Movimento dei focolari - Quarta parte: la simbologia dei colori, gli impegni e come era scandito il mio tempo
Posted by Uyulala on 22 mar 2008 | Tagged as: Approfondimenti, Pensiero Laico, Relativismo etico, Religioni, Altre Discipline, Riflessioni, SPIRTULES, movimento dei focolari
Nel prosieguo del mio racconto ho deciso di discostarmi un po’ da quanto scrissi su Clerofobia. Un po’ anche per via delle reazioni che ho suscitato nei post precedenti. Cercherò quindi di semplificare il racconto, nei limiti del possibile, e nei post successivi vedrò di raccontare le cose sganciandomi da quanto pubblicato in passato.
Uno degli aspetti a cui ho spesso fatto cenno, è quello della simbologia dei colori. Non so perché allora ritenessero fosse una cosa particolarmente segreta, ma ci fu svelato solo al secondo anno di pre-unità. Secondo la fondatrice ogni colore rappresentava un modo particolare di vivere l’amore divino, e il bianco che racchiudeva tutti i colori, era l’espressione completa dell’amore divino. Quindi vi era un significato per ognuno dei 7 colori dell’arcobaleno:
Il ROSSO aveva a che fare con la comunione dei beni, sia quella spirituale che quella materiale. Questo significava che dovevamo mettere in comune ogni pensiero, ogni sentimento, ogni cosa potesse passarci in testa, ma anche ogni avere, limitatamente alle possibilità che ci dava la nostra vita in famiglia. Poi spiego quali risvolti aveva quest’aspetto.
L’ARANCIO aveva a che fare con il rapporto con gli altri, quindi rientrava, fra l’altro, anche il proselitismo, il diffondere l’ideale agli altri.
Il GIALLO era collegato al rapporto con dio, e qui ci rientrava la preghiera, l’adorazione al tabernacolo… cose così.
Il VERDE riguardava la cura di sé nel senso della propria salute e, eventualmente, il modo di vivere la malattia.
L’AZZURRO è ovviamente il colore mariano. Il suo significato era quello dell’armonia in ogni ambito della vita. Ma ciò su cui spesso si metteva l’accento era l’abbigliamento. Il modo di vestirsi doveva rientrare in alcuni canoni che erano dettati soprattutto dalla necessità di apparire per quanto possibile non “appetibili” sessualmente, almeno per noi donne.
Sull’INDACO e il VIOLETTO devo dire che, così come confondo questi due colori, non ho molta memoria del significato. Mi pare di ricordare che il violetto avesse a che fare con lo studio, mentre l’indaco doveva, se non erro, riguardare le comunicazioni e vi rientrava così anche il rapporto con i mass media, la divulgazione mediatica e con tutto quanto avesse a che fare con la tecnologia. Ma potrei ricordare male…(ehm… non so neppure se ho azzeccato i colori dei caratteri).
Fra l’altro esistevano all’epoca pochissimi scritti che riguardavano la spiritualità dei colori, la stragrande maggioranza delle cose era materiale che veniva mantenuto dai responsabili a stretta circolazione interna, e tutto veniva trasmesso in forma orale. Come si conviene ad ogni struttura che dà insegnamenti di tipo esoterico. Per cui su molte cose devo per forza andare a memoria.
Quando dalla pre-unità passammo all’unità vera e propria e divenni GEN, a ognuna di noi venne affidato un colore, e noi dovevamo essere “responsabili” per tutte le altre, affinché ognuna aiutasse le altre a “vivere” quel colore. Il “bianco” era la responsabile, come ho detto in un altro post, e a lei era affidata la responsabilità di tutto quello che facevamo, pensavamo, dicevamo, era affidata la responsabilità del nostro cammino.
Il mettere tutto in comune aveva tanti risvolti molto impegnativi. Intanto non potevamo trattenere nulla: ogni cosa doveva essere esposta, ma con delle regole ben precise ed esplicite. Infatti non potevamo parlare di tutto a tutti, ma solo ai nostri responsabili. Alle persone di “pari grado” o, a maggior ragione, a coloro che stavano nel movimento da meno tempo, non potevamo parlare per esempio dei nostri problemi a meno che non li avessimo già risolti, e questo, ci dicevano, per non intralciare il loro cammino e per essere loro di esempio. Nonostante questo però ebbi occasione di avere molte amicizie all’interno del movimento, e anche maschili in quanto ho frequentato gruppi parrocchiali misti. Devo dire che almeno in questo non ho preso eccessivamente alla lettera le indicazioni, sebbene in effetti a poco a poco smisi di confidarmi con persone che non appartenevano al movimento.
Col tempo, dopo molti anni che me ne sono andata, mi son resa conto che queste limitazioni nei rapporti con i non affiliati a poco a poco mi avevano sganciato da un confronto , e mi hanno messo nella condizione di avere sempre e soltanto dei riscontri monotematici per qualunque atto della mia vita, cosa che sarebbe stata per me in seguito fonte di molti problemi.
Per quanto riguarda l’aspetto prettamente materiale della comunione dei beni, l’intento era quello di fare come facevano i primi cristiani, che mettevano tutto in comune e che pertanto nessuno era ricco e nessuno era povero. Di fatto succedeva una cosa un po’ diversa. Si partiva dal presupposto che noi, comunque, vivevamo in un paese benestante (il che è peraltro vero) per cui ognuna di noi, di fatto, pagava una quota mensile come “comunione dei beni” che sarebbe finita a Roma, o per meglio dire, nelle sedi centrali del movimento GEN che si trovano nelle varie sedi dei castelli romani, e da lì sarebbe stata distribuita nelle sedi del movimento che si trovavano in aree disagiate.
