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Movimento dei focolari: un interessante quesito di Martia (La consideriamo la quinta parte? Diciamo di si)

Fra i commenti del post Chiara Lubich si chiamava Silvia, ne ho trovato due di Martia che molto gentilmente mi ha fornito un punto di vista esterno al movimento di chi ha conosciuto un focolarino. Riporto integralmente i commenti, che mi consentono di fare un discorso che, ahimè, mi verrebbe difficile fare solo in quella sede. Abbiate pazienza perché tutto il discorso è MOLTO LUNGO, ma stavolta non potevo spezzarlo.

Martia mi scrive:

Il mio fidanzato ha un amico focolarino. Si sono conosciuti all’università e hanno stretto un’ amicizia piuttosto solida che tuttavia dopo la laurea si è un po’ andata sbrindellando.

 

Quando abbiamo iniziato a frequentarci si era ormai nel post laurea e anche se i rapporti tra i due erano piuttosto sporadici il mio fidanzato non ha mai lesinato parole di grande elogio nei confronti di questo ragazzo, anche se ad un occhio esterno come il mio, è sempre parso piuttosto bizzarro.

 

Ragazzo piacevolissimo, per carità, ma incredibilmente misterioso. Non è mai disponibile per una pizza, una birra o un gelato e neppure si ha una vaga idea di come occupi le sue giornate. Ogni tot si fa sentire telefonicamente o via chat intrattenendo conversazioni che durano ore salvo poi sparire nel nulla per un altro lasso di tempo piuttosto esteso, lasciando inoltre trapelare l’avvertenza che deve essere lui a farsi sentire, non gli altri a cercarlo. Io lo conosco solo superficialmente e non ci ho mai prestato molta attenzione, è come una stella cometa, compare ogni tot e poi di nuovo sparisce, non ha alcuna influenza sulle nostre vite.

 

Però mi stupisco quando qualche giorno fa a metà del pomeriggio, dopo più di un mese di silenzio, egli invia un sms al mio fidanzato, invitandolo, in modo incredibilmente cortese “volevo solo dirti..se sei nei pressi di una tv e nel caso ti interessasse..” a guardare in televisione i funerali della Lubich.

 

Onestamente io non avevo idea di chi fosse costei e anche il mio fidanzato rimane un po’ stupito da questo messaggio, non avendo mai prestato molta attenzione all’appartenenza dell’amico al movimento e avendo sempre attribuito il suo carattere così misterioso e il suo stile di vita così parco ad un mix tra timidezza, simpatica avarizia e costrizioni familiari.

 

Tuttavia a me, curiosona di natura, questa cosa colpisce. Perchè cavolo stai scrivendo ad una persona che non senti da un bel po’ (che tra l’altro sai essere praticamente ateo) per invitarlo a guardare su rai1 i funerali di una persona di cui non sa quasi nulla? Infatti il suo appello cade nel vuoto e la tv rimane spenta. Però a me il tarlo rimane. Chiedo spiegazioni su questa Lubich e sul suo movimento. Il mio fidanzato ne sa poco. A lui che tramite un’ex ragazza aveva sperimentato l’ipocrisia di alcuni gruppi cattolici nati all’interno dell’alta borghesia, visti da fuori i focolarini erano sempre parsi un organizzazione di altro livello e profondità, a cui la gente si accostava liberamente per fare quattro chiacchiere sul senso della vita. Tipo Bonolis e Laurenti.

 

Anzi, egli stesso mi ha raccontato di aver partecipato, su invito dell’amico, ad un incontro, spinto dal fatto che si svolgeva praticamente a pochi passi da casa sua. Ci era andato e aveva trovato molte canzoni e molti sorrisi franchi e cordiali. La serata si era svolta serenamente, senza padri nostri nè momenti di preghiera forzosa ma anzi, si poteva addirittura dire di aver trovato un ambiente “quasi laico”.

 

Tuttavia tutti quei sorrisi non fanno breccia in un laico convinto che ringrazia l’amico per l’invito ma fa capire che non ne accetterà altri.

L’amico non fa una piega e la vita continua.

 

Ora però mi chiedo: se in quel periodo il mio fidanzato (scusate la ripetitività ma non riesco a trovare un’altra espressione, potrei usare l’iniziale ma credo che aumenterebbe la confusione) si fosse trovato in un momento di crisi personale o affettiva, che effetto avrebbe avuto tutto quel clima di gentilezza e cordialità su un animo stanco e ferito? Probabilmente molto diverso da quello che ha avuto su un ragazzo giovane, bellino, pieno di vita e di sogni. che si fa trascinare alla riunione sperando, come quasi tutti i 25enni single, di trovare qualche ragazza carina. Ma se invece fosse stato un adolescente in crisi con la famiglia? Una persona sull’orlo della depressione? Un animo intristito dalla solitudine?

 

Forse la storia prenderebbe qui un’ altra direzione. E sinceramente questo mi spaventa.

 

In questi giorni, animata dalla curiosità ho girato il web in lungo e in largo alla ricerca di spiegazioni e sono saltate fuori cose sorprendenti. Una su tutte: il mio fidanzato ha sempre elogiato la capacità dell’amico di approcciarsi ad un quasi ateo con un atteggiamento aperto e positivo: “con lui posso discutere in maniera serena di qualsiasi cosa, lui è in grado di trovare in ogni situazione il buono e soprattutto ha la capacità di cogliere gli elementi comuni anche in posizioni diametralmente opposte”. Ergo: io ammiro il mio amico perché LUI è speciale, quando discorriamo IO E LUI, LUI ha una marcia in più. Ergo: lo ammiro perché LUI è fatto così.

 

Invece no.

Lui non è proprio per nulla speciale. Basta andare sul sito ufficiale del focolare per scoprire che esiste una sorta di di vademecum per trattare “con persone di convinzioni non religiose”. I punti fondamentali?

Indovinate!

) mettere in luce il positivo di ciascuno

2) scoprire i valori comuni a tutti… IN MODO CHE si possa costruire insieme un mondo più unito.

Non sto a continuare.

 

Sottolineo solo quanto una persona possa rimanere delusa scoprendo che quell’atteggiamento così aperto, quel continuo sottolinare l’humanitas che lega le persone al di là delle convinzioni religiose dal momento che “homo sum et nihil humanum a me alienum puto” non è frutto di un’autenticità ma è solamente un’ applicazione di un decalogo emanato dai vertici. L’apparenza non cambia, la sostanza si.

 

Senza contare che nel vademecum si sottolinea che nelle interazioni non ci deve essere NESSUN FINE DI PROSELITISMO.

Si certo, e gli asini volano.

 

Ma ci prendono per stupidi? Purtroppo si, dato che fino a quando non si è fatto un giro sul web al mio fidanzato non era mai neppure passato per la testa che l’amico in realtà stesse tessendo tutto intorno a lui una bella ragnatela in cui il focolare era presentato come un’innocua associazione di liberi e cortesissimi pensatori a cui non c’era nulla di intellettualmente compromettente ad accostarsi.

 

Il mio personalissimo pensiero è che probabilmente l’amico stava aspettando un momento di depressione o sconforto per spingere la vittima nella rete, forse quella volta dell’invito alla riunione aveva calcolato male i tempi o magari aveva provato a fare un generico test. Però scusate tanto ma questo a casa mia si chiama PROSELITISMO, e pure subdolo.

 

Altrettanto lo è il messaggino che, dopo un mese di silenzio, mi invita a guardare il funerale in tv in modo che ascoltando l’omelia io possa dire “cavolo, che bella persona questa Chiara Lubich! vorrei accostarmi al suo movimento, visto che è cosa buona e giusta”.

 

Vorrei che passasse questo messaggio: il problema non è aver mandato l’sms, chiunque può scrivere all’amico “ehi, metti su italia uno che c’è mio zio dalla defilippi” ma farsi sentire dopo più di un mese per una cosa del genere. Come va, come stai, cos’hai fatto in questo tempo, sei felice, hai problemi sul lavoro ecc. Niente di tutto ciò. Chissenefrega della tua vita! Non ti scrivo per sapere come stai ma per darti le dritte affinché tu possa vedere quanto era in gamba il mio capo. Detto questo, torno a sparire nel nulla,ho cose più importanti da fare che informarmi sulla tua stupida esistenza. se mi vuoi, sai dove trovarmi. Vieni, ti aspetto. I want you.

 

Quasi preferisco i testimoni di Geova che mi fermano per strada con fini espliciti.

La mia risposta a questo commento è stata molto breve:

per Martia
ecco, hai descritto quello che succede di solito.
Son tutte cose fatte in buona fede, per carità. Ma poi l’effetto non cambia…
Grazie per aver lasciato questo commento.

E proprio poco fa Martia mi ha lasciato un quesito che vorrei sviluppare ora:

grazie a te per la risposta. Ti disturbo ancora una volta per chiedere una delucidazione: come veniva presentato e attuato il proselitismo? Da quanto ho letto in giro mi sembra che sia un argomento tabù ma è chiaro che deve costituire uno dei punti fondamentali. Dico la verità, questo aspetto un po’ mi angoscia, sia a livello personale sia a livello di donna e potenzialmente mamma. Come vengono scelti gli idonei? Come si parla di questo aspetto durante le riunioni?

Cerco di dare una risposta organica, sebbene non sia un’impresa semplice.

Nel movimento c’erano (e penso ci siano tutt’ora) due livelli: quello esplicito e quello implicito. E’ così un po’ dovunque, è un fenomeno psicologico molto umano peraltro, ma ti spiego cosa succede nel caso specifico.

Come hai avuto modo di constatare, le persone del movimento si mostrano molto rispettose dell’altrui pensiero, sono molto gentili, sorridono sempre, annuiscono quando parli, molto difficilmente ti interrompono e ti ascoltano a lungo. Di solito mostrano una premura superiore alla media: ti cedono i posti migliori quando ci si deve sedere, si preoccupano che tu abbia quanto ti serve per star comodo, se mangi con loro ti lasciano prendere i cibi migliori.

Viviamo in un mondo in cui la gente spesso è sgarbata, oppure distratta. Le persone solitamente vogliono essere ascoltate e raramente riescono ad ascoltare. Questo significa sostanzialmente che le interazioni fra gli individui si risolvono molto frequentemente con un dialogo fra sordi.

E’ intuitivo quindi che conoscere una persona appartenente al movimento sia un’esperienza molto liberatoria. Finalmente qualcuno ti ascolta davvero! La reazione del tuo fidanzato è una reazione comunissima: si incomincia a provare una grande ammirazione per questa persona e a poco a poco ci si incuriosisce.

Cosa la rende così diversa?

Cos’è la luce che brilla nei suoi occhi?

Qual è il suo segreto?

Si arriva ad un certo punto che queste domande emergono in forma implicita o esplicita, oppure si crea un “rapporto” (le virgolette sono d’obbligo) di tal tipo che l’appartenente al movimento finirà prima o poi per invitarti a qualcosa.

Questo qualcosa potrà essere una giornata, una di quelle giornate che solitamente vengono organizzate in teatri, dove gruppi di persone del movimento cantano e alternano i canti a racconti delle proprie esperienze, ove racconteranno le origini del movimento e la storia di Chiara Lubich.

Potrà essere un incontro di aderenti (un tempo si chiamavano simpatizzanti) all’interno del focolare, e anche qui, sebbene con gruppi più ristretti, lo schema è simile: ci sono canti alternati a racconti di esperienze e alla storia di Chiara e del movimento.

A volte ti invitano ad una Mariapoli, incontri più vasti della durata di alcuni giorni ove, secondo le intenzioni, si dovrebbe costruire le basi per una “città dell’amore”, ove sperimentare la spiritualità vissuta nel quotidiano, oltre ad esserci i tre momenti che ho già descritto sopra.

Se sei già cattolico o comunque credente può essere che ti diano la “Parola di vita”, un foglietto mensile in cui viene commentata una frase del vangelo o qualche volta del nuovo testamento (Atti, lettere degli apostoli). Finché Chiara era viva il commento lo scriveva lei, ora non so come si regoleranno: se lo farà un’altra persona o se riprenderanno le parole di vita vecchie.

Comunque, in un modo o nell’altro dal momento in cui cominci ad esprimere ammirata curiosità per il modo di essere di una persona del movimento, solitamente questa ti propone un contatto, si mette in secondo piano rispetto al rapporto tra te e lui/lei.

Comunque avvenga questo contatto, quello che si verifica è che parteciperai ai canti, che non sono canti da messa, ascolterai esperienze nelle quali le persone ti “dimostrano” che vivendo il vangelo nella vita di tutti i giorni ottengono una trasformazione dell’ambiente e delle persone, verrai coinvolto in un clima emotivo caratteristico in cui comincerai a sperimentare un’armonia e un calore che non avevi mai provato.

E’ questo che ti cattura. Se per qualche ragione vivi un periodo in cui hai bisogno di appartenenza, se senti la solitudine, se hai dubbi esistenziali, se hai una certa propensione naturale alla spiritualità sarà per te molto facile aderire al movimento.

Comincerai a provare e lo farai per imitazione. Comincerai a sorridere di più, ad ascoltare gli altri. Probabilmente inizierai a leggere con attenzione la parola di vita e ne cercherai delle risonanze nella vita di tutti i giorni.

A quel punto, durante gli incontri degli aderenti, racconterai gli effetti che questo cambiamento di atteggiamento ha prodotto nell’ambiente e su di te, e questo susciterà reazioni positive e entusiastiche da parte di tutti.

Quando succederà questo, sarà solo una questione di tempo: ti chiameranno a far parte di un gruppo più ristretto e ti troverai ad appartenere al movimento dei focolari senza neppure rendertene completamente conto. Da lì inizierà quell’indottrinamento molto dolce di cui ho accennato, indottrinamento al quale parteciperai attivamente in prima persona perché avrai continui rinforzi positivi ogni volta che ti muoverai nella direzione “giusta”.

Le modalità di comportamento avverranno per imitazione. Nessuno ti impone nulla, ma di fatto è molto difficile andare avanti senza fare come fanno tutti. Gli impegni all’interno del movimento a poco a poco aumenteranno e ti ritroverai a sganciarti con molta dolcezza ma decisamente dalle persone che frequentavi prima e che non ti hahno seguito.

Tu hai trovato, hai trovato l’amore vero, hai trovato dio, Gesù, sei realizzato, hai qualcosa in più rispetto agli altri. Sei consapevole di appartenere a qualcosa di grande, ad un ideale che può cambiare il mondo. Ti dichiari “niente” per te stesso ma sei immenso perché sei incastonato nell’ideale stesso.

Siccome tu hai qualcosa nel cuore in più degli altri, questo qualcosa lo devi donare, farlo straripare dal tuo cuore per condividerlo. Sei pieno ma impari anche a fare il vuoto dentro di te perché in quel vuoto accoglierai tutti i soli, il dolore del mondo, l’altro che ancora non sa che dio lo ama.

Ti insegnano (per imitazione e grazie alle meditazioni degli scritti di Chiara) che devi essere l’ultimo fra gli ultimi e servire tutti.

MA ATTENZIONE!

Cogli la contraddizione insita in questi ultimi due aspetti?

Da un lato tu sei una persona che “ha qualcosa di più nel cuore” e dall’altro “sei ultimo fra gli ultimi e al servizio di tutti”. Questo finirà per significare che assumerai quei comportamenti che avevi conosciuto all’inizio (sarai sempre sorridente, gentile, ascolterai tutti, apparentemente non giudicherai nessuno, ti metterai al servizio di tutti in ogni momento secondo uno slogan che è nato quando ero GEN io: Sempre, Subito, Con Gioia);

nel fondo del tuo cuore però saprai di essere, nella migliore delle ipotesi, più fortunato degli altri perché HAI TROVATO. Nella peggiore delle ipotesi coltiverai in zone molto nascoste di te, in aree negate e rimosse, la consapevolezza di essere migliore.

Ecco che a quel punto vivrai la vita in un doppio binario: da una parte sarai quello che le persone “comuni” vedono: una persona molto gentile e disponibile, dall’altra sarai l’interno del movimento. Le tue caratteristiche individuali non spariranno, ovviamente, ma verranno modellate su questo doppio binario e a poco a poco smetterai di riconoscerti come individuo se non nella tua funzione di appartenente al movimento. Tu sarai quello, vivrai per quello, penserai a quello, pregherai per quello.

Quando avrai a che fare con persone esterne al movimento difficilmente potrai avere un rapporto che scende oltre un determinato livello di profondità, perché le cose più profonde le riverserai in via esclusiva nel calderone del “Che tutti siano Uno” che vivrai con gli altri appartenenti al movimento.

Bada bene che di tutto questo NON SARAI MINIMAMENTE CONSAPEVOLE.

Il processo di omogenizzazione è molto graduale ed è volontario; non esiste infatti alcuna forma di forzatura da parte di nessuno e quanti scrivono che all’interno del movimento hanno trovato una grande libertà non scrivono balle: quella è la sensazione che si prova.

Il cammino è faticoso, richiede un grande autocontrollo, ma è costantemente sostenuto e incoraggiato da tutti, infatti Chiara, da brava trentina, usava l’espressione di “essere in cordata”.

L’accettazione che gli appartenenti al movimento possono avere nei confronti degli altri non è mai completa, sebbene apparentemente lo sembri. Dotati di un fortissimo senso del “bene” e del “male” secondo le normative della chiesa, se tu vivi una situazione considerata un peccato dalla chiesa non ti accetteranno mai completamente. Ti “ameranno”, con la dolorosa consapevolezza che tu sei nel peccato, forse per ignoranza o perché vivi nell’errore, e il loro retropensiero nell’interagire con te sarà sempre e comunque quello.

Come ho cercato disordinatamente di spiegare in altri post, la incrollabile convinzione di essere dalla parte della Verità avrà tutta una serie di conseguenze a cascata che porterà poco a poco ad indirizzarti dolcemente verso quella che viene considerata la vera Via, a lavorare perché tutti conoscano questa vera Via e a moltiplicare gli sforzi per far sì che tutti, volontariamente, la riconoscano come tale e la imbocchino.

Come hai potuto constatare nelle risposte che ho ricevuto, mentre vengono ascoltate con molta attenzione le persone esterne al movimento, le critiche che si attirano quelli come me che hanno mollato e che considerano gli aspetti ideali come francamente negativi sono tutt’altro che amorevoli, anche se molto politicamente corrette.

A questo punto arrivo al dunque:

Come fare con i propri figli?

Ovviamente non posso darti una risposta univoca perché molto dipende dalle caratteristiche tue, del tuo compagno e dei tuoi figli. Posso dare qualche spunto du cui riflettere, basato sulla mia esperienza fatta come GEN.

1. Si può essere gentili e amorevoli a prescindere da una religione, da un ideale, da un dio, da un movimento. E’ più difficile perché non ti sostiene nessuno, ma è sicuramente più autentico. Nei limiti imposti dalla necessità di difendersi, un sorriso non costa nulla, un atto di gentilezza gratuito ogni tanto fa bene a te come a chi lo riceve, ascoltare in modo genuino l’altro può essere faticoso ma ti porta comunque a degli ottimi risultati: buona parte degli equivoci fra le persone nascono anche dal fatto che non ci si ascolta ed è perfettamente inutile pretendere che sia sempre l’altro a farlo per primo. Tutto questo lo si può fare comunque per se stessi, non c’è bisogno di farlo per un dio. Non c’è bisogno di farlo per gli altri: è molto meglio essere consapevoli della componente egoistica che tanto non manca mai.

2. Abituarsi ad accogliere genuinamente l’altro con le possibili divergenze di idee e con gli inevitabili momenti “no”.

3. In un clima di questo genere un figlio cresce sapendo di essere accolto e amato davvero, cresce avendo alle spalle una base affettiva sicura (Bowlby insegna). Se il figlio sa di essere comunque accolto così com’è, per quello che è, sentirà meno il bisogno di cercare altrove quell’amore e quell’accettazione indispensabile per una crescita equilibrata.

4. Può essere che in ogni caso intraprenda una strada quale quella del movimento dei focolari, o quella di un altro movimento o setta religiosa. Distoglierlo è controproducente. Quando esagera allora mandatelo a cagare (nel senso di dirgli esplicitamente “figlio mio VAI A CAGARE tu e le tue fissazioni”) e ribaditegli contemporaneamente e continuamente che, qualunque cosa succeda, laddove non ci saranno più le persone del movimento, voi comunque sarete accanto a lui. E poi, comunque, ognuno deve fare la sua strada.

Come diceva Gibran, noi siamo l’arco e i figli le frecce.

Un abbraccio di cuore.

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Ci sono 39 commenti

  • Questo articolo stato segnalato su ZicZac.it.

  • upnews.it ha detto:

    Sacro Profano » » Movimento dei focolari: un interessante quesito di Martia (La consideriamo la quinta parte? Diciamo di

    Fra i commenti del post Chiara Lubich si chiamava Silvia, ne ho trovato due di Martia che molto gentilmente mi ha fornito un punto di vista esterno al movimento di chi ha conosciuto un focolarino. Riporto integralmente i commenti, che mi consentono di …

  • Comicomix ha detto:

    Leggendo questo post ho avuto i brividi. perchè mi è sembrato, in parte, di essere ritratto in quanto andavi descrivendo…I sorrisi, l’ascolto, la cortesia..Ho avuto paura. poi, per fortuna, ho letto Questo pezzo:
    “….nel fondo del tuo cuore però saprai di essere, nella migliore delle ipotesi, più fortunato degli altri perché HAI TROVATO. Nella peggiore delle ipotesi coltiverai in zone molto nascoste di te, in aree negate e rimosse, la consapevolezza di essere migliore”

    Ecco, per fortuna non mi sento migliore di nessuno (anzi, mi sento peggio della media…) e ho nessuna certezza se non quella di non essere più fortunato (sic!). E poi, non solo non ho trovato nulla, ma sono sempre più convinto che non ci sia nulla da Capire e da cercare se non la consapevolezza di vivere.

    Bella riflessione (non è una novità) soprattutto per questo giorno che troppo spesso sprechiamo, anzichè riflettervi su.

    Grazie.

    Un bacione di Buon proseguimento di festa.
    Carlo

  • Lisa72 ha detto:

    Come Martia sono qui a pensare come e cosa fare nel caso i miei figli si incamminino nella direzione di uno di questi movimenti: ciascuno è libero di sentire e credere in ciò che crede meglio ma… ma ho paura che alla fine del tuo racconto qualcosa di “preoccupante” come genitore lo troverò.. già l’aspetto economico l’hai citato.. e quello “morale” non mi preoccupa meno….

    Un abbraccio, Lisa

  • Uyulala ha detto:

    per Carlo
    non sono i sorrisi o la gentilezza ad essere un problema, ma quel fondo inconsapevole che ne costituisce l’humus. Molto semplicemente tu quel fondo non ce l’hai e il tuo modo di essere è autentico.

    per Lisa
    vedi, alla fine l’unico modo è amare davvero, in modo UMANO, profondamente, liberandosi di tutto quanto inquina il nostro amore: interessi personali, aspettative, qualunque forma di spiritualità, filosofia o religione. Penso che sia l’unico modo per avere qualche speranza che i figli non abbiano bisogno di impastoiarsi con queste cose.

  • GG ha detto:

    E’ molto gratificante leggere blog come questo, dove padrona di casa è anzitutto l’umanità.

    Buona Pasqua, Uyu!

    GG

  • Uyulala ha detto:

    per GG
    che posso dire? Grazie!

    Buona Pasqua anche a te!

  • Martia ha detto:

    Ti ringrazio tantissimo per questo articolo. é davvero illuminante. Credo che un aspetto molto triste sia scoprire che quell’atteggiamento aperto e gentile non è mai autentico ma è piuttosto l’habitus della commessa che riempiendoti di complimenti tenta di venderti la maglietta e pure il pantalone. Sto semplificando molto, ma non credo di essere completamente fuori strada.
    Spero che proseguirai nel tuo racconto perchè è decisamente istruttivo e mi auguro che possa anche dare forza alle persone che sono uscite da questo movimento con le ossa rotte.
    Ho gironzolato per il web ma non ho trovato testimonianze di altre persone fuoriuscite. Mi sembra che ci sia una sorta di reticenza tra gli ex, quasi come se il senso della colpa e del peccato instillato da anni di autoinduzione li trattenesse dal dire apertamente ciò che pensano del movimento, anche se li ha fatti soffrire. Quasi come se in fondo in fondo si annidasse ancora un senso di colpa. Tutto questo è molto strano ed inquietante in una blogosfera in cui chiunque è libero di aprire un blog e raccontare a tutti quante volte usa i cotton-fioc. Ho notato che anche qui a volte compaiono degli ex che ti dicono “bene brava, siamo con te” ma poi sembrano di nuovo sparire, quasi come se ti avessero sussurrato l’incoraggiamento in un orecchio cercando di non farsi notare.

  • vincenzo ha detto:

    Sono meravigliato di tutte questi dubbi. Non sono un focolarino e non ho mai frequentato la loro compagnia. Ma non vi nasce il dubbio che i focolari potrebbero essere sinceri e profondamente convinti di ciò che professano? In un mondo in cui abbondano la cattiveria, la corruzione, la disonestà, i soprusi, le violenze non è possibile che esistano persone miti, altruiste, sincere? Non ho mai sentito che i focolari abbiano approfittato di qualcuno o abbiano fatto del male. Tutto ciò non vale nulla o è solo il dubbio, a volte malevolo, che conta?

  • Uyulala ha detto:

    per Martia
    Proseguendo spero di esporre anche cosa ne ho ricavato di buono. Sebbene questo sia diventato “buono” per me solo una volta che ho fatto un faticoso lavoro di ripulitura di quanto era il filtro dell’ideologia (gli interni al movimento non me ne vorranno, ma col tempo mi sono accorta che non di ideale si tratta ma di ideologia).
    Fatta questa operazione rimangono molti aspetti, peraltro umanissimi e tipici di ogni lavoro di maturazione consigliato anche in altre religioni o da altri “grandi”, apparentemente molto lontani fra loro come linguaggio e cultura. Parlo per esempio dell’attuale Dalai Lama (che è immensamente più sensato di Chiara, peraltro) di Khrisnamurti, di Castaneda e dell’immenso mondo dello sciamanesimo, andando indietro nel tempo parlo di Socrate per esempio, e così via di seguito.
    Certe cose sono legate ad un percorso di maturazione umano. Il grave errore che riscontro nei movimenti (non solo di quello a cui ho appartenuto io) è voler attribuire ad una religione specifica e ad una impostazione filosofica piuttosto che altre qualcosa che è insita nella natura umana, non ha nulla di divino ed è perfettamente “alla pari” in tutte le culture.

    Per quanto riguarda l’aspetto degli ex, purtroppo hai ragione. E’ difficilissimo per chi ne esce parlare dei propri disagi e di quanto si è maturato in seguito, soprattutto in pubblico. E vedi come ora che lo sto facendo io mi trovo con delle risposte che palesemente non vogliono neppure vedere il problema, spostando sistematicamente l’attenzione su aspetti o completamente diversi o affatto superficiali.

    Pazienza!

  • Uyulala ha detto:

    per Vincenzo
    vedi, io non ho particolari dubbi (a parte quelli di chiunque sui fatti della vita in generale), ma mi son limitata a guardare. La mia è un’esposizione di quanto ho visto. Credimi, 10 anni di appartenenza all’interno non sono pochi (non ero una persona che è rimasta in superficie, ho proprio fatto parte degli interni più interni)

    Sul fatto che nel movimento dei focolari le persone siano sincere non ho mai avuto dubbi. Io stessa lo ero, profondamente e radicalmente, e non ho mai dubitato che lo fossero gli altri. Questo non toglie che ciò che ho descritto sia quanto accade.
    Il grosso problema è proprio la buona fede. Con la buona fede si possono fare cose orrende, sai (non parlo del movimento ora, parlo in generale).
    Tempo fa scrissi degli articoli sull’Ipocrisia della buona fede. Noi abbiamo il dovere di guardarci dentro con spietatezza, sennò possiamo fare molto del male, con la scusa della sincerità e della buona fede.

    Chi è uscito dal movimento ha spesso patito un ostracismo radicale.

    Per quanto riguarda l’atteggiamento buono, altruista ecc. ho già scritto che chi viene a contatto con persone del movimento ne viene affascinato e ho anche spiegato il perché. Il guaio non è per chi rimane legato al movimento come satellite, che mantiene comunque una visione autonoma della vita. Il guaio è chi ne entra e chi, dopo esserne entrato, decide di uscirne.

  • Fabio ha detto:

    Ho cliccato su “chi sono” per capire qualcosa della tua personalita’e ho letto “sono abbastanza complicata” “sono un lupo solitario” sono abbastanza dura e senza scrupoli”.In un altro tuo scritto ammettevi di essere fragile…In un tuo post dicevi di essere critica con tutte le religioni e di avere una tua pesonale spiritualita’…

    Leggendo le tue riflessioni sul movimento dei focolari si intuisce che lo consideri quasi una setta e ne critichi la struttura; il riferimento ai colori dell’arcobaleno come simboli per la crescita spirituale ecc. A me sembra che in tutte le organizzazioni laiche o religiose c’èqualcosa di simile: negli scouts per esempio. Ricordo che anche nell’azione cattolica esistevano le fiamme bianche,verdi,rosse etc. Lo stesso nei pionieri (di matrice marxista) con la differenza che ansiche’indirizzare all’amore evangelico si educava all’odio di classe.

    Apprezzo la tua sincerita’ma se sei veramente rispettosa di chi pensa in modo diverso dovresti scrivere le parole Dio e Madonna in maiuscolo.

    Preciso che non appartengo al Movimento dei Focolari,ma ho letto che lavora per il dialogo e la fraternita’ tra i popoli,é impegnato nel sociale (particolarmente nei paesi del terzo mondo’e questo mi basta.

    Sicuramente non sarei il tipo adatto per esserne membro come non sarei adatto a vivere in un ordine religioso come i Francescani o i Gesuiti(anche loro hanno delle strutture complicate) Ognuno é libero di scegliere cio’che vuole e penso sarai d’accordo con me almeno su questo.

    Cordialmente

  • Uyulala ha detto:

    per Fabio
    qualunque lettura tu possa fare di chiunque, qualunque biografia o autobiografia tu possa studiare non potrai mai arrivare a capire la personalità di nessuno. Ciò che leggi è un’autodescrizione, qualche semplice punto di riferimento senza nessun altro scopo che quello di comunicare.

    Io uso le parole in minuscolo quando non rappresentano per me delle entità personali (come per esempio dio, che è una parola generica giacché il nome del dio monoteista non è conosciuto e il termine indica anche altri dei di religioni politeiste) o che indicano un attributo, come la madonna (termine medievale di rispetto verso tutte le donne); il nome vero della madre di Gesù infatti era Maria. Infatti se noti uso il maiuscolo quando parlo di Gesù, perché si tratta del nome proprio di una persona. E’ una semplice sottigliezza linguistica.

    Per ora non sto criticando le simbologie, le sto solo descrivendo. Non le condivido più, questo è vero, ma non do un’accezione né positiva né negativa alla spiritualità che ho descritto. Alcune cose non le ho criticate in quanto tali ma nel modo in cui spesso vengono vissute anche al di là delle intenzioni della fondatrice (vedi quando in altri post descrivo il rapporto con la simbologia di Gesù abbandonato).

    Per quanto riguarda il fatto che li considero analoghi ad una setta, è vero. Ci sono delle caratteristiche che sono straordinariamente simili, e comunque non tutte le sette hanno una connotazione coercitiva. Penso per esempio alla setta buddhista della sokka gakkai o di altre sette per esempio indù. Non tutte sono come Scientology, molte di queste sette (la sokka gakkai per esempio è una di queste) lavorano per la pace nel mondo, il dialogo e la fraternità fra i popoli.

    Ho conosciuto altri movimenti, ho appartenuto ad altre associazioni e movimenti per periodi più brevi e so perfettamente che certe simbologie sono analoghe. Ma conosco questa in particolare e non sono avvezza a descrivere ciò che conosco poco o male.

    La ragione dei miei scritti è presentare ciò che capita nel percorso di una persona che esce. Come ho spiegato molto spesso a chi mi faceva commenti simili ai tuoi, non esistono solo luci ma anche ombre, e negare l’ombra è quanto di più pericoloso possa capitare. Il male, spesso, si veste di bene per poter penetrare meglio, anche e soprattutto all’insaputa di chi lo opera, confidando nella buona fede degli esseri umani.

  • raccoss ha detto:

    Bisogna anche dire che che la colpa è da condividere con la società civile, troppo pigra per mettersi a ragionare per conto proprio.

    Ormai ognuno di noi è come una scatola vuota pronta per essere cooptata per la prima organizzazione di passaggio, siano essi movimenti religiosi, politici o commerciali.

    (cfr. Bruno Bozzati – Vip, mio fratello superuomo
    Matt Groening – Futurama ep. “La festa della Mamma”
    Marianne Satrapi – Persepolis)

    PS: Dignità a fumetti e animazione grafica!

  • Uyulala ha detto:

    per Raccoss
    è un po’ una strana caratteristica dell’essere umano quella di non ragionare con la propria testa. Costa fatica ed è molto più semplice demandare ad un’Idea una base assiomatica per i nostri pensieri.

    P.S.: non sai quanto condivida il tuo poscritto! Dignità anche all’ironia e alla dissacrazione (specie con i fumetti)

  • michele ha detto:

    Anche io sono uscito fuori dalla “struttura” del movimento. l’esperienza fatta in quel periodo è stata determinante per la mia vita, ciò da cui mi allontanai fu l’organizzazione sia strutturale che ideale,certamente non da quel Dio che avevo conosciuto e percepito presente “in mezzo”. Ho avuto modo di vivere, alla luce dell’esperienza di Dio che avevo fatto, in libertà, con tutti i miei limiti, senza, pertanto, sentirmi frustrato dal “non essere come gli altri”. Posso dire che la vita è stata piena, non ho mai dimenticato le persone di valore che ho conosciuto. Tuttora ne sono fuori, ho amici che sono strutturati nel movimento coi quali condivido tanti bellissimi ricordi. Riguardo ai figli penso che debbano conoscere Dio in maniera molto semplice senza forzature, lasciare che facciano l’esperienza religiosa senza alcun inquadramento: prima di tutto devono diventare uomino o donne consapevoli, maturi/e: come mi veniva detto in passato Dio si poggia sulla personalità umana. Michele

  • Carlo ha detto:

    leggendo le tue riflessioni (che rispetto) mi sembra di capire che sei contaria a qualsiasi movimento religioso e non e anche ad ogni tipo di religione. Io credo che le luci e ombre sono ovunque,comunque tempo fa’ rimasi colpito dai risultati di una inchiesta svolta negli USA.Non sono in grado di riportare i dati precisi,ma cmq é risultato che tra le persone che praticano una qualsiasi religione si divorzia di meno,si fa meno uso di droga,sono notevolmente inferiori i casi di violenza e di furti,c’é piu’ disponibilita’ al volontariato,si fa’ piu’ beneficienza,esiste piu’ contrarieta’alla guerra e piu’ sensibilita’ sociale.

    Ogni altro commento é superfluo.

    Un caro saluto

  • Cesare ha detto:

    leggendo le tue riflessioni (che rispetto) mi sembra di capire che sei contaria a qualsiasi movimento religioso e non e anche ad ogni tipo di religione. Io credo che le luci e ombre sono ovunque,comunque tempo fa’ rimasi colpito dai risultati di una inchiesta svolta negli USA.Non sono in grado di riportare i dati precisi,ma cmq é risultato che tra le persone che praticano una qualsiasi religione si divorzia di meno,si fa meno uso di droga,sono notevolmente inferiori i casi di violenza e di furti,c’é piu’ disponibilita’ al volontariato,si fa’ piu’ beneficienza,esiste piu’ contrarieta’alla guerra e piu’ sensibilita’ sociale.

    Ogni altro commento é superfluo.

    Un caro saluto

  • Michele (Roma) ha detto:

    A me pare che di fondo ci sia un’estrema mistificazione della realtà. Ho avuto modo di partecipare ad alcune delle attività del Movimento e la mia Fidanzata ne fà attivamente parte…e tutto quello che scrivi è impregnato di malizia, perchè io ne conosco un’altra di versione.
    Tu hai descritto una serie di cose con i toni e le inflessioni che a te più piacevano, ma di certo non con l’intento dell’oggettività.
    Una cosa mi lascia allibito: ma forse qualcuno quando tu sei uscita dal Movimento ti ha rincorso forzandoti a rimanere?
    Se la risposta è no (e deve essere no altrimenti sei palesemente bugiarda) allora mi spieghi come puoi dire che si tratta di una Setta? (perchè è questo quello che vuoi lasciar intendere!)

    Per rispondere a Martia: probabilmente quell’amico del tuo fidanzato ha decisamente sbagliato a farsi vivo solo in quel momento e in quel modo…ma il punto è che molto probabilmente, in buona fede, sperava che per il tuo fidanzato conoscere la vita di Chiara sarebbe potuto essere interessante (a prescindere da qualsiasi cosa!).

    Ma si sà, fà molta più notizia una calunnia ed attecchisce molto di più un malpensiero piuttosto che una benedicenza o un “pensar bene” degli altri.

    Contenti voi, contenti tutti.

    Ossequi
    Mike

  • Uyulala ha detto:

    Non ho la possibilità di rispondere perché sono in vacanza e il mio tempo su internet è limitato ma mi riservo di farlo al mio ritorno, la prossima settimana.

    per Carlo-Cesare
    ognuno fa le ricerche che più gli fanno comodo. Ognuno poi legge le ricerche che più rispondono ai propri bisogni.

    per Michele
    se tu puoi fare all’amore con la tua fidanzata, lei NON E’ un’interna. Se aspetti il matrimonio per poter avere rapporti sessuali con lei allora si. Questa è l’unica discriminante che ti permette di capire fino a che punto lei è veramente dentro.
    Le mie non sono bugie, sono esperienze. E’ evidente che le tue sono solo quelle, bellissime, iniziali. Io non svaluto le tue, abbi la correttezza di non svalutare le mie.

  • aba ha detto:

    mi pare che ci sia sempre il solito errore: come si dice “fare di tutta un’erba un fascio”.
    Nel movimento dei focolari come in qualsiasi altra organizzazione religiosa, laica, partitica, ideologica, ecc… ci sono delle persone. Ed ognuno è diverso dall’altro e vive l’appartenenza con le proprie caratteristiche. C’è chi ci sta per appagare il suo bisogno di appartenenza, c’è chi ci sta perché ha trovato degli amici, e così via.
    E di conseguenza ci sarà chi fa bene e chi fa male, chi fa bene oggi e male domani e viceversa, perché nessuno di noi è uguale a com’era il giorno prima, il mese prima, l’anno prima.
    A me pare un po’ sciocco voler sempre massificare tutto senza tenere conto che ognuna di queste cose coinvolge la vita di persone.
    E mi pare logico che chi esce da una qualsiasi organizzazione (per qualsiasi motivo) abbia poi il dente avvelenato contro di essa.
    Leggevo sui post di Martia che ha trovato sul web una sorta di decalogo di come ci si deve comportare con gli altri. Beh, per chi è cristiano il decalogo è stato scritto 2000 anni fa. Solo che ci si dimentica spesso che quel decalogo non è da leggere, ma da mettere in pratica. E se oggi qualcuno cerca di renderlo più facilmente comprensibile, con un linguaggio più attuale, e di spronare le persone a metterlo in pratica, appunto, non mi pare una cosa così scandalosa.
    Mi pare invece scandaloso questo stracciarsi le vesti sempre e comunque: se uno che non la pensa come te ti si allontana allora è un cretino, se uno che non la pensa come te ti sta ad ascoltare è un cretino lo stesso. Ma allora quand’è che fa la cosa giusta?
    E anche se lo fa perché ha letto un decalogo e non di sua spontanea iniziativa, magari è solo perché da solo non aveva elaborato un modo corretto di relazionarsi con chi la pensa diversamente da lui. E questo a me non pare così scandaloso come invece Martia ed altri sostengono.

  • Uyulala ha detto:

    per Aba
    A me pare che non solo nessuno si sia stracciato le vesti, ma che gli aspetti oscuri di questa organizzazione non vengano fuori se non bisbigliati sottovoce e con molta molta paura e soggezione. Personalmente racconto due cose:
    1. la mia esperienza
    2. quanto ho ricavato da essa.
    Come ho scritto molte molte volte, se c’è chi ha avuto esperienze positive, buon per lui, ne sono felice. Ma esigo il diritto di raccontare tutto ciò che ho visto, tutto ciò che ho provato, tutto ciò che ne ho dedotto. Chiedermi di non farlo, sia direttamente che indirettamente, sia in modo esplicito che fra le righe di un discorso come sembra essere anche tuo è un vero e proprio richiamo all’OMERTA’.

  • aba ha detto:

    Forse non mi sono ben spiegato. Nessuno chiede di tacere il proprio vissuto. Semplicemente sarebbe una buona cosa che non venisse trasmesso come fosse una verità. Quella è e rimane l’esperienza di una persona, ed ha valore solo come tale. Mille altri possono avere vissuto la stessa cosa con le diverse sfaccettature che dipendono dal carattere e dalla sensibilità di ognuno. E mille altri possono aver vissuto esperienze completamente opposte.
    Tu stessa hai scritto “quello che ne ho dedotto”. La deduzione non può che essere frutto della tua esperienza, ma vissuta con la tua particolare sensibilità, carattere, per il fatto di essere una donna e non un uomo, frutto del rapporto con le persone che hai incontrato, ecc… Tutto questo non può essere assunto a Verità, come invece in alcuni passi si deduce.
    Anche se a te non sembra, io personalmente ho rilevato uno stracciarsi le vesti, soprattutto per quello che ho scritto nel post precedente, cioé che se uno fa rosso non va bene se fa bianco non va bene se fa verde non va bene. A me sembra una presa di posizione tout-court (si scrive così??) indipendentemente da cosa viene fatto (frutto sicuramente non di malizia o cattive intenzioni, ma del personale vissuto di qualcuno che magari si porta dentro delle ferite, su questo non ho nessun dubbio). Però, come scrivevo, appunto, se uno che la pensa diversamente da te si allontana è un cretino, se invece sta ad ascoltarti è un cretino lo stesso, e a me un comportamento del genere sembra uno stracciarsi le vesti (ma se non ti piace questa definizione possiamo chiamarla in un altro modo).
    Ma forse questo è solo per via di una mia sensibilità e non l’intenzione di chi scriveva.
    Scusate l’irruzione in questo vostro tranquillo discorrere

  • Uyulala ha detto:

    per aba
    Ho trovato persone che mi hanno lanciato (spesso in privato) molti strali per quello che ho scritto, ne ho trovate molte altre che si sono riconosciute passo per passo. Fra queste ultime ci sono uomini e donne di età diversa e, scrivendo la mia esperienza, ho potuto constatare che esiste un mondo sommerso di persone che a causa di un percorso del tutto sovrapponibile al mio hanno patito in perfetta solitudine una sofferenza ben difficile da comunicare. Io ci sto provando, ci provo con il mio stile (non potrei usarne un altro d’altronde), ci provo semplicemente descrivendo, ci provo dando le mie interpretazioni. Cerco di distinguere il racconto dei fatti da queste ultime e tutto finisce qui.

    Come ho spiegato ad altri, questo genere di commenti solitamente mi invitano a continuare il mio racconto. E’ molto strano, perché sinceramente l’avrei chiuso già da tempo, ma vedere tanto fastidio in chi non vuole accettare che esistano anche questi aspetti mi stimola ad approfondirli. Vedo che c’è molta ignoranza di quelli che sono i meccanismi dell’uscita e il destino di chi è fuori. Ovviamente non posso parlare in nome di tutti coloro che hanno fatto percorsi simili al mio, posso solo parlare del mio.

    Continuerò a farlo, visto che ancora mi trovo nei commenti queste reazioni, visto che trovo sempre qualcuno che preferisce leggere in parole come le mie la malafede piuttosto che una realtà scomoda.

    Per la cronaca: non mi sarei mai sognata di dare del cretino a nessuno. Non lo penso, non l’ho pensato a suo tempo, non è una cosa che mi è mai passata neppure per l’anticamera del cervello.

    Per la cronaca parte II: raccontare i fatti non è stracciarsi le vesti. Lo può sembrare agli occhi di chi, appunto, preferisce non voler vedere quest’aspetto delle organizzazioni quali quelle del movimento dei focolari. E non ho trasmesso se non la minima parte della sofferenza che passano le persone che hanno percorso la stessa mia strada.

  • Sibelius ha detto:

    Ritengo che le tue riflessioni sul Movimento dei Focolari siano errate non tanto per i contenuti e le motivazioni che ovviamente sono pareri frutto di esperienza personale e quindi legittimi (ma altrettanto legittimamente confutabili), ma in quanto essendoti qualificata per psichiatra, i tuoi giudizi per molti possono avere valore medicalizzato, quasi di “prescrizione” e quindi condizionanti nel valutarli o meno. Tutti sappiamo che molti aderenti a movimenti spirituali sono alla ricerca di sollievo alle loro ansie e angosce esistenziali, ed è indubbio che l’accoglienza spesso è un rifugio anelato, se vuoi una terapia, ma tu mi insegni che prima di sospendere una terapia di un altro medico è opportuno valutarne gli effetti e comunque essere in grado di fornirne un’altra almeno ugualmente efficace. Spesso non ci si rende conto di danni involontari che si possono fare, e la responsabilità che si ha quando si riveste un ruolo da cui dipende una esistenza. Capisco la gratificazione che può dare un blog a cui si risponde e in cui ci si coinvolge, ma ciò obbliga a una prudenza tanto maggiore quanto più si è considerati. Non sono un focolarino, ho precise idee sui movimenti, ma sono convinto che le critiche seppure misurate e razionali non riescono a nascondere quella sottile ostilità che non si può nascondere quando vengono tradite le nostre illusioni.
    Parlo da medico a medico.

  • Uyulala ha detto:

    per Sibelius
    ti spiego perché non sono d’accordo con quanto dici.

    1. le persone sono meno influenzabili di quanto non si pensi, e il mondo di internet fra l’altro su questo piano è peculiare: ogni navigante si trova a interagire sullo stesso piano con tutti gli altri naviganti, pena l’esclusione. Chi scrive è sempre sotto l’occhio critico di tutti, qualunque sia il ruolo sociale che ricopre.
    L’influenza che esercita un medico è massima quando è nella sua sede di lavoro, e questo l’ho notato, tant’è vero che mi guardo bene dall’esprimere valutazioni personali e, le rare volte in cui mi trovo nella condizione di doverlo fare, faccio mille premesse perché sia chiaro che si tratta di un’opinione personale e non un parere medico. Al di fuori l’influenza scema moltissimo diventando minima proprio in rete. Da persona che naviga da almeno 8 anni ho avuto un’infinità di occasioni per constatarlo.

    2. conosco perfettamente il valore lenitivo dell’appartenere a queste organizzazioni, e infatti non batto ciglio quando, nella vita di tutti i giorni, incontro appartenenti a questa o quella setta religiosa, a questo o quel movimento.
    Anche come medico e psichiatra ho però il polso dell’altra situazione: quella della solitudine e a volte della disperazione di chi vede crollare i suoi punti di riferimento e a costoro mi voglio qui rivolgere. Per proteggere chi sta bene all’interno di un’organizzazione (che non si farà certo sconvolgere dalle mie parole) si nega aiuto a chi invece si è trovato male, si è trovato solo e in modo più o meno sottile rifiutato, e questo mi pare atroce.

    3. rivendico il diritto di essere comunque come le altre persone e di esprimere in sedi create apposta per questo scopo ciò che è la mia esperienza, il mio modo di vedere le cose. Non ho mai preteso di essere obiettiva, anche perché sono filosoficamente convinta che l’obiettività sia una pura illusione della mente umana. Ma dal mio soggettivissimo e parziale punto di vista intendo esprimermi.

  • Sibelius ha detto:

    Replica:
    Sul punto 1 personalmente credo che Internet sia molto influente sulle persone, basta pensare quanti sono convinti della potenza della rete sul far cambiare idea alla gente (guarda Grillo che casino ha armato su questa convinzione…)
    Sul punto 2 direi che chi sta bene all’interno dell’organizzazione certamente non va leggere chi la critica, anzi se ciò lo fa rafforza i suoi convincimenti. Sono proprio i “deboli” che cercano conferme e quindi vanno salvaguardati.
    Sul punto 3 comprendo il rivendicare i tuoi di diritti di persona, potrei essere d’accordo ma il medico non è una semplice professione, al contrario di quanto dici non si “fa” il medico ma si “è” medico.
    Chiaramente non è possibile essere obiettivi, ma si può tentare di essere “terzi osservatori” del sistema.
    Grazie di avermi risposto

  • aba ha detto:

    hai ragione, non hai mai dato del cretino. Ho estremizzato io per esplicare un ragionamento che parte dalle affermazioni di Martia, non le tue

  • Uyulala ha detto:

    per Sibelius
    Beppe Grillo è un personaggio pubblico e per giunta fa ridere. Il suo “movimento” è nato ben prima di internet, ben prima di approdare qui, e si sosteneva con i suoi innumerevoli spettacoli in giro per l’Italia. Comunque sai, internet è anche un luogo strano: come ti dà, ti prende. Vedi quello che è successo quando si è scoperto il suo reddito? 😉 Per fortuna io non ho né la stessa sua fama, né le capacità comiche che ha lui.

    Per quanto riguarda il punto 2, puoi anche non credermi, ma ciò che posso dirti è che chi ha affrontato o chi affronta l’esperienza dell’allontanamento da un movimento o una setta si trova completamente senza il terreno sotto i piedi. Ho avuto dei riscontri in persone che mi hanno ringraziato di aver scritto quello che ho scritto. Come vedi, ogni cosa ha molte sfaccettature.

    Sul fatto che non si “fa” il medico ma si “è” medico da un lato ti dò ragione ma dall’altro penso che sia importante che venga ridimensionato l’aspetto globale della professione per il nostro bene e per migliorare il rapporto con i pazienti. Ma questo mi porterebbe ad aprire un discorso complesso e decisamente fuori tema…

  • Uyulala ha detto:

    per aba
    L’importante è spiegarsi 🙂

  • aba ha detto:

    per quanto riguarda il fatto che come dici tu “chi affronta l’esperienza dell’allontanamento da un movimento o una setta si trova completamente senza il terreno sotto i piedi”, io credo che questo possa succedere solo se si tagliano i ponti con il resto del mondo. E comunque credo succeda sempre quando si esce da un gruppo. Ho la tua stessa età, e tanti anni fa quando ero negli ultimi anni dell’adolescenza facevo parte di una di quelle che allora si chiamavano “compagnie”, e per me era un mondo esclusivo, i miei amici erano quei 10-12 ragazzi e ragazze. Quando per vari motivi (studio, ecc…) mi sono allontanato da quel gruppo mi sono trovato nella stessa situazione di cui parli (o almeno credo). Nel giro di pochissimo tempo più nessuno di quelli che consideravo amici si è più fatto sentire ne vedere. Allora mi arrabbiavo, oggi capisco che non può che essere così: o ci sei e condividi tutte le cose oppure in breve tempo ti ritrovi a non avere più nulla in comune e allora non hai più nulla da condividere con gli altri.
    Credo che questo sia quello che succede a persone che escono da un qualsiasi gruppo, e credo che sia perfettamente naturale. Quindi non mi sembra strano quello che racconti, ma semplicemente la logica conseguenza di non far più parte di un gruppo.
    Sempre se ho capito bene quello che intendevi dire.

  • Uyulala ha detto:

    per aba
    beh, non è così semplice. Mi è capitato anche a me di non far parte di gruppi di amici ma l’esperienza non è dello stesso tenore né della stessa potenza. Nel caso che descrivi tu più che altro ti ci incazzi molto, ma questo non va a toccare parti molto profonde del tuo stesso essere.

  • aba ha detto:

    ok, ora che ci siamo spiegati posso farti vedere dove io vedo uno stracciarsi le vesti? Ti riporto un pezzo di Martia:

    “Lui non è proprio per nulla speciale. Basta andare sul sito ufficiale del focolare per scoprire che esiste una sorta di di vademecum per trattare “con persone di convinzioni non religiose”. I punti fondamentali?
    Indovinate!
    1) mettere in luce il positivo di ciascuno
    2) scoprire i valori comuni a tutti… IN MODO CHE si possa costruire insieme un mondo più unito.
    Non sto a continuare.”

    A me pare che mettere in luce il positivo di ciascuno e scoprire i valori comuni siano prima di tutto un bell’esempio di convivenza tra le persone. Non mi paiono cose così fuori dal mondo come invece Martia cerca di sottolineare. Per questo dicevo che mi parevano più delle prese di posizione tout-court che dei ragionamenti, e non mi pare di prendere delle frasi qua e la per portare acqua al mio mulino. Sto cercando di essere il più obiettivo possibile, e quello che Martia riporta mi sembra quasi il decalogo del “galateo”, cioé la base di qualsiasi rapporto civile tra persone.
    Non sono psicologo come te, ma forse dietro alle affermazioni molto dure e crude di Martia si potrebbe leggere quasi una paura di dover dividere il proprio uomo con qualcosa che non le appartiene? Magari il problema per lei si sarebbe presentato nello stesso modo se si fosse trattato di un club di ultras tifosi di qualche squadra di calcio? Non so, non sto dando giudizi (non è assolutamente nelle mie intenzioni), sto solo cercando di capire da dove deriva la durezza delle sue parole su una cosa che non conosce per nulla, basata solo sul rapporto tra il suo uomo ed una singola persona, e su cose che lei riporta (come quelle sopra) che a me paiono invece molto positive e non negative (tra l’altro se fossero cose così problematiche verrebbero mai messe su un sito ufficiale?!?!)
    Scusa, non voglio rubarti il lavoro, vorrei solo capire

  • Uyulala ha detto:

    Mi sembra ovvio che non posso parlare a nome di Martia. Posso solo dirti quello che mi è sembrato emergere da questo commento così come da altri discorsi fatti.
    Il punto non è il fatto che ci sia un codice di comportamento a cui attenersi che può essere più o meno condivisibile, è scoprire che lo slancio di amicizia da parte di quel singolo membro del movimento non era legato a dei sentimenti autentici ma ad una sorta di “compito” generale, che applicava senza che ci fosse alla base un’amicizia personale.

    Devo dire che in questo senso Martia può avere ragione. Certi comportamenti legati all’amore e al rispetto sono spesso sovrapposti alla propria vera natura ma non hanno radici. Poi, chiaramente c’è anche chi è riuscito a farle crescere, queste radici, ma magari la persona alla quale lei si riferisce non è fra questi ultimi.

    A volte si scambia per gelosia o per possessività l’atteggiamento di chi ha invece una vista lunga. Non so se questo sia il caso di Martia, ma non escludere l’ipotesi che lei, invece, abbia avuto semplicemente una vista più lunga del suo fidanzato. E’ anche vero che certi particolari Martia non li ha resi pubblici 😉

  • aba ha detto:

    ok, può essere, in linea generale, ma può anche essere il contrario. Chissà…
    Però penso che converrai con me che le due cose da lei riportate (prese per se stesse) non possono essere indicate come valori negativi, ma casomai come elementi positivi. Poi ognuno li vivrà con le sue caratteristiche, con la propria capacità (o meno) di farne una parte di vita propria (in modo critico o meno), però mi pare che siano elementi di una convivenza civile.

  • Alberta ha detto:

    Mi chiamo Alberta, ho 20 anni e tutta la sensibilità instabile che accompagna una ragazza di questa età.
    Gli amici mi amano perchè sono così: cerca gli altri, ascoltali, amali, trova il bello in loro, faglielo notare… stile “vademecum dei focolarini”, che pure non ho mai letto! E allora spesso mi chiedo Alby, ma allora in fondo il mio essere così potrebbe alimentare un culto di me… poi finisce che m butto ancora di più sugli altri e il ciclo non finisce 😉
    Un esempio? di fronte a questo blog ho pensato che mi piace il tuo rispetto, anche se la penso diversamente (sn cattolica e spero di rimanere attaccata a Gesù alla fine di tutto). Mi viene da elogiarti per questo…ma allora sono una smidollata adulatrice senza idee proprie?!
    Scusate il confuso post…
    è che di fronte alle reazioni contrastanti mi sorge il dubbio: c’è chi critica l’atteggiam di quel ragazzo amico del fid di Martia, chi lo elogia. Ma è una colpa essere se stessi? (non rispondetemi: “si può essere se stessi ma non influenzare gli altri, xke è impossibile non avere relazioni sociali e non porti per come sei).

  • Alberta ha detto:

    pardon, un altro dubbio:
    non voglio assolutamente negare la libertà di parola… ma mi domando: è giusto raccontare sempre e comunque tutto ciò che IO vivo?

    parlo proprio del tuo sito, Donatella, in cui riversi il dolore di una scelta sofferta che ti ha segnata…
    Mi dispiace perchè si sente attraverso di te la tua sofferenza, forse il condividerlo è terapeutico.
    Ma se io condivido a tutti le paturnie mie, e questo implica denunciare comportamenti altrui (stiamo parlando di un movim discutibile, ma non della mafia che è un altro tipo di Denuncia da fare) e influenzare altre persone… è giusto?
    “beh ma per me è quello che vivo, è la mia verità”…potrebbe essere una replica. ma ci sono 6 miliardi di “quello che vivo=mie verità”.
    Ve (e me) lo lascio come riflessione.

  • Uyulala ha detto:

    per Alberta
    nella vita le cose non sono mai semplici, e queste in particolare lo sono ancora meno.
    Tu leggi qualcosa che è solo un miliardesimo di ciò che è, perché la realtà non la si può raccontare se non per piccole e modeste “finestre”, dei piccolissimi oblò attraverso i quali vedi quello che riesci e ovviamente non puoi vedere tutto.
    Ognuno poi dice la sua ed è giusto che sia così.

    Il rispetto nasce semplicemente dalla constatazione che la realtà del singolo è inconoscibile. Posso prenderne atto e basta.

    Ovviamente però ho il diritto di esporre la mia esperienza (bada bene, non la mia realtà ma la mia esperienza, è molto diverso). Ho molte ragioni per farlo, che poco hanno a che fare con l’autoterapia. per le terapie ho provveduto a suo tempo e per tempi molto lunghi e mi basta e m’avanza.

    Esporre la mia esperienza all’interno del movimento è una cosa che è nata semplicemente da un piccolo e breve sfogo dopo la morte di Chiara. Da quello sfogo son nate tante cose, alcune delle quali bellissime perché ho trovato delle amicizie meravigliose fra chi non appartiene più al movimento.

    Ma ho scoperto un dolore molto più grande di quello che ho vissuto io. Poi, chi mi legge è padronissimo di crederci o no.

    Il mio sito è aperto a tutti, ma non è obbligatorio leggerlo.

  • mariateresa ha detto:

    Parlo per esperienza vissuta:
    ho 27 anni e ho ricevuto una formazione religiosa approfondita che mi ha permesso di scegliere il Movimento dei Focolari ad un certo punto della mia vita e non di ‘subirlo’o di abbracciarlo per mancanze e bisogni personali.
    A liceo,quando non conoscevo il movimento,mi hanno sempre caricato di aspettative i miei amici,dicendomi:”Se sei cristiana fa questo e fa quello…”,oppure :”Voi cristiani siete ipocriti ecc ecc..”.SENTIVO DENTRO DI ME TANTISSIMA INGIUSTIZIA,in quelle futili parole,perchè io dentro li volevo VERAMENTE BENE e loro RIFIUTAVANO IL MIO BENE.Rifiutavano loro il mio essere così com’ero,non io!
    Con la mia appartenenza al movimento dei focolari,le cose sono rimaste tali,nel senso che non è come aver abbracciato la ‘folgore che cade dal cielo’,mi sentivo come prima,ma completa perchè in casa mia sentivo il peso dell’incoerenza in alcune cose,che non vedevo nel movimento dei focolari.
    Se dovessi vivere,poi,un espediente spiacevole del genere,come quello di Martia,mi proporrei sempre di parlare a tu per tu con la persona interessata,senza codardia che porta a tradire se si discute ‘alle spalle’.Naturalmente anche se non c’è scritto il nome di questo focolarino,il tradimento è stato fatto, nel cuore.
    Domanda:
    Se non c’era mai stato un minimo interesse per questa persona del movimento che si mostrava ‘fuggitiva’(e non si sa il vero perchè),che motivo c’è di criticarla alle spalle?Assieme anche ad uno dei diversi modi di vivere la fede cristiana come il Movimento dei Focolari?

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