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Nuvola di parole

Movimento dei focolari. Alcune considerazioni sparse: pronunciare i voti – rompere un voto

Ho già scritto della mia difficoltà a proseguire il racconto, ma voglio fare un intermezzo che ha a che fare con gli effetti prodotti dai miei scritti precedenti.

Da questi scritti è nata una bella amicizia in rete con una persona che per molti anni ha “militato” nelle fila del movimento dei focolari a livelli molto più interni del mio. Sul piano personale questa amicizia mi sta dando tantissimo, mi sta arricchendo profondamente e solo per questa ragione devo dire è stato importantissimo rievocare tutto ciò che avrei preferito restasse morto e sepolto.

Al di là del fatto personale, grazie a questa persona son venuta a conoscenza di realtà che mi erano sconosciute proprio perché la mia appartenenza al movimento non è stata così stretta come pensavo. Ho saputo di persone che son diventate focolarine perché convinte da altri focolarini di una vocazione che probabilmente non esisteva, altri che si sono sposati non con chi amavano davvero ma con partner scelti dai propri “superiori”. Son venuta a conoscenza di persone “elegantemente” messe alla porta del focolare perché hanno effettuato scelte affettive autonome.

Ovviamente non scendo nei dettagli, ma vorrei fare delle considerazioni che non sono esclusive del movimento dei focolari ma che hanno a che fare con alcune caratteristiche tipiche del mondo cristiano e di quello cattolico in particolare (conosco poco le chiese riformate per poter estendere a queste le mie riflessioni).

Parlo in particolare dei voti. I focolarini sono l’anima del movimento dei focolari e sono persone che, come ho scritto anche in altri post, pronunciano i voti monastici di castità, povertà e obbedienza. Sono voti che vengono pronunciati da molti ordini religiosi mentre non sono pronunciati dai sacerdoti “secolari” (ossia quelli che non sono affiliati ad un ordine specifico). Questi ultimi infatti hanno l’obbligo del celibato e dell’obbedienza al papa, ma non fanno dei voti. La funzione sacerdotale è di tipo sacramentale, ossia una particolare grazia permanente che viene erogata, secondo i cattolici, da dio attraverso un suo rappresentante.

Sul piano confessionale il fatto di pronunciare un voto o di essere sottoposti ad un obbligo fa un’enorme differenza in quanto nel secondo caso venir meno ad un obbligo è un “peccato semplice”, anche mortale se vogliamo, mentre rompere un voto viene considerato oltre che un peccato mortale anche un sacrilegio.

Faccio un piccolo salto.

Nel periodo successivo alla mia apostasia (come ho già detto avvenne il giorno del mio 25° compleanno) ho cominciato a studiare altre forme di cristianesimo, ho studiacchiato qualcosa dell’islam, un po’ di ebraismo, altre religioni (ricordo che son venuta a contatto con i Bahai), ho conosciuto qualcosina del pensiero filosofico-religioso di religioni orientali fra cui quella che mi sta particolarmente a cuore è stata il Taoismo, e mi sono immersa nella lettura di libri buddhisti.

Con sorpresa venni a conoscenza di una caratteristica del monachesimo buddhista che mi era sconosciuta: i monaci buddhisti non hanno il concetto di “voto permanente”. Poi, conoscendo alcune caratteristiche del buddhismo mi risultò anche facile comprendere la ragione.

La vita è impermanente, tutto passa e noi non siamo gli stessi nei vari istanti della nostra vita. Secondo il buddhismo il Sé o l’Io sono delle semplici illusioni samsariche che ci permettono in questa vita di avere l’idea della continuità spazio-temporale. Perciò non ha senso promettere o promettersi qualcosa che abbia un così indirizzo definitivo come l’effettuare i voti permanenti. Per tale ragione (e per il fatto che non esiste un concetto di dio creatore in quanto l’universo secondo i buddhisti è non-creato) nel buddhismo è sconosciuto anche il concetto di sacrilegio in quanto tutto è sacro nella nostra vita e nulla lo è in modo particolare.

Torno indietro al cattolicesimo e ai voti permanenti di tipo monastico fatti anche dai focolarini.

Alcuni focolarini nell’evoluzione della propria vita si son trovati nelle condizioni di rivedere le proprie scelte e hanno deciso di lasciare il focolare, di “rimettere” i voti perlomeno quelli di castità e obbedienza nonostante avessero pronunciato solennemente i voti definitivi.

Queste persone si sono trovate ad affrontare un dolore immenso legato al fatto che ciò che percepivano giusto dentro di sé cozzava fragorosamente con quanto avevano appreso nel corso degli anni.

Conoscere questo mi ha fatto entrare in risonanza con questo dolore, che comprendo molto profondamente nonostante la mia storia all’interno del movimento non sia stata caratterizzata da un voto.

Vorrei lasciare un messaggio per gli ex focolarini o ex consacrati di altri ordini religiosi, se mai qualcuna di queste persone dovesse passare da queste parti.

Vorrei dirvi che il futuro non si può impegnare perché non è nelle nostre mani. Vorrei dirvi che nel Vangelo stesso si dice che non abbiamo il potere neppure sulle piccole cose, neppure sulla caduta di una foglia. Come potremmo avere il controllo sul nostro futuro?

Vorrei dire ancora che il sacrilegio più grande è proprio quello di pronunciarli, questi voti, perché ci mettiamo al posto di un dio cercando (inutilmente) di forzare il nostro destino.

Vorrei mandare il mio grande abbraccio, per quanto so bene che ha un valore pressoché nullo, perché so quello che state passando. Ma se il mio abbraccio è così forte e il mio affetto sincero, potete pensare che un dio davvero vi possa condannare? Se neanche un essere umano riesce a farlo?

Siamo in molti ad aver patito, siamo in molti ad aver sofferto senza alcuna ragione. Più passa il tempo e più lo scopro.

Devo un ringraziamento speciale al curatore del sito FOCOLARE.NET e alla splendida amicizia che è nata.

 

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Ci sono 66 commenti

  • upnews.it ha detto:

    Sacro Profano » » Movimento dei focolari. Alcune considerazioni sparse: pronunciare i voti – rompere un voto

    […]Sul piano confessionale il fatto di pronunciare un voto o di essere sottoposti ad un obbligo fa un’enorme differenza in quanto nel secondo caso venir meno ad un obbligo è un “peccato semplice”, anche mortale se vogliamo, mentre rompere un v…

  • diggita.it ha detto:

    Sacro Profano » » Movimento dei focolari. Alcune considerazioni sparse: pronunciare i voti – rompere un voto

    […]Sul piano confessionale il fatto di pronunciare un voto o di essere sottoposti ad un obbligo fa un’enorme differenza in quanto nel secondo caso venir meno ad un obbligo è un “peccato semplice”, anche mortale se vogliamo, mentre rompere un v…

  • Questo articolo stato segnalato su ZicZac.it.

  • Uyulala ha detto:

    Lisa mi scrive
    Carissima Uyulala, volevo lasciarti un commento nell’ultimo post ma non riesco ad accedervi in nessun modo.. sembra che tutto il blog abbia escluso la parte dei commenti ai post… 🙁

    Ti mando il commento via email.. se vuoi aggiungerlo tu fai pure ^_^

    Volevo  dirti come condivido un concetto piccolo ma di enorme valenza: asuumendo che dio (un Dio Cosciente Creatore) esista è mai concepibile e credibile che possa condannare in eterno un essere umano perchè, come è nella sua natura di creatura finita e imperfetta, egli commette degli errori?
    Questa è una delle tante domande (con annesse risposte dei vari Credo a cui mi sono superficialmente avvicinata) che mi hanno raforzato nella convinzione che SE un Dio Creatore esiste Esso non è assulatamente Cosciente…

    Un caro abbraccio esteso a tutti coloro che fermamente credono e che per questo grandemente (ingiustamente) soffrono.. perchè la sofferenza che tu e loro avete patito e patite è causata da uomini e dai loro precetti e non dal Dio in cui credete (o credevate), Lisa

    Non so cosa sia successo per i commenti. Ora posso accedere solo dal palmare, non appena posso controllo…

  • dioamore ha detto:

    Sì, il voto è un sacrilegio, ma anche un sacrificio, se non si sa quello che si fa. Il voto è una promessa solenne che una persona fa alla divinità per ottenere una grazia particolare. Il voto è anche una donazione di sé alla divinità e come ogni donazione è definitiva, nel senso che non è bene cambiare idea dopo un certo tempo, perché si è pentiti della propria scelta di vita e chiedere indietro ciò che si è donato. Questo, ragionando in termini umani.

    Il Dio dei cristiani, però non ragiona in termini umani, ma in termini di misericordia, giustizia e carità e non di sacrifici.

    Il voto è anche una forma particolare di giuramento, di “promessa solenne” (come lo definisce il vocabolario della lingua italiana), che una persona mantiene nel tempo nei confronti della divinità. Tuttavia Gesù invita i suoi discepoli a non giurare, come sostieni anche tu con parole diverse, perché l’uomo non ha il potere di fare diventare bianco o nero nemmeno un capello.

    Come ogni promessa, il voto ha un valore se è libero, non forzato, altrimenti perde di significato, come nel matrimonio che è nullo se è forzato.

    Tuttavia l’uomo ragiona in termini umani e terreni. L’insegnamento del Vangelo invece insegna all’uomo ad avere fiducia e ad instaurare un rapporto d’amore con il fratello e non un rapporto dare-avere, promessa-beneficio o voto di scambio.

    Per quanto mi riguarda, anche io ho fatto un “voto” non religioso, ho giurato durante il servizio militare di leva, ho giurato fedeltà alla Repubblica e alla patria, non come mia libera scelta, ma come obbligo di legge, tradendo in questo modo l’invito di Gesù a non giurare.

    Bello il tuo post, tuttavia non dimentichiamo che l’insegnamento del Vangelo libera l’uomo, invitandolo all’amore, non lo sottomette a riti, voti e imposizioni assurde, dettate più dalla ignoranza e da una distorta e ristretta interpretazione dell’insegnamento di Gesù, che non dall’amore.

    C’è però nel tuo post una tua frase che fatico a comprendere e interpretare:
    >”Queste persone si sono trovate ad affrontare un dolore immenso legato al fatto che ciò che percepivano giusto dentro di sé cozzava fragorosamente con quanto avevano appreso nel corso degli anni.”
    La puoi chiarire? Cosa intendi con quel dolore?

  • Uyulala ha detto:

    per dioamore
    Ti rispondo velocemente (per ora).
    A mio parere chi ha ragione sono i buddhisti e non i cristiani. I voti non andrebbero fatti punto e basta, con o senza vocazione, con o senza costrizione.
    Vedo come sensati solo quei “voti” che altro non sono che un impegno da prendere ogni giorno, giorno dopo giorno e solo davanti a se stessi.

    I giuramenti “legali” hanno appunto valore di impegno legale, è un po’ come fare un contratto e non trovo paragonabile le due situazioni.

    Per quanto riguarda quel dolore a cui faccio cenno, non avendo mai pronunciato voti non parlo di cose che ho vissuto direttamente, anche se avendo io vissuto in certi ambienti per molti anni comprend bene cos’è ciò a cui si riferiscono.
    Parlo del senso di grave lacerazione che si prova tra ciò che in totale onestà si percepisce come una cosa giusta e il fatto che schemi imposti dall’esterno ti dicano che invece non lo è.

    (per la risposta… beh sai, non è comunque una novità che io e te abbiamo punti di vista differenti 🙂 )

  • P.C. ha detto:

    “…altri che si sono sposati non con chi amavano davvero ma con partner scelti dai propri “superiori”.”

    Mi sembra che questa sia una caratteristica propria a varie “sette”.
    Circa dieci anni fa mi è capitato di frequentare per alcuni mesi un gruppo neo-induista che – pur non potendosi definire, per molti aspetti, ‘setta’ – tendeva a far opera di sottile persusione in quel senso. Ricordo bene come – mentre il gruppo era raccolto in meditazione – la nostra ‘guida’ si rivolse verso di me mimando il gesto di infilarsi un anello nuziale e accennando col capo ad una ragazza in fondo alla sala, implicitamente indicata come la mia futura ‘compagna’. La mia replica fu piuttosto ironica, accompagnata da una scrollata di spalle, ma non nascondo che per qualche giorno una parte di me continuò a chiedersi se quell’indicazione fosse davvero frutto di una qualche ‘intuizione illuminata’. Immagina cosa sarebbe accaduto a una persona più fragile e influenzabile…

    Sulla questione dei voti non posso che essere d’accordo con te.

