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I post sul movimento dei focolari. Alcune considerazioni scaturite dai commenti

Certamente dovevo aspettarmi che i miei articoli sul movimento dei focolari pubblicati proprio a ridosso della morte di Chiara Lubich suscitassero delle reazioni. Vorrei perciò fare alcune considerazioni extra che vanno al di là del racconto di quello che è stato il mio percorso durante la mia appartenenza al movimento stesso.

Io riporto la mia esperienza, non quella del mondo intero, che non conosco. La mia esperienza è iniziata all’età di circa 15-16 anni e si è conclusa in modo abbastanza sofferto intorno ai 24 anni. All’età di 25 anni, il giorno del mio compleanno, ho capito di non essere proprio cristiana.

Molti mi hanno scritto, nei commenti o in privato, che la loro esperienza è stata diversa, che per loro il movimento è stato fonte di libertà, che le persone al suo interno sono meravigliose e così via. La mia risposta è provocatoria:

Ma chi vi ha detto niente?

Io non nego la natura di quelle esperienze , ma non accetto che, alla luce delle vostre esperienze, interpretiate la mia. Questa è una di quelle cose che mi ha spinta ad abbandonare il movimento prima e a rendermi conto di non essere cristiana poi: la sostanziale incapacità che ho riscontrato spesso e volentieri nelle persone che vivono un ideale (uno qualsiasi a caso, non necessariamente quello del movimento dei focolari) di guardare la realtà dell’altro senza filtri.

Il relativismo etico.

Questo blog, così come uno di quelli da cui ha avuto origine, nasce con l’intento di mostrare il relativismo etico come l’unica forma davvero matura di convivenza civile. Per relativismo etico intendo quella disposizione d’animo che ci porta a non considerare mai il nostro punto di vista, la nostra visione della vita e del mondo come la Verità, e conseguentemente ci porta a ritenerci totalmente equivalenti a tutti gli altri.

Il mio non essere più “teista” non vuol dire non credere nell’esistenza di un dio, ma nel mettermi nella posizione di non aggrapparmi all’idea della sua esistenza perché psicologicamente è estremamente facile cadere nella trappola di giustificare le proprie piccolezze mostrandole come provenienti da leggi divine, più o meno condivise.

Il grossissimo danno delle religioni istituzionali, soprattutto quelle monoteiste, è stato quello di fornire un corpus preconfezionato di regole e leggi astratte, di suddivisioni fra bene e male che esulano a priori dalla valutazione momento per momento della realtà. Se questo può andar bene in campo legislativo diventa pericolosissimo quando dalle leggi ci si sposta al campo dell’etica e dlle relazioni interpersonali.

Non attaccarsi all’idea di un dio, non considerare la propria appartenenza a un gruppo, un movimento, una religione come la conseguenza di aver scoperto la via, significa mantenere l’umiltà di considerare sempre e comunque le proprie scelte come soggettive, discutibili, equivalenti a quelle degli altri. Ci mette nella posizione di non filtrare la realtà attraverso schemi e idee ma di vederla chiara e limpida.

Questo comporta un lavoro impegnativo: pulire costantemente il proprio ego (che nell’uomo è immenso, monumentale), non abbassare mai la guardia, non permettere che slogan, luoghi comuni, pensieri di altri esseri umani sebbene anche molto autorevoli si frappongano tra noi e l’osservazione diretta della realtà. Non esistono bibbie, vangeli, corani, sutra, vedanta, tao-te-ching, non esiste NULLA che possa sostituire la responsabilità spietata e diretta che abbiamo sul nostro rapporto con la realtà. Questo è il relativismo etico.

Ora voglio fare un elenco per brevissimi punti di quello che ho raggiunto con gli anni anche grazie all’esperienza nel movimento e, soprattutto, alla revisione critica che ho operato dopo che me ne sono andata:

Noi non siamo più importanti degli altri.

Nessun dio ci chiama a fare nulla perché nessuno di noi merita di essere chiamato.

Non esiste un modo giusto e uno sbagliato di vivere esperienze importanti come quella del dolore, del sesso, dell’amore, degli affetti. Tutti sono equivalenti nel momento in cui sono non-violenti.

Non esistono peccati ma solo diversi livelli di consapevolezza.

Il gioco peccato-rimorso-riparazione-ricaduta è un circolo vizioso assai perverso. E’ il concetto stesso del peccato che fa esistere il peccato.

Niente e nessuno ci può perdonare. Il perdono non ha senso. Ha senso la responsabilità individuale e la nostra maggiore o minore capacità di assumercela fino in fondo.

Il nostro dovere più profondo è quello di renderci consapevoli, Solo così potremo evitare di prendere per il culo noi stessi e di conseguenza fare (più o meno sottilmente) male agli altri.

Non esiste modo di superare la solitudine esistenziale umana. Essa va guardata in faccia con coraggio e determinazione.

