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Movimento dei focolari – Terza Parte: la spiritualità e la tensione alla santità

Proseguo nel racconto della mia esperienza all’interno del movimento dei focolari. Faccio qualche velocissimo accenno ad alcuni aspetti della spiritualità ed esprimo alcune riflessioni che sono scaturite dal mio vissuto di allora. La spiritualità del movimento è molto articolata e complessa. Qui il mio cenno è inevitabilmente parziale e per semplici titoli; ma mi ci son voluti anni per studiarla.

Durante il periodo in cui ero GEN il movimento ha aperto una scuola di teologia, chiamata “università popolare mariana” (il movimento è, come accennava Giuliano nei commenti, un movimento mariano). Sono stata una delle prime persone in assoluto a sostenerne gli esami e le basi teologiche che mi diede, paradossalmente, sono quelle che mi hanno consentito poi successivamente di confutare il credo cattolico.

Ognuno di noi era chiamato a quella che veniva definita la “tensione alla santità”, che comportava l’aderire in modo perfetto ai dettami della chiesa e in più il seguire la spiritualità del movimento ai massimi livelli possibili.

Nel tempo cominciammo gradualmente ad assimilare il modo di pensare e di essere dei GEN, cominciammo a gesticolare come loro, a portare l’attenzione vigile su quanto ci diceva “il nostro prossimo”, a imparare quel particolare tipo di slang che funzionava per slogan. Beninteso, ogni slogan aveva alle spalle un corposo apparato spirituale e teologico, ma facilmente veniva poi usato svuotandolo del significato originario.

La prima cosa che imparammo era cosa voleva dire “mettere Gesù in mezzo”. Faceva riferimento a quel brano del vangelo in cui Gesù diceva ai suoi discepoli: “Dove due o più sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro”. Ecco quindi che in ogni riunione di qualunque genere e anche in ogni incontro, programmato o occasionale, fra persone del movimento, la tensione era quella di “mettere Gesù in mezzo”. Di fatto si creava una sorta di comunione di intenti e pensieri (“comunione d’anima”) dove l’armonia che ne scaturiva era interpretata come un momento mistico in cui Gesù scendeva fra noi per guidarci e ispirarci. D’altro canto questo aveva anche la sua controparte: quando si esprimevano, beninteso, sempre amabilmente, opinioni differenti o non allineate, si diceva che “non c’era Gesù in mezzo” e quindi ogni nostro sforzo era rivolto a colmare quelle fratture che ne impedivano la discesa. Diventava alla fine un importante, sebbene gentilissimo, sistema per impedire l’emergere delle individualità. Questo anche attraverso atteggiamenti molto sottili ma che a me non sfuggirono. Anche se, chissà per quale ragione, non fu motivo di un mio allontanamento nelle prime fasi.

Io ero una ragazzina molto interessata alla letteratura, alla poesia, leggevo di tutto e amavo molti autori diversi che mi avrebbero nel tempo donato moltissimo in termini maturativi e culturali. Desideravo molto confrontarmi su questo e ricordo che in una delle mie prime riunioni da pre-GEN (quando ancora non sapevo di esserlo) parlai della lettura di uno di questi libri. Mi pare che fosse un testo di Erich Fromm. La ragazza che faceva da “bianco” mi sorrise quasi distrattamente, fece cadere l’argomento e si rivolse ad un’altra. Col tempo mi resi conto sempre più frequentemente che in quel modo pilotavano i nostri interessi. Erano incoraggiate le letture di Chiara e degli altri appartenenti al movimento, mentre erano sottilmente scoraggiate tutte le altre.

Mi abbonai quasi subito alla loro rivista: Città Nuova (era tutto “nuovo” in quel movimento…) e attraverso la lettura di quella pubblicazione completavo l’opera di indottrinamento anche per conto mio.

Altro concetto-slogan era “Farsi Uno”. Strettamente collegato a quello che ho esposto prima, “Gesù in mezzo”, era quello del farsi uno. Di fatto questo aspetto aveva due facce: uno era relativo alla relazione fra i membri del movimento, l’altro riguardava invece il modo di porsi nei confronti di tutti gli altri. Nel primo caso infatti era quel fenomeno per cui bisognava abbandonare ogni egoismo, ogni aspetto individuale del sé per trovare una sorta di “fusione mistica” (queste sono parole mie, dettate da quell’esperienza) con il proprio compagno di movimento. In effetti quando succedeva (perché succedeva eccome!) si sperimentava una gamma di emozioni difficilissime da descrivere, che di fatto rendevano il rapporto fra i membri del movimento del tutto speciale e non condivisibile con chi ne era “fuori”. Arrivavi a provare queste emozioni con tutti, anche con chi ti stava pesantemente antipatico. Anzi, a maggior ragione quando ti stava antipatico, in quanto la tensione volta al superamento di questi sentimenti personali era massima e quindi anche il risultato del “farsi uno” diventava migliore, più sofferto e quindi più gratificante.

Per quanto riguarda invece il “farsi uno” con tutti gli altri, le direttive di Chiara erano molto precise: “Farsi uno in tutto eccetto nel peccato”. Questo portava ad uno strano fenomeno di camaleontismo degli appartenenti al movimento. Si diceva infatti che un membro del movimento (un GEN, un volontario o quant’altro) non dovesse avere nulla di distintivo rispetto agli altri, tranne la gioia. Perciò chi frequentava ambienti ricchi doveva vestirsi in modo consono, chi era fra i poveri doveva, mantenendo la dignità, far di tutto per non emergere e non ostentare e così via. Il “farsi uno in tutto eccetto che nel peccato” comportava anche sviluppare delle capacità di ascolto fuori dal comune, in quanto era necessario imparare a svuotarsi di se stessi per potersi riempire dell’altro. (Devo dire che in questo aspetto, essendo io stata nel movimento per circa 10 anni, ho trovato poi un eccellente allenamento per quello che sarebbe stato il mio mestiere attuale: la psichiatra.)