    Ti abbraccio
    🙂

    Paolo

  • dioamore ha detto:

    Uyulala, ora mi è un po’ più chiaro e ti capisco, perché anche io, come te, provo un senso di lacerazione tra ciò che percepisco come uomo e come cristiano e gli schemi che mi vengono imposti dallo Stato come legge e burocrazia, molto spesso nel lavoro che svolgo e nelle decisioni che devo prendere.

  • Uyulala ha detto:

    per P.C.
    Credo che questo di condizionare gli aspetti affettivi e sessuali della vita degli individui sia tipico di tutti i gruppi che hanno una sotterranea finalità di controllo degli esseri umani.
    Per quanto riguarda l’essere “più fragili”, sai non è esattamente una questione legata alla fragilità. Quando sei dentro, ma dentro davvero, una struttura di questo tipo credi profondamente e radicalmente in alcune cose che possono portarti anche ad assecondare scelte fatte non nell’intimo della tua coscienza ma in una specie di IO collettivo al quale demandi tutto e che, nel caso specifico, nel movimento veniva chiamato “Gesù in mezzo”. Fa riferimento a quella frase del vangelo: “Dove due o più sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” e nel caso del movimento questo veniva vissuto nel senso che qualunque decisione doveva essere presa tenendo presente la voce di Gesù in mezzo al gruppo. Che poi questa voce aveva il timbro di questo o quel focolarino, di questo o quel gen, sembrava un fatto irrilevante…

    (N.B.: ti abbraccio anch’io con affetto)

  • dioamore ha detto:

    P.C., la sottile opera di persuasione avviene un po’ in ogni ambiente, compresa la famiglia e l’ambiente sociale in cui si vive. Ad esempio, quando un ministro della Repubblica o i media di Stato definiscono “bamboccioni” per non dire “vitelloni” i figli che, superata una certa età, vivono ancora in famiglia, fanno una sottile opera di persuasione psicologica, a mio avviso.

  • Uyulala ha detto:

    per dioamore
    beh, io parlavo di scelte squisitamente individuali, come quelle di scegliersi una moglie…

  • P.C. ha detto:

    “Per quanto riguarda l’essere “più fragili”, sai non è esattamente una questione legata alla fragilità. Quando sei dentro, ma dentro davvero, una struttura di questo tipo credi profondamente e radicalmente in alcune cose che possono portarti anche ad assecondare scelte fatte non nell’intimo della tua coscienza ma in una specie di IO collettivo al quale demandi tutto…”

    è assolutamente vero, ma ho usato il termine non a caso: tra le ‘adepte’ – per quanto riuscii a sapere – era significativa la percentuale di persone con trascorsi di abusi di qualche tipo (maturati in famiglia o al di fuori di essa); del numero faceva parte anche quella che era stata indicata come la mia ‘futura compagna’. Appariva abbastanza evidente che il loro vissuto le poneva in una condizione di vulnerabilità particolare…

  • anecòico ha detto:

    OT

    ciao carissima! non me ne volere, ma ti ho trascinata in un meme di viaggio! 🙂
    http://cattivamaestra.blog.lastampa.it/cattivamaestra/2008/06/meme-di-viaggio.html

    anecòico

    ps. il tuo blog migliora giorno dopo giorno come il buon vino, anche la mia stima nei tuoi confronti! un abbraccio 😉

  • Uyulala ha detto:

    per anecòico
    Oh capperi…
    Ne ho ancora 2 in arretrato. Però dovrai comunque aspettare: ho il pc “in ospedale” e sto scrivendo dal palmare…

    Grazie per i complimenti, da te sono ancora più graditi.

  • Sofia ha detto:

    Ho letto con molto interesse quello che hai scritto su questo argomento.Non ho esperienza diretta di queste situazioni,però qualche mese fa mi sono ritrovata (invitata da un amica)ad assistere a una serata organizzata da membri di una Chiesa che non so ben definire.
    A me sono sembrati molto “esaltati” e indottrinati come pappagalli…Impossibile cercare di dialogare o confrontarsi sulle varie tematiche religiose(del resto io sono più vicina alla filosofia Buddista ,piuttosto che al cristianesimo).
    Ricordo quella serata con fastidio e non ho più voluto tornare ad incontrarli.Leggendo i commenti,mi è venuto spontaneo ripensare al fatto che un ragazzo,mio conoscente,felicemente fidanzato da anni,quando l’ho rivisto lì ,divenuto membro da poco,mi ha presentato “sua moglie”…una ragazza mai vista,sicuramente conosciuta tra i membri della Chiesa.
    Queste cose mi lasciano molto scossa.

  • Comicomix ha detto:

    del tema abbiamo già ampiamente parlato “a quattr’occhi” 🙂

    Ti lascio un sorriso per questo fine settimana. Qui piove. 🙁

    C.

  • trafaredire ha detto:

    Carissima Uyulala,
    sono un focolarino sposato e per puro caso mi sono imbattuto nel tuo blog e l’ho trovato interessantissimo per le cose che dici. Veramente lo sto leggendo da poche ore considerato il fatto che ci sono parecchi interventi sul Movimento, devo confessarti che ancora non ho potuto finire e riflettere bene su tutto. Mi sembra di aver colto che tu manchi dal Movimento da circa 20 anni. Devo presumere che tu non sappia nulla riguardo ad un periodo di particolare difficoltà che si è vissuto nel 1996 sopratutto nel cosiddetto “ramo maschile” dei focolarini e che è stato definito “Rinnovamento”. Si tratta cioè di un momento nel quale, a seguito di parecchie lettere che moltissimi focolarini hanno scritto alla fondatrice contenenti domande e critiche, Chiara ha dato risposte a queste domande. Considerato che molti dei temi che ti ho vista trattare nei tuoi interventi hanno stretta attinenza con le domande e le risposte sopra cennate, mi chiedevo se tu ne fossi a conoscenza. Una prima iniziale impressione che mi sono fatta circa le cose che scrivi è che, pur essendo esse pregevoli, appaiono un po’ datate. Fermo restando il fatto che il periodo del rinnovamento rimane tutt’ora come un momento profetico non ancora pienamente assimilato da tutti i focolarini (soprattutto dalle focolarine).

  • Uyulala ha detto:

    per trafaredire
    ci sono delle cose che non dipendono tanto dal movimento dei focolari ma dalla chiesa stessa. Non conosco quello che è il periodo del rinnovamento, capisco che il ramo maschile sia sempre stato più concreto, avendo avuto molti amici maschi all’interno del movimento me n sono resa conto perfettamente. Ma rifletti: perché deve esistere un ramo maschile e uno femminile? Già questo fatto è un errore, una cosa innaturale. Te lo dico io: è la tremenda, assurda e malsana che la chiesa cattolica (e conseguentemente i movimenti che ne derivano) ha sempre avuto per tutto ciò che ha a che fare con la sessualità. Il ramo maschile e quello femminile sono separati per non correre il rischio che si creino situazioni affettive e – mioddio – sessuali fra gli appartenenti perché questa è la schifosa morale cattolica e il movimento vi si attiene senza alcuna critica.

    La cosa davvero desolante in tutto questo è che viene molto svalutata la sessualità, intesa nell’accezione più ampia del termine. La sessualità è il nostro stesso esistere perché “maschio e femmina dio li creò”. Noi siamo esseri sessuati e la sessualità permea ogni cellula del nostro corpo, in quanto ogni cellula del nostro corpo è portatrice dei cromosomi sessuali ed è intrinsecamente O maschile O femminile (tranne in casi di mosaicismo).

    Non siamo angeli, NON POSSIAMO essere angeli, e non lo diventeremo mai con una separazione dei sessi e una forzatura all’interno degli angusti confini di una morale ipocrita, innaturale, demoniaca come quella della chiesa. Laddove questa morale non c’era (come nelle popolazioni dei nativi americani per esempio) esisteva un’armonia spontanea tra maschile e femminile totalmente priva di costrizioni e regole idiote. Spero che tu possa leggerti qualcosa al riguardo. Non dimenticare che TUTTO è TAO, e laddove c’è un eccesso di Yin si prepara lo Yang e viceversa. Laddove esiste un eccesso di ricerca di santità si preparano i peccati più turpi. Sempre.

  • trafaredire ha detto:

    Concordo con te su questo punto. Tuttavia devo ammettere che, per quanto ne sia tutt’ora pervaso anche il movimento di cui faccio parte, tra i focolarini c’è più apertura. In focolare spesso parliamo delle nostre esperienze sulla sessualità e lo facciamo arricchendoci reciprocamente. Io sono sposato e non ho problemi di rapporti con il sesso femminile ed i popi vergini sono abbastanza aperti nel raccontare il loro vissuto con le donne. Da quello che scrivi sembra che tu contesti la scelta della verginità come rinuncia alla sessualità, ma non capisco se ti riferisci ad una sessualità nel senso di rapporti sessuali o ad una sessualità in cui il maschile ed il femminile si incontrino nella semplicità e, perché no, anche nell’affettività. Nel nostro focolare siamo molto aperti su questi argomenti e finora non ho mai conosciuto situazioni nelle quali qualcuno abbia subito delle forzature o violenze. Mi risulta, purtroppo, che così non è tra le pope. Noi abbiamo ormai chiaro che il problema proviene soprattutto dal modo di vivere della parte femminile che condiziona fortemente le scelte del movimento. Tuttavia dal rinnovamento in poi qualcosa comincia a scardinarsi e le pope sono meno forti e sicure di una volta. Da quando è morta Chiara sembra che anche loro stiano cominciando a capire che le cose si decidono insieme e non più da sole come erano abituate a fare.

  • Uyulala ha detto:

    per trafaredire
    Quand’ero nel movimento ho avuto molti amici maschi gen (appartenevamo allo stesso gruppo) e ho avuto modo di conoscere gli aspetti del ramo maschile del movimento e di confrontarlo con quello femminile. Quindi è per quello che ti dico che la separazione fra maschi e femmine è una delle cose più stupide che possa fare un’associazione, un movimento. Non mi risulta che questo sia cambiato. Ci sono forse unità gen miste? Non credo proprio. Ma sorvoliamo sui gruppi giovanili, diciamo che possa anche essere sensato (per quanto sinceramente a mio parere non lo è) che siano separati. Ci sono ora nuclei di volontari misti? Voi focolarini (sposati e vergini) fate degli incontri regolari fra maschi e femmine?

    Se risponderai si a queste domande allora crederò davvero che nel movimento sia cambiato qualcosa (ma non ci tornerò lo stesso, comunque).

    Per quanto riguarda la scelta della verginità come rinuncia alla sessualità, non è quello che contesto (se leggi l’articolo lo capisci benissimo). Contesto il concetto cattolico del voto permanente, del voto come promessa non rivalutabile nel tempo, contesto il fatto che se nella vita ti trovi a intraprendere strade diverse rispetto ai tuoi voti, diventi un sacrilego.

    Faccio riferimento, se noti, ai monaci buddhisti. I monaci buddhisti non hanno il concetto di voto permanente perché la vita è impermanente e fare un voto permanente è un atto di estrema presunzione. Ciò non toglie che, comunque, buona parte dei monaci mantengano giorno dopo giorno il loro voto fino alla morte. Solo che non ipotecano il futuro, che non conoscono.

    Le scelte relative alla sessualità sono quello che sono, ossia scelte. Gli sciamani spesso vivevano in castità per pure ragioni energetiche: avevano necessità di convertire le energie sessuali verso altri canali.

    Inoltre, la ragione che più di qualunque altra mi ha fatto rompere con il cristianesimo e i monoteismi in generale è legata al profondo affetto che nutrivo per un ragazzo omosessuale. L’omosessualità non è una scelta nella stragrande maggioranza dei casi e trovo assurdo che chi è omosessuale debba essere condannato ad una situazione di castità a prescindere dal fatto di esserci tagliato o meno.