Dobbiamo vivere come se questa fosse l’unica occasione di esistenza, a prescindere dal fatto che si creda o meno in un dio, in una vita oltre la vita, nella reincarnazione, nel meccanicismo biologico, negli alieni, nel Grande Spirito o nell’essere supremo degli spaghetti. E’ l’unico modo per vivere una vita eticamente impeccabile perché, se fai conto di avere solo questo fra le mani, la tua vita non la sprechi: non esiste infatti modo di riparare ai tuoi errori.

Tutti gli esseri umani sono a te equivalenti. Il fatto che tu sia in una posizione superiore a quella degli altri è una questione di puro culo. Perciò cerca di non tirartela troppo, che la vita a volte ti fa delle bastardate tremende e potresti pentirtene.

Corollario alla precedente: se ti capita un evento sfigato o doloroso, non chiederti: “Perché a me?” Chiediti invece “Come mai a me no?” nel caso in cui la tua vita ti stia andando liscia, e assaporati il benessere stilla dopo stilla perché di esso non hai merito: è tutto regalo.

Per inciso: questo è quello che mi dico io giorno dopo giorno. Vedete un po’ voi…

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EDIT 01 March 2011

This article has been translated into English by Laryssa and published in THIS BLOG.

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Cinque Post Presi a Caso:

Ci sono 23 commenti

  • upnews.it ha detto:

    Sacro Profano » » I post sul movimento dei focolari. Alcune considerazioni scaturite dai commenti

    Rispetto agli articoli sul movimento dei focolari vorrei fare alcune considerazioni extra che vanno al di là del racconto di quello che è stato il mio percorso durante la mia appartenenza al movimento stesso.

  • Questo articolo stato segnalato su ZicZac.it.

  • Comicomix ha detto:

    E’ inutile dire che sono quasi completamente d’accordo con quello che hai scritto (il quasi è nel fatto che non sono mai stato credente…)

    Mi soffermo su una cosa che, per ragioni “personali” mi sta particolarmente a cuore:

    La frase: “se ti capita un evento sfigato o doloroso, non chiederti: “Perché a me?” Chiediti invece “Come mai a me no?” nel caso in cui la tua vita ti stia andando liscia, e assaporati il benessere stilla dopo stilla perché di esso non hai merito: è tutto regalo”

    Una delle cose per me più dolorose è sentire persone che (ovviamente in perfetta buona fede, non ce l’ho con loro) dicono, magari scampando a un evento malevolo:
    “Grazie a dio mi sono salvato”. Perchè non posso fare a meno di mettermi dalla parte di chi non si è salvato. E mi viene da pensare che quella frase (detta forse senza pensare) si porta dietro, inconsapevolmente, uno spartiacque tra chi è MERITEVOLE di salvezza e chi no. E questo, chiedo scusa, ma mi sembra una grande offesa verso chi – del tutto innocente – ha subito dalla vita un “torto”

    E’ tutto un attimo, punto e basta….

    ^_^

  • Uyulala ha detto:

    per il mio carissimo Comicomix
    (permettimi quest’attacco acuto di affetto)
    hai aggiunto quanto mancava al mio breve pensiero.

    Quello dello spartiacque tra i meritevoli e i non meritevoli è una delle cose delle quali ho sofferto di più nel movimento e non per ragioni personali: la mia vita è stata finora piuttosto fortunata, ma notavo che non per tutti è stato così e constatare quello che hai espresso mi feriva molto. Io ho sempre saputo di non avere meriti e mi vergognavo da morire di queste cose.

    Proprio oggi ho visitato un paziente, una persona con disturbo da stress post traumatico. Non potrà mai rimettersi perché vive l’evento negativo (un incidente avuto senza alcuna colpa) come una profonda ingiustizia. E’ quasi un anno che sento da parte sua discorsi tipo “Perché proprio a me?” – “Non pensavo possibile che a me potesse capitarmi questo”.
    La sua sofferenza psicologica, attualmente, è totalmente legata a questo suo atteggiamento mentale e non so come fare per aiutarlo a superare ciò…

  • Lisa72 ha detto:

    Sarò accusata di plagio ma devo copiare la frase di Carlo:
    “E’ inutile dire che sono quasi completamente d’accordo con quello che hai scritto (il quasi è nel fatto che sono uscita prima…)” 😉

    Aggiungo solo una cosa: tu scrivi:
    “Nessun dio ci chiama a fare nulla perché nessuno di noi merita di essere chiamato.” e io ritengo che, soprattutto nessuno NON-MERITA di essere chiamato o illuminato dalla verità.

