Movimento dei focolari. Alcune considerazioni sparse: pronunciare i voti - rompere un voto

Ho già scritto della mia difficoltà a proseguire il racconto, ma voglio fare un intermezzo che ha a che fare con gli effetti prodotti dai miei scritti precedenti.

Da questi scritti è nata una bella amicizia in rete con una persona che per molti anni ha “militato” nelle fila del movimento dei focolari a livelli molto più interni del mio. Sul piano personale questa amicizia mi sta dando tantissimo, mi sta arricchendo profondamente e solo per questa ragione devo dire è stato importantissimo rievocare tutto ciò che avrei preferito restasse morto e sepolto.

Al di là del fatto personale, grazie a questa persona son venuta a conoscenza di realtà che mi erano sconosciute proprio perché la mia appartenenza al movimento non è stata così stretta come pensavo. Ho saputo di persone che son diventate focolarine perché convinte da altri focolarini di una vocazione che probabilmente non esisteva, altri che si sono sposati non con chi amavano davvero ma con partner scelti dai propri “superiori”. Son venuta a conoscenza di persone “elegantemente” messe alla porta del focolare perché hanno effettuato scelte affettive autonome.

Ovviamente non scendo nei dettagli, ma vorrei fare delle considerazioni che non sono esclusive del movimento dei focolari ma che hanno a che fare con alcune caratteristiche tipiche del mondo cristiano e di quello cattolico in particolare (conosco poco le chiese riformate per poter estendere a queste le mie riflessioni).

Parlo in particolare dei voti. I focolarini sono l’anima del movimento dei focolari e sono persone che, come ho scritto anche in altri post, pronunciano i voti monastici di castità, povertà e obbedienza. Sono voti che vengono pronunciati da molti ordini religiosi mentre non sono pronunciati dai sacerdoti “secolari” (ossia quelli che non sono affiliati ad un ordine specifico). Questi ultimi infatti hanno l’obbligo del celibato e dell’obbedienza al papa, ma non fanno dei voti. La funzione sacerdotale è di tipo sacramentale, ossia una particolare grazia permanente che viene erogata, secondo i cattolici, da dio attraverso un suo rappresentante.

Sul piano confessionale il fatto di pronunciare un voto o di essere sottoposti ad un obbligo fa un’enorme differenza in quanto nel secondo caso venir meno ad un obbligo è un “peccato semplice”, anche mortale se vogliamo, mentre rompere un voto viene considerato oltre che un peccato mortale anche un sacrilegio.

Faccio un piccolo salto.

Nel periodo successivo alla mia apostasia (come ho già detto avvenne il giorno del mio 25° compleanno) ho cominciato a studiare altre forme di cristianesimo, ho studiacchiato qualcosa dell’islam, un po’ di ebraismo, altre religioni (ricordo che son venuta a contatto con i Bahai), ho conosciuto qualcosina del pensiero filosofico-religioso di religioni orientali fra cui quella che mi sta particolarmente a cuore è stata il Taoismo, e mi sono immersa nella lettura di libri buddhisti.

Con sorpresa venni a conoscenza di una caratteristica del monachesimo buddhista che mi era sconosciuta: i monaci buddhisti non hanno il concetto di “voto permanente”. Poi, conoscendo alcune caratteristiche del buddhismo mi risultò anche facile comprendere la ragione.

La vita è impermanente, tutto passa e noi non siamo gli stessi nei vari istanti della nostra vita. Secondo il buddhismo il Sé o l’Io sono delle semplici illusioni samsariche che ci permettono in questa vita di avere l’idea della continuità spazio-temporale. Perciò non ha senso promettere o promettersi qualcosa che abbia un così indirizzo definitivo come l’effettuare i voti permanenti. Per tale ragione (e per il fatto che non esiste un concetto di dio creatore in quanto l’universo secondo i buddhisti è non-creato) nel buddhismo è sconosciuto anche il concetto di sacrilegio in quanto tutto è sacro nella nostra vita e nulla lo è in modo particolare.

Torno indietro al cattolicesimo e ai voti permanenti di tipo monastico fatti anche dai focolarini.

Alcuni focolarini nell’evoluzione della propria vita si son trovati nelle condizioni di rivedere le proprie scelte e hanno deciso di lasciare il focolare, di “rimettere” i voti perlomeno quelli di castità e obbedienza nonostante avessero pronunciato solennemente i voti definitivi.

Queste persone si sono trovate ad affrontare un dolore immenso legato al fatto che ciò che percepivano giusto dentro di sé cozzava fragorosamente con quanto avevano appreso nel corso degli anni.

Conoscere questo mi ha fatto entrare in risonanza con questo dolore, che comprendo molto profondamente nonostante la mia storia all’interno del movimento non sia stata caratterizzata da un voto.

Vorrei lasciare un messaggio per gli ex focolarini o ex consacrati di altri ordini religiosi, se mai qualcuna di queste persone dovesse passare da queste parti.

Vorrei dirvi che il futuro non si può impegnare perché non è nelle nostre mani. Vorrei dirvi che nel Vangelo stesso si dice che non abbiamo il potere neppure sulle piccole cose, neppure sulla caduta di una foglia. Come potremmo avere il controllo sul nostro futuro?

Vorrei dire ancora che il sacrilegio più grande è proprio quello di pronunciarli, questi voti, perché ci mettiamo al posto di un dio cercando (inutilmente) di forzare il nostro destino.

Vorrei mandare il mio grande abbraccio, per quanto so bene che ha un valore pressoché nullo, perché so quello che state passando. Ma se il mio abbraccio è così forte e il mio affetto sincero, potete pensare che un dio davvero vi possa condannare? Se neanche un essere umano riesce a farlo?

Siamo in molti ad aver patito, siamo in molti ad aver sofferto senza alcuna ragione. Più passa il tempo e più lo scopro.

Devo un ringraziamento speciale al curatore del sito FOCOLARE.NET e alla splendida amicizia che è nata.

