurata… Ma non è l’unica ragione. Possono nascere nel terapeuta bisogni di controllo e di potere sugli altri, può succedere che si crei un rapporto di tipo affettivo non proprio sano al quale neppure il terapeuta sa rinunciare…
    Siamo esseri umani e non è facile neppure per noi affrontare alcuni aspetti del nostro io più profondo.

Benvenuti nell'armonia tra sacro e profano

Free Burma

Sacro Profano

Nell'armonia degli opposti il sacro è profano e tutto ciò che consideriamo profano profuma dell'incenso del sacro. Non esiste nulla di cui non si possa parlare…

Ci sono 446 articoli e 2,874 commenti.

RSS Pensieri Liquidi

Cerca in questo blog

Da Leggere Prima dell’Uso

Categorie

Creative Commons License

Creative Commons License
I contenuti di questo sito sono pubblicati sotto una Licenza Creative Commons.



Sito Non raggiungibile


Protected by Copyscape Originality Checker

Lottiamo insieme contro il neuroblastoma



Comprate il libro



Social Networks




Donatella's bookshelf: read

Il Respiro Del Grande Spirito - Canti Degli Indiani d'AmericaDove soffia il vento - Il volto più antico e profondo della cultura "pellerossa" - con una suggestiva documentazione fotograficaUna storia degli Indiani del Nord America - gli uomini dalla pelle rossa - un popolo di guerrieri e mistici innamorati della loro terraDal Popolo degli Uomini - Canti, miti, narrazioni, preghiere degli Indiani del NordamericaMolte vite, un solo amoreMolte Vite, Molti Maestri

More of Donatella's books »
Donatella's  book recommendations, reviews, quotes, book clubs, book trivia, book lists


ViviStats



Flag Counter