    Un abbraccio di cuore, Lisa

  • Uyulala ha detto:

    Carissima Lisa
    si, hai ragione: entrambe le cose sono vere. Nessuno ha meriti né colpe. O perlomeno nessuno può arrogarsi i meriti del proprio benessere e attribuire colpe a chi benessere non ne ha. Un forte forte abbraccio

  • anonimo ha detto:

    Cara Uyulala,
    perdonami se sono anonimo, ma è la prima volta che mi viene voglia di fare un commento su OKNotizie, che pure è così interessante.
    Immagino tu abbia letto Castaneda, poiché “Dobbiamo vivere come se questa fosse l’unica esistenza…” e “Tutti gli esseri sono a te equivalenti…” sono parte dell’insegnamento sostanziale di Don Juan per Carlos. Ed anche quell’eticamente “impeccabile” ha lo stesso profumo. Ma potrebbero essere associazioni solo mie. Ho apprezzzato molto tutto il testo, ed il coraggio del tuo racconto in altri post, e vorrei solo aggiungere che se considerassi seriamente che potrebbe essere “vero” anche tutto il contrario di quel che è detto nei “sutra” sul relativismo etico, come suggerisce il post di Lisa72, allora, mi sembra, esso sarebbe ancor più “impeccabile” e senza rivendicazione alcuna. Un passo in più verso qualcosa difficile da definire, ma che mi sembra intensamente cercato dentro le tue parole. Una ricerca condivisa. Con grande stima.

  • NEWYORKER ha detto:

    ciao, buona pasqua e…grazie

  • milesChristi ha detto:

    I miei complimenti, erano anni che cercavo di trovare una morale che mettesse d’accordo Hitler, Stalin, Veltroni, il Dalai Lama e Madre Teresa di Calcutta. E non dirmi che è qualunquismo, è la verità: togli un giudizio, togli il male e voilà il gioco è fatto. In effetti posso accusarti persino di ipocrisia. Perchè non posso fare del male agli altri? e se fosse quello che più appaga il mio attuale “livello di consapevolezza”? tu che sei ad un livello ben più alto del mio saresti davvero crudele ad impedirmi di realizzarmi, quindi smettila di diefnderti… ma siamo seri, senza una morale pubblica che riconosca il concetto di male, torneremmo alla legge della jungla. ma è questo l’obiettivo no? dopo tutto gli animale sono “buoni”…

  • Uyulala ha detto:

    per Anonimo
    🙂 è vero, amo molto i libri di Castaneda che ho letto quasi tutti e che mi hanno insegnato tanto. Nonostante siano abbastanza difficili, evidentemente qualcosa mi è passato dentro, oppure c’era già un terreno adatto in me, non lo so.

    Tendo a non parlarne perché Castaneda è stato molto banalizzato ed è un grande peccato. Ti ringrazio del tuo commento e di essere stato così acuto nel cogliere questa cosa.

  • Uyulala ha detto:

    per NEWYORKER
    Buona pasqua anche a te. Un abbraccio fortissimo…

  • Uyulala ha detto:

    per milesChristi
    il tuo post mi intriga molto perché mi consente di spiegare a tutti coloro che cadono in quest’equivoco quanto di fatto invece il relativismo etico sia lontano da quanto dici. Il relativismo etico, per intenderci, è quella disposizione d’animo che avrebbe permesso ai tedeschi di riflettere sulle leggi razziali e di dire: “Non le devo seguire” e fare un’opera di disobbedienza.
    Chi invece tende a pensare e ragionare per concetti astratti facilmente può essere ingannato da questi. Infatti in astratto “le leggi vanno rispettate”, e quindi anche quelle razziali. Cosa dicevano a Norimberga i gerarchi nazisti quando vennero imputati loro gli orrori dei campi di concentramento? Dicevano: “Io ho solo eseguito gli ordini”.
    Non è diverso con le “leggi divine” fatte a priori. Aderirvi in modo acritico ti impedisce di valutare con serietà e rigore, in modo impeccabile, la realtà che ti circonda.

  • raccoss ha detto:

    Perdonami, Uyulala, ma non credo che il tuo ultimo messaggio costituisca una risposta soddisfacende a MilesChristi per lo stesso motivo per cui questo tuo ultimo post sulla religiosità mi lasciava qualche perplessità.

    Quello che manca al tuo corpus di regole di vita (che comunque genericamente condivido) è la definizione dello “scopo del gioco” della vita. Tu, con un’atteggiamento che mi è sembrato un po’ new-age, dai per scontato che tutti dovremmo sentirci tesi ad una sorta di bene o armonia universale (vedi le considerazioni sui nazisti).
    Ma ne siamo sicuri che sia veramente così? Un po’ brutalmente: dove sta scritto?

    Ora questa mia obiezione non dà automaticamente ragione a miles. Nè tantomeno è la dimostrazione della correttezza degli insegnamenti di alcuna religione, neppure quella cristiana.

    Che dobbiamo dare un senso alle nostre vite, mi sembra ovvio, altrimenti, se la vita non ha uno scopo, tantovale non viverla, non essere mai nati, o suicidarsi.
    Quale scopo? Ognuno si scelga il suo, tanto prima del trapasso (e forse neppure allora) potremo scoprirlo.
    Secondo gli etologi, scopo della vita, è la prosecuzione della specie, all’infinito, indefessamente. Apparentemente è banale, ma è la spiegazione che più condivido.
    Potrebbe benissimo essere la ricerca della vita ultraterrena, ma, paradossalmente, potrebbe anche essere la sopraffazione violenta su ogni altra forma di vita, come nel film “Highlander”, ma su scala universale.