 

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33 Responses to “Movimento dei focolari. Alcune considerazioni sparse: pronunciare i voti - rompere un voto”

  1. on 02 Giu 2008 at 16:45 upnews.it

    Sacro Profano » » Movimento dei focolari. Alcune considerazioni sparse: pronunciare i voti - rompere un voto

    […]Sul piano confessionale il fatto di pronunciare un voto o di essere sottoposti ad un obbligo fa un’enorme differenza in quanto nel secondo caso venir meno ad un obbligo è un “peccato semplice”, anche mortale se vogliamo, mentre rompere un v…

  2. on 02 Giu 2008 at 16:50 diggita.it

    Sacro Profano » » Movimento dei focolari. Alcune considerazioni sparse: pronunciare i voti - rompere un voto

    […]Sul piano confessionale il fatto di pronunciare un voto o di essere sottoposti ad un obbligo fa un’enorme differenza in quanto nel secondo caso venir meno ad un obbligo è un “peccato semplice”, anche mortale se vogliamo, mentre rompere un v…


  3. Questo articolo stato segnalato su ZicZac.it.

  4. on 03 Giu 2008 at 11:01 Uyulala

    Lisa mi scrive
    Carissima Uyulala, volevo lasciarti un commento nell’ultimo post ma non riesco ad accedervi in nessun modo.. sembra che tutto il blog abbia escluso la parte dei commenti ai post… :(

    Ti mando il commento via email.. se vuoi aggiungerlo tu fai pure ^_^

    Volevo  dirti come condivido un concetto piccolo ma di enorme valenza: asuumendo che dio (un Dio Cosciente Creatore) esista è mai concepibile e credibile che possa condannare in eterno un essere umano perchè, come è nella sua natura di creatura finita e imperfetta, egli commette degli errori?
    Questa è una delle tante domande (con annesse risposte dei vari Credo a cui mi sono superficialmente avvicinata) che mi hanno raforzato nella convinzione che SE un Dio Creatore esiste Esso non è assulatamente Cosciente…

    Un caro abbraccio esteso a tutti coloro che fermamente credono e che per questo grandemente (ingiustamente) soffrono.. perchè la sofferenza che tu e loro avete patito e patite è causata da uomini e dai loro precetti e non dal Dio in cui credete (o credevate), Lisa

    Non so cosa sia successo per i commenti. Ora posso accedere solo dal palmare, non appena posso controllo…

  5. on 03 Giu 2008 at 12:14 dioamore

    Sì, il voto è un sacrilegio, ma anche un sacrificio, se non si sa quello che si fa. Il voto è una promessa solenne che una persona fa alla divinità per ottenere una grazia particolare. Il voto è anche una donazione di sé alla divinità e come ogni donazione è definitiva, nel senso che non è bene cambiare idea dopo un certo tempo, perché si è pentiti della propria scelta di vita e chiedere indietro ciò che si è donato. Questo, ragionando in termini umani.

    Il Dio dei cristiani, però non ragiona in termini umani, ma in termini di misericordia, giustizia e carità e non di sacrifici.

    Il voto è anche una forma particolare di giuramento, di “promessa solenne” (come lo definisce il vocabolario della lingua italiana), che una persona mantiene nel tempo nei confronti della divinità. Tuttavia Gesù invita i suoi discepoli a non giurare, come sostieni anche tu con parole diverse, perché l’uomo non ha il potere di fare diventare bianco o nero nemmeno un capello.

    Come ogni promessa, il voto ha un valore se è libero, non forzato, altrimenti perde di significato, come nel matrimonio che è nullo se è forzato.

    Tuttavia l’uomo ragiona in termini umani e terreni. L’insegnamento del Vangelo invece insegna all’uomo ad avere fiducia e ad instaurare un rapporto d’amore con il fratello e non un rapporto dare-avere, promessa-beneficio o voto di scambio.

    Per quanto mi riguarda, anche io ho fatto un “voto” non religioso, ho giurato durante il servizio militare di leva, ho giurato fedeltà alla Repubblica e alla patria, non come mia libera scelta, ma come obbligo di legge, tradendo in questo modo l’invito di Gesù a non giurare.

    Bello il tuo post, tuttavia non dimentichiamo che l’insegnamento del Vangelo libera l’uomo, invitandolo all’amore, non lo sottomette a riti, voti e imposizioni assurde, dettate più dalla ignoranza e da una distorta e ristretta interpretazione dell’insegnamento di Gesù, che non dall’amore.

    C’è però nel tuo post una tua frase che fatico a comprendere e interpretare:
    >”Queste persone si sono trovate ad affrontare un dolore immenso legato al fatto che ciò che percepivano giusto dentro di sé cozzava fragorosamente con quanto avevano appreso nel corso degli anni.”
    La puoi chiarire? Cosa intendi con quel dolore?

  6. on 03 Giu 2008 at 13:50 Uyulala

    per dioamore
    Ti rispondo velocemente (per ora).
    A mio parere chi ha ragione sono i buddhisti e non i cristiani. I voti non andrebbero fatti punto e basta, con o senza vocazione, con o senza costrizione.
    Vedo come sensati solo quei “voti” che altro non sono che un impegno da prendere ogni giorno, giorno dopo giorno e solo davanti a se stessi.

    I giuramenti “legali” hanno appunto valore di impegno legale, è un po’ come fare un contratto e non trovo paragonabile le due situazioni.

    Per quanto riguarda quel dolore a cui faccio cenno, non avendo mai pronunciato voti non parlo di cose che ho vissuto direttamente, anche se avendo io vissuto in certi ambienti per molti anni comprend bene cos’è ciò a cui si riferiscono.
    Parlo del senso di grave lacerazione che si prova tra ciò che in totale onestà si percepisce come una cosa giusta e il fatto che schemi imposti dall’esterno ti dicano che invece non lo è.

    (per la risposta… beh sai, non è comunque una novità che io e te abbiamo punti di vista differenti :smile: )

  7. on 03 Giu 2008 at 14:43 P.C.

    “…altri che si sono sposati non con chi amavano davvero ma con partner scelti dai propri “superiori”.”

    Mi sembra che questa sia una caratteristica propria a varie “sette”.
    Circa dieci anni fa mi è capitato di frequentare per alcuni mesi un gruppo neo-induista che - pur non potendosi definire, per molti aspetti, ’setta’ - tendeva a far opera di sottile persusione in quel senso. Ricordo bene come - mentre il gruppo era raccolto in meditazione - la nostra ‘guida’ si rivolse verso di me mimando il gesto di infilarsi un anello nuziale e accennando col capo ad una ragazza in fondo alla sala, implicitamente indicata come la mia futura ‘compagna’. La mia replica fu piuttosto ironica, accompagnata da una scrollata di spalle, ma non nascondo che per qualche giorno una parte di me continuò a chiedersi se quell’indicazione fosse davvero frutto di una qualche ‘intuizione illuminata’. Immagina cosa sarebbe accaduto a una persona più fragile e influenzabile…

    Sulla questione dei voti non posso che essere d’accordo con te.

    Ti abbraccio
    :smile:

    Paolo

  8. on 03 Giu 2008 at 15:21 dioamore

    Uyulala, ora mi è un po’ più chiaro e ti capisco, perché anche io, come te, provo un senso di lacerazione tra ciò che percepisco come uomo e come cristiano e gli schemi che mi vengono imposti dallo Stato come legge e burocrazia, molto spesso nel lavoro che svolgo e nelle decisioni che devo prendere.