Inoltre dopo un po’ di tempo che stavo nel movimento il papa polacco donò la residenza di Castelgandolfo al movimento stesso, che però doveva essere ristrutturata e riadattata per le esigenze differenti a cui era destinata. In quel periodo ci chiesero di contribuire economicamente (“anche se poco”) per tale opera, che ovviamente era un’opera di dio. Io ho pagato tutti i mesi mille lire per quello che, con uno degli ennesimi slogan, veniva definito “un mattone per Chiara”, perché ciò che ci veniva detto era che ognuno di noi poteva contribuire a comprare “un mattone”.
Altre iniziative richiedevano soldi e a queste ho sempre aderito ben oltre le mie possibilità. Ricordo che non trattenevo nulla della mia paghetta e mettevo DAVVERO tutto in comune di materiale e di spirituale, pensieri e sentimenti. Proprio tutto. Ci credevo davvero e mi piaceva molto. Ma, ripeto, alla lunga questo mi avrebbe comportato dei problemi molto seri.
Chi nell’unità GEN aveva affidato il ROSSO si incaricava anche di raccogliere questi soldi e di consegnarli a fine mese al bianco o alla focolarina responsabile.
Tralascio l’aspetto dell’ARANCIO, in quanto è abbastanza intuitivo che lo sviluppo di questo colore comportasse il proselitismo (ma guai a chiamarlo così!)
Mi soffermo giusto un attimo su quello che era il GIALLO, l’aspetto legato alla preghiera. A poco a poco, più che altro per imitazione, ognuna di noi cominciò a seguire la messa tutti i giorni e a prendere l’eucarestia quotidianamente. Il più delle volte, siccome ognuna di noi studiava, ci svegliavamo presto per assistere alla prima messa del mattino. Nel tempo gli impegni legati alla preghiera aumentavano. Dopo la messa e l’eucarestia quotidiana c’era la confessione, che se non ricordo male doveva essere mensile. Poi il rosario, che veniva recitato meditando su un’interpretazione di Chiara dei misteri mariani. C’era l’adorazione al santissimo sacramento, anch’essa quotidiana. C’era la preghiera per quella che veniva definita la “Mariapoli celeste” ossia i morti (poi spiegherò anche cos’è la Mariapoli, non celeste ovviamente). A poco a poco ogni momento libero della giornata veniva riempito da attività che in un modo o nell’altro avevano a che fare con il movimento, o per via delle attività più propriamente spirituali, o per le attività concrete in cui il movimento era impegnato.
Gli incontri catturavano la maggior parte del mio tempo. C’erano quelli delle unità (una volta la settimana), quelli delle aderenti, che mi son state affidate per un tempo abbastanza lungo (un’altra volta la settimana), quelli regionali, quelli della nostra zona (costituita da 3 regioni), quelli europei o internazionali. Poi c’erano i collegamenti con la Svizzera: attraverso le linee telefoniche svizzere ogni settimana si faceva un incontro durante il quale ascoltavamo la voce di Chiara direttamente. E poi non ricordo… Ricordo che ero impegnata praticamente a tempo pieno per una ragione o per l’altra al punto che ho finito per frequentare quasi solo persone del movimento.
Frequentavo anche dei gruppi parrocchiali e grazie a questi mi capitava di avere a che fare anche con ragazzi, ma comunque spesso erano GEN anche loro e questo comportava che non avevo modo di confrontarmi con gli altri. All’epoca questa era una cosa molto comune. Si frequentavano di fatto solo le persone del movimento e, al di fuori di esso, i compagni di classe o i colleghi di università. Erano poche le GEN che avevano una vita sociale anche fuori dal movimento che non fosse comunque finalizzata alle attività del movimento stesso.
Lo studio, d’altronde, catturava ugualmente una fetta cospicua di tempo e ciò che facevo all’inizio, al ginnasio, non riuscivo più a farlo al liceo. Mi son venute quindi a mancare tutte quelle attività per le quali nutrivo un forte interesse: il cineforum e il gruppo archeologico soprattutto.
Il mio racconto comincia a diventare via via più difficile. I ricordi si accavallano e devo sospendere per recuperare un filo logico che mi permetta di riportare un po’ di ordine.
Se siete arrivati fino a qui, vi abbraccio con affetto. Se non altro per la pazienza che avete avuto.
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Proseguo il mio racconto, scusandomi del fatto che rischia di essere un po’ disordinato
molto istruttivo…
OT
BUONA PASQUA
anecòico
Tanti auguri di Buona Pasqua!
Un caro saluto
Giuseppe
Mi chiedo se ci racconterai anche i risvolti che ha avuto per te questa aderenza al movimento e, tranquilla, arriverò fino in fondo al racconto!!!
Un caro saluto e un augurio di tranquillità, ti voglio bene, Lisa
per Lisa
Oh io continuo, altro ché.
Ti voglio un mare di bene anch’io.
per Anecòico e per WebLogin
scusatemi: non vi ho ricambiato:
BUONA PASQUAAAAAAAAAA!!!
ciao…mi piacerebbe sapere come è andata a finire questa avventura…
ciao un altra gen.
elisa
Ciao Elisa
Ho scritto altri articoli sul movimento dei focolari, ho messo molti link che rimandano a questi, anche alla fine di questo stesso articolo. Ho intenzione di proseguire, ma per ora mi son presa una pausa. E’ un argomento per me abbastanza pesante.