    Chi può dire quale sia quello giusto?
    Io sono convinto che, appunto, lo scopo della vita sia la prosecuzione della specie e penso che questo possa avvenire soltanto attraverso la collaborazione di ogni essere. E pertanto rifuggo guerra e violenze e da qui cerco di costruire la mia morale, ben consapevole però che si basa su assiomi indimostrabili, come la geometria euclidea.

  • Uyulala ha detto:

    per raccoss
    L’argomento è molto complesso e probabilmente non basterebbero anni di colloqui, dibattiti, forum per poterlo sviscerare.
    Il senso della vita non è conoscibile in assoluto (io credo), può essere dato un senso personale ma non può essere ragionevolmente generalizzato.
    Può essere che la vita semplicemente non abbia senso alcuno ma che sia semplicemente un’infestazione biologica di un pianeta dell’universo, chi lo sa?
    Ma poiché io son qui e vivo cerco di dare un senso che sia per me tale da permettermi di vivere.
    Quello che dai tu, per rapidi cenni, alla fine del tuo commento, è a mio parere un ottimo senso, perché al di là del tuo personale significato dell’esistenza cerchi di includere e di includerti nella vita più globale, senza mettere te stesso o l’essere umano in una situazione di superiorità.

    Non so dirti della questione “new age”. Il mio modo di intendere queste cose è piuttosto duro, quasi spietato. Quasi mai trovo le parole adatte per descriverlo e posso capire che a volte sembri semplicistico. Mi dovrai credere sulla parola (se lo vorrai) quando ti dico che non è affatto né buonistico nè semplicistico.

  • raccoss ha detto:

    Siamo d’accordo.

    La mia critica “new age” non si intendeva riferita a tutto il tuo sistema di valori, ma soltanto all’insieme di regole morali che hai inserito al termine di questo post e che appaiono new-age senza il “cappello” sul senso della vita.

    La mia sarebbe una critica alla forma, non al contenuto.

  • aba ha detto:

    scusate, ma c’è qualcosa che non mi quadra…
    Leggo: “Per relativismo etico intendo quella disposizione d’animo che ci porta a non considerare mai il nostro punto di vista, la nostra visione della vita e del mondo come la Verità”
    E quello che non mi quadra sta proprio qui: chi scrive un blog e posta affermazioni come quelle che leggo qui sta invece facendo proprio l’opposto. Sta cioé dicendo cose con l’assoluta convinzione che siano le uniche giuste (e quindi “Vere”).
    E questa mia affermazione è suffragata da quello che leggo qualche riga sotto la citazione fatta poc’anzi e che riporto: “Questo blog, così come uno di quelli da cui ha avuto origine, nasce con l’intento di mostrare il relativismo etico come l’unica forma davvero matura di convivenza civile.” Allora, non vi pare che questa affermazione vada in contraddizione con quanto affermato prima?!? Se si sostiene che il relativismo etico è l’unica forma matura di convivenza civile, a me pare che si stia dettando una Verità.
    Non accuso nessuno di questo, è perfettamente normale: chiunque di noi propugna le proprie idee come verità assoluta, altrimenti non crederebbe in quelle stesse idee. Semplicemente a me pare un po’ ridicolo quando si accusano altri di questo comportamento e poi lo si vive in prima persona. Io dico sempre alle mie figlie: non giudicate gli altri perché siamo tutti uguali e tutti quanti facciamo gli stessi errori, e ne sono profondamente convinto (anche se poi ci casco anche io, perché siamo esseri umani e quindi erronei).
    Scusate se sono una voce fuori dal coro e non mi allineo sul “sono d’accordo”…

  • Uyulala ha detto:

    per Aba

    Intanto:
    è abbastanza evidente che non hai letto completamente l’articolo ma ti sei voluto fermare solo alle cose alle quali appigliarti per evitare di aprire un dialogo e per trovare delle “contraddizioni” laddove molto semplicemente le contraddizioni risiedono solo in giochini dialettici e non in dati di fatto E’ ovvio che se io ti esprimo ciò in cui credo ti dico una verità, ma essa non è LA Verità, è semplicemente la MIA verità. Padronissimo, per carità, di giocare con le parole come puoi giocare con la playstation, ma non credere che questo fatto possa sfuggirmi.

    In secondo luogo:
    dal momento che il sito è il mio, OVVIAMENTE troverai il MIO pensiero, non quello di altri. Troverai le cose per le quali IO vivo, ciò in cui IO credo. Mi piace esprimere quanto credo e parlare di ciò che penso e me ne strafrego se il mio pensiero è condiviso o meno. Ho solo voglia di esprimerlo, giacché nella vita di tutti i giorni quasi mai ne ho l’opportunità e in rete invece questo mi è possibile con maggiore facilità. Per dire: qui sono a casa mia e esprimo quello che penso io e ciò che ritengo giusto io. Nessuno ti obbliga a seguire quanto dico, né ad essere d’accordo.