  9. on 03 Giu 2008 at 15:43 Uyulala

    per P.C.
    Credo che questo di condizionare gli aspetti affettivi e sessuali della vita degli individui sia tipico di tutti i gruppi che hanno una sotterranea finalità di controllo degli esseri umani.
    Per quanto riguarda l’essere “più fragili”, sai non è esattamente una questione legata alla fragilità. Quando sei dentro, ma dentro davvero, una struttura di questo tipo credi profondamente e radicalmente in alcune cose che possono portarti anche ad assecondare scelte fatte non nell’intimo della tua coscienza ma in una specie di IO collettivo al quale demandi tutto e che, nel caso specifico, nel movimento veniva chiamato “Gesù in mezzo”. Fa riferimento a quella frase del vangelo: “Dove due o più sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” e nel caso del movimento questo veniva vissuto nel senso che qualunque decisione doveva essere presa tenendo presente la voce di Gesù in mezzo al gruppo. Che poi questa voce aveva il timbro di questo o quel focolarino, di questo o quel gen, sembrava un fatto irrilevante…

    (N.B.: ti abbraccio anch’io con affetto)

  10. on 03 Giu 2008 at 15:43 dioamore

    P.C., la sottile opera di persuasione avviene un po’ in ogni ambiente, compresa la famiglia e l’ambiente sociale in cui si vive. Ad esempio, quando un ministro della Repubblica o i media di Stato definiscono “bamboccioni” per non dire “vitelloni” i figli che, superata una certa età, vivono ancora in famiglia, fanno una sottile opera di persuasione psicologica, a mio avviso.

  11. on 03 Giu 2008 at 15:48 Uyulala

    per dioamore
    beh, io parlavo di scelte squisitamente individuali, come quelle di scegliersi una moglie…

  12. on 03 Giu 2008 at 17:16 P.C.

    “Per quanto riguarda l’essere “più fragili”, sai non è esattamente una questione legata alla fragilità. Quando sei dentro, ma dentro davvero, una struttura di questo tipo credi profondamente e radicalmente in alcune cose che possono portarti anche ad assecondare scelte fatte non nell’intimo della tua coscienza ma in una specie di IO collettivo al quale demandi tutto…”

    è assolutamente vero, ma ho usato il termine non a caso: tra le ‘adepte’ - per quanto riuscii a sapere - era significativa la percentuale di persone con trascorsi di abusi di qualche tipo (maturati in famiglia o al di fuori di essa); del numero faceva parte anche quella che era stata indicata come la mia ‘futura compagna’. Appariva abbastanza evidente che il loro vissuto le poneva in una condizione di vulnerabilità particolare…

  13. on 03 Giu 2008 at 20:05 anecòico

    OT

    ciao carissima! non me ne volere, ma ti ho trascinata in un meme di viaggio! :)
    http://cattivamaestra.blog.lastampa.it/cattivamaestra/2008/06/meme-di-viaggio.html

    anecòico

    ps. il tuo blog migliora giorno dopo giorno come il buon vino, anche la mia stima nei tuoi confronti! un abbraccio ;)

  14. on 03 Giu 2008 at 20:24 Uyulala

    per anecòico
    Oh capperi…
    Ne ho ancora 2 in arretrato. Però dovrai comunque aspettare: ho il pc “in ospedale” e sto scrivendo dal palmare…

    Grazie per i complimenti, da te sono ancora più graditi.

  15. on 04 Giu 2008 at 21:36 Sofia

    Ho letto con molto interesse quello che hai scritto su questo argomento.Non ho esperienza diretta di queste situazioni,però qualche mese fa mi sono ritrovata (invitata da un amica)ad assistere a una serata organizzata da membri di una Chiesa che non so ben definire.
    A me sono sembrati molto “esaltati” e indottrinati come pappagalli…Impossibile cercare di dialogare o confrontarsi sulle varie tematiche religiose(del resto io sono più vicina alla filosofia Buddista ,piuttosto che al cristianesimo).
    Ricordo quella serata con fastidio e non ho più voluto tornare ad incontrarli.Leggendo i commenti,mi è venuto spontaneo ripensare al fatto che un ragazzo,mio conoscente,felicemente fidanzato da anni,quando l’ho rivisto lì ,divenuto membro da poco,mi ha presentato “sua moglie”…una ragazza mai vista,sicuramente conosciuta tra i membri della Chiesa.
    Queste cose mi lasciano molto scossa.

  16. on 07 Giu 2008 at 11:50 Comicomix

    del tema abbiamo già ampiamente parlato “a quattr’occhi” :-)

    Ti lascio un sorriso per questo fine settimana. Qui piove. :-(

    C.

  17. on 14 Giu 2008 at 16:36 trafaredire

    Carissima Uyulala,
    sono un focolarino sposato e per puro caso mi sono imbattuto nel tuo blog e l’ho trovato interessantissimo per le cose che dici. Veramente lo sto leggendo da poche ore considerato il fatto che ci sono parecchi interventi sul Movimento, devo confessarti che ancora non ho potuto finire e riflettere bene su tutto. Mi sembra di aver colto che tu manchi dal Movimento da circa 20 anni. Devo presumere che tu non sappia nulla riguardo ad un periodo di particolare difficoltà che si è vissuto nel 1996 sopratutto nel cosiddetto “ramo maschile” dei focolarini e che è stato definito “Rinnovamento”. Si tratta cioè di un momento nel quale, a seguito di parecchie lettere che moltissimi focolarini hanno scritto alla fondatrice contenenti domande e critiche, Chiara ha dato risposte a queste domande. Considerato che molti dei temi che ti ho vista trattare nei tuoi interventi hanno stretta attinenza con le domande e le risposte sopra cennate, mi chiedevo se tu ne fossi a conoscenza. Una prima iniziale impressione che mi sono fatta circa le cose che scrivi è che, pur essendo esse pregevoli, appaiono un po’ datate. Fermo restando il fatto che il periodo del rinnovamento rimane tutt’ora come un momento profetico non ancora pienamente assimilato da tutti i focolarini (soprattutto dalle focolarine).

  18. on 14 Giu 2008 at 19:45 Uyulala

    per trafaredire
    ci sono delle cose che non dipendono tanto dal movimento dei focolari ma dalla chiesa stessa. Non conosco quello che è il periodo del rinnovamento, capisco che il ramo maschile sia sempre stato più concreto, avendo avuto molti amici maschi all’interno del movimento me n sono resa conto perfettamente. Ma rifletti: perché deve esistere un ramo maschile e uno femminile? Già questo fatto è un errore, una cosa innaturale. Te lo dico io: è la tremenda, assurda e malsana che la chiesa cattolica (e conseguentemente i movimenti che ne derivano) ha sempre avuto per tutto ciò che ha a che fare con la sessualità. Il ramo maschile e quello femminile sono separati per non correre il rischio che si creino situazioni affettive e - mioddio - sessuali fra gli appartenenti perché questa è la schifosa morale cattolica e il movimento vi si attiene senza alcuna critica.