  • trafaredire ha detto:

    per Uyulala,
    accidenti spiegami com’è che non riesco ad essere in disaccordo con quello che dici :)?
    Per quanto riguarda la “separazione” fra maschi e femmine quella perdura: cioè le unità gen, i nuclei ed i focolari sono sempre distinti come ai tempi in cui c’eri tu. Molto diverso è invece (io ero gen dal 1975 in poi) il modo di condurre le cose, soprattutto nelle comunità delle città dove questa distinzione non esiste e tutto viene portato avanti e deciso in riunioni miste. Comunque credimi che questo tema, che era molto dibattuto ai tempi in cui ero gen lo è molto meno adesso perché ormai, di fatto, non è concepibile più alcuna separazione. Io credo nell’unità tra maschile e femminile e, quindi, la distinzione di alcuni momenti non la sento come “separazione”, semmai la vedo come un momento in cui si cura di più l’identità diversa nell’ottica sempre di un incontro e di un dialogo aperto. Credo, quindi, che sia più corretto parlare di distinzione che di separazione, come momento di una dinamica relazionale cui deve necessariamente seguire quello dell’incontro della convivenza e dello scambio. Negli ultimi anni questa seconda parte dell’aspetto relazionale ha avuto sempre maggiore attenzione nei rapporti tra maschi e femmine.

  • george ha detto:

    Scusate se mi inserisco nel vostro scambio di opinioni, ma è assolutamente “intrigante” il tema della sessualità e quanto ciò comporta. Trafaredire non può essere in disaccordo con quello che dici (Uyulala)perchè quanto era (o è ancora) attuato all’interno del MdF, specialmente riguardo questo tema, è semplicemente anacronistico, antistorico, direi meglio: dis-umano, e quindi un “uomo” non può che ribellarsi. L’elemento che ha fatto scattare in me la decisione di uscire dal movimento è la constatazione che all’interno di quelle aggregazioni che sono dette nuclei per i volontari, unità per gen, focolari per i focolarini, c’è un gran movimento di maschere pirandelliane, in assoluta buona fede per la maggior parte dei componenti (per qualcuno no, è probabilmente dolosa), ognuno mette la maschera di quello che vorrebbe essere (o meglio di quello che dovrebbe essere), così capita anche che se sei omosessuale ti sposi pure per dimostrare agli altri (e magari a te stesso) che puoi benissimo essere quello che devi, a maggior ragione se te lo dice “gesù in mezzo”; a proposito vorrei ricordare che la questione centrale è piuttosto “gesù abbandonato”, con questa formula si è data spiegazione a tutte le sfortune del mondo e delle persone (forse anche equivocando il significato che ne dava Chiara), con questa formula si sono fatte passare tutte le decisioni, “pro o contro natura” che fossero, decise da questo famoso gesù in mezzo: se la cosa ti avesse fatto patire era solo segno che eri sulla buona strada! Ma il cristianesimo non è quello! come hai giustamente detto da qualche parte, se Dio mi ama, e se è onnipotente può benissimo farmi del bene facendomi solo del bene, non c’è teodicea che tenga. Sono molto più disposto a pensare che Dio non sia “così” onnipotente, che “contro” la libertà mia e del mondo non possa/voglia mettersi, ma che la caratteristica di questo Dio (che peraltro non libera neppure suo figlio dalla croce) sia un’indefinita affidabilità ed il mio “compito” eventuale sia quello di crederci (lasciando assolutamente liberi tutti di non credere senza che si possano pensare stupidi, inetti, inferiori). Un Dio un po’ debole, forse per questo molto vicino a me e che ha come (unica?) caratteristica “divina” l’infinita affidabilità; in fondo dall’amico, dal prossimo tutti noi non chiediamo questo? che sia affidabile!
    Non sono mai stato tanto arrabbiato con il MdF, ad obbedire bisogna comunque imparare nella vita, mi fa arrabbiare quando invece di avvicinare le persone al Dio di Gesù Cristo in qualche modo contribuisce ad allontanarle, in questo caso specifico per esempio invece di liberare la fede da preconcetti vecchi di millenni (quello sulla sessualità), li accentua ancor più; di “rivoluzioni” e cambiamenti epocali nel MdF ne ho vissute tante ma con poca corrispondenza reale. Prego notare che le maiuscole/minuscole non sono casuali. Tanti saluti.

  • Uyulala ha detto:

    per George

    Ti ringrazio per il tuo commento pubblico: le voci di chi è uscito spesso mi arrivano in privato e mi fa piacere che qualcuno invece si esprima anche qui.

    Chi di noi ha fatto l’esperienza nel movimento e poi ne è uscito ha acquisito qualcosa (che, ahimè, non so definire) di sconosciuto per la maggior parte di coloro che invece ci rimangono. Nel tuo caso questo “qualcosa” si esprime attraverso una trasformazione del senso della divinità in una forma debole ma affidabile. La faccio volutamente semplice, spero mi perdonerai perché so bene che non sono quelle 4 parole che possono racchiudere una vastità di esperienze interiori che partono a razzo una volta che si lasci le fila del movimento.

    La sensazione di limitatezza che si ha, che io in particolare provo quando sento parlare chi è ancora al suo interno a volte mi fa reagire attraverso espressioni e frasi che apparentemente possono dare l’idea che io sia molto arrabbiata col movimento.

    Non so se per te sia la stessa cosa, ma per me non è così. Di solito le mie sono constatazioni, anche il tentativo di trovare dei punti di contatto, degli ancoraggi con un’esperienza che in ogni caso ha avuto una notevole importanza nella mia vita, nel bene e nel male.

    Io batto spesso sulla sessualità, a costo di sembrare un’assatanata 😛 ma ho le mie ragioni per farlo. La sessualità è quel campo nel quale non puoi mentire. Finché ne parli lo fai, e lo fai attraverso un lavoraccio da funambolo. Ma quando la pratichi, quando la VIVI, sei costretto a subire degli schiaffi paurosi.
    Schiaffi che si chiamano delusione, paura, rabbia, impotenza (sia di corpo che di spirito), frustrazione, insoddisfazione, “mal di testa”, e che a poco a poco trasformano il tuo carattere.
    E se per qualche ragione invece segui attraverso la carne l’amore che ti esplode, a prescindere che questo sia direzionato secondo la nostra “madre” chiesa oppure vada in direzioni contrarie, ti accorgi che tutto quello che hai vissuto prima, tutti i discorsi che ti fai e che ascolti, tutte le teorie che scambi per vita vanno amabilmente a farsi fottere, perché quello che rimane è un’esperienza travolgente che ti lascia senza alcuna parola, muto, sconvolto.

    Esperienza dalla quale puoi partire, perché quando ciò accade davvero e non sia solo una sollecitazione sensoriale stretta stretta, la sessualità diventa una porta, unica porta per accedere a qualcosa di completamente “altro” e completamente “oltre”, oltre anche alla sessualità stessa.

    Ma anche senza aver avuto l’opportunità di vivere questo, il fatto stesso di uscire, di essere sganciati non solo di testa ma anche nei risvolti più pratici dal movimento e dalla chiesa cattolica, ti porta in un anelito di ricerca continuo, incessante, straordinario. Può sganciarti dai limiti delle parole, degli slogan, da quelli che sembrano frammenti di saggezza e invece son solo recinti, parole, bla-bla, luoghi comuni inventati per comunicare ma usati, a poco a poco, per trincerarsi dietro quelle maschere pirandelliano di cui parli molto bene.

    Grazie ancora

    N.B.
    voglio comunque ringraziare Trafaredire: al di là di quanto scrive qui è nato un interessante carteggio che per me è fonte di grande arricchimento.

  • trafaredire ha detto:

    Nel MdF è come nella vita. Puoi incontrare persone splendide che capiscono profondamente ed amano tutti senza pregiudizio alcuno e incontrare persone che tutto questo non lo fanno o fanno cose che vanno in direzione opposta. Attribuire esclusivamente a un movimento scopi e possibilità che nessuno può né avere ne arrogarsi il diritto o il compito di avere è un grave errore. Noi sappiamo che il MdF si prefigge lo scopo di “concorrere” a realizzare la fratellanza universale. E’ un progetto ambizioso e forse utopistico. Meno male che mettiamo quel “concorrere”, anche se i più lo considerano non essenziale o messo lì soltanto per non fare arrabbiare gli altri o per malcelare l’orgoglio di essere dei “prescelti”. In realtà è un concorrere a tutti gli effetti e, quasi sempre, in modo molto meno incisivo di come concorrono moltissimii altri che del movimento non fanno parte (penso a Uyulala, ad es.). L’ideale della fraternità universale è troppo grande per essere contenuto in un movimento, ed appartiene a tutto il genere umano che in vari luoghi e varie forme cerca di concorrere a realizzarlo. Io credo che gesù in mezzo possa esserci fra chiunque. Anche fra due malfattori. Anche fra omossessuali. Anche fra etero ed omosessuali. Chi non capisce questo non ha capito molto di come si concorre a realizzare il mondo unito.

  • george ha detto:

    Ho pensato molto se rispondere perchè voglio rispettare profondamente i pareri e le opinioni degli altri, ma ho trovato una serie di stereotipi classici propri del MdF (forse un po’ tipici dei movimenti e di aggregazioni forti in generale). Un’ammissione, inevitabile, di non essere “l’unico”, di non essere la “la verità”, ma anche una concezione di fondo di essere almeno il migliore; tra alcuni amici che hanno lasciato il MdF ci siamo trovati ad un certo punto che la paura di “uscire” risultava dal fatto di avere l’impressione che “fuori” non ci fosse nulla o poco di valido. Non c’è nulla da fare; un giorno a Rocca di Papa un focolarino, Opus, per spiegare perchè si potesse dare autorevolmente indicazioni sul futuro di un giovane, fece giustamente quest’esempio: un fiore non vede sè stesso, è inutile che un garofano voglia diventare una rosa, un altro da fuori può dirti -guarda che sei un garofano, è inutile che ti sforzi di diventare una rosa-(così giustificava l’indicazione alla “vocazione” del famoso gesù in mezzo), ma il paragone vale anche per il MdF, da fuori, oltretutto conoscendo l’interno, si riesce ad averne una visione grossolanamente più completa, e, torno a dire senza il minimo di cattiveria [ho imparato tanto, anche, come ho già detto, ad obbedire, che è importante nella vita, anche a voler bene, ho sentito da molte persone un vero, sincero affetto nei miei confronti e queste persone sono rimaste nel mio cuore indelbilmente, ho ancora molti amici che ricordo, quelli lontani, con commozione]. Ma di stereotipo in stereotipo: fratellanza universale, il mondo unito, lo stesso gesù in mezzo, sono termini facili da capire superficialmente, ma poi ad entraci dentro siamo poi sicuri che tutti intendiamo le stesse cose? siamo sicuri che per alcuni non siano poi addirittura diametralmente opposte (anche certi fondamentaismi si appellano alla “fratellanza universale”, all’unità dei popoli!), n.b. conosco abbastanza bene Giovanni 17, e Matteo 18, 20. Altro stereotipo: -Non ha capito (i più buoni aggiungno ‘ancora’)… capirà-. Con molta simpatia ed affetto per chi è disposto a confrontarsi, buona giornata!

  • trafaredire ha detto:

    per George
    sottoscrivo in pieno tutto quello che dici. Ognuno di noi, chi più chi meno, è inevitabilmente condizionato dal fatto che nasce e cresce all’interno di una famiglia o di una cultura. Ogni linguaggio ha questo limite. Ci sono cose che ognuno esprime col retaggio che si porta in virtù di certe appartenenze, il più delle volte senza che l’abbia volutamente scelto. Ma se ho subito violenza da un siciliano non per questo giudicherò malvagi tutti i siciliani che hanno il suo stesso modo di parlare, di ragionare o di gesticolare. Ci sono poi esperienze che si fanno nella vita che non è facile narrare perché qualunque linguaggio si usi per esprimerle è, per definizione, inadatto. Anche in questo sono daccordo con te. Forse la cosa migliore da fare in questi casi è tacere e tentare di farle proprie esistenzialmente, se si ritiene che ne valga la pensa. Tutto il resto è violenza. “Ascoltava tutte queste cose meditantole nel suo cuore”.
    Ti ringrazio di cuore per quello che hai scritto.