    In terzo luogo:
    nel mio lavoro sono estremamente rigorosa e evito in ogni modo di influenzare i miei pazienti con quello che è il mio modo di pensare, so per certo invece che buona parte dei miei colleghi cattolici non si comporta affatto in questo modo.

    Quarto punto:
    per quel che riguarda ME tu puoi credere in quello che ti pare. Io chiedo, anzi, PRETENDO che la società NON privilegi il tuo modo di pensare a scapito del mio. Detto in parole povere, il relativismo etico è qualcosa di molto concreto: per esempio, se io sono favorevole all’eutanasia perché il mio bagaglio etico e culturale mi dice che è immorale obbligare una persona a proseguire una vita di sofferenze atroci (sapendo che è destinata comunque a morire), pretendo che lo stato permetta a ME di scegliere questa strada e non mi obblighi a scegliere una strada di sofferenza semplicemente perché TU hai un bagaglio etico e culturale diverso dal mio. QUESTO è relativismo etico. Né più né meno.

  • aba ha detto:

    Capisco… E’ vero, questo blog è casa tua e puoi dire tutto quello che pensi. Ma siccome sta sulla rete diventa automanticamente il condominio in cui tutti abitano, anche chi la pensa diversamente da te, ed anche chi la pensa diversamente da te ha il tuo stesso identico diritto di dire quello che pensa. Se non volevi contradditorio invece di fare un blog dovevi fare un sito e basta, dove gli altri non potevano interagire. Invece hai scelto questa strada, ed allora devi anche tu lasciare agli altri la libertà di dire quello che pensano, anche se diverso da quello che dici tu. Invece nella tua risposta ho colto molta insofferenza per chi la pensa diversamente da te.
    E’ vero, non ho letto tutto l’articolo e tutte le risposte, ma semplicemente perché è molto lungo, non per cogliere solo quello che mi fa più comodo, e questa tua bassa insinuazione dimostra che tu per prima non pratichi il rispetto per gli altri che invece pretendi per te.
    E sinceramente, finchè non sei stata stuzzicata, non hai mai scritto “questa è la MIA verità voi fatevi la vostra”. Affermazioni come quella che ho già citato ” relativismo etico come l’unica forma davvero matura di convivenza civile” a me non sembra una affermazione di una tua verità, ma un assoluto (poi ovviamente ognuno è libero di interpretare le cose come vuole, in un senso o nell’altro).
    Poi.. la società non potrà mai esimersi dal dettare delle regole di convivenza che sfocino in regole etiche, che ci piaccia o no. Se domani uno si svegliasse e decisse che tutte le donne bionde non hanno diritto di vivere e fosse libero di farle fuori?!? Chi stabilisce che il tuo pensiero relativametne all’eutanasia ha più diritto di essere messo in pratica rispetto a quello del killer delle bionde???
    E per finire: odio la playstation e tutti i giochini elettronici.

  • aba ha detto:

    solo una precisazione: spero che sia palese che quella del killer delle bionde era solo una semplificazione portata all’estremo.

  • Uyulala ha detto:

    per aba
    come vedi non censuro i tuoi commenti, mi limito a “risponderci sopra”. Il fatto che tu non abbia letto l’articolo (e che evidentemente continui a non farlo) ti impedisce di avere un quadro più completo. Questo è un dato di fatto, vogliamo chiamarla un’“osservazione empirica”?

    L’irritazione nasce dal fatto che per me è palese che non esiste modo di parlare delle mie considerazioni e delle mie esperienze in modi accettabili per chi non la pensa come me. Troverò sempre qualcuno, qualunque siano le modalità con cui mi esprimo, che mi verrà a dire “questo non è il modo di esprimere le cose”. Non ci sarà mai un modo che soddisfi chi, come te, ha idee molto diverse dalle mie (credo che questa situazione sia riportabile in molti àmbiti e in molti altri tipi di discussioni). Di fatto questo è un modo per tappare la bocca a chi esprime idee sgradite.

    La ragione per cui dico che questa è casa mia riguarda il fatto che leggo molto spesso blog o siti dove le persone esprimono idee molto lontane dalle mie e ritengo rispettoso nei loro confronti esimermi da questo tipo di commenti. Proprio perché quella è casa loro ed io ci entro sempre in punta di piedi.

    L’esempio della bionda non calza, non per la precisazione che fai in seguito (ho capito bene cosa intendevi), ma perché l’esempio che ti ho fatto io non è paragonabile a quello che fai tu. Se IO chiedo l’eutanasia per ME, perché essa rientra nel MIO modo di vedere la vita, se una persona chiede l’eutanasia per SE’ perché quello è il SUO modo di intendere la vita, per quale ragione deve prevalere un’etica nata dalla costola di UNA qualsiasi religione piuttosto che quella nata da filosofie di tipo diverso? Una legge che regolamenti l’eutanasia non obbliga TE a praticarla ma non impedisce a ME di farlo qualora lo ritenessi opportuno.