    La cosa davvero desolante in tutto questo è che viene molto svalutata la sessualità, intesa nell’accezione più ampia del termine. La sessualità è il nostro stesso esistere perché “maschio e femmina dio li creò”. Noi siamo esseri sessuati e la sessualità permea ogni cellula del nostro corpo, in quanto ogni cellula del nostro corpo è portatrice dei cromosomi sessuali ed è intrinsecamente O maschile O femminile (tranne in casi di mosaicismo).

    Non siamo angeli, NON POSSIAMO essere angeli, e non lo diventeremo mai con una separazione dei sessi e una forzatura all’interno degli angusti confini di una morale ipocrita, innaturale, demoniaca come quella della chiesa. Laddove questa morale non c’era (come nelle popolazioni dei nativi americani per esempio) esisteva un’armonia spontanea tra maschile e femminile totalmente priva di costrizioni e regole idiote. Spero che tu possa leggerti qualcosa al riguardo. Non dimenticare che TUTTO è TAO, e laddove c’è un eccesso di Yin si prepara lo Yang e viceversa. Laddove esiste un eccesso di ricerca di santità si preparano i peccati più turpi. Sempre.

  19. on 15 Giu 2008 at 10:34 trafaredire

    Concordo con te su questo punto. Tuttavia devo ammettere che, per quanto ne sia tutt’ora pervaso anche il movimento di cui faccio parte, tra i focolarini c’è più apertura. In focolare spesso parliamo delle nostre esperienze sulla sessualità e lo facciamo arricchendoci reciprocamente. Io sono sposato e non ho problemi di rapporti con il sesso femminile ed i popi vergini sono abbastanza aperti nel raccontare il loro vissuto con le donne. Da quello che scrivi sembra che tu contesti la scelta della verginità come rinuncia alla sessualità, ma non capisco se ti riferisci ad una sessualità nel senso di rapporti sessuali o ad una sessualità in cui il maschile ed il femminile si incontrino nella semplicità e, perché no, anche nell’affettività. Nel nostro focolare siamo molto aperti su questi argomenti e finora non ho mai conosciuto situazioni nelle quali qualcuno abbia subito delle forzature o violenze. Mi risulta, purtroppo, che così non è tra le pope. Noi abbiamo ormai chiaro che il problema proviene soprattutto dal modo di vivere della parte femminile che condiziona fortemente le scelte del movimento. Tuttavia dal rinnovamento in poi qualcosa comincia a scardinarsi e le pope sono meno forti e sicure di una volta. Da quando è morta Chiara sembra che anche loro stiano cominciando a capire che le cose si decidono insieme e non più da sole come erano abituate a fare.

  20. on 15 Giu 2008 at 11:34 Uyulala

    per trafaredire
    Quand’ero nel movimento ho avuto molti amici maschi gen (appartenevamo allo stesso gruppo) e ho avuto modo di conoscere gli aspetti del ramo maschile del movimento e di confrontarlo con quello femminile. Quindi è per quello che ti dico che la separazione fra maschi e femmine è una delle cose più stupide che possa fare un’associazione, un movimento. Non mi risulta che questo sia cambiato. Ci sono forse unità gen miste? Non credo proprio. Ma sorvoliamo sui gruppi giovanili, diciamo che possa anche essere sensato (per quanto sinceramente a mio parere non lo è) che siano separati. Ci sono ora nuclei di volontari misti? Voi focolarini (sposati e vergini) fate degli incontri regolari fra maschi e femmine?

    Se risponderai si a queste domande allora crederò davvero che nel movimento sia cambiato qualcosa (ma non ci tornerò lo stesso, comunque).

    Per quanto riguarda la scelta della verginità come rinuncia alla sessualità, non è quello che contesto (se leggi l’articolo lo capisci benissimo). Contesto il concetto cattolico del voto permanente, del voto come promessa non rivalutabile nel tempo, contesto il fatto che se nella vita ti trovi a intraprendere strade diverse rispetto ai tuoi voti, diventi un sacrilego.

    Faccio riferimento, se noti, ai monaci buddhisti. I monaci buddhisti non hanno il concetto di voto permanente perché la vita è impermanente e fare un voto permanente è un atto di estrema presunzione. Ciò non toglie che, comunque, buona parte dei monaci mantengano giorno dopo giorno il loro voto fino alla morte. Solo che non ipotecano il futuro, che non conoscono.

    Le scelte relative alla sessualità sono quello che sono, ossia scelte. Gli sciamani spesso vivevano in castità per pure ragioni energetiche: avevano necessità di convertire le energie sessuali verso altri canali.

    Inoltre, la ragione che più di qualunque altra mi ha fatto rompere con il cristianesimo e i monoteismi in generale è legata al profondo affetto che nutrivo per un ragazzo omosessuale. L’omosessualità non è una scelta nella stragrande maggioranza dei casi e trovo assurdo che chi è omosessuale debba essere condannato ad una situazione di castità a prescindere dal fatto di esserci tagliato o meno.

  21. on 15 Giu 2008 at 16:14 trafaredire

    per Uyulala,
    accidenti spiegami com’è che non riesco ad essere in disaccordo con quello che dici :)?
    Per quanto riguarda la “separazione” fra maschi e femmine quella perdura: cioè le unità gen, i nuclei ed i focolari sono sempre distinti come ai tempi in cui c’eri tu. Molto diverso è invece (io ero gen dal 1975 in poi) il modo di condurre le cose, soprattutto nelle comunità delle città dove questa distinzione non esiste e tutto viene portato avanti e deciso in riunioni miste. Comunque credimi che questo tema, che era molto dibattuto ai tempi in cui ero gen lo è molto meno adesso perché ormai, di fatto, non è concepibile più alcuna separazione. Io credo nell’unità tra maschile e femminile e, quindi, la distinzione di alcuni momenti non la sento come “separazione”, semmai la vedo come un momento in cui si cura di più l’identità diversa nell’ottica sempre di un incontro e di un dialogo aperto. Credo, quindi, che sia più corretto parlare di distinzione che di separazione, come momento di una dinamica relazionale cui deve necessariamente seguire quello dell’incontro della convivenza e dello scambio. Negli ultimi anni questa seconda parte dell’aspetto relazionale ha avuto sempre maggiore attenzione nei rapporti tra maschi e femmine.

  22. on 21 Giu 2008 at 16:24 george

    Scusate se mi inserisco nel vostro scambio di opinioni, ma è assolutamente “intrigante” il tema della sessualità e quanto ciò comporta. Trafaredire non può essere in disaccordo con quello che dici (Uyulala)perchè quanto era (o è ancora) attuato all’interno del MdF, specialmente riguardo questo tema, è semplicemente anacronistico, antistorico, direi meglio: dis-umano, e quindi un “uomo” non può che ribellarsi. L’elemento che ha fatto scattare in me la decisione di uscire dal movimento è la constatazione che all’interno di quelle aggregazioni che sono dette nuclei per i volontari, unità per gen, focolari per i focolarini, c’è un gran movimento di maschere pirandelliane, in assoluta buona fede per la maggior parte dei componenti (per qualcuno no, è probabilmente dolosa), ognuno mette la maschera di quello che vorrebbe essere (o meglio di quello che dovrebbe essere), così capita anche che se sei omosessuale ti sposi pure per dimostrare agli altri (e magari a te stesso) che puoi benissimo essere quello che devi, a maggior ragione se te lo dice “gesù in mezzo”; a proposito vorrei ricordare che la questione centrale è piuttosto “gesù abbandonato”, con questa formula si è data spiegazione a tutte le sfortune del mondo e delle persone (forse anche equivocando il significato che ne dava Chiara), con questa formula si sono fatte passare tutte le decisioni, “pro o contro natura” che fossero, decise da questo famoso gesù in mezzo: se la cosa ti avesse fatto patire era solo segno che eri sulla buona strada! Ma il cristianesimo non è quello! come hai giustamente detto da qualche parte, se Dio mi ama, e se è onnipotente può benissimo farmi del bene facendomi solo del bene, non c’è teodicea che tenga. Sono molto più disposto a pensare che Dio non sia “così” onnipotente, che “contro” la libertà mia e del mondo non possa/voglia mettersi, ma che la caratteristica di questo Dio (che peraltro non libera neppure suo figlio dalla croce) sia un’indefinita affidabilità ed il mio “compito” eventuale sia quello di crederci (lasciando assolutamente liberi tutti di non credere senza che si possano pensare stupidi, inetti, inferiori). Un Dio un po’ debole, forse per questo molto vicino a me e che ha come (unica?) caratteristica “divina” l’infinita affidabilità; in fondo dall’amico, dal prossimo tutti noi non chiediamo questo? che sia affidabile!
    Non sono mai stato tanto arrabbiato con il MdF, ad obbedire bisogna comunque imparare nella vita, mi fa arrabbiare quando invece di avvicinare le persone al Dio di Gesù Cristo in qualche modo contribuisce ad allontanarle, in questo caso specifico per esempio invece di liberare la fede da preconcetti vecchi di millenni (quello sulla sessualità), li accentua ancor più; di “rivoluzioni” e cambiamenti epocali nel MdF ne ho vissute tante ma con poca corrispondenza reale. Prego notare che le maiuscole/minuscole non sono casuali. Tanti saluti.

  23. on 21 Giu 2008 at 16:55 Uyulala

    per George

    Ti ringrazio per il tuo commento pubblico: le voci di chi è uscito spesso mi arrivano in privato e mi fa piacere che qualcuno invece si esprima anche qui.

    Chi di noi ha fatto l’esperienza nel movimento e poi ne è uscito ha acquisito qualcosa (che, ahimè, non so definire) di sconosciuto per la maggior parte di coloro che invece ci rimangono. Nel tuo caso questo “qualcosa” si esprime attraverso una trasformazione del senso della divinità in una forma debole ma affidabile. La faccio volutamente semplice, spero mi perdonerai perché so bene che non sono quelle 4 parole che possono racchiudere una vastità di esperienze interiori che partono a razzo una volta che si lasci le fila del movimento.

    La sensazione di limitatezza che si ha, che io in particolare provo quando sento parlare chi è ancora al suo interno a volte mi fa reagire attraverso espressioni e frasi che apparentemente possono dare l’idea che io sia molto arrabbiata col movimento.

    Non so se per te sia la stessa cosa, ma per me non è così. Di solito le mie sono constatazioni, anche il tentativo di trovare dei punti di contatto, degli ancoraggi con un’esperienza che in ogni caso ha avuto una notevole importanza nella mia vita, nel bene e nel male.

    Io batto spesso sulla sessualità, a costo di sembrare un’assatanata :razz: ma ho le mie ragioni per farlo. La sessualità è quel campo nel quale non puoi mentire. Finché ne parli lo fai, e lo fai attraverso un lavoraccio da funambolo. Ma quando la pratichi, quando la VIVI, sei costretto a subire degli schiaffi paurosi.
    Schiaffi che si chiamano delusione, paura, rabbia, impotenza (sia di corpo che di spirito), frustrazione, insoddisfazione, “mal di testa”, e che a poco a poco trasformano il tuo carattere.
    E se per qualche ragione invece segui attraverso la carne l’amore che ti esplode, a prescindere che questo sia direzionato secondo la nostra “madre” chiesa oppure vada in direzioni contrarie, ti accorgi che tutto quello che hai vissuto prima, tutti i discorsi che ti fai e che ascolti, tutte le teorie che scambi per vita vanno amabilmente a farsi fottere, perché quello che rimane è un’esperienza travolgente che ti lascia senza alcuna parola, muto, sconvolto.

    Esperienza dalla quale puoi partire, perché quando ciò accade davvero e non sia solo una sollecitazione sensoriale stretta stretta, la sessualità diventa una porta, unica porta per accedere a qualcosa di completamente “altro” e completamente “oltre”, oltre anche alla sessualità stessa.

    Ma anche senza aver avuto l’opportunità di vivere questo, il fatto stesso di uscire, di essere sganciati non solo di testa ma anche nei risvolti più pratici dal movimento e dalla chiesa cattolica, ti porta in un anelito di ricerca continuo, incessante, straordinario. Può sganciarti dai limiti delle parole, degli slogan, da quelli che sembrano frammenti di saggezza e invece son solo recinti, parole, bla-bla, luoghi comuni inventati per comunicare ma usati, a poco a poco, per trincerarsi dietro quelle maschere pirandelliano di cui parli molto bene.

    Grazie ancora

    N.B.
    voglio comunque ringraziare Trafaredire: al di là di quanto scrive qui è nato un interessante carteggio che per me è fonte di grande arricchimento.

  24. on 21 Giu 2008 at 17:04 trafaredire

    Nel MdF è come nella vita. Puoi incontrare persone splendide che capiscono profondamente ed amano tutti senza pregiudizio alcuno e incontrare persone che tutto questo non lo fanno o fanno cose che vanno in direzione opposta. Attribuire esclusivamente a un movimento scopi e possibilità che nessuno può né avere ne arrogarsi il diritto o il compito di avere è un grave errore. Noi sappiamo che il MdF si prefigge lo scopo di “concorrere” a realizzare la fratellanza universale. E’ un progetto ambizioso e forse utopistico. Meno male che mettiamo quel “concorrere”, anche se i più lo considerano non essenziale o messo lì soltanto per non fare arrabbiare gli altri o per malcelare l’orgoglio di essere dei “prescelti”. In realtà è un concorrere a tutti gli effetti e, quasi sempre, in modo molto meno incisivo di come concorrono moltissimii altri che del movimento non fanno parte (penso a Uyulala, ad es.). L’ideale della fraternità universale è troppo grande per essere contenuto in un movimento, ed appartiene a tutto il genere umano che in vari luoghi e varie forme cerca di concorrere a realizzarlo. Io credo che gesù in mezzo possa esserci fra chiunque. Anche fra due malfattori. Anche fra omossessuali. Anche fra etero ed omosessuali. Chi non capisce questo non ha capito molto di come si concorre a realizzare il mondo unito.

  25. on 22 Giu 2008 at 11:14 george

    Ho pensato molto se rispondere perchè voglio rispettare profondamente i pareri e le opinioni degli altri, ma ho trovato una serie di stereotipi classici propri del MdF (forse un po’ tipici dei movimenti e di aggregazioni forti in generale). Un’ammissione, inevitabile, di non essere “l’unico”, di non essere la “la verità”, ma anche una concezione di fondo di essere almeno il migliore; tra alcuni amici che hanno lasciato il MdF ci siamo trovati ad un certo punto che la paura di “uscire” risultava dal fatto di avere l’impressione che “fuori” non ci fosse nulla o poco di valido. Non c’è nulla da fare; un giorno a Rocca di Papa un focolarino, Opus, per spiegare perchè si potesse dare autorevolmente indicazioni sul futuro di un giovane, fece giustamente quest’esempio: un fiore non vede sè stesso, è inutile che un garofano voglia diventare una rosa, un altro da fuori può dirti -guarda che sei un garofano, è inutile che ti sforzi di diventare una rosa-(così giustificava l’indicazione alla “vocazione” del famoso gesù in mezzo), ma il paragone vale anche per il MdF, da fuori, oltretutto conoscendo l’interno, si riesce ad averne una visione grossolanamente più completa, e, torno a dire senza il minimo di cattiveria [ho imparato tanto, anche, come ho già detto, ad obbedire, che è importante nella vita, anche a voler bene, ho sentito da molte persone un vero, sincero affetto nei miei confronti e queste persone sono rimaste nel mio cuore indelbilmente, ho ancora molti amici che ricordo, quelli lontani, con commozione]. Ma di stereotipo in stereotipo: fratellanza universale, il mondo unito, lo stesso gesù in mezzo, sono termini facili da capire superficialmente, ma poi ad entraci dentro siamo poi sicuri che tutti intendiamo le stesse cose? siamo sicuri che per alcuni non siano poi addirittura diametralmente opposte (anche certi fondamentaismi si appellano alla “fratellanza universale”, all’unità dei popoli!), n.b. conosco abbastanza bene Giovanni 17, e Matteo 18, 20. Altro stereotipo: -Non ha capito (i più buoni aggiungno ‘ancora’)… capirà-. Con molta simpatia ed affetto per chi è disposto a confrontarsi, buona giornata!

  26. on 22 Giu 2008 at 19:29 trafaredire

    per George
    sottoscrivo in pieno tutto quello che dici. Ognuno di noi, chi più chi meno, è inevitabilmente condizionato dal fatto che nasce e cresce all’interno di una famiglia o di una cultura. Ogni linguaggio ha questo limite. Ci sono cose che ognuno esprime col retaggio che si porta in virtù di certe appartenenze, il più delle volte senza che l’abbia volutamente scelto. Ma se ho subito violenza da un siciliano non per questo giudicherò malvagi tutti i siciliani che hanno il suo stesso modo di parlare, di ragionare o di gesticolare. Ci sono poi esperienze che si fanno nella vita che non è facile narrare perché qualunque linguaggio si usi per esprimerle è, per definizione, inadatto. Anche in questo sono daccordo con te. Forse la cosa migliore da fare in questi casi è tacere e tentare di farle proprie esistenzialmente, se si ritiene che ne valga la pensa. Tutto il resto è violenza. “Ascoltava tutte queste cose meditantole nel suo cuore”.
    Ti ringrazio di cuore per quello che hai scritto.

  27. on 22 Giu 2008 at 22:07 dioamore

    Belli questi commenti. Io nel Movimento dei Focolari ci sguazzo, nel senso che partecipo a diversi incontri. Anche a me la separazione tra maschi e femmine mi ha sempre lasciato perplesso e ho chiesto motivo di ciò ai focolarini, i quali mi hanno sempre spiegato che la separazione in sessi è per ragioni logistiche, organizzative, di spazio dei locali che non sempre possono accogliere tutti e anche per ragioni famigliari. Cioè si vuole permettere ai genitori che hanno bambini di venire agli incontri a turno, in modo da non dover lasciare a casa soli i bambini piccoli o dover rinunciare all’incontro per non lasciare soli i bambini. Tuttavia molti incontri sono misti e in tali casi ci si organizza per accogliere i bambini in appositi spazi con animatori, in modo da liberare i genitori, consentendogli di vivere l’incontro con maggiore partecipazione.

  28. on 24 Giu 2008 at 13:11 geris

    Milito da 32 anni nel Movimento dei Focolari concordo pienamente con voi che dove c’è l’essere umano ci può essere anche l’errore. L’errore o sbaglio nella morale cattolica significa peccato. san Paolo afferma che tutti gli esseri umani sono peccatori. Gesù aveva detto chi di voi è senza peccato scagli la prima pietra. Dice il Vangelo che dai più anziani cominciarono ad andare via tutti. Quindi non bisogna scandalizzarsi quando si fanno i peccati, ma riconoscersi peccatori, e ricominciare mettendo tutto nella misericordia di Dio, l’unico che può liberarci dal peccato. Detto questo l’errore va sempre condannato, l’errante va aiutato a mettersi sulla retta via. La spiritualità del movimento nasce dalla pratica del Vangelo, è tutta intrisa di Vangelo.
    Quando qualcosa si contesta bisogna vedere se si sta contestando il Movimento o il Vangelo a cui esso fa riferimento.
    I voti ci sono sempre stati nella Chiesa, non sono un’invenzione di Chiara Lubich,il motivo per cui sono nati è per poter imitare Gesù che non si è sposato.
    In genere chi è sposato deve pensare alla famiglia, e non si può dedicare completamente alla causa del Vangelo. I primi cristiani vedevano la castità come un martirio. Gesù ha detto nel Vangelo che non tutti possono capire che sposarsi è bene e non sposarsi per il regno di Dio è meglio. ( Oggi per fare una battuta capiscono meglio questa frase di Gesù i divorziati)
    Per quanto riguarda la separazione dei sessi non era prevista all’inizio del Movimento. Infatti una delle prime critiche che ha avuto Chiara Lubich è stata quella d’aver creato un movimento misto, la gente non vedeva di buon occhio questa promisquità.
    Per obbedire alla Chiesa Chiara divise il Movimento in maschile e femminile, con momenti di formazione spirituale distinti per sessi. Il motivo era anche quello di valorizzare la donna. L’uomo e la donna non sono due metà che si uniscono ma due interi che convivono. Bisogna essere prima se stessi e poi fare unità con gli altri. Questo è il motivo principale della distinzione e mai della separazione.
    Ultimo punto che vorrei toccare è quello dell’allontanamento dal Movimento, se uno va via per l’esperienza negativa che ha fatto in esso, può essere comprensibile da una parte, i veri riformatori si rimboccano le maniche e cominciano in prima persona a convertirsi e poi con l’esempio spingono a migliorare dal di dentro. E’ più facile uscire e criticare.
    La Spiritualità portata da Chiara Lubich ha in sè la luce per risolvere tutte le problematiche umane del terzo millennio.Il Papa ha definito Chiara Lubich come un grande dono che Dio Ha fatto all’umanità. Dobbiamo di conseguenza cambiare noi e non rigettare il dono ricevuto. Alla fine della vita dobbiamo rispondere a Dio di cosa abbiamo fatto con il suo dono. Ricominciare è la parola giusta per la nostra umiltà.
    E’ un errore per il nostro orgoglio. Auguri

  29. on 24 Giu 2008 at 16:38 george

    E’questo che fa arrabbiare, Gesù non dice (a meno di prova contraria) che NON SPOSARSI E’ MEGLIO (povero mondo terreno, senza più nessuno che fa figli!!!!! per ordine di gesù); la frase a cui ci si riferisce forse è questa: Mt 19, 12: “Vi sono infatti eunuchi che sono nati così dal ventre della madre; ve ne sono alcuni che sono stati resi eunuchi dagli uomini, e vi sono altri che si sono fatti eunuchi per il regno dei cieli. Chi può capire, capisca”. Qui non dice che è meglio, anzi fa una ammissione al fatto che possa esserci un motivo “divino” per andare contro-natura, ammettendo quindi implicitamente che sposarsi è solamente la condizione più naturale nel senso di più giusta, più regolare, più “umana”, per vivere la quotidianità. Di “monaci” che scelgono (in vari modi, con i voti o no -si è già detto-) di non avere una compagna nella vita, sono piene tutte le religioni. Se chi non si sposa lo facesse perchè sarebbe questo l’unico modo per dedicarsi al regno di Dio, vorrebbe dire che tutti gli altri che si sposano fanno altro e in fondo se ne fregano del regno di Dio (salvo andare a messa la domenica e le feste comandate). Paolo, ma Paolo e non Gesù Cristo, ha modificato un po’ la cosa ma “in pricipio non era così” e lui stesso si contraddice alcune volte. Ma lo spazio è esiguo per scendere in spiegazioni…. eventualmente… Mi fa piacere che gli scritti di Geris confermino, direi appieno, quanto ho già scritto: non ci sono “rinnovamenti” che tengano, quando si è interni il tentativo di essere lucidamente critici è vano, certo che pensare che la spiritualità portata da Chiara Lubich “abbia in sè la luce per risolvere tutte le problematiche umane del terzo millennio” (di cui peraltro abbiamo vissuto solo gli ottomillesimi) è proprio presuntuoso (nè penso che Chiara stessa l’abbia mai pensato, anche quando ai CH diceva, parole sue, siamo più diffusi della Coca Cola); poi sono certo anch’io (per quel che vale) che Chiara sia un grande dono che Dio ha fatto all’umanità, come, e non di più, di Ghandi, Martin Luter King, Madre Teresa di Calcutta, Buddha, Maometto, Lutero, Giovanni XXIII, Francesco d’Assisi …… e non è sincretismo, sono cristiano, cattolico, patisco per certe prese di posizioni della mia chiesa che però non rinnego, credo che che per me e per molti altri, neanche tutti, uomini al mondo (non preoccupandomi dei millenni perchè poi dovrei anche chiedermi che ne è degli Egizi, dei Precolombiani etc…) la via per avere una vita buona è quella indicata da Cristo al giovane ricco (Mt 20, 16-26). Il fatto che ci riesca o no NON dipende ASSOLUTAMENTE dall’essere nel MdF! Sono uscito dal movimento non perchè mi sia successa una esperienza particolarmente negativa, ma perchè mi è parso di capire (lo dico con la massima umiltà) che nella vita si è assolutamente soli, salva solo l’affidabilità del Padre appunto ma un’affidabilità altrettanto assolutamente silenziosa proprio per questo aperta solo alla fede. E’ inutile, o è una fuga dalla realtà, pensare che la vera vita sia da un’altra parte rispetto a quella che sto vivendo ora. Mi sento di chiedere scusa come credente in Cristo per chi definisce orgogliose persone che per qualsiasi motivo scelgono per la propria vita vie le più diverse e disparate, ma che per questo fanno un grandissimo atto di coraggio, perchè questo, e non orgoglio, è il prendersi in mano la vita e decidere. “Magari tu fossi freddo o caldo ma poiché non sei né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca” Apocalisse cap. 3, 15-16
    Scusate tutti tanto lo sfogo!

  30. on 24 Giu 2008 at 18:41 trafaredire

    A proposito di ciò che ha scritto Geris su cosa rappresenta per lui Chiara, che non mi scandalizza affatto, anzi lo ritengo umanamente comprensibile e bello, perché chi sente una vocazione a seguire una persona che fonda una realtà nuova nella chiesa non può non provare ammirazione per lei (sono convinto che le stesse cose provavano i francescani per francesco, le clarisse per chiara d’assisi, ecc. ecc.), vorrei raccontare un aneddoto che circola nei focolari a proposito del c.d. “culto della personalità” in cui, così facendo, si potrebbe cadere. Si racconta che un giorno Chiara, da poco tornata a casa dopo una lunga assenza che si attribuisce ad un periodo di oscurità spirituale, così si rivolse alle focolarine, cioè alle persone che scelgono di seguire la regola della fondatrice nel modo più radicale, le quali erano preoccupate di essere state loro la causa del suo soffrire e che le rinnovavano il loro impegno a seguirla radicalmente. Chiara rispose testualmente: «chi parla di me mi ha sulle labbra, chi mi pensa mi ha nella mente, chi mi vuol bene mi ha nel cuore, ma chi mi perde è un’altra me». Non serve tessere le lodi di chi amiamo. Piuttosto sarebbe meglio allargare il proprio cuore per comprendervi dentro tutti, nessuno escluso.

  31. on 25 Giu 2008 at 00:16 dioamore

    Gesù in Matteo 5,28 dice: “ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore.” Non so se la cosa valga anche per l’uomo, cioè: “chiunque guarda un uomo per desiderarlo, ha già commesso adulterio con lui nel suo cuore”.
    Al di là di questo, ragionando, si deduce che tutti gli uomini sposati con una donna sono degli adulteri, seguendo la logica di Gesù. Sì, perché un uomo, prima di sposarsi, una donna la deve almeno guardare e desiderarla e in quel momento che la guarda e la desidera in matrimonio, diventa automaticamente un adultero. Anche se la sposa, ha già commesso adulterio per il semplice fatto di averla guardata e desiderata.

    E’ chiaro il concetto? Tuttavia pare che la cosa non valga per la donna. Cioè una donna, pare di capire, può guardare un uomo (ma non una donna) e desiderarlo senza peccare di adulterio.

    Per la donna, coerentemente con la logica di Gesù, invece l’alduterio si compie nel caso ripudi il marito come si legge in Marco 10,12 : “se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio”, cioè semmai dopo sposata e non prima.

    Facendo l’analisi logica in Marco 10,11, Gesù dice: “Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio contro di lei”. In realtà l’uomo ha già commesso adulterio avendo guardato e desiderato la sua moglie, ancora prima di sposarla. Solo se è stata la donna a guardare e desiderare l’uomo, allora l’uomo non commette adulterio, ma lo può commettere, se la sposa e poi la ripudia.

    Quindi, care donne, datevi da fare voi a guardare gli uomini e a desiderarli, perché noi uomini solo a guardarvi e a desiderarvi, finiamo per essere degli adulteri secondo Gesù.

  32. on 25 Giu 2008 at 13:05 geris

    Per George
    Mella fretta di scrivere mi sono dimenticato di citare esattamente che la frase Sposarsi è bene non sposarsi è meglio è di san Paolo.
    Tu sai che le lettere di San Paolo, sono riconosciute nella Chiesa come Parole di Dio.
    Quando Gesù afferma che non tutti possono capire il celibato, dice che sarà Lui ha scegliere con la sua chiamata alcuni a non sposarsi. Quindi stai tranquillo la maggior parte della gente è chiamata a sposarsi tanto che il matrimonio diventa un sacramento, cioè un segno della presenza di Dio.
    Caro George adesso volevo dirti qualcosa sulla capacità critica. Bisogna distinguere la capacità critica dal giudizio.
    Tu sai che Gesù dice nel Vangelo “Non giudicate”
    Io ho sempre interpretato questa frase nel senso che non possiamo giudicare, io non so perché l’altro ha agito in quel modo, giudicare una persona è come dargli delle pugnalate alle spalle. Io ho letto molti giudizi su questo sito, in nome di una pseudo libertà avete parlato male del Movimento dei focolari, di Chiara Lubich, e dei membri che ne fanno parte. Con quale autorità mandate tanta gente all’inferno ?
    Non è che fate come la volpe che quando non arriva all’uva dice che è acerba.
    Dico questo non per fare polemica ma per farti capire che oltre la mia autocritica so fare anche quella degli altri. Non bisogna fare di tutta l’erba un fascio, certamente come dicevo nel primo intervento ci saranno state delle difficoltà, delle incomprensioni, delle eresie nell’interpretazione e nell’incarnazione di questa Spiritualità.
    Bisognava aver coraggio chiamare queste persone e chiarirsi. In questo modo si faceva una critica costruttiva.
    Viceversa esprimere giudizi negativi su un sito a che cosa è servito?
    Se mi sono permesso di dire che la Spiritualità di Chiara ha in sé la soluzione dei Problemi del terzo millennio, non è per fanatismo, ma perché ho ascoltato quello che hanno detto Papi, Vescovi, uomini di governo, e luminari della scienza e della letteratura che pur non facendo parte del Movimento hanno tessuto grandissimi elogi a Chiara Lubich e alla sua spiritualità.
    Spero che capisci la bontà del mio intervento. Rimaniamo amici. Ti saluto con simpatia. Geris

  33. on 09 Lug 2008 at 01:03 Muzungu

    Ciao!
    Devo fare davvero i miei complimenti per i post sul Movimento, perchè mi sembra che le spiegazioni ed i chiarimenti che fai siano molto acuti, sicuramente per larga parte dovuti alla tua professione, ma penso anche che tu sia una donna molto intelligente.
    Devo dire che sono trattate bene anche le “basi” dell’ideale, in modo davvero semplice ed esplicativo.
    Mi ritrovo in molto di quello che dici, e penso che sia molto interessante potersi confrontare in rete con persone delle quali qualche anno fa non avresti nemmeno potuto conoscere l’esistenza.
    Solo, devo dire, le considerazioni sono un po’ “vecchiotte” e datate. Molte cose a leggerle oggi fanno un po’ ridere perchè mi ricordano quello che mi diceva mio padre dei “suoi tempi”. Bisogna capire che dopo anni ed anni di errori anche il movimento si è, come dire, “autoregolato” (è importante in questo senso quello che qualcuno scriveva sul “Rinnovamento”). Molte cose ci sono ancora oggi, ma più che altro si tratta di atteggiamenti (parlo della vita quotidiana nel MdF, in qualsiasi zona del mondo, non della struttura), anche se a volte un po’ fastidiosi.
    Da molto tempo non c’è cosa che non facciamo con la parte femminile.
    Ecco, volevo aggiornarti ad esempio di questo: devi capire che ormai gli incontri di unità sono solo un piccolo appuntamento settimanale, durante il quale, diciamo, cerchiamo di confrontarci un po’ e di ritrovarci. Per il resto ci sono tantissime iniziative che non rientrano negli schemi che hai proposto tu (lo capisco, tu ti riferisci agli anni ‘80!). Oggi ci vediamo regolarmente con LE gen per i motivi più diversi, organizziamo spontaneamente delle serate (non per “accalappiare”, ma spontaneamente, con i nostri amici e con le ragazze, anche solo per andare al pub), facciamo sport, gruppi di studio, cineforum, molti di noi sono impegnati nel sociale…Diciamo che l’incontro “separato” è solo una parte veramente piccola (anche se importante) della nostra vita da gen. E devo dire che, stando sempre assieme alla parte femminile, è piacevole ogni tanto confrontarsi tra di noi, solo maschi. Bisogna anche aggiungere che l’influenza di cui parli delle “gerarchie” sui “sottoposti” è al giorno d’oggi praticamente nulla! (questo in effetti è un problema, perchè poi si rischia l’opposto: fare ognuno i cazzi propri!!). Ecco perchè mi viene da sorridere leggendo alcune cose che hai scritto, perchè molte sono solo un ricordo dei miei genitori.
    (a parte il fatto che vale quello che diceva qualcuno: all’inizio il Movimento era nato misto!!)
    Voglio precisare: non è che il MdF sia adesso un’isola felice senza problemi. Questo è stato per anni l’errore di molti, specie della parte femminile: cercare di far credere che, nel possibile, nel Movimento nessuno facesse errori. Ma è una cazzata!!! Solo che adesso viene vissuto tutto con tale naturalezza che, quelli che tu chiami “peccati” o “sacrilegi” non sono più vissuti come tali.
    Un esempio: nella mia zona ci sono un popo ed una popa che hanno lasciato assieme il focolare e si sono sposati. Ora hanno un figlio e vengono spesso a qualche incontro. Stanno entrando nelle Famiglie. Capisci?
    Ma restano i complimenti alla lucidità con la quale descrivi molte cose, anche se alcune retrodatate.
    Ti ringrazio,
    un gen.

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