Però questo comportava anche un “effetto collaterale” estremamente inconscio, sempre negato, ma imperativamente presente di fatto in ogni comportamento, in ogni retropensiero, in ogni idea. Ossia la convinzione ferma di essere assolutamente migliori degli altri. Ogni gesto, ogni pensiero, ogni atto della vita quotidiana era sostenuto dall’idea di fondo di aver “trovato la risposta”, la risposta a tutto, ad ogni interrogativo della vita. A questo contribuivano anche i pensatori del movimento, alcuni dei quali erano menti eccellenti in vari campi: politica, filosofia, scienze, fisica. Tutto veniva riletto e interpretato alla luce dell’”ideale” (era il termine che usavamo per indicare il corpus teologico, teorico della spiritualità del movimento). Non c’era atto della vita che non ne fosse permeato.

Ma prima di parlare di questo, vorrei accennare ad altri due aspetti della spiritualità: le “figure mistiche” di “Gesù Abbandonato” e “Maria Desolata”. Si trattava di aspetti della spiritualità che venivano appresi per ultimi perché erano i più importanti e “profondi”, praticamente la stessa spina dorsale della spiritualità del movimento. Fanno entrambe riferimento al momento in cui Gesù stava appeso in croce e la madonna era ai suoi piedi che guardava il figlio morire, quel figlio che era anche il suo dio. In quel momento Gesù urlò al cielo la famosa frase che i vangeli riportano in aramaico: “Mio dio, mio dio, perché mi hai abbandonato?”. Secondo la spiritualità del movimento in quel preciso istante per Gesù e per la madonna ci fu una prova che era al tempo stesso umana e divina: per il primo il lacerante e “impossibile” dolore del distacco e del senso di abbandono da dio, che tra l’altro era un distacco anche da se stesso, come se Gesù non potesse più percepire la sua essenza divina. Per la seconda era legata al crollo di tutto quello per cui aveva lottato e sofferto, e la sensazione che credere nella divinità del suo stesso figlio fosse stata tutto uno sbaglio. E questo in aggiunta al dolore prettamente umano della sensazione della vita che si allontana (per Gesù) e la consapevolezza che sta morendo un figlio (per la madonna).

Questi aspetti “mistici” avevano dei risvolti molto potenti nella vita di ciascuno di noi, nel modo di affrontare il dolore, nel modo di far fronte alle contraddizioni della vita. Si usava lo slogan “Vivere Gesù Abbandonato” o “Vivere Maria Desolata” nel momento in cui si affrontavano diversi tipi di dolore, di sofferenza, di lacerazione. Si confrontava il proprio modo di soffrire con quello mistico di Gesù e Maria e si traeva forza da questi. A onor del vero, il “vivere” questi aspetti del dolore secondo Chiara Lubich era un momento di passaggio, perché “alla morte segue la resurrezione”. Ma all’atto pratico era un modo comunissimo di intendere questi aspetti quello di fermarsi alla sofferenza, ci si concentrava infatti su questi passaggi. L’altro modo di vivere queste “figure mistiche”, contropolare a questo appena descritto, era ugualmente discutibile: si “doveva” a tutti i costi superare il dolore, e si “doveva” arrivare alla resurrezione. Difficilmente erano accolti “con amore” i passaggi lunghi, le crisi prolungate, le sofferenze ostiche. Si doveva a tutti i costi recuperare quel tanto decantato sorriso smagliante e solare, che doveva cancellare ogni ombra, ogni dubbio.

E così si viveva costantemente in uno stato di tensione, in quanto il nostro modo di vivere la spiritualità era sempre a rischio di imperfezioni e di errori. La cultura del peccato insita nel cattolicesimo qui veniva estesa, sebbene non con quel nome, ad ogni atto della vita. Ogni cosa doveva essere perfetta, e se non lo era i sensi di colpa montavano.

Beninteso, non è che tutti vivessero in questo modo: molti erano coloro che vedevano tutti questi aspetti con maggiore elasticità e tolleranza, ma in questo devo dire che c’era una grande differenza tra il ramo maschile e quello femminile del movimento. I maschi erano più tolleranti, a loro si permettevano défaillances con maggiore disinvoltura, sia nel vivere l’ideale, sia negli aspetti tanto temuti della sessualità. Per le donne invece c’era un rigore ascetico durissimo e lo sforzo della tensione alla santità era massimo.

Ogni volta che avevamo dubbi e difficoltà ci rivolgevamo o al “bianco” o, nel caso in cui i dubbi erano impegnativi, direttamente alla focolarina responsabile delle GEN. Ricordo ancora i lunghissimi colloqui avuti, in quanto i dubbi mi hanno assalito abbastanza presto e mi arrivavano a ondate, nonostante facessi di tutto per “superarli” alla luce dell’ideale.

Credo che la mia grande fregatura sia stata quella di voler essere profondamente onesta con il movimento, con me stessa, con le persone e con quello che io credevo allora essere dio. Questa è stata la cosa che più di qualunque altra mi ha consumata. Ma spero di aver modo di parlarne ancora.

EDIT 01 March 2011

This article has been translated into English by Laryssa and published in THIS BLOG.

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Ci sono 22 commenti

  • upnews.it scrive:

    Sacro Profano » » Movimento dei focolari – Terza Parte: la spiritualità e la tensione alla santità

    Un rapido cenno a qualche aspetto della spiritualità del movimento e di cosa è stata per me, nella mia esperienza

  • Questo articolo stato segnalato su ZicZac.it.

  • Lisa72 scrive:

    Sembra di leggere un libro giallo ambientato in una “setta” 😳
    Sai che anche io penso di essere uscita dal percorso con i catechisti prima e dalla “Chiesa” poi propio per il mio tentativo di essere onesta con me, con loro e con Lei…
    Un abbraccio di cuore, Lisa
    ps: appena ho un attimo di tranquillità ti scrivo una email con gli aggiornamenti dell’altra “storia”

  • Uyulala scrive:

    per Lisa
    nel movimento era tutto molto molto soft. Considera che la maggior parte dei problemi avuti nel movimento derivano dal fatto che esso è molto rigidamente legato al cattolicesimo (nonostante il suo ecumenismo) e il cattolicesimo è pieno zeppo di regole e norme. Sebbene in apparenza erano tutti molto aperti e comprensivi (e con le persone FUORI dal movimento lo erano spesso anche in modo sincero) fra di noi c’era un controllo gentilissimo ma ferreo.

    P.S.: io tra l’altro aspetto anche una telefonata 😉

  • stefano scrive:

    Ciao,
    premetto che mi sono imbattuto per caso in questo forum inseguendo la notizia del decesso di Chiara Lubich in quanto anche per me è stata una persona importante.(in positivo)
    Avrei troppe cose da dire :mi limito ad individuare degli spunti/interrogativi.
    Condivido in ogni caso la tua esperienza umana();
    Non condivido il tuo stile di sbandieramento negativo su un’ organizzazione di una associazione come ce ne sono tante altre nel mondo
    presentata quasi come un associazione a delinquere ;
    non condivido l’utilità delle tue ipercomplesse analisi razionali con tentativi di definizioni varie su verita fede (>CHIARA Aveva proprio il dono di essere CHIARA);
    ma vorrei velocemente ricondurre il tutto sul tuo terreno con delle domande:
    1L’io non è Dio(la tua e la mia erano vocazioni?
    2Chiara è stata una persona eccezionale :altre persone(come nella chiesa o nel mondo)NO
    3Verita ce ne possono essere tante(anche se credo che quelle vere non cadranno.ma resteranno come dire “in piedi da sole”),
    Vie pure,
    Di VITA E AMORE UNO SOLO(ripartiamo da valori basilari anche l’amicizia quella vera autentica tra persone autentiche,ripartiamo dal di meno e forse un giorno ci sara il di più famoso)

    Forse a te come a me è mancata (per mille motivi o colpe nostre o di altri?..)L’unità vera che mi sembra anche tu hai sperimentato come un’ esperienza che si tocca con mano(vero?)
    Un Caro Saluto e NB non voglio fare il sapientone ma credo ancora che

    DIO E’ AMORE( gli uomini a volte meno:è lui la fonte vatti a rivedere qualche frase di Chiara sul rapporto tra uomini e Dio…oppure se preferisci la cara vecchia Bibbia)

  • Comicomix scrive:

    E’ sempre più impressionante questo tuo racconto.

    Un sorriso laico (convinto)
    C.

  • Uyulala scrive:

    per Stefano
    Vediamo se riesco a risponderti senza essere troppo prolissa.

    Condivido in ogni caso la tua esperienza umana();

    è un’esperienza che non puoi condividere perché la tua strada, così come me l’hai descritta, è andata su binari molto diversi. Vorrei rimarcare il fatto che son tutte esperienze UMANE, e per questa ragione tutte equivalenti e soggettive, la mia come la tua.

    Non condivido il tuo stile di sbandieramento negativo su un’ organizzazione di una associazione come ce ne sono tante altre nel mondo
    presentata quasi come un associazione a delinquere ;

    mah, sinceramente non sto né sbandierando né presentando l’organizzazione come un’associazione a delinquere. Ritengo di essere in diritto di parlare di qualunque cosa esattamente come la vivo e per quello che ne penso e sto esercitando il mio diritto. Non mi pare inoltre di aver presentato l’associazione come se fosse un’associazione a delinquere, semplicemente il mio punto di vista non è il tuo e quello che tu vedi come positivo a mio parere non lo è poi così tanto.

    non condivido l’utilità delle tue ipercomplesse analisi razionali con tentativi di definizioni varie su verita fede (>CHIARA Aveva proprio il dono di essere CHIARA

    le mie analisi non sono ipercomplesse, anzi non sono neppure analisi. Ancora non ho iniziato, figurati! Quello che sto facendo è di raccontare, tutto qui. Chiara a mio parere forniva troppi slogan. Aveva una ragione molto profonda nel farlo: voleva rendere le sue esperienze alla portata di tutti. Ma trasformarle in slogan ha creato una sottile forma di fanatismo, molto raffinata.

    3Verita ce ne possono essere tante(anche se credo che quelle vere non cadranno.ma resteranno come dire “in piedi da sole”),

    Non esiste la verità. O, se esiste, non é né la mia né la tua né quella di Chiara. Ogni atteggiamento che presuppone di aver aderito alla Verità lo trovo semplicemente presuntuoso

    Vie pure,
    Di VITA E AMORE UNO SOLO(ripartiamo da valori basilari anche l’amicizia quella vera autentica tra persone autentiche,ripartiamo dal di meno e forse un giorno ci sara il di più famoso

    la mia esperienza mi ha portato a confutare anche questo mito. Esistono molte forme d’amore, tutte autentiche, vere e profonde, molte forme di amicizia. Quello che ci fa giudicare non vere o non autentiche alcune forme di amore o di amicizia è il filtro di un ideale (qualunque esso sia, beninteso. Non è che io apprezzi maggiormente altri tipi di ideali quando funzionano in questo modo). Gli ideali sono vetri deformanti che ti separano dalla realtà e te ne deformano i contorni.

    Forse a te come a me è mancata (per mille motivi o colpe nostre o di altri?..)L’unità vera che mi sembra anche tu hai sperimentato come un’ esperienza che si tocca con mano(vero?

    Allora: ho sperimentato molte cose. Alcune volte c’è stata una comunione autentica ma la stragrande maggioranza delle volte era un effetto tipo delirio condiviso.
    L’unità, quella autentica, l’ho sperimentata FUORI dal movimento, FUORI da qualunque situazione filtrata dalla religione. Proprio perché ho vissuto entrambe le cose posso ora fare il paragone e dirti che quello che si vive nelle unità o comunque fra gli appartenenti del movimento è spesso un’illusione della mente.

    DIO E’ AMORE( gli uomini a volte meno:è lui la fonte vatti a rivedere qualche frase di Chiara sul rapporto tra uomini e Dio…oppure se preferisci la cara vecchia Bibbia)

    Proprio perchè ho letto moltissimo sia di Chiara che della bibbia ti posso dire alcune cose:
    1. Chiara era una persona indubbiamente straordinaria ma sostanzialmente fuori dal mondo, e non in senso mistico intendo proprio in senso psichico.
    2. la bibbia presenta tantissime contraddizioni ed è divertente, studiandola, scoprire che le cose più belle sono state prese da altre religioni più antiche. Ma qui entriamo in un campo piuttosto complesso della storia delle religioni (argomento che ho studiato a lungo e che trovo affascinante)
    3. Sono convinta che dio, se esiste, NON è amore. Qualunque cosa sia non credo che sia un essere personale. Sono più vicina alla visione taoista (che non prevede un dio creatore) oppure alla visione di alcune forme di sciamanesimo (in cui lo Spirito è una forza impersonale).

    Per inciso: è proprio questo che mi rende serena e, devo dire, anche molto divertita nei confronti di tante cose che gli esseri umani fanno o dicono per giustificare prese di posizione che dovrebbero essere, semplicemente e umanamente, assunte con una responsabilità diretta e personale. Senza cercare dio, dei, tao, spiriti, brahaman ecc.

  • Uyulala scrive:

    Per Comicomix
    è un mondo che molti non si immaginano. Ne racconto le mie esperienze al suo interno all’unico scopo di…. parlarne. So bene che le reazioni possono essere innumerevoli, fra queste ci può essere anche quella di chi, invece, si può incuriosire e, contattato il movimento dei focolari, ne entra a far parte 🙂

    Quello che per me è fondamentale è assumersi come esseri umani pienamente le responsabilità di ciò che si fa.

    Io non ho colto, a suo tempo, gli innumerevoli segnali stridenti che ne ricevevo. E’ totalmente responsabilità mia se poi le cose nella vita hanno assunto una piega piuttosto che un’altra. Però giuro che mi sto divertendo troppo a raccontare le cose dal MIO punto di vista 😆

  • cabiria scrive:

    Questa volta passo a segnalarti un iniziativa,scusa l’intrusione,ciao.Sofia.
    FIRMA LA PETIZIONE

  • cabiria scrive:

    Vedo che qui non supporta l’HTML
    é una petizione per il Tibet la trovi nella colonna destra del mio blog,ciao.

  • stefano scrive:

    Mi rendo conto che la tua capacità di analisi nonchè la volontà della stessa è decisamente superiore alla mia:ti rispondo per dovere di precisione.
    Scusa se mi son permesso di dire che “Condivido in ogni caso la tua esperienza umana(umana nel senso che considero tutte le esperienze fatte da uomini:se tu conosci altre esperienze non umane rivolgiti all’impressione di comicocomix, mi sembrava divertito..)
    Se dopo tu in realta affermi che ogni esperienza è uguale e soggettiva io non arrivo a tanto(vedere riflessioni esse est percipi etc- per chi ha tempo da perdere- altrimenti neghi possibilità di comunicare tramite linguaggi oggettivi e razionalmente ammetti l’esistenza di quel DIO fastidioso).
    Concludo col dire a scanso di ulteriori equivoci che anch’io ne sono uscito undici anni fa con le ossa rotte (ma questo è un rendiconto non da forum credo);ma semplicemente pur avendo avuto un rigetto psicologico- che è quello che penso abbia tu- NON rinnego nulla (incollo tue frasi:” Quello che per me è fondamentale è assumersi come esseri umani pienamente le responsabilità di ciò che si fa):CHIARA rimane una grande alla pari di Madre Teresa .
    Al secondo punto francamente non ribatto poichè non spetta a me impedirti di parlare nè era nelle mie intenzioni. Tanti governanti delle nostre sorti straparlano…
    Ti dirò di più Chiara era una donna che avrebbe potuto portare contributi positivi:se tu poi affermi che Chiara Lubich abbia creato una sorta di fanatismi
    questo lo dici Tu..
    Quanto alle analisi per fortuna non hai cominciato !hai solo scritto 5 temi
    (Ti riporto sotto le tue parole…
    “Quello che per me è fondamentale è assumersi come esseri umani pienamente le responsabilità di ciò che si fa”)

    Al quarto punto riporto la tua risposta
    “Non esiste la verità. O, se esiste, non é né la mia né la tua né quella di Chiara. Ogni atteggiamento che presuppone di aver aderito alla Verità lo trovo semplicemente presuntuoso”
    Insomma esiste o non esiste Chiarisciti!
    Io ribadisco non so quale sia quella giusta
    ma credo che semplici verità anche minime esistano:noi parliamo comunichiamo nasciamo moriamo.
    Se tu metti in dubbio l’esistere vatti a rileggere -mi vien da ridere -,che ne so krishnamurti (venti anni fa andava di moda),
    io preferisco andare a farmi un giro in montagna.

    Quinto punto riporto tua frase
    “Gli ideali sono vetri deformanti che ti separano dalla realtà e te ne deformano i contorni.”
    Può essere ma io mi tengo le mie piccole certezze(contenuti):io mi ritengo un misero realista
    La vita non è sopravvivere che è già una conquista(sai non tutti sono privilegiati );la VITA fatta di sensazioni umane di gioia io l’auguro a tutti come di provare e riprovare Amore (nelle sue forme più varie che più aggradano).
    Entrambe umanamente passano (altra certezza o verità io credo )e tutti umanamente le cercano magari sbagliando.

    Sul sesto punto non mi esprimo(ritengo ripreciso non necessario sofisticamente dibattere sempre comunque);sicuramnte rispetto molto le tue asserzioni tranne “Chiara era una persona indubbiamente straordinaria ma sostanzialmente fuori dal mondo, e non in senso mistico intendo proprio in senso psichico.”
    Concludo con
    “Sono convinta che dio, se esiste, NON è amore.”
    che non commento …
    Me lo chiedo da quarant’anni ..e non a seguito dell’esperienza() fatta!(prima durante poi..)
    e per dirla in modo scherzoso come un mio amico sociologo teologo etc che ha più tempo di me HO SOLO DOMANDE… E NON RISPOSTE (se le avessi….)

    UN abbraccio
    e buon proseguimento

  • Uyulala scrive:

    per Stefano

    Al quarto punto riporto la tua risposta
    “Non esiste la verità. O, se esiste, non é né la mia né la tua né quella di Chiara. Ogni atteggiamento che presuppone di aver aderito alla Verità lo trovo semplicemente presuntuoso”
    Insomma esiste o non esiste Chiarisciti!
    Io ribadisco non so quale sia quella giusta
    ma credo che semplici verità anche minime esistano:noi parliamo comunichiamo nasciamo moriamo.

    Dunque: non è un forum questo ma il mio sito.
    Tant’è vero che di solito non trovo tanti commenti nei miei post. Per “chiarire” questa cosa devo praticamente riportarmi quasi all’ABC, perché immagino, dalle tue risposte, che i tuoi sistemi di riferimento siano sufficientemente lontani dai miei da rischiare di usare le parole senza mandare nessun messaggio.
    A mio parere la verità è inconoscibile all’essere umano e/o non esiste. Non c’è molta differenza. Da amante di alcune filosofie non europee (non parlo di filosofie orientali perché questi son concetti che ritrovi anche in molte culture sciamaniche del centro-sud America) non esiste un’antitesi degli opposti ma una loro coesistenza, integrazione e armonizzazione(hai notato che il simbolo che ho messo accanto al mio volto è quello del TAO?).
    La verità c’è e non c’è, ma comunque è inconoscibile. Chi afferma di possederla e di farsene portavoce per me è in uno stato di illusione e in tal senso parlo di “delirio condiviso”.
    Rendermi conto di questo è stato per me altamente liberatorio, ma neanch’io voglio tediare chi mi legge in complesse spiegazioni di vissuti che sono estremamente semplici ma difficili da verbalizzare.

    Se tu metti in dubbio l’esistere vatti a rileggere -mi vien da ridere -,che ne so krishnamurti (venti anni fa andava di moda),
    io preferisco andare a farmi un giro in montagna.

    Krishnamurti era straordinario perché non dava mai nulla per scontato e non permetteva a nessuno di parlare per slogan o per luoghi comuni. Lo rileggerei volentieri ma ahimè è molto pesante e attualmente non ho un numero di neuroni sufficienti per poterlo fare. Buona passeggiata, comunque.

    Quinto punto riporto tua frase
    “Gli ideali sono vetri deformanti che ti separano dalla realtà e te ne deformano i contorni.”
    Può essere ma io mi tengo le mie piccole certezze(contenuti):io mi ritengo un misero realista

    il fatto di non aver certezze mi rende estremamente realista. Valuto la realtà per quella che è momento per momento, senza filtri (o almeno ci provo… il mio è un cammino in questo senso e certamente son ben lontana dall’aver raggiunto simili capacità da illuminato). Comunque non discuto sul fatto che tu possa avere necessità diverse dalle mie.

    La vita non è sopravvivere che è già una conquista(sai non tutti sono privilegiati );la VITA fatta di sensazioni umane di gioia io l’auguro a tutti come di provare e riprovare Amore (nelle sue forme più varie che più aggradano).
    Entrambe umanamente passano (altra certezza o verità io credo )e tutti umanamente le cercano magari sbagliando.

    su questo siamo perfettamente d’accordo, a parte, ovviamente, il fatto che tu le consideri delle verità mentre io no, semplicemente un modo di condurre la vita.

    Concludo, precisando non solo a te ma a tutti coloro che mi leggono che il mio fare affermazioni secche è più che altro una forma di linguaggio. La decisione con cui affermo determinate cose nasce dal fatto che ciò che affermo è vero per me, è ciò che vivo, è ciò che sento, è parte del mio modo di amare, di sognare, di ridere, di riflettere, di esistere. E, ovviamente, se qualcuno può dire: per me non è così, quanto dici non mi corrisponde, non mi lascio dire da nessuno che certe cose non possono essere così neppure per me. E se ho anche solo il minimo il dubbio che qualcuno lo pensi spappolo le gonadi al povero malcapitato con mucho gusto 😀

  • Giò scrive:

    Sono finito qui per caso, leggendo cosa pensava il mondo di Chiara. A me ha cambiato la vita. Faccio parte ancora del Movimento e mi sento di dirti una sola cosa. Secondo me tu nel Movimento non ti sei mai sentita libera. Da parte mia, mi sono sempre sentito libero anche di sbagliare, non mi sono mai sentito inquadrato in una struttura, mi sento libero anche di manifestare le mie perplessità quando sento di farlo. Poi, le persone sono diverse e purtroppo a volte ci si trova di fronte “integralisti”, come dappertutto (dimmi tu dove non ci sono integralisti… dal lavoro, alla religione, persino tra i fan dei gruppi musicali). Sei stata sfortunata, vorrei dire, e forse neanche troppo convinta. Cosa che non te ne fa una colpa, anzi, hai avuto il coraggio di sceglierti la tua vita e il tuo non-credo. L’unica cosa: questo accanimento che mostri, fuori luogo. Appiattisci le cose. Non ammetti il sentire altrui, lo uniformi a te stessa, sei, permettimelo, integralista.

  • Uyulala scrive:

    per Giò
    non so più in che lingua dirlo. Non ho la pretesa, né l’ho mai avuta, che la mia esperienza sia universale o generalizzabile. Ma mi sento in diritto di dire quello che ho vissuto.
    Quello che non permetto a nessuno è di dire che io non fossi convinta. Lo ero, lo ero profondamente e radicalmente, ho seguito il cattolicesimo e l’ideale di Chiara fino al midollo con decisione, con impegno, con amore.
    Io non appiattisco nulla tant’è vero che non ho mai negato che gli altri possano aver avuto esperienze diverse. Interpreto le cose alla luce di un mio modo diverso di vedere la vita e la spiritualità (e non è quello di un non-credente. Il mondo non è bianco o nero in nessun campo della vita. QUESTO è integralismo).
    Ho premesso in tute le salse che sto parlando della mia esperienza. Non posso parlare di quella altrui, che peraltro ho anche accolto in questo spazio che è MIO, non dimenticarlo.

    Se permetti, l’integralismo non è il mio, ma il tuo nel momento in cui cancelli dalla tua visuale tutti questi aspetti che nella mia esperienza ho riportato, e nel momento in cui diventi, per amor di difesa al movimento, del tutto incapace di leggere e ascoltare.

    Fare un minimo di esame di coscienza non ha mai danneggiato nessuno. E questo vale anche per chi, come te, è convinto di essere dalla parte della verità.

  • Erio scrive:

    per Uyulala

    tu dici di non credere in un Dio che abbia una personalità. Lasciami esprimere qualche idea. La parte più importante di un essere è la sua individualità: l’Ego Sum. La percezione di esistere e riconoscersi in se stessi è la percezione dell’anima. Nessuno potrà mai creare un robot dotato di autocoscienza a meno che un’anima non entri in lui. Il proprio IO è qualcosa che va al di la della materia ed è eterno. Ora se noi esseri siamo dotati di personalità come potrebbe non essere dotato di personalità Dio stesso? Se fosse così Egli sarebbe inferiore a noi. Pertanto Egli è dotato di personalità pur rappresentando anche l’aspetto impersonale…:-)

  • Uyulala scrive:

    ciao Erio
    credo che la questione dell’essere “personale” e “impersonale” sia piuttosto complessa, richiederebbe forse un trattato.
    La mia visione di quello che ha a che fare con la vita e la spiritualità è molto lontana dalle religioni monoteiste e per questo scrivo spesso, qua e là, che non vedo l’esistenza di un dio “personale” (non di un dio che possa essere o meno dotato di personalità, ma di un dio che possa essere considerato “persona”, nell’accezione simile a quella che si dà per gli esseri umani).

    Potrei essere più vicina al modo eckartiano di intendere la “deità”, se vogliamo cercare qualcosa di occidentale.

    Credo che non esista un dio staccato dal mondo, separato e “altro”, in questo senso dio non potrebbe essere “personale” perchè per esserlo dovrebbe essere “altro”. Credo invece che esista un’essenza costituita da ciò che emerge dall’insieme di tutto, un’essenza che, frantumata chissà per quale ragione, cerca di ricomporsi man mano che le varie parti acquisiscono esperienze diverse “dimenticandosi” di essere parte indissolubile di questo tutto.

    Non credo che esista un dio personale, anche se aspetti “personalistici” debbano essere necessariamente presenti in questo tutto, così come non credo che esista il tempo se non come epifenomeno di questa frantumazione.

    E’ molto complesso per me spiegare tutto questo, perchè esula molto da quelli che sono i canoni tradizionali dei monoteismi.

    Per questa ragione ritengo per esempio che la preghiera possa essere semplicemente un bisogno psicologico, non un “colloquio con dio”, semplicemente perché un reale colloquio con il tutto, io penso, si può trovare solo attraverso un onesto e rigoroso colloquio con se stessi. Il che è molto difficile.

    Ok, ora la smetto sennò faccio un trattato, non un commento…

  • marghe scrive:

    Ho 18 anni, sono di Palermo e faccio parte del movimento sin da piccolissima … praticamente vi sono nata. Però ti dico che su molti argomenti hai ragione, sono d’accordo con te.per esempio per quanto riguarda le differenze di pensiero fra la parte maschile e femminile del movimento (premetto che non sono d’accordo nel separare i due sessi durante gli incontri): è verissimo che alcune pope (le donne consacrate a Dio all’interno del Movimento) sono più “Quadrate”, tutto perfetto, tutto organizzato, tutto previsto; gli uomini invece sono più elastici, presentano uno stile di vita più vicina a noi adolescenti.
    Per quanto riguarda le tue esperienze dentro la vita delle unità Gen della tua città noto tantissime differenze rispetto alla mia: anche il fatto stesso di non parlare di argomente considerati “scomodi” come la sessualità lo riscontro magari con le pope, ma non con le mie stesse amiche Gen, nè tantomeno la Gen bianco mi ammonisce o “svia” la conversazione verso altri argomenti.
    Nella mia unità molte ragazze siamo fidanzate (il mio ragazzo non conosce l’Opera, ma non lo forzerò: deve essere una sua scelta) ma ne parliamo apertamente durante i nostri incontri, che non si lmitano ad ascoltare la parola di Chiara, ma anche ad uscire insieme, ad aiutarci nel fare i compiti o a studiare, ad offrire un passaggio in auto… e con le ragazze che si sono allontanate comunque ci teniamo sempre in contatto, perchè aldilà dell’essere Gen, di tenere Gesù in mezzo e così via, siamo innanzitutto persone con sentimenti e affetti che vanno oltre le convinzioni religiose o le decisioni di abbandonare il Movimento.
    Per quanto riguarda le convinzioni spirituali ci sarebbe da fare un trattato, tra cose negative e positive, però mi limito a dire che Chiara Lubich è stata una persona molto carismatica, coraggiosa e di grande spirito sociale (pensiamo a quelle volta quando si è recata in una moschea negli Stati Uniti parlando delle sue convinzioni davanti ad un’assemblea composta da soli uomini dell’Islam). Poi, nella lettura del suo carisma, ci sono sempre coloro i quali esagerano e prendono la cosa troppo alla lettera, quasi come se fosse una dura legge da seguire rigorosamente.
    Comunque, io cerco di prendere una posizione critica anche se è difficile quando si è all’interno del Movimento da così tanto tempo come me. Faccio comunque i complimenti a questo sito e alla sua autrice che riesce a delineare il Movimento con le sue parti negative e positive.

  • Uyulala scrive:

    Ciao Marghe. Ti ringrazio per il tuo commento. Al riguardo ci sono da dire alcune cose: anche quand’ero ragazza io i rapporti fra le gen o i gen erano diversi da quelli richiesti dalle pope. Con alcune gen eravamo proprio amiche e con queste amiche si parlava veramente di tutto. Ma questo avveniva in contesti – se mi permetti di dire così – quasi clandestini. Anche con i bianchi. Non con tutti, perché ho avuto come bianco delle ragazze che erano forse più purtane delle pope stesse, e altre che rano invece molto aperte. Il guaio è che comunque venivano SEMPRE favorite le gen che avevano un’impostazione più rigida. Erano loro che più spesso diventavano bianco, erano loro a cui veniva affidata la responsabilità delle varie organizzazioni.
    Per quanto riguarda i maschi: quand’ero ragazza avevo molti amici fra i gen e con alcuni di essi avevamo cominciato a portare avanti un bel lavoro con una parrocchia di un paese piuttosto lontano dalla mia città. Eravamo in 5: 3 maschi e 2 femmine. Andavamo in auto fino a questo paese con un viaggio piuttosto lungo, una volta la settimana. Stavamo con i ragazzi del luogo ed eravamo molto felici di questo. Beh… ci hanno impedito di continuare proprio perché eravamo un gruppo misto.

  • marghe scrive:

    Cara Uyulala,grazie per la risposta e il commento. Ma forse allora io mi son trovata davanti dei focolarini diversi. dalla tua esperienza ho notato quanto ti sentissi sempre “obbligata” a partecipare agli incontri: secondo me hai visto, in parole povere, il Movimento in maniera troppo rigida, severa. ma forse non è colpa tua. In tutte le organizzazioni umane (sette, movimenti ecclesiali, partiti politici, eccetera) ci sono sempre le persone ipocrite e false, che seguono tutto alla lettera, che non sbagliano mai, che hanno “tutto organizzato, tutto perfetto” e persone che, magari, applicano le “regole” in maniera un pò più “soft” e magari sono anche migliori dal punto di vista umano (e hanno capito davvero lo spirito del Movimento).
    E forse tu hai incontrato le persone sbagliate. E le ho incontrate anch’io, bada bene: molte pope del focolare della mia città sono “perfettine” e a volte quasi insopportabili … ma con altre, ripeto, anche all’interno degli incontri stessi riusciamo a parlare di sessualità e il gruppo di unità delle gen e dei gen è per me un gruppo di amici: ci troviamo insieme tutte le settimane,organizzando anche noi gruppi misti per aiutare tante parrocchie, a volte anche da soli… senza che nessuno ci dica niente, senza che nessuno ci tia alle calcagna controllandoci.
    Ripeto: siamo esseri umani, non bisogna fare di tutta l’erba un fascio. E io ho trovato, come tanti, nel Movimento persone stupende e persone false (ne sta facendo spese anche la mia famiglia, poichè spesso ci lamentiamo di un comportamento non proprio onesto, dal punto di vista lavorativo, di una popa. Ciò sta anche mettendo in difficoltà il lavoro di mio padre, quindi è una cosa piuttosto seria.)

  • Uyulala scrive:

    Cara Marghe, ho già visto che il livello di apertura relativo a certi temi è inversamente proporzionale a quanto “dentro” sei nel movimento. Nessuno sa veramente a che livello di penetrazione è arrivato in questa strana organizzazione. Posso solo dire che, chi rimane agli strati più superficiali, per sua fortuna riesce a prendere gli aspetti migliori e spesso non conosce quelli più bui, ma essi agiscono eccome. Il problema non è legato a fattori generici, la presenza di persone negative è ovunque e nessun’organizzazione di qualsivoglia natura si evita questo. Il punto è che il movimento dei focolari – ma non solo questo – è una vera e propria setta, con un percorso iniziatico tanto più subdolo in quanto non esiste nulla che ti faccia capire che il percorso che stai facendo è proprio di quel tipo. Ormai sono anni che raccolgo testimonianze e quella che un tempo era solo una vaga impressione è diventata invece nel tempo un’amara constatazione. Poi, io penso che ognuno abbia li diritto di crederci o no e soptattutto di fare le proprie scelte.
    Quello che tu dici relativamente all’obbligo è una cosa grossolana che di fatto non è mai esistita all’interno del movimento. Non c’è nulla e nessuno che ti obblighi veramente – qualcuno può cercare di persuaderti, è vero, ma per lo più son casi isolati. Quello che succede è invece molto più simile a ciò che accade a chi diventa a poco a poco dipendente da una potente sostanza stupefacente. Non può più farne a meno e, quando alla fine si disintossica, scopre che questa sostanza ha lasciato pesanti tracce, a volte non più curabili.

  • Marghe scrive:

    vedi, io non sono una psicologa e forse non sono neanche un’esperta di vita, ma non credo proprio che una persona di alto spessore morale e sociale, dotata di una grande apertura mentale come la Lubich, abbia speso un’intera vita per formare una setta. una setta poi, solitamente, mira a qualcosa. anche se il movimento fosse una setta, come dici tu, a che cosa mirerebbe? ad uno scopo positivo, il mondo unito. che poi questa sia un’utopia o meno dipende quando noi smettiamo di crederci. tutto diventa una fantastico sogno quando perdiamo un pò di fiducia, penso. mio padre e mia madre fanno parte del Movimento da più di quarant’anni, si sono conosciuti da gen3 e sono stati ragazzi normalissimi, persone con i loro pregi e i loro difetti. è vero ciò che dici tu riguardo al fatto che più si è “dentro” il movimento più la tua mente e il tuo modo di comportarti cambia, ma questo è perchè magari smetti di pensare con la tua testa, credo.
    e poi scusa, ma non ho capito i primi due righi del tuo commento, “inversamente proporzionale” a che cosa? vorrei capirlo meglio … così continuiamo questa discussione pacifica ed interessante!!!!!

  • Uyulala scrive:

    Prova a pensare al movimento come ad una struttura fatta a strati di cipolla, in cui l’individuo possa passare da quelli più superficiali a quelli più profondi. Ora, se tu resti negli strati più superficiali tutto ti sembra (e per certi versi lo è anche) bello, santo e libero. Chi comincia a penetrare in questi strati acquisterà dei livelli di conoscenza rispetto alla struttura stessa via via più approfonditi. Tu non hai la più pallida idea del numero di strati di cui è formata la cipolla, puoi solo conoscere il livello in cui sei arrivata tu. Per esempio, io sono arrivata al 3° o al 4° strato e credevo che quello fosse il livello più profondo di conoscenza del movimento. Da quando sono venuta in contatto con altri ex, ex volontari, ex focolarini (anche molto vicini ai vertici), mi sono accorta che questi strati sono molti, molti di più. Man mano che tu entri, la tua libertà è sempre più coartata, vivi in un costante, assoluto controllo sia esercitato dagli altri membri, sia autoimposto, al punto che perdi completamente il senso del tuo vero io.

    Lo scopo del movimento probabilmente è davvero il mondo unito, ma al di là dell’apparente rispetto per le diversità, queste vengono mantenute come gusci vuoti, svuotando la sostanza della diversità stessa. Il mondo può diventare uno solo se, alla fine, tutto viene omologato all’ideale, che diventa un pensiero unico, totalizzante, sul quale non è possibile avere opinioni diverse, punti di vista diversi. QUESTO voleva Chiara. Aveva un sistema di grande seduzione per raggiungere questo scopo, ossia attrarre con la dolcezza e con l’ascolto, portati al massimo grado. Alla fine le persone, attratte da un modo di essere indubbiamente inusuale e gratificante, avrebbero fatto qualunque cosa pur di mantenere quel tipo di rapporti e di gratificazioni. Come l’eroina, che le prime volte da un piacere che chi l’ha provato definisce “orgasmo totale”, ma poi ti intrappola con la dipendenza, l’ideale funsiona così. Per certi versi penso che Chiara fosse in buona fede, non sono così sicura che le persone che la circondavano lo fossero altrettanto.

    Poi, ovviamente, per quel che mi riguarda puoi scegliere di credere a chi ti pare. Io l’esperienza nel movimento l’ho già fatta, ho già dato. Mi siedo, mi prendo un bel pacchetto di pop-corn e guardo tranquillamente lo spettacolo.

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