    L’esempio delle bionde è quello di una violenza gratuita nei confronti di qualcuno che NON vuole essere ucciso e portare un esempio così fuorviante equivale a confondere le acque. I casi sono due: o confondi quello che vuol dire il senso del rispetto dell’etica altrui, oppure usi strumentalmente tale confusione per portare l’acqua al tuo mulino. Mi auguro che si tratti della prima ipotesi.

  • aba ha detto:

    per quanto riguarda l’ultimo aspetto in effetti avevo intravisto solo una parte di quello che intendevi nei post precedenti, avevo cioé visto solo l’aspetto “globale” del “eutansia per tutti” (anche qui sto semplificando, ma credo che tu capisca cosa intendo) ed in base a questo avevo risposto con l’esempio delle killer delle bionde. Non avevo preso in considerazione (per distrazione) l’aspetto “se io la voglio per me” (ed anche l’aspetto eutanasia credo sia da parte tua solo un esempio).
    Su questo devo dirti che non ho un pensiero preciso, credo sia una materia mooooolto delicata che riveste molti aspetti.
    L’unico pensiero più o meno certo che ho a questo riguardo è che ovviamente chi ha una fede religiosa nella quale si dice che in ogni caso procurare la morte è un omicidio farà sempre di tutto per evitare che questo accada, anche a livello legislativo.
    Poi sinceramente cosa sia giusto o non giusto non te lo so dire, non ho competenze ne conoscenze ne religiose ne morali ne etiche per esporre un pensiero. Mi rendo conto che può essere banale questa risposta ma in questo momento è l’unica che posso darti. Magari il confornto dovrebbe servire anche a questo, ad aiutarsi ad arrivare a dei pensieri organici. O no?!?!
    Per quanto riguarda l’esprime il pensiero nel blog altrui non sono d’accordo su quanto dici. Se uno apre un blog è perché ha voglia di confrontarsi, magari anche di mettersi in discussione, altrimenti aprirebbe un sito “standard”. Non so, questo è per lo meno quanto penso io dei blogger.

  • Uyulala ha detto:

    per aba
    vedi, è per quello che rimarcavo prima la questione del leggere in modo completo l’articolo (parlo in generale, non solo del mio). E’ molto facile farsi un’idea sbagliata prendendo solo un frammento di un discorso vasto. Non ho, purtroppo, il sacro dono della sintesi e questo è indubbiamente un mio grosso limite, però arrivare a delle conclusioni senza aver letto tutto spesso ci porta a commettere errori grossolani nell’interpretare il pensiero altrui.

    Ho volutamente scelto l’esempio dell’eutanasia, intanto perché è un tema che studio dall’età di 17 anni, perché su di esso nutrivo dubbi anche da cattolica, e poi perché volevo farti l’esempio di ciò che intendo io quando parlo di “relativismo etico”.

    Ho avuto modo di assistere all’agonia tremenda di persone con malattie incurabili e di lungo decorso e ritengo che in casi come questo attaccarsi ad un’idea sia di una crudeltà sconcertante. Probabilmente faccio affermazioni dal tono molto categorico, ma quando mi riferisco al relativismo etico come all’unica forma veramente matura di convivenza civile mi riferisco proprio a questo: la possibilità di mettere la persona, l’individuo, nelle condizioni di effettuare per se stesso delle scelte anche non condivisibili da terzi. Credimi: veder morire qualcuno dopo anni che non ha la possibilità di comunicare se non chiudendo gli occhi non è un’esperienza piacevole.

    Per quanto riguarda l’uso dei blog, credo che essi siano una via di mezzo tra i forum e il sito monolitico. Personalmente evito di commentare nei blog quando non mi trovo d’accordo con chi vi scrive, ma come vedi, al di là di tutto, è rarissimo che cancelli i commenti che vengono fatti qui. Mi è capitato di farlo per tre ragioni:

    1. la persona in questione mi conosce personalmente e voleva divulgare fatti della mia vita privata che non intendevo divulgare,

    2. ho ricevuto commenti con insulti,

    3. ho dovuto stroncare dei flames.

    Per il resto di solito li approvo tutti, anche quelli che non mi gratificano

  • geris ha detto:

    Il relativismo etico

    Il relativismo etico afferma che una verità assoluta non esiste. Se non esiste la Verità, allora tutto è lecito, e ciò non può che avere effetti demenziali sulla società. L’uomo diventa misura di tutte le cose. Come diceva Protagora
    Quindi non sapremo mai, ciò che è vero e ciò che è falso ma solo ciò che a noi sembra vero o ciò che a noi conviene far sembrare vero.
    Questo, è il pensiero debole, su di esso si fonda tanta cultura contemporanea. Se tutto è relativo bisogna prendere con cautela tut-
    te le affermazioni. L’uomo invece spoglio delle ideologie cerca nel suo cuore la verità. La verità rende liberi dal disagio di una vita vissuta nell’errore.
    Cercare la verità è il modo più intelligente di vivere la vita. Ora, dato che tutto quello che diciamo è relativo, abbiamo bisogno che qualcuno sopra di noi, autorevole, ci dica la verità. Questo Qualcuno i cristiani lo chiamano: Dio.
    Si possono avere dei dubbi sull’esistenza di Dio, colgo al balzo l’occasione per chiarire che il Dio di cui parliamo è Gesù Cristo. Colui che è realmente entrato nella storia dividendola in due parti, avanti Cristo e dopo Cristo, dopo essere vissuto per 33 anni è morto sotto Ponzio Pilato, cinquecento persone dicono d’averlo visto Risorto. Dopo aver fondato la Chiesa su Pietro è tornato da suo Padre che Lui ha definito anche nostro. La resurrezione di Gesù è la garanzia della sua divinità. Su queste testimonianze storiche si basa la fede dei cristiani. Mentre si hanno le prove dell’esistenza di Dio, non si hanno le prove della non esistenza, e questo basta per dire che coloro che non credono fondono le loro certezze sulla sabbia. Questo è uno dei motivi per cui la Bibbia afferma che è stolto chi afferma : Dio non esiste.

    Mi domando e chiedo se Dio esiste come mai allora tanta gente non crede in Lui? Le motivazioni della non credenza vanno cercate non nella ragione dell’uomo ma all’interno della sua coscienza. L’orgoglio fa credere all’uomo di potersela cavare da solo, l’autonomia da Dio è un gesto di sfida. Potremo paragonare l’uomo che vuole far a meno di Dio: ad un contadino che sta tagliando il ramo su cui è seduto. Cadono entrambi a terra. Sì perché se Dio non è nostro Padre, noi non siamo figli, e se noi non siamo figli non siamo fratelli, e se non siamo fratelli, non abbiamo un motivo convincente per amarci. Eliminando Dio viene meno indirettamente la molla che fa scattare la solidarietà umana. Marx ha affermato che la religione è l’oppio dei popoli, in quanto oppio va eliminata e combattuta. La caduta del muro di Berlino ha dimostrato storicamente che quest’idea di Marx era totalmente falsa. La religione è la vita dei popoli, si è visto nella storia che quando l’uomo s’allontana da Dio diventa simile alla bestia, nel senso che vive solo per mangiare, bere, e riprodursi.
    Certo è che i radicali difendono gli uccelli dalla caccia, e propongono l’uccisione dei bambini con l’aborto. Capovolgendo i valori l’animale è diventato più importante dell’uomo.
    Ho sentito i verdi difendere la natura con l’ecologia, e poi andare contro natura sostenendo il matrimonio omosessuale.
    Di fronte all’olocausto molti si sono posti la domanda: Ma Dio dov’era? Dio era lì, impotente davanti alla libertà di Hitler e soci. Era lì a constatare il male che gli uomini fanno, quando s’allontanano da Lui. Era lì a riferirci che la storia è maestra di vita, ma l’uomo preferisce ripetere nel presente gli errori del passato, dimostrando di non aver imparato niente dalla storia. Ecco alcune constatazioni che analizzate serenamente dovrebbero far riflettere molto. Non si può dialogare con l’errore, si può dialogare con l’errante sui valori che ci uniscono, senza la sovrastruttura ideologica che impedisce il dialogo alla radice.
    Non è razionale eliminare prima Dio e poi porsi la domanda sulla sua scomparsa. Il nazismo come il comunismo avevano alla base il rigetto di Dio, per questo hanno determinato la morte di milioni di uomini.
    Nel corso di un’omelia il 17 aprile del 2005 l’allora cardinale Ratzinger affermava a riguardo dei tempi odierni:
    • Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie. Noi, invece, abbiamo un’altra misura: il Figlio di Dio, il vero uomo. È lui la misura del vero umanesimo.
    .Nella Veritatis Splendor al paragrafo 27 si legge: «Promuovere e custodire, nell’unità della Chiesa, la fede e la vita morale è compito affidato da Gesù agli Apostoli (Mt. 28, 19-20), che prosegue nel ministero dei loro successori[…] All’interno della Tradizione si sviluppa, con l’assistenza dello Spirito Santo, l’interpretazione autentica della legge del Signore». Ancora: «In particolare, poi, come afferma il Concilio, “l’ufficio d’interpretare autenticamente la parola di Dio scritta o trasmessa è stato affidato al solo Magistero vivo della Chiesa, la cui autorità è esercitata nel nome di Gesù”». Molti vorrebbero una Chiesa meno autoritaria e più disponibile al cambiamento del suo pensiero alla luce dei continui cambiamenti sociali e culturali. A questa esigenza aveva già risposto l’enciclica Dei filius:
    «La dottrina di fede che Dio ha rivelato non è stata proposta come una scoperta filosofica per essere perfezionata dalla intelligenza umana, ma è stata affidata alla Sposa di Cristo come un deposito divino per essere fedelmente conservata e infallibilmente dichiarata.
    Con questa affermazione si capisce che la Chiesa ha il compito di interpretare il messaggio lasciatole da Gesù, messaggio a cui Lei stessa è sottoposta, per questo motivo non può ne modificarlo ne cambiarlo, ma al contrario deve custodirlo e diffonderlo per la fedeltà alla verità rivelata.
    La Parola di Dio supera in lungo e largo quella dell’uomo, e se letta con attenzione ci si accorge che valorizza l’uomo facendolo diventare più uomo.

    La Prima Lettera di Paolo ai Corinzi ci illumina sulle nostre capacità conoscitive: «La nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta la nostra profezia… Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; allora vedremo faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto; ma allora conoscerò perfettamente, come anch’io sono conosciuto» (1 Cor. 13:9 sg. 12).
    Se tale è l’incompletezza, l’imperfezione, la frammentarietà delle formulazioni di fede, se la verità senza veli deve ancora venire, è corretto parlare addirittura di un’infallibilità della Chiesa?
    Certamente la Chiesa non è infallibile,sulle cose umane, ma ha ricevuto da Gesù il dono di capire il suo messaggio e di insegnarlo senza errori di contenuto. Gli Apostoli che hanno vissuto con Gesù hanno tramandato il suo pensiero meglio degli autori dei vangeli apocrifi. Secondo questa tradizione e con l’assistenza dello Spirito Santo che la Chiesa si definisce infallibile in materia di fede.
    Dio parla agli uomini, per invitarli alla comunione con Lui. La risposta dell’uomo è la fede. Con la fede, l’uomo sottomette a Dio la propria intelligenza e la propria volontà. Obbedire vuol dire sottomettersi liberamente alla Parola di Dio.
    Abramo obbedì partendo per un luogo che non conosceva. Per il cristiano credere in Dio significa credere in Gesù Cristo figlio di Dio e nello Spirito Santo. La fede è una Grazia, un dono di Dio, che esige una risposta umana.
    Dio chiede una reciprocità d’amore. Ma allora la fede è cieca?
    La fede non è cieca, ci sono prove della Rivelazione anche constatabili, Gesù è veramente venuto in Palestina si è fatto vedere, toccare, ha parlato ecc. La fede è certa perché si basa sulla Parola di Dio, il quale non può mentire.

    Scienza e fede essendo create da Dio non possono contraddirsi. Diceva Galileo Galilei la scienza insegna come funziona il cielo, la fede cosa bisogna fare per arrivare in cielo. Nel suo applauditissimo discorso al parlamento italiano, la mattina del 14 novembre 2002, Giovanni Paolo II è tornato a ribadire – con parole misurate e pacate – le sue riserve nei confronti delle moderne democrazie.
    Citando la propria enciclica “Veritatis Splendor” ha messo in guardia «dal rischio d’alleanza fra democrazia e relativismo etico».

    E citando l’altra enciclica “Centesimus Annus” ha spiegato: «Se non esiste nessuna verità ultima che guidi e orienti l’azione politica, […] una democrazia senza valori si converte facilmente in un totalitarismo aperto oppure subdolo, come dimostra la storia».
    ” Chi evita le domande fondamentali, fugge da se stesso. Chi afferma : “Non c’è niente dopo la morte”, lo sa di non averne alcuna prova e forse avverte un’angoscia inconfessata. Indifferenza, edonismo e attivismo non sono una soluzione, ma un’evasione irresponsabile”.
    Il relativismo è un vuoto che richiama un pieno, proprio perché tutto è relativo l’uomo ha bisogno dell’assoluto per dissetare la sua sete di verità. Non si può essere nell’errore ed essere contenti. Ecco perché la ricerca della verità e anche ricerca di felicità. Nel Vangelo Gesù stesso dice di essere la Verità, e dato che Egli è Dio, noi sappiamo che Dio nella sua essenza è amore, allora possiamo concludere che l’Amore ci rende liberi dato che in Dio l’amore e la verità coincidono.
    La ragione dell’ateismo, va cercata nell’esperienza negativa che si è fatta nel cristianesimo, che è una sovrastruttura della ragione stessa e tiene le persone come cani attaccati alla sua catena, liberarsi dalle esperienze negative è l’atto più intelligente che possiamo fare. Le persone legate a queste esperienze guardano la vita con degli occhiali colorati, per questo distorcono la realtà e finiscono per chiamare bene il male e male il bene.

Benvenuti nell'armonia tra sacro e profano

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Nell'armonia degli opposti il sacro è profano e tutto ciò che consideriamo profano profuma dell'incenso del sacro. Non esiste nulla di cui non si possa parlare…

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