  • dioamore ha detto:

    Belli questi commenti. Io nel Movimento dei Focolari ci sguazzo, nel senso che partecipo a diversi incontri. Anche a me la separazione tra maschi e femmine mi ha sempre lasciato perplesso e ho chiesto motivo di ciò ai focolarini, i quali mi hanno sempre spiegato che la separazione in sessi è per ragioni logistiche, organizzative, di spazio dei locali che non sempre possono accogliere tutti e anche per ragioni famigliari. Cioè si vuole permettere ai genitori che hanno bambini di venire agli incontri a turno, in modo da non dover lasciare a casa soli i bambini piccoli o dover rinunciare all’incontro per non lasciare soli i bambini. Tuttavia molti incontri sono misti e in tali casi ci si organizza per accogliere i bambini in appositi spazi con animatori, in modo da liberare i genitori, consentendogli di vivere l’incontro con maggiore partecipazione.

  • geris ha detto:

    Milito da 32 anni nel Movimento dei Focolari concordo pienamente con voi che dove c’è l’essere umano ci può essere anche l’errore. L’errore o sbaglio nella morale cattolica significa peccato. san Paolo afferma che tutti gli esseri umani sono peccatori. Gesù aveva detto chi di voi è senza peccato scagli la prima pietra. Dice il Vangelo che dai più anziani cominciarono ad andare via tutti. Quindi non bisogna scandalizzarsi quando si fanno i peccati, ma riconoscersi peccatori, e ricominciare mettendo tutto nella misericordia di Dio, l’unico che può liberarci dal peccato. Detto questo l’errore va sempre condannato, l’errante va aiutato a mettersi sulla retta via. La spiritualità del movimento nasce dalla pratica del Vangelo, è tutta intrisa di Vangelo.
    Quando qualcosa si contesta bisogna vedere se si sta contestando il Movimento o il Vangelo a cui esso fa riferimento.
    I voti ci sono sempre stati nella Chiesa, non sono un’invenzione di Chiara Lubich,il motivo per cui sono nati è per poter imitare Gesù che non si è sposato.
    In genere chi è sposato deve pensare alla famiglia, e non si può dedicare completamente alla causa del Vangelo. I primi cristiani vedevano la castità come un martirio. Gesù ha detto nel Vangelo che non tutti possono capire che sposarsi è bene e non sposarsi per il regno di Dio è meglio. ( Oggi per fare una battuta capiscono meglio questa frase di Gesù i divorziati)
    Per quanto riguarda la separazione dei sessi non era prevista all’inizio del Movimento. Infatti una delle prime critiche che ha avuto Chiara Lubich è stata quella d’aver creato un movimento misto, la gente non vedeva di buon occhio questa promisquità.
    Per obbedire alla Chiesa Chiara divise il Movimento in maschile e femminile, con momenti di formazione spirituale distinti per sessi. Il motivo era anche quello di valorizzare la donna. L’uomo e la donna non sono due metà che si uniscono ma due interi che convivono. Bisogna essere prima se stessi e poi fare unità con gli altri. Questo è il motivo principale della distinzione e mai della separazione.
    Ultimo punto che vorrei toccare è quello dell’allontanamento dal Movimento, se uno va via per l’esperienza negativa che ha fatto in esso, può essere comprensibile da una parte, i veri riformatori si rimboccano le maniche e cominciano in prima persona a convertirsi e poi con l’esempio spingono a migliorare dal di dentro. E’ più facile uscire e criticare.
    La Spiritualità portata da Chiara Lubich ha in sè la luce per risolvere tutte le problematiche umane del terzo millennio.Il Papa ha definito Chiara Lubich come un grande dono che Dio Ha fatto all’umanità. Dobbiamo di conseguenza cambiare noi e non rigettare il dono ricevuto. Alla fine della vita dobbiamo rispondere a Dio di cosa abbiamo fatto con il suo dono. Ricominciare è la parola giusta per la nostra umiltà.
    E’ un errore per il nostro orgoglio. Auguri

  • george ha detto:

    E’questo che fa arrabbiare, Gesù non dice (a meno di prova contraria) che NON SPOSARSI E’ MEGLIO (povero mondo terreno, senza più nessuno che fa figli!!!!! per ordine di gesù); la frase a cui ci si riferisce forse è questa: Mt 19, 12: “Vi sono infatti eunuchi che sono nati così dal ventre della madre; ve ne sono alcuni che sono stati resi eunuchi dagli uomini, e vi sono altri che si sono fatti eunuchi per il regno dei cieli. Chi può capire, capisca”. Qui non dice che è meglio, anzi fa una ammissione al fatto che possa esserci un motivo “divino” per andare contro-natura, ammettendo quindi implicitamente che sposarsi è solamente la condizione più naturale nel senso di più giusta, più regolare, più “umana”, per vivere la quotidianità. Di “monaci” che scelgono (in vari modi, con i voti o no -si è già detto-) di non avere una compagna nella vita, sono piene tutte le religioni. Se chi non si sposa lo facesse perchè sarebbe questo l’unico modo per dedicarsi al regno di Dio, vorrebbe dire che tutti gli altri che si sposano fanno altro e in fondo se ne fregano del regno di Dio (salvo andare a messa la domenica e le feste comandate). Paolo, ma Paolo e non Gesù Cristo, ha modificato un po’ la cosa ma “in pricipio non era così” e lui stesso si contraddice alcune volte. Ma lo spazio è esiguo per scendere in spiegazioni…. eventualmente… Mi fa piacere che gli scritti di Geris confermino, direi appieno, quanto ho già scritto: non ci sono “rinnovamenti” che tengano, quando si è interni il tentativo di essere lucidamente critici è vano, certo che pensare che la spiritualità portata da Chiara Lubich “abbia in sè la luce per risolvere tutte le problematiche umane del terzo millennio” (di cui peraltro abbiamo vissuto solo gli ottomillesimi) è proprio presuntuoso (nè penso che Chiara stessa l’abbia mai pensato, anche quando ai CH diceva, parole sue, siamo più diffusi della Coca Cola); poi sono certo anch’io (per quel che vale) che Chiara sia un grande dono che Dio ha fatto all’umanità, come, e non di più, di Ghandi, Martin Luter King, Madre Teresa di Calcutta, Buddha, Maometto, Lutero, Giovanni XXIII, Francesco d’Assisi …… e non è sincretismo, sono cristiano, cattolico, patisco per certe prese di posizioni della mia chiesa che però non rinnego, credo che che per me e per molti altri, neanche tutti, uomini al mondo (non preoccupandomi dei millenni perchè poi dovrei anche chiedermi che ne è degli Egizi, dei Precolombiani etc…) la via per avere una vita buona è quella indicata da Cristo al giovane ricco (Mt 20, 16-26). Il fatto che ci riesca o no NON dipende ASSOLUTAMENTE dall’essere nel MdF! Sono uscito dal movimento non perchè mi sia successa una esperienza particolarmente negativa, ma perchè mi è parso di capire (lo dico con la massima umiltà) che nella vita si è assolutamente soli, salva solo l’affidabilità del Padre appunto ma un’affidabilità altrettanto assolutamente silenziosa proprio per questo aperta solo alla fede. E’ inutile, o è una fuga dalla realtà, pensare che la vera vita sia da un’altra parte rispetto a quella che sto vivendo ora. Mi sento di chiedere scusa come credente in Cristo per chi definisce orgogliose persone che per qualsiasi motivo scelgono per la propria vita vie le più diverse e disparate, ma che per questo fanno un grandissimo atto di coraggio, perchè questo, e non orgoglio, è il prendersi in mano la vita e decidere. “Magari tu fossi freddo o caldo ma poiché non sei né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca” Apocalisse cap. 3, 15-16
    Scusate tutti tanto lo sfogo!

  • trafaredire ha detto:

    A proposito di ciò che ha scritto Geris su cosa rappresenta per lui Chiara, che non mi scandalizza affatto, anzi lo ritengo umanamente comprensibile e bello, perché chi sente una vocazione a seguire una persona che fonda una realtà nuova nella chiesa non può non provare ammirazione per lei (sono convinto che le stesse cose provavano i francescani per francesco, le clarisse per chiara d’assisi, ecc. ecc.), vorrei raccontare un aneddoto che circola nei focolari a proposito del c.d. “culto della personalità” in cui, così facendo, si potrebbe cadere. Si racconta che un giorno Chiara, da poco tornata a casa dopo una lunga assenza che si attribuisce ad un periodo di oscurità spirituale, così si rivolse alle focolarine, cioè alle persone che scelgono di seguire la regola della fondatrice nel modo più radicale, le quali erano preoccupate di essere state loro la causa del suo soffrire e che le rinnovavano il loro impegno a seguirla radicalmente. Chiara rispose testualmente: «chi parla di me mi ha sulle labbra, chi mi pensa mi ha nella mente, chi mi vuol bene mi ha nel cuore, ma chi mi perde è un’altra me». Non serve tessere le lodi di chi amiamo. Piuttosto sarebbe meglio allargare il proprio cuore per comprendervi dentro tutti, nessuno escluso.

  • dioamore ha detto:

    Gesù in Matteo 5,28 dice: “ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore.” Non so se la cosa valga anche per l’uomo, cioè: “chiunque guarda un uomo per desiderarlo, ha già commesso adulterio con lui nel suo cuore”.
    Al di là di questo, ragionando, si deduce che tutti gli uomini sposati con una donna sono degli adulteri, seguendo la logica di Gesù. Sì, perché un uomo, prima di sposarsi, una donna la deve almeno guardare e desiderarla e in quel momento che la guarda e la desidera in matrimonio, diventa automaticamente un adultero. Anche se la sposa, ha già commesso adulterio per il semplice fatto di averla guardata e desiderata.

    E’ chiaro il concetto? Tuttavia pare che la cosa non valga per la donna. Cioè una donna, pare di capire, può guardare un uomo (ma non una donna) e desiderarlo senza peccare di adulterio.

    Per la donna, coerentemente con la logica di Gesù, invece l’alduterio si compie nel caso ripudi il marito come si legge in Marco 10,12 : “se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio”, cioè semmai dopo sposata e non prima.

    Facendo l’analisi logica in Marco 10,11, Gesù dice: “Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio contro di lei”. In realtà l’uomo ha già commesso adulterio avendo guardato e desiderato la sua moglie, ancora prima di sposarla. Solo se è stata la donna a guardare e desiderare l’uomo, allora l’uomo non commette adulterio, ma lo può commettere, se la sposa e poi la ripudia.

    Quindi, care donne, datevi da fare voi a guardare gli uomini e a desiderarli, perché noi uomini solo a guardarvi e a desiderarvi, finiamo per essere degli adulteri secondo Gesù.

  • geris ha detto:

    Per George
    Mella fretta di scrivere mi sono dimenticato di citare esattamente che la frase Sposarsi è bene non sposarsi è meglio è di san Paolo.
    Tu sai che le lettere di San Paolo, sono riconosciute nella Chiesa come Parole di Dio.
    Quando Gesù afferma che non tutti possono capire il celibato, dice che sarà Lui ha scegliere con la sua chiamata alcuni a non sposarsi. Quindi stai tranquillo la maggior parte della gente è chiamata a sposarsi tanto che il matrimonio diventa un sacramento, cioè un segno della presenza di Dio.
    Caro George adesso volevo dirti qualcosa sulla capacità critica. Bisogna distinguere la capacità critica dal giudizio.
    Tu sai che Gesù dice nel Vangelo “Non giudicate”
    Io ho sempre interpretato questa frase nel senso che non possiamo giudicare, io non so perché l’altro ha agito in quel modo, giudicare una persona è come dargli delle pugnalate alle spalle. Io ho letto molti giudizi su questo sito, in nome di una pseudo libertà avete parlato male del Movimento dei focolari, di Chiara Lubich, e dei membri che ne fanno parte. Con quale autorità mandate tanta gente all’inferno ?
    Non è che fate come la volpe che quando non arriva all’uva dice che è acerba.
    Dico questo non per fare polemica ma per farti capire che oltre la mia autocritica so fare anche quella degli altri. Non bisogna fare di tutta l’erba un fascio, certamente come dicevo nel primo intervento ci saranno state delle difficoltà, delle incomprensioni, delle eresie nell’interpretazione e nell’incarnazione di questa Spiritualità.
    Bisognava aver coraggio chiamare queste persone e chiarirsi. In questo modo si faceva una critica costruttiva.
    Viceversa esprimere giudizi negativi su un sito a che cosa è servito?
    Se mi sono permesso di dire che la Spiritualità di Chiara ha in sé la soluzione dei Problemi del terzo millennio, non è per fanatismo, ma perché ho ascoltato quello che hanno detto Papi, Vescovi, uomini di governo, e luminari della scienza e della letteratura che pur non facendo parte del Movimento hanno tessuto grandissimi elogi a Chiara Lubich e alla sua spiritualità.
    Spero che capisci la bontà del mio intervento. Rimaniamo amici. Ti saluto con simpatia. Geris

  • Muzungu ha detto:

    Ciao!
    Devo fare davvero i miei complimenti per i post sul Movimento, perchè mi sembra che le spiegazioni ed i chiarimenti che fai siano molto acuti, sicuramente per larga parte dovuti alla tua professione, ma penso anche che tu sia una donna molto intelligente.
    Devo dire che sono trattate bene anche le “basi” dell’ideale, in modo davvero semplice ed esplicativo.
    Mi ritrovo in molto di quello che dici, e penso che sia molto interessante potersi confrontare in rete con persone delle quali qualche anno fa non avresti nemmeno potuto conoscere l’esistenza.
    Solo, devo dire, le considerazioni sono un po’ “vecchiotte” e datate. Molte cose a leggerle oggi fanno un po’ ridere perchè mi ricordano quello che mi diceva mio padre dei “suoi tempi”. Bisogna capire che dopo anni ed anni di errori anche il movimento si è, come dire, “autoregolato” (è importante in questo senso quello che qualcuno scriveva sul “Rinnovamento”). Molte cose ci sono ancora oggi, ma più che altro si tratta di atteggiamenti (parlo della vita quotidiana nel MdF, in qualsiasi zona del mondo, non della struttura), anche se a volte un po’ fastidiosi.
    Da molto tempo non c’è cosa che non facciamo con la parte femminile.
    Ecco, volevo aggiornarti ad esempio di questo: devi capire che ormai gli incontri di unità sono solo un piccolo appuntamento settimanale, durante il quale, diciamo, cerchiamo di confrontarci un po’ e di ritrovarci. Per il resto ci sono tantissime iniziative che non rientrano negli schemi che hai proposto tu (lo capisco, tu ti riferisci agli anni ’80!). Oggi ci vediamo regolarmente con LE gen per i motivi più diversi, organizziamo spontaneamente delle serate (non per “accalappiare”, ma spontaneamente, con i nostri amici e con le ragazze, anche solo per andare al pub), facciamo sport, gruppi di studio, cineforum, molti di noi sono impegnati nel sociale…Diciamo che l’incontro “separato” è solo una parte veramente piccola (anche se importante) della nostra vita da gen. E devo dire che, stando sempre assieme alla parte femminile, è piacevole ogni tanto confrontarsi tra di noi, solo maschi. Bisogna anche aggiungere che l’influenza di cui parli delle “gerarchie” sui “sottoposti” è al giorno d’oggi praticamente nulla! (questo in effetti è un problema, perchè poi si rischia l’opposto: fare ognuno i cazzi propri!!). Ecco perchè mi viene da sorridere leggendo alcune cose che hai scritto, perchè molte sono solo un ricordo dei miei genitori.
    (a parte il fatto che vale quello che diceva qualcuno: all’inizio il Movimento era nato misto!!)
    Voglio precisare: non è che il MdF sia adesso un’isola felice senza problemi. Questo è stato per anni l’errore di molti, specie della parte femminile: cercare di far credere che, nel possibile, nel Movimento nessuno facesse errori. Ma è una cazzata!!! Solo che adesso viene vissuto tutto con tale naturalezza che, quelli che tu chiami “peccati” o “sacrilegi” non sono più vissuti come tali.
    Un esempio: nella mia zona ci sono un popo ed una popa che hanno lasciato assieme il focolare e si sono sposati. Ora hanno un figlio e vengono spesso a qualche incontro. Stanno entrando nelle Famiglie. Capisci?
    Ma restano i complimenti alla lucidità con la quale descrivi molte cose, anche se alcune retrodatate.
    Ti ringrazio,
    un gen.

  • cecilia ha detto:

    capisco tante perplessità, ogni tanto le ho anch’io.
    Tuttavia in nessuna realtà ecclesiale mi trovo a mio agio come nel M.d.F.
    Riuscendo a guardare oltre i limiti dell’essere umani, non solo a livello di persone ma anche di struttura, attraverso la spiritualità dell’unità io trovo più facilmente il rapporto con Dio Amore. Occorre essere intelligenti e capaci di discernere: nel Movimento ci sono tutti gli strumenti per andare a Dio. E sono daccordo sulle sovrastrutture, su episodi di fanatismo…ma in quale aggregazione non ce ne sono?

  • george ha detto:

    Non ho resistito alla tentazione di non ribattere più a questa eterna diatriba di chi vuole dimostrare di NON essere… o che NON si è più…; non è molto importante poi, voi siete contenti? benissimo! ci rivedremo forse nell’aldilà e continueremo la discussione; resta assolutemente il fatto, che è incontrovertibile perche questa realtà è a disposizione di chi la vuole vedere, che ad alcuni/e, a causa un po’ degli uomini/donne che ci stavano dentro, un po’ direttamente per interpretazioni almeno azzardate, esagerate, probabilmente errate della “parola di Dio”, è stata rovinata la vita (o almeno ciò ha pesantemente contribuito). Devo ammettere che da parte mia non ho grossi motivi per lamentarmi del MdF, ho solo capito che “fuori” c’è molto di più e meglio. Se siete cambiati sono contento per voi!

  • M. ha detto:

    edit
    commento rimosso su richiesta dell’interessato

  • Mariela ha detto:

    “E sono daccordo sulle sovrastrutture, su episodi di fanatismo…ma in quale aggregazione non ce ne sono?”

    Al meno nel “M.d.F” il fanatisno é parte della “gioia che c´ é dentro”…

    Ancora ricordo le cose stupide che ci facevano fare…
    Ricordo che una fine di settimana Eletta é venuta a Loppiano. Le pope ci hanno portato a al bensinaio piu vicino per dare il benvenuto a lei.
    Poi, anche con lei. Una volta lei ha fatto un giro per Sud America, nel mio paese non é venuta ma il suo aereo faceva una fermanta nel mio paese(per circa 1 ora) per andare al seguente paese latino. Le pope hanno fatto di tutto con le autoritá dell´ aeroporto finché Eletta riesca ad uscire dal aereo e noi intrare dentro delle zone vietate dell´aeroporto per trovarla 10 min (oppure meno!). Quanta fatica per dirci “ciao”. Un´incontro senza sapore per le pre-gen che non sapevano amare platonicamente alle pope del centro (come noi le gen dell´unita…hahaha).

    Poi, il avere un “nome nuovo”… Come mai, possiamo chiedere ad un altro un “nome”, non ci basta quello che i nostri genitori ci hanno dato? Poi, il nome anche ci da la nostra identita, perché rifiutarla?

    Poi, i congressi a Roma… fare di tutto per andare oppure per mandare un grupetto. Tante volte erano dei ragazzi e ragazze che appena conoscevano il Movimento. Era piú l´ entusiasmo di fare un viaggio ad un altro paese che fare una esperienza di unitá.

    Ho visto a You Tube, come sono i congressi senza Chiara… Prima, diventava una pazza per vedere a Chiara vicino, per salutarla, per farsi una foto… Ora ci sono le prime pope, ma loro come prima, continuano ad essere le stesse senza carisma. Penso che non sia stata io molto “coinvolta” con questo fanatismo, perché spesso ridevo dentro di me, quando vedevo a queste prime pope uscire da Castelgandolfo con grande fretta dopo dare qualche tema. Loro non hanno avuto mai il carisma di Chiara, anzi, sentivo come se per loro sia troppo artificiale l´emozione delle gen in trovare loro. Poi, anche era chiaro che loro non volevano restare a fare unitá nei nostri congressi,… perché tanta fretta in fuggire dopo i temi?!

    Poi, Virgo! Oh mamma mia! Lei non era mai vissibile nei congressi. Avere una audienza col Papa era piú facile che vedere Virgo nel corridoio di Castelgandolfo nei lunghi congressi gen 3. Poi, che donna cosi seria!!! Il papa, anche se nazista, sarebbe stato piu carino che lei con le gen 3 (ah! mi dimmenticavo, il papa é il Santo dei pedofili…, allora il suo carisma é naturale)

    Non venirmi a dire che non c´é il fanatismo. Anche nel M.d.F c´é la “gerarquia”. E questo fatto di mettere chi é piú importante e piú amato, fa parte del fanatismo. Perché ad un certo punto tutti vogliono essere in una posizione piú alta per restare vicino al “centro”, all´unita arcobaleno, ecc.

    Allora, anzi, in tutte le congregazioni ci sono dei attegiamenti fanatici,…. peccato, no? Ma c´e´, e anche nem M.d.F.

  • Mariela ha detto:

    Grazie per il tuo saluto.
    Anzi, scusami se sono stata “troppo” fuori del tema di cui si parla qui.
    Comunque, non centra molto le cose che ho raccontato, ma ancora provo rabbia nella mancanza di umilta tra i membri dell`Opera, oppure tra i semplici cattolici.
    Non sono una infelice, non pensare cosí. Ma soltanto mi fa rabbia e tristezza il vedere come i vecchi amici continuano a credere”con fanatismo” a un ideale che é piú tosto l´ideale di un altro. Ma anche sento rabbia per me stessa, per tutte le cose credute e fatte. Cose che ora non hanno piu un sentido, ma che lo stesso ti lasciano un vuotto.
    Spesso tanti dicono che, se non siamo daccordi con l´ ideale di Chiara, allora é meglio andarsene, che nessuno ci costringe a restare. Ma penso che soltanto colui che non ha “vissuto” e “creduto” pienamente nel loro idale, non puo capire questo sentimento di responsabilita davanti una veritá sbagliata. Facile é parlare di amore quando non si ha mai amato. Poi, nel moviento (come in tutti movimenti) ci sono dei membri attivi che vivono il loro ideale piu tosto per un motivo sociale e personale, non tanto per la ricerca del bene. Ci sono tanti al moviento, e per amore(e interese) si ha “Gesú in mezzo” anche con loro.
    Non credo che tutti quanti scrivono qui per commentare le tue opinioni, siano degli interni “veri” della opera, sono sicura che il movimento ha una chiara ordine riguardo questo tipo di blogs, cioé, sono vietati. Un gen vero mai darebbe la sua opinione qui, perche “non é amore” e romperebbe “l´unitá con quello che é stato stabilito”.
    Il movimento é anche molto “diplomatico”.
    E orgoglioso, loro sono convinti di avere la verita, allora”nessuna forza umana” farebe morire l´Ideale. Forse sono per te delle frase conosciute…
    Ma per me é ottimo che abbi creato questo sitio, sempre c´é qualche membro del movimento (non molto bravo) a leggere queste cose, ed spero per loro una apertura nella sua visione della vita.
    Poi, per me, leggere le tue opinioni sono state come di consolazione.(Adesso non voglio metterti sul altare divino, ma voglio essere sincera). Perché ci sono delle gen allontanate (come me) che avendo perso la fede, sentono di avere una piccola “fiamma” nell´ anima, fiamma che é piu tosto una invenzione prodotto della cattiva coscenza di avere uscito dal movimento. Penso che passara un sacco di tempo finché riesca a convivere oppure ad spegnere questa “fiamma” che sembra anzi un desiderio sadista.
    Mi é piaciuto molto lo scritto sul relativismo etico. Io mai leggo queste cose neppure nella mia lingua materna, perché é sempre in un linguaggio molto difficile, ma grazie, sei stata molto brava.
    Poi, vengo oggi tanto a leggere il tuo blog. Pur troppo resto spesso senza capire molte parole oppure storie che sono di attualita in Italia, allora é molto difficile prendere il filo.
    Grazie.

  • Uyulala ha detto:

    per Mariela
    il tuo discorso è per me molto familiare e riconosco tutto quello che tu descrivi.
    In effetti, a dirla tutta, neanch’io ho mai creduto che coloro che leggono e commentano qui siano veramente interni dell’opera, ho pensato piuttosto che siano ai margini, aderenti o simpatizzanti, e che magari neanche sanno di essere così al di fuori della struttura (come d’altronde è capitato a noi, prima di entrare a far parte del movimento come interni stretti).

    Se a te fa piacere, ti vorrei contattare via email: dal commento io leggo, nel pannello di amministrazione, le email di chi mi commenta.

  • Uyulala ha detto:

    per George
    ciò che sta accadendo di straordinario è che noi ex a poco a poco ci stiamo contattando, ci stiamo riconoscendo e stiamo scambiando le NOSTRE esperienze, quelle vere, quelle che ci hanno levato la pelle. Cominciamo lentamente a scoprire che non siamo soli, che l’esperienza che abbiamo vissuto è simile a quella di tutti gli altri ex. Con questi articoli ho contattato anche persone di altre nazioni, con culture diverse, eppure i problemi presentati sono sempre gli stessi.
    Per quel che mi riguarda gli interni del movimento possono sempre rimanere in estatica contemplazione della bontà dell’opera, non mi importa più da un pezzo ormai. Come dici tu, alla fine queste cose salteranno a galla.

    Grazie del tuo commento (ehm… mi sono accorta che alla tua ultima mail non avevo risposto…)

  • trafaredire ha detto:

    Aristotele diceva che nessun uomo al mondo desidererebbe vivere senza amici; oggi si potrebbe riformulare questo concetto con altre parole: che non c’è felicità in assenza di reciprocità.
    Tutti però sperimentiamo che il rapporto con l’altro è ambivalente: da un lato ci procura felicità, dall’altro non esclude la possibilità della ferita.
    Spesso per lenire le ferite limitiamo i nostri rapporti solo a pochi soggetti amici escludendo dalla nostra vita coloro che ci hanno ferito o che potrebbero ferirci. L’altro, proprio a causa della sua diversità, lo viviamo come una minaccia e il rapporto diretto con lui come un attraversamento rischioso da sostituire con rapporti di amicizia esclusiva o con rapporti anonimi e forme di reciproca indifferenza immunizzanti.
    Ma, nonostante la paura di ferirsi, l’esigenza di reciprocità è insopprimibile in noi. Il segreto per superare la paura e l’indifferenza che ci impediscono di incrociarci e di incontrarci forse è quello di compiere atti di gratuità rischiosi, per creare occasioni di reciprocità non sfuggendo al vero rapporto umano.

  • Mariela ha detto:

    Ok! Il rapporto col altro é ambivalente.
    Allora io ho avuto “paura” di sentirme una disgraziata spiritualmente dentro di un movimento e me ne sono andata e ho diventato una “allontanata”. Cosí, poi ho cercato rapporti anonimi o amicizie “allontanate”(come me) per fuggire della mia realtá. Questo é un punto vecchio, ormai superato, non mi importa il tuo giuduzio.

    Tu stai prendendo in giro a noi.
    Non ho capito cosa centra il tuo ultimo commento qui. Hai cambiato propio il tema.
    Sei molto “politico” 😈 , cioé, parli con belle parole ma non dai mai la tua propia opinione ne rispondi alle domande. 😆

    Tu sei sposato, hai un affetto a casa, la moglie, forse i figli anche. Hai un contatto fisico di affetto. Con che faccia vai tu a raccontare la tua gioia famigliare ai popi? Loro sono uomini, sono maschi!!! Non mi immagino cosa un maschio che vive in castitá puó parlare sulla sessualitá. Immagino che saranno delle cose molto forte e dificili, anche per le donne, ma penso sia piú dificile per un uomo. Poi il voto di castitá non ti limita il cuore.
    Non dubbio nella loro tensione per curare la castitá. Ma infatti penso a quanto duro sia avvolte la vita per loro, e quanto sentimento di colpabilitá si raccoglie ogni sera quando si fa “l´esame di coscenza”.

    La vocazione al focolare anche a me una volta mi é sembrato molto bella, ma penso che anche come a me, tanti hanno scelto questa strada soltato per “lenire le ferite e limitare i rapporti”, cioé, vivere con sicurezza con Gesú in mezzo le 24 ore del giorno e con un Dio che tutto pensa per noi (la Providenza e la voce di Gesú in mezzo). Ma poi ho perso l´interesse, perché comunque volevo un giorno fare la mia “propia famiglia”. Io penso-non so come e per gli altri- che tutte le donne abbiamo il desiderio di avere figli. Penso che ad un certo punto della vitá ti viene forte questa mancanza. E penso che le pope hanno passato per questo periodo. Sarebbe molto crudele dire a loro “abbracciate Maria Desolata”… Comunque Maria ha avuto un figlio…

    Comunque, voglio dirti, che anche nel movimento ci sono dei perversi… Tu como popo sposato interno, sicuramente sai di questo caso acaduto nel dicembre del 1999. Io non so alla fine come é finito il caso, perché neppure io avrei dovuto sapere questo. Ma la notizia era “cosí calda” che qualcuno non ha saputo restare zitto. Non sento dispiacere per questo popo, mi fa un grande schiffo, perché anche se avendo fatto un voto di castitá lui aveva comunque la coscenza di rendersi conto del suo problema molto prima di diventare un caso cosi vergonoso.

    Non mi dispiace se sono volgare, lui non ha fatto niente per castigare i casi di pedofilia ne per evitare nuovi casi. Anzi, copre il suo male parlando sulla “ecologia dell´uomo” quando nel mondo tanti poveri credenti aspettavano da lui parole di speranza. Cosí come ha detto bravamente una donna politica italiana, che invece di dare consolazione, lui si mette a parlare sul “gender” a una grande umanitá che non conosce il termino.

    E io penso che il movimento fa anche un po lo stesso. Ho letto sul homepage del movimento la lettera aperta riguardo il caso di Eluana. Loro hanno spiegato dei motivi per cui non era coretto la sua morte, uno dei motivi era il non generare attraverso questo caso un cambiamento legale. Siamo nel tempo della censura?

  • Uyulala ha detto:

    per Trafaredire
    devo dire che il tuo commento non l’ho capito. Fai un discorso di diversità e di reciprocità molto astratto e mi sfugge l’oggetto di questo tuo commento. A chi – o a cosa – pensavi quando stavi scrivendo?

    per Mariela
    Sono molto d’accordo con te nel tuo discorso sulla sessualità e su come viene vista all’interno del movimento. Sono convinta che proprio la sessualità, quella vissuta e non i discorsi che si fanno su di essa, siano il principale terreno in cui cadono miseramente tante cose dell’ideale, perché la concretezza del sesso non permette menzogne. Sarà per questo che nelle religioni il controllo della sessualità è così serrato? 😉

  • trafaredire ha detto:

    Pensavo a questo blog e alle tante ferite che vi sono narrate. Pensavo che prima o poi ogni persona fa un’esperienza che segna l’inizio della sua piena maturità: capisce nella propria carne e intelligenza che, se vuole sperimentare la benedizione legata al rapporto con l’altro o l’altra, deve accettarne la ferita. Comprende, cioè, che non c’è vita buona senza passare attraverso il territorio buio e pericoloso dell’altro, e che qualunque via di fuga da questo “combattimento” e da questa agonia conduce inevitabilmente verso una condizione umana senza gioia. La mia esperienza nel movimento è tutta giocata su questo filo: non ho mai curato relazioni asimmetriche di potere ed ho sempre cercato la relazione umana orizzontale, faccia a faccia. Per avere fatto questo c’è stato chi si è sentito autorizzato a ferirmi. Ma io non ho mollato. Come Giacobbe con l’Angelo ho lottato senza mollare un centimetro ed alla fine ho ottenuto la mia benedizione.

  • catimini ha detto:

    per trafaredire

    da circa un anno leggo questo blog con grande interesse. io sono cristiana, e trovo molto del Vangelo nello stile intenso e dolce di Uluyala, nella sua offerta gratuita di condivisione e affetto: infatti quello che mi dispiace di più è che per uscire dal Movimento dei Focolari lei abbia dovuto lasciare anche il Vangelo.

    Tu citi la notte di Peniel, nel guado di Jabboc, e da come riesco a capire affermi che chi si sottrae alla ferita dell’Altro è come chi è “fuggito” dal Movimento, chi ha rifiutato l’esperienza della lotta con l’Angelo: ora è senza gioia, senza benedizione, perché non ha saputo sostenere il confronto con l’Altro, perché si è sottratto al combattimento.

    Leggendo io penso che l’Altro per sua vocazione è fuori dall’essere: non può essere una struttura, un gruppo organizzato. In quel gruppo l’Altro è proprio chi si offre a te privo del controllo del gruppo. E’ chi ti mostra il suo Volto, che non può coincidere con quello di un insieme ordinato: il Volto del povero, dell’orfano e della vedova ti chiede di uscire dalla rasserenante appartenenza a un mondo in cui ogni significato è già stato codificato per te, ti chiama fuori.
    Per questo non mi pare possibile la relazione che tu proponi tra l’Altro e il Movimento dei Focolari, tra l’Altro ed esponenti “in quanto tali” di questo Movimento che è estremamente capillarizzato. A me sembra che se nel tuo combattimento hai veramente incontrato un Altro, è successo quando un’amicizia è arrivata a superare la comune appartenenenza, quando finalmente qualcuno si è stagliato nel tuo orizzonte nella sua inspiegabile unicità, nel suo mistero che oltrepassa ogni tentativo di ricondurlo a un nome, a una presenza prevista, a quel comune essere-con verso un obiettivo che annulla il singolo essere. Nei Movimenti purtroppo questo è difficilissimo: la classica situazione è che chi esce si ritrova solo, e traditore. Ma certo ci sono anche forse grandi eccezioni.

    Può darsi però che io non abbia capito bene quello che hai scritto, se fosse così mi scuso.
    Ma scrivendo c’è un passo del Vangelo che mi viene alla mente, spesso viene negli ultimi tempi:

    SI RACCOGLIE FORSE UVA DALLE SPINE, O FICHI DAI ROVI?COSI’ OGNI ALBERO BUONO PRODUCE FRUTTI BUONI.

    Se alcune persone per le ferite subite non reggono il combattimento con l’Angelo, sono costrette a “mollare”, come tu dici (la tua frase: “ma io non ho mollato”), sono costrette a sentire per molti anni il dolore di quelle ferite, tanto da aver bisogno di ritrovarsi tra “feriti”… se è così non si potrebbe pensare che questo “frutto cattivo” dovrebbe seriamente preoccupare “l’albero”?

    Mi scuso ancora perché forse la mia lettura del tuo post va nella direzione sbagliata.

    grazie per l’attenzione, a te, Uluyala e tutti quelli che frequentano il blog.
    Catimini

  • catimini ha detto:

    ps

    ancora per trafaredire

    mi dispiace aver postato un passo del Vangelo in un modo che rileggendolo sembra strumentale e fazioso, di averlo “usato” per difendere una tesi, invece di lasciarlo parlare almeno un poco nella sua intenzione autentica. Me ne sono resa conto dopo aver lasciato il post, e per questo torno qui: per specificare che con “albero” non intendo il Movimento dei Focolari, ma ogni Movimento della Chiesa Cattolica, ogni Movimento di cui si possono leggere storie di ex che si sentono derubati di anni interi della loro vita.
    Credo che il Movimento dei Focolari abbia straordinarie potenzialità, per esempio è stato il solo a cercare concretamente un confronto con le altre Chiese Cristiane, è attualmente il solo a mantenersi aperto verso l’Islam in un periodo in cui la Chiesa ha grandi difficoltà a riguardo. Leggevo Città Nuova qualche tempo fa e mi sembrava il miglior giornale cattolico in Italia.
    Ma ogni Movimento rappresenta un immenso rischio, un’immensa responsabilità per chi ne è parte: quello dell’idolatria dell’appartenenza.
    In nome della quale non è possibile condividere il dolore di qualcuno che decide di contestare, di affermare la propria autenticità come outsider, la propria verità di libero interlocutore della Parola. Per i Movimenti questo è pericoloso ammutinamento, invece che ricchezza: non ci si mette in discussione, non si chiede perdono a chi si sente frainteso e tradito, prima che traditore. Questa rigida incapacità di mettersi in discussione deriva dalla struttura gerarchica dei Movimenti, ricalcata sul modello della gerarchia attuale della Chiesa. I Movimenti Cattolici sono una novità del secolo appena trascorso, portano in sé uno slancio conciliare di evangelizzazione nuova, eppure la loro organizzazione è ispirata a quella del Sacro Romano Impero… come lo sono appunto le strutture ecclesiastiche.
    MA questa non è l’organizzazione prevista dal Vangelo… l’albero buono, che produce frutti buoni, non è controllato dall’autorità centralizzata. Nei primi tempi non esistevano nemmeno i Vescovi… e l’annuncio era così potente da travolgere Roma. Questa è la sfida dei prossimi anni nella Chiesa Cattolica, e i Movimenti in Italia mi sembrano ancora molto lontani dall’esserne consapevoli.

    A me pare che se il Movimento dei Focolari sapesse mettersi in discussione, in radicale antitesi con l’organizzazione gerarchica che ha dovuto assumere per essere accettato dalla Chiesa Cattolica, scoprirebbe che questo blog in cui si critica, si denuncia, non è un blog nel quale è “vietato scrivere”, ma un luogo che lo riguarda molto da vicino, un’opportunità da raccogliere con grande urgenza.
    In altre parole: a me pare che l’Altro di cui tu parli sia proprio qui, in queste righe che giorno per giorno ti pro-vocano.

    ecco, spero di non essere stata ancora più confusa del post precedente!

    grazie di cuore per la vostra attenzione
    Catimini

  • trafaredire ha detto:

    Carissima Catimini, ti ringrazio per quanto mi scrivi che “mi costruisce” dal di dentro. La difficoltà di comprensione reciproca in questo nostro rapporto a distanza è, in un certo senso, anche la prova che l’ambivalenza cui accennavo nel mio post è un dato reale. Si tratta di prenderne atto e di andare avanti egualmente. Io so che qualcosa di quello che ho scritto ti ha ferito. Come pure mi feriscono alcune parole della tua risposta. Come mi ferisce anche il commento di Uyulala, con riferimento al mio farraginoso modo di comunicare che la “costringe” a astenersi dal rispondermi. E’ proprio questo il “punto critico” di ogni relazione. Appunto. Di ogni relazione umana. Quindi anche, ma non solo, delle relazioni che si instaurano anche nel Movimento dei focolari. Questo mi consente di fare alcune precisazioni: la prima è che io condivido profondamente questo blog (lo dico soprattutto a Uyulala che ne è l’ideatrice). Condivido anche molte delle critiche che in esso sono esposte, perché io ho fatto esperienze simili. Il fatto che nel post precedente abbia parlato di una vittoria nel mio combattimento all’interno dell’Opera non significa che si tratti di una vittoria definitiva. Il combattimento è una condizione durevole, direi esistenziale, nel mio appartenere al movimento ma, e questo è il punto fondamentale, è una condizione esistenziale della vita in sé. E lo è, ne sono profondamente convinto, per tutti. Tutte le comunità umane (di lavoro, politiche, condominiali, familiari) sono luoghi di vita e di morte, di benedizione e di ferita. E’ anche sulla base di questo ragionamento che io ho deciso di non “dimettermi” dal movimento; con questo non voglio però dire che chi lo ha fatto abbia sbagliato. Sicuramente ha fatto la scelta giusta. Grazie al tuo contributo espresso in modo così delicato ho potuto comprendere meglio ciò che volevo dire in quel post, nel quale ho risposto “di getto” alla bellissima provocazione di Uyulala. Non voleva essere una denuncia dell’illusione, nella quale possiamo cadere (io per primo), e cioè di credere di poter risolvere l’ambivalenza fuggendo dal rapporto rischioso con l’altro. Voleva essere un modo (maldestramente riuscito forse) di proporre un progetto di ricerca che vada aldilà della semplice denuncia, e si inoltri nel terreno ancora poco esplorato di vie d’uscita costituite da esperienze di gratuità nelle quali vivere una vita che non sfugge all’incontro doloroso e terribile con l’altro, ma che cerca di immaginarlo anche come un momento umano a tutto tondo, rifiutando così la divisione. Ciò significa voler attraversare le tensioni senza paura, in cerca di una vita più umana e felice, senza però ingenuamente negare le difficoltà e il rischio mortale che una tale operazione porta con sé. Volevo soltanto accennare anche all’esistenza di una consapevole speranza che una vita umana senza riduzionismi e tabù è possibile. Spero di essere stato più chiaro e, vi prego, sentitemi come un fratello.

  • Uyulala ha detto:

    Carissimo,
    mi spiace che l’ambiguità delle mie parole possa averti ferito. Non mi riferivo a te quando parlavo di farraginosità, ma della nostra comunicazione. Non so precisamente quale ne sia la causa, probabilmente è molto più banalmente legata a delle modalità troppo diverse di esprimere i concetti, ma tu sai bene che quando siamo entrati in discorsi impegnativi ci abbiamo messo un secolo per riuscire a comprenderci. Purtroppo non sempre ho un numero di neuroni attivi sufficienti per intraprendere un tipo di scambio (peraltro molto interessante) che però presenti questo genere di difficoltà. Evidentemente mi sono espressa male e te ne chiedo scusa

  • Mariela ha detto:

    Per Catimi,
    questo é il post che mi piace di piú, e molto di piú quando tu hai fatto i tuoi concreti commenti su tanti punti.
    Allora é per questo che voglio “entrare nel tuo territorio buio” e “rischiare” superando “la paura” di un rapporto sconosciuto. Cioé, in poche parole: sento di dirti qualcosa.
    Sono colpita fino al cuore del fatto che NON essendo TU un membro del movimento dei focolari, capisci bene cosa é il appartenere e il essere in disaccordo con “il insieme ordinato”, con la struttura, con il “albero”.
    Hai riuscito a vedere con “molto piú” amore e “molto piú” rispetto a chi ha lasciato il movimento.
    Ho sentito di modo molto personale ogni commento di questo post, anche se infatti non sono indirizzati a me. Ma all´improvviso ho ricordato il come fu duro, deprimente, umiliante, doloroso, il fatto di lasciare il movimento. Il rimorso molto piú duro fu innazi tutto con il movimento, ma non tanto con dio.
    Allora, grazie per capire che non sono una traditore.
    Grazie per le tue parole di pace, perché io ho avuto i miei “combattimenti esitenziali” e ora cerco di vivere in pace senza dare nemmeno paura o rischi mortali a nessuno nei miei rapporti con tuti gli “altri” della mia vita.

  • catimini ha detto:

    Cari Trafaredire e Mariela,
    grazie delle vostre risposte, sono molto felice di potervi scrivere.
    domani posso tornare qui con più calma.

    buonanotte!

  • Uyulala ha detto:

    Chiedo perdono a Catimini: in questi due giorni ho ricevuto talmente tante mail che mi sono accorta del commento da approvare solo ora. Purtroppo da quando mi sono iscritta su Facebook sono letteralmente sommersa dalle notifiche…

  • catimini ha detto:

    Cara Uyulala non ti preoccupare, e piuttosto scusa tu perché in uno degli altri post ho sbagliato a scrivere il tuo nome! Adesso ho imparato…

  • Uyulala ha detto:

    🙂 Magari ti vien meglio chiamarmi col mio nome vero: Donatella.

    Uyulala è un bellissimo personaggio di “La storia infinita”. Lo scrittore, Michael Ende, era tedesco e mi son spesso chiesta se questi nomi così strani avessero un significato. Solo di uno l’ho identificato: la strega Tayde, che richiama il nome di una cortigiana che Dante mette all’inferno.

  • catimini ha detto:

    Caro Trafaredire,
    perdonami il ritardo. Mi dispiace che quello che ho scritto ti abbia ferito: che cosa? Quello che hai scritto tu non mi ha ferita, solo ho trovato che non era giusto, che non era vero, e ho voluto dirlo. Spero che tu non ti offenda se ti dico che anche nell’ultimo post mi sembra che ci sia qualcosa che non è vero: a me non sembra che un Movimento cattolico attualmente si possa paragonare agli altri gruppi umani, mi sembra che la presenza nei Movimenti cattolici di due qualità differenti di appartenenti (consacrati e no) renda questi Movimenti del tutto particolari tra i gruppi umani, e che qui stia il cuore di alcuni grossi problemi. Come si può trovare un Altro in ognuno dei membri del gruppo, come tu affermi, se nel gruppo però c’è un confine invalicabile che questa “consacrazione” segna, come una differente natura ontologica? Non è una domanda retorica, è una domanda che mi pongo e ti pongo, quando avrai tempo. Mi scuso ancora per il ritardo, e soprattutto per quello che ti ha ferito nelle mie parole, non era intenzionale davvero.
    grazie per quello che hai scritto, mi piace molto quando dici che non rinunci a combattere per essere accolto quale sei. A presto spero

  • catimini ha detto:

    Cara Mariela
    mi ha fatto tanto piacere sentire che quello che ho scritto ti ha fatto bene… sono contenta perchè penso che uscire da un Movimento comporti un senso di colpa immenso, che si trascina negli anni se non si trovano le risposte ai perché lasciati in sospeso, se non si riesce piano piano a ricostruirsi la “dignità”, l’ “onore” perduti tradendo chi è rimasto dentro: uscire da un Movimento significa, per chi esce, abbandonare chi ci chiede di restare, chi ci mostra di aver immensamente bisogno della nostra presenza. Il senso di colpa rimane tra chi è uscito e il gruppo come un legame che non si spezza, e non si potrà spezzare se non riusciremo a comprendere le nostre ragioni e quelle di chi è rimasto in un orizzonte più ampio, in cui troviamo le spiegazioni, le evidenze della Verità, che ci consentono di perdonarci e perdonare. Sono le stesse evidenze che cercavamo quando siamo entrati, e per vari motivi non abbiamo trovato in quel gruppo, tanto da sentire di doverne uscire. Ma ne usciremo solo quando riprenderemo la nostra ricerca e cominceremo a incontrarne i frutti: allora potremo di nuovo stare a testa alta di fornte al guppo, perché sapremo che abbiamo tradito il gruppo, ma non la Verità. Ti auguro di poterti rendere conto prestissimo che il tuo valore di singola “cercatrice” della Verità è prezioso esattamente quanto quello di ogni gruppo. Perché grazie al Cielo le Chiese sono molto grandi, e l’Inquisizione non esiste più! Viviamo in un tempo in cui possiamo leggere il Vangelo e da qualche anno anche provare a cercarne autonomamente il significato: basta cercare in Internet, i siti biblici sono moltissimi… A me pare che l’ideale è stare davanti alla Verità insieme ad amici che ci volgiono bene esattamente per quello che siamo, ma che per costruire questo ideale è necessario che all’inizio noi, da soli, andiamo alla scoperta della Verità che ci aspetta… e per strada verranno gli amici. Ti auguro di tutto cuore che questo ti accada presto. A presto, e perdonami per tutto il tempo che ci ho messo a rispondere! Buonanotte…

  • catimini ha detto:

    Ah…mi piace moltissimo Ende, pensa che avevo un libro della Storia Infinita che poi ho regalato, e quell’edizione purtroppo non esiste più: c’era il serpente sulla copertina, così sembrava che leggendo stesse di nuovo accadendo tutto…
    Invece dalla prima volta che ho aperto il blog avevo immaginato che il tuo nome venisse invece da Donne che corrono coi lupi, un libro che non ho ancora letto, e che senz’altro tu conosci, ma sono molto più contenta che venga dalla Storia Infinita!

    buonanotte Donatella Uyulala

    Maria Catimini

  • Uyulala ha detto:

    🙂 anch’io avevo quell’edizione. L’ho voluta regalare ad una persona per me molto speciale, ma quel libro (proprio quello) mi ha accompagnata per molti anni

  • Mariela ha detto:

    Carissima Catimini,
    grazie per le cose che mi dici, poi hai spiegato molto bene la situazione di chi é uscito. Mi hai fatto ricordare in dettagli la mia esperienza…
    E grazie per gli auguri e il consiglio, l´avró sempre presente per metterlo in pratica.
    Ma sai? su Internet ho giá trovato delle cose buone, per esempio questo blog…!
    E gli amici, penso che ho trovato almeno due…
    Grazie con tutto il cuore a te e a la cara Uyulala, ma a lei non ringrazio piú(altrimenti si annoia con me!)

  • trafaredire ha detto:

    Cara Catimini,
    non c’è una ferita specifica (o meglio c’è, ma secondaria): è la vita in comune in sè (ed anche un blog, a suo modo, è una forma di vita comunitaria) che è fatta di ferite. Se, dunque, le ferite non ci mancano nelle esperienze comunitarie di ogni tipo(che presuppongono l’uguaglianza e la libertà tra i partecipanti) immagina nelle forme di convivenza in cui i rapporti sono regolati da regole che presuppongono l’esistenza di gerarchie. E non è vero che le comunità cattoliche (come tu le definisci) sono le sole in cui sono presenti membri che hanno posizioni gerarchiche differenti: pensa a qualsiasi forma di convivenza civile e non troverai nessuna difficoltà a trovare al loro interno capi, responsabili, ecc. Anzi, mi viene da dire che se nelle convivenze civili tali gerarchie sono ineliminabili (si può soltanto lavorare per aumentare al loro interno la democrazia e la partecipazione) nelle comunità cristiane si può fare molto di più: perché il nucleo centrale del messaggio cristiano, la sua novità rispetto alle altre religioni, è proprio la reciprocità: “Vi dò un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi”. Il fatto che le strutture dentro le quali questo messaggio si è andato cristallizzando nel suo dispiegarsi nel corso dei secoli siano in crisi non è per me segno del fallimento del messaggio. Io penso, al contrario, che la causa della crisi della Chiesa è tutta contenuta nello stesso messaggio di Cristo che la interpella continuamente. E sono felice quando mi imbatto in blog come questo perché in esso vi è la prova provata che del cristianesimo non ci si può appropriare, e qui di cristianesimo ce n’è moltissimo!

  • catimini ha detto:

    Caro Trafaredire,
    anche secondo me questo blog è speciale, perché è speciale il modo in cui viene gestito. Sono tornata a vedere se mi avevi scritto e ti posso rispondere in tempo reale! Così recupero un po’ del ritardo dell’altra volta… Sono d’accordo con quello che pensi della crisi della Chiesa Cattolica: in realtà è un’evoluzione tutta positiva, è una notizia splendida, perché ora il Vangelo potrà liberarsi. Stiamo vivendo un tempo straordinario mi pare, che solo pochi anni fa nessuno poteva prevedere. La cosa importante è che lo affrontiamo con le chiavi di lettura giuste, e mi sembra che sia fondamentale il modo in cui ricostruiamo la storia. Ho scoperto da poco che le Rivoluzioni del XVII secolo, a partire da quella dei Paesi Bassi contro la Spagna, per continuare con quella Inglese, diretta di quella Americana, che è stata il modello della Rivoluzione francese, le Rivoluzioni che hanno trasformato il mondo feudale dell’Ancien Régime, e hanno aperto la strada alla convivenza civile che conosciamo oggi, le hanno fatte i puritani e i presbiteriani, ovvero i cristiani riformati, in nome del Vangelo. Potendo finalmente leggere la Scrittura (ed erano estremamente colti, pensa che i pastori anabattisti dovevano saper tradurre a prima vista dall’Ebraico al latino! ma anche i contadini più poveri dovevano imparare a leggere e scrivere, era fondamentale che un cristiano potesse accedere direttamente al testo), hanno cominciato a sentire un tale disgusto per la corruzione, l’ingiustizia e il lusso che i potenti opponevano alla miseria atroce del popolo, un tale disgusto che in nome della Bibbia si sono ribellati. Ho scoperto che tra i primi coloni americani la fondatrice di Rhode Island è una donna, Anne Hutchinson, una teologa puritana che venne duramente osteggiata dai suoi stessi confratelli perché nei primi anni del 600, fondandosi sulla Bibbia, aveva intenzione di assumere anche la responsabilità politica oltre che quella spirituale della sua comunità. La liberazione delle donne inizia dalla scoperta dell’annuncio del Vangelo in questi anni, e non è certo a caso che le suffragette, nel XIX secolo, comincino a muoversi in ambito anglosassone, e che l’introduzione della prima tassa sul patrimonio si verifichi in Inghilterra! Ovvero: in nome della Scrittura man mano viene smantellato il sistema feudale (ancora ben rappresentato attualmente dalle mafie) nel quale non poteva trovare spazio l’idea dell’uguaglianza.
    Come si potrebbe pensare alla liberazione delle donne senza il Vangelo? Ci sono certo popoli antichi tra i quali la donna godeva di maggior credito di quello (nullo) assegnatole dalla Grecia, ma in nessun altra civiltà al mondo si è arrivati a rivendicazioni di parità come quelle che il 68 ha portato in Occidente. In questo senso, a me pare che il cammino del Vangelo sia un’evidenza sempre più incontrovertible. Certo le donne sono ancora schiave, e nelle strade italiane la schiavitù è un urlo immenso che i cristiani ignorano serenamente, ma in Svezia si è giunti ad una legge per la quale la prostituzione è in ogni caso reato del cliente!!
    Questa è l’evidenza del Vangelo, una tra le tante,pensa soltanto alla rupe Tarpea a Sparta, dalla quale venivano gettati i bimbi che nascevano disabili. Da quanto tempo, e in quante società, si procedeva in quel modo? Non sappiamo, certo pian piano si scopre che è necessario retrodatare moltissime tappe del cammino umano: forse le civiltà del Mediterraneo risalgono a 12.000 anni fa. E’ mai accaduto in 12.000 anni che una civiltà tutelasse le persone disabili (con gravissime mancanze, con frequentissime pericolose ricadute nel passato…)come accade ora? E perché accade ora?
    Non sono in nessun modo fiera di appartenere alla “civiltà occidentale”, tutt’altro. Ma rilevando qeuste evidenze mi pare che si svuoti appunto il “mito” di questa cività: né Platone né Aristotele si sarebbero mai sognati di ritenere una donna pari a d un uomo, ma nemmeno un uomo uguale ad un altro uomo: Aristotele riteneva il rapporto padrone-schiavo una legge naturale delle più ovvie!
    Nella civiltà occidentale è avvenuto Qualcosa che non ha nulla a che fare con essa, Qualcosa che piano piano, inesorabilmente, è cresciuto nell’ombra, sotterraneo, inspiegabile, ed è giunto fino a noi intatto, come era all’inizio. Non ricordo chi diceva che esiste una prova inconfutabile dell’esistenza dello Spirito Santo: il fatto che il Vangelo esista ancora nel’Italia della Santa Romana Chiesa. Studiare la storia dei delitti e degli orrori della Corte Pontificia, della sua mai rinnegata continuità con il Sacro Romano Impero, è essenziale per comprendere come il Vangelo sia indistruttibile!
    Ci sono poi molte altre evidenze, molto più grandi… basta leggere, aprire gli occhi, e appare immediatamente che questo periodo della Chiesa cattolica è il migliore che abbia attraversato, tutto viene alla luce!!

    Invece qui in Italia è difficilissimo che un insegnante di storia, anche di sinistra, faccia una lettura di questo genere: così com’è difficile trovare un’opera Lutero o di un modernista in biblioteca… ma se perdiamo la chiave di lettura del reale che la storia è per noi (io ti ho parlato di ALCUNI fatti…sai quanti ce ne sono, è più importanti?), perdiamo la capacità di scoprire le evidenze della Resurrezione, e la fede diventa un salto nel buio, e noi diveniamo fragilissimi nelle mani di chi detiene il potere religioso, che ci può influenzare in ogni modo: siamo ignoranti!

    CONTINUA

  • catimini ha detto:

    Scusa perché nel post qui sopra mancano alcune parole, non l’ho riletto… SCUSA ma anche in questo devo essere molto veloce. Non so se quello che ho scritto sopra è chiaro o solo una grande confusione… spero si capisca qualcosa. E spero che per questo sia chiara la mia domanda: perché pensi che la gerarchizzazione della società sia compatibile con una comunità cristiana? Nei primi secoli non era così: sai che immenso sollievo ho provato quando ho scoperto che i primi cristiani TIRAVANO A SORTE quale membro della comunità dovesse presiedere alla celebrazione?! Le eresie che hanno incessantemente cercato di riportare alla purezza originaria il messaggio del Vangelo (e così lungo i secoli l’hanno preservato…) chiedevano sempre innanzitutto l’abolizione delle gerarchie, come condizione indispensabile per l’autenticità della vita cristiana.
    Certo è chiaro che per vivere insieme gli esseri umani hanno bisogno di regole, di chi le fa rispettare, di chi ricopre incarichi di più o meno grande responsabilità. Ma si tratta di incarichi, di funzioni: io non mi sento nient’affatto diversa da un grande manager o dal sindaco di una città, sono una persona come loro, solo faccio cose diverse. Nei Movimenti cattolici, sul modello della gerarchia della Chiesa cattolica, invece non si tratta di incarichi, ma di condizioni “ontologiche” diverse: è la “vocazione” che decide chi ricopre quell’ufficio, quella carica. E c’è una differenza di natura tra chi ha la “vocazione” e chi non ce l’ha. Per vocazione di intende ovviamente quella al “celibato”, perché è ammesso che anche le persone sposate partecipino degli altri voti. A me sembra che questo modello in crisi sia proprio qualcosa che va presto criticato e superato, perché già se ne sta occupando lo Spirito che soffia… perché questo calo di vocazioni? Per colpa del Concilio, dicono i lefevriani, e secondo me hanno ragione… ovvero ormai la Chiesa cattolica non è più quella che i lefevriani sperano, purtroppo per loro è già successo, come è successo nei secoli passati: nel silenzio, nel mistero, negli ultimi anni anche in Italia il messaggio del Vangelo è penetrato nonostante tutto, nonostante la mafia sempre più potente, nonostante la scuola a pezzi, nonostante l’informazione imbavagliata… è successo comunque, e ora il calo delle “vocazioni” significa che siamo pronti per l’uguaglianza nelle comunità, che ora la responsabilità sarà di tutti in prima persona, perché la gerarchia è inevitabile in uno Stato, ma non nella comunità che la Scrittura propone: Israele vuole darsi un re come i popoli vicini, ma i Profeti cercano in ogni modo di esautorarlo, perché non era quello il progetto di organizzazione del corpo sociale che l’Esodo aveva tramandato. Invece piccoli gruppi, autonomi, retti dai saggi. E nessun membro differente dagli altri, nessuno che debba rinunciare a sperare di far parte della Promessa fatta ad Abramo: i bambini, la sola ricchezza, come le stelle del Cielo.

    Nella Scrittura è scritto infinite volte: ricorda. è un po’ il discorso della storia di qui sopra. Se non ricordiamo, è come se sotto i piedi ci mancasse il terreno, e non possiamo andare avanti. Non possiamo cercare di capire il futuro, se non ricordiamo quello che è stato fatto per noi in passato, quello che è successo e si costituisce come progetto, come paradigma del futuro. Certo un paradigma che pare impossibile realizzare… come pareva impossibile a chi aveva vissuto da generazioni nella schiavitù ritornare libero fuori dall’Egitto…

    grazie di aver resistito fin qui… e grazie della tua risposta.

    buona serata, un abbraccio!

  • trafaredire ha detto:

    Cara Catimini, ho provato a leggere e rileggere il mio precedente post per capire dove ho detto che la gerachizzazione sia compatibile con la comunità cristiana, ma non l’ho trovato. E non poteva essere altrimenti, perché non lo penso affatto. Quello che volevo semmai dire è che le varie forme di gerarchizzazione che si producono nella società civile nascono da un malcelato bisogno di “immunitas”, cioè di neutralizzazione della “ferita”. Esse, infatti, sono regolate da leggi e contratti e il “contratto” richiede tra le sue pre-condizioni teoriche che tra i soggetti esista un “mutuo disinteresse” gli uni per gli altri, