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Sullo scrivere ancora del movimento dei focolari

Sono molti giorni ormai che sto tentando di scrivere ancora sul movimento dei focolari ma sono incappata forse nell’unico aspetto che ancora mi brucia davvero e mi fa seriamente incazzare perché ha pesantemente condizionato la mia vita creando i famigerati cerchi nell’acqua che si sono dilatati per anni ed anni.

Se per tutto il resto a poco a poco il mio sguardo si è fatto scanzonato, divertito e i miei sentimenti sono prevalentemente di pena per chi è rimasto, questo tema non mi lascia obiettiva perché molto facilmente viene svilito, sporcato, distorto.

Parlo della visione della sessualità nella chiesa innanzi tutto e all’interno del movimento dei focolari in particolare (i minuscoli sono voluti). Forse a furia di tentativi riuscirò a parlare di quest’aspetto, quello che non riesco a fare è di incazzarmi e trasferire tutta la mia rabbia nelle mie considerazioni, perché la visione fideistica della sessualità è capace di sporcare tutto, assorbendo nel termine “purezza” quello che è solamente castrazione, annullamento di un aspetto della vita molto più importante e sano di quanto non si voglia far passare.

L’ultimo post prima di questo è stato quello della recensione al blog di Alexia, non è stato un caso che lo abbia recensito prima di riprendere a scrivere del movimento dei focolari. Perché quello che ho trovato in comprensione e delicatezza negli scritti di questa ragazza non l’ho mai, MAI trovato in nessun appartenente al movimento, al di là degli aspetti di gentilezza e ascolto che però avevano uno spessore piuttosto limitato e peraltro sono per lo più filtrati e innaturali.

Ho bisogno però di raccogliere le idee, perché è molto difficile esprimere tutto quello che ho compreso in questi anni avendo ancora le emozioni che ribollono. Parlare di sessualità e di piacere, di comunicazione attraverso ANCHE i sensi; spiegare che enormi danni si possano fare attraverso il controllo del piacere, e non solo di quello sessuale, per privilegiare sacrificio e dolore non è facile e si rischia di essere fraintesi.

Troppa cultura cristiana alle spalle ci ha insegnato delle distorsioni che gridano vendetta al cospetto di Dio.

Mi viene in mente quella bellissima considerazione finale della canzone di Fabrizio De André, Via del Campo:

dai diamanti non nasce niente
dal letame nascono i fior.

Quello che è sempre stato considerato letame è la vita stessa. Tutto ciò che è “purezza” e “spiritualità” di un certo stampo, è sterile, vuoto e inutile.

 

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Ci sono 11 commenti

  • P.C. ha detto:

    🙂 Ti vedo in sintonia col Tantrismo: non quello ‘modaiolo’ che di tanto in tanto si affaccia sui media, ma quello più profondo che unisce davvero spirito e materia. Forse potresti ritrovarti in alcuni brani tratti da “Tantra” di Daniel Odier; l’autore riporta gli insegnamenti della sua guida, Devï. Ecco le sue parole:

    “Nel tantrismo, la prima cosa è fare esperienza del toccare, del contatto profondo e senza turbamento mentale con le cose, con l’universo. Tutto comincia da qui. Toccare profondamente l’universo. Se tu allenti la presa prima di toccare profondamente, questo può provocare una grave perturbazione mentale. Molti yogin esordienti fanno questo errore. Lasciano prima di prendere. Perdono il contatto con la realtà. Il Cuore non si apre mai. Entrano in un vuoto sterile e vi rimangono imprigionati. Quando tu scendi in profondità, non hai bisogno di lasciare la presa, questo avviene naturalmente. Il mondo bisogna attraversarlo in piena coscienza, non vi è nessuna scappatoia, nessun’altra via, nessuna scorciatoia.”

    “Essere integralmente presenti a ogni cosa che attraversi la coscienza, dalla più banale e ripetitiva delle nostre esperienze, è la porta del risveglio. Il tantrismo non rifiuta nulla, tutti i processi corporei e mentali sono legna che aggiungiamo al grande fuoco che consuma l’ego e ci fa entrare senza sforzo nell’Assoluto. Questa foresta nella quale camminiamo è l’Assoluto. Non vi è nessuna frontiera tra i fenomeni e l’Assoluto, si compenetrano perfettamente. Coloro che ignorano ciò cercano l’Assoluto allontanandosi dal fenomenico. Si impongono ogni sorta di austerità. Temono la realtà e cessano di giocare con la vita per subirla come un castigo. La loro coscienza appassisce come un fiore strappato dalle radici. Nel tantrismo, noi mettiamo in gioco senza sosta l’integralità dell’essere umano, senza far distinzione tra il puro e l’impuro, la bellezza e la bruttezza, il bene e il male. Tutte le coppie di opposti si dissolvono nel divino. Nessuno è privo delle più nere pulsioni, delle capacità più sublimi. Noi cominciamo a comunicare con il divino quando accettiamo completamente lo spettro dei nostri pensieri e delle nostre emozioni. Ogni bellezza ha la sua parte d’ombra: cercando di toglierla ci inaridiamo. Quando in tutte le cose non si vede che una sola e unica energia divina, la coscienza non può più smarrirsi, la sadhana [pratica spirituale] si arricchisce della globalità dell’esperienza e non più di fantasmi di purezza, di realizzazione spirituale, di forza o di grandezza che sono inconsistenti. Nutrirsi di purezza è come nutrirsi di un latte privo di tutte le qualità nutritive. Quelli che sono su questa via diventano degli esseri aridi, la loro sola possibilità di sopravvivenza è di mettersi a tiranneggiare una coscienza gioiosa e aperta al mondo.”

    “Senza una connessione profonda con le cose, il Cuore non si apre. Tutto ciò che escludiamo dalla nostra esperienza, per principio, per credenza, per paura, per ideale, per ignoranza o per negligenza, alimenta il nostro sistema protettivo che si trasforma lentamente in prigione.”

  • dioamore ha detto:

    Ti seguo e apprezzo quanto dici, anche se non lo condivido in tutto. Condivido quello che dici in questa frase: “Quello che è sempre stato considerato letame è la vita stessa. Tutto ciò che è “purezza” e “spiritualità” di un certo stampo, è sterile, vuoto e inutile.”
    Sì, la vita stessa è sempre stata considerata letame, non viene rispettata, spesso è calpestata e abortita in nome di ipocrite “purezze” e “spiritualità” sterili.

  • george ha detto:

    Ho anch’io un lungo (più di vent’anni) trascorso nel MdF, tutto quello che lei dice mi trova d’accordo. L’unica cosa che potrei aggiungere è che, nonostante “loro” pensino così, il MdF NON è la chiesa (anzi loro pensano di esserne la migliore espressione). La Chiesa è qualcosa di molto più complesso, per alcuni versi anche peggio, ma ci sono anche anime, persone, nella chiesa che sollevano il cuore (penso a gente come Ciotti, per dare un’idea delle mie posizioni); ho, per mia fortuna, incontrato persone, preti, che, senza abbandonare, senza sbattere la porta e senza far tanto clamore mediatico (forse fin troppo poco) continuano indefessamente e “professionalmente” (cioè studiando teologia, leggendo, confrontandosi) per esempio a sottolineare come le scritture possano essere lette in maniera tutt’altro che castrante, o per dirla filosoficamente, tutt’altro che gnosticamente; preti che ricordano che la gnosi non è il cristianesimo e che ha piuttosto svilito e ridotto il messaggio cristiano. Mi complimento comunque con lei per questo sito che risulta sempre assolutamente interessante.

  • Uyulala ha detto:

    per P.C.
    Scusami se non ho risposto subito (ho avuto una settimana lavorativa piuttosto dura). Ho apprezzato e apprezzo moltissimo quello che hai scritto, nel mio piccolo (MOLTO piccolo) mi trovo davvero in perfetta sintonia proprio sull’aspetto dell’integrazione degli opposti, sempre ammesso che di integrazione vera si tratti. Infatti penso che l’essere umano spacchi in due ciò che originariamente era in uno stato di unità e che quello che poi diventa buono o cattivo all’origine era un Uno neutro.

    Bellissimo brano, grazie!

  • Uyulala ha detto:

    per Dioamore
    ti ringrazio di continuare a leggere quanto scrivo, nonostante le divergenze di opinioni 🙂

  • Uyulala ha detto:

    per George
    Intanto ti do’ il benvenuto in questo spazio e ti ringrazio del tuo apprezzamento.
    Com’è uso su internet, amo dare del tu e mi fa molto piacere che gli altri navigatori facciano altrettanto, internet è il luogo dove il rispetto si manifesta molto meglio attraverso altre modalità.

    Vent’anni e più nel movimento sono tantissimi e penso che sia un’esperienza che abbia segnato profondamente la tua vita. Per quanto mi riguarda sono felice di essermene andata via molto prima; nonostante questo i segni li ho portati per anni e ho dovuto fare i conti con tanti aspetti della vita che erano palesemente diversi da come ci dicevano.

    La chiesa può essere molto peggio, spesso è molto peggio perché è un organismo di potere e molti di coloro che sono al suo interno non sono animati tanto da spiritualità o fede ma da avidità.
    Personalmente apprezzo persone come don Ciotti, che lavorano in una struttura così inquinata e sono assolutamente convinta che siano molti coloro che cercano davvero di fare del bene. Ciò nonostante la mia maturazione personale e spirituale, nonché pratica, mi ha portata lontano dalle religioni monoteiste. Quando questo è avvenuto ho provato un profondo senso di libertà perché le religioni di tipo patriarcale sono quelle che più di qualunque altra spaccano in due il mondo.

  • george ha detto:

    Ottimo il tu, ci mancherebbe! Se posso continuare…Ho fatto esperienza nel MdF ma anche in altri ambienti e, dopo il MdF, ho avuto modo di conoscere preti che in ordine ad una proporsizione fondamentale: (questa cosa, se ricordi, non era praticamente ammessa nel MdF, perchè nella maggior parte delle volte, quelle più pregnanti, le risposte erano preconfezionate, e certi “perchè” non erano permessi), in ordine a quella preposizione con modestia ed umiltà cercavano insieme delle risposte. Credo che il problema non derivi dal mono- poli- teismo, quanto dal rapporto sè/altro cioè con l’alterità e, soprattutto, nell’ambito dell’alterità, della massima alterità possibile per l’uomo cioè del: finito/infinito. Tra l’altro il cristianesimo è la religione monoteista che in qualche modo (che può anche essere ritenuto insufficente, comunque larvale) riconosce l’apofatismo di “un solo Dio”, idividuando la “possibilità” di una trinità (e poi facendo una fatica immensa per descriverla). Nell’uomo probabilmente (almeno a me sembra di individuarla) c’è un’istanza all’infinito (il che non è di per sè una prova della sua esistenza) ma partendo da questo punto molti spiriti possono anche alla lontana convergere. Arrivederci.

  • george ha detto:

    Scusami ma non è rimasta scritta, la preposizione fondamentale è: fatevi tutte le domande, un dio, il Dio, deve reggere tutte le domande . (ma “reggere” non vuol dire necessaziamente “rispondere”).

  • Uyulala ha detto:

    per George
    Interessante punto di vista. Al di là degli aspetti teologici, a volte estremamente raffinati, sono quelli più di tipo quasi “legale” che mi lasciano con la bocca molto amara. La frase evangelica (chissà poi quanto vera) “O con me o contro di me” la trovo la cosa più ributtante mai prodotta, almeno come è stata intesa nel cattolicesimo.

    Tempo fa mio marito mi leggeva un brano di un libro (ahimè, non so quale, glielo devo chiedere) in cui un giovane e colto indiano va da un brahamino suo parente e questo lo intrattiene con discorsi su Dio, sulla spiritualità. Il giovane riferisce di essere poco interessato a questi discorsi perché è ateo e il brahamino gli risponde:
    “Ah quindi tu appartieni al ramo ateo dell’induismo”.

    Questo per dirti: nell’induismo c’è posto per tutto e per tutti. E’ una religione politeista, ma anche monoteista, ma anche non-teista, ma anche panteista. Non esiste contrapposizione ma ognuno è semplicemente uno dei tanti modi per vedere la realtà, perché essa è dall’essere umano conoscibile solo in forma soggettiva e estremamente parziale.

    Come ho spesso scritto, la Verità non esiste o non è conoscibile,. In ogni caso una religione che ha la pretesa di insegnarti la Verità parte già da un grossolano e gravissimo errore di base. E siccome questo è ciò che succede alle religioni di matrice biblica, ecco che io NON POSSO essere monoteista. Non per l’esistenza o meno di un dio, ma perché non posso appartenere ad una religione che parte già da un assioma così autoreferenziale e superbo.

  • george ha detto:

    Sono un neofita dei blog per cui non so se è giusto occupare troppo spazio, sappi che se non rispondi o non riporti questa o altre note non importa assolutamente. Però è troppo affascinante questo, questi, temi. Anche se Cristo ha l’ardire di dire di ESSERE la verità nulla è tolto al fatto che questa sia per noi inaccessibile, lo stesso accesso alla verità attraverso Gesù Cristo è mediato da un, o meglio quattro, libri che sono il frutto non più di Gesù Cristo ma di quattro uomini che ne scrivono almeno 50 (l’ultimo anche 70-80) anni dopo.
    Credo che il fatto che un Dio abbia la pretesa di essere la verità non è scandaloso, è enormemente più scandaloso che i servitori di questo Dio che noi chiamiamo ministri (vescovi, preti, anche papi) credano di avere in tasca questa verità; cioè non è la religione che possiede la verità, ma Dio sì (e non mi riferisco a questo o a quel’altro dio; un solo DIO, un unico Dio può essere la verità e le religioni tentano tutte, timidamente quelle oneste, di avvicinavisi). Gli uomini TUTTI sono alla pari riguardo la verità: nessuno può dire di esserci arrivato, ma è innegabile che ogniuno la cerchi, magari per risposte a domande semplici estremamente contingenti alla vita quotidiana ancor meno di quelle rispetto ai massimi sistemi; credo che sia un problema direttamente teologico perche se, e sottolineo se, Dio esiste non può che essere anche la verità (così come la Giustizia, l’amore …) Tanti saluti.

  • Comicomix ha detto:

    Considero il sesso una delle forme più straordinarie di comunicazione. Spogliarlo della sua poesia ed infinita bellezza è un crimine. Contro l’umanità

    Un sorriso con i sensi
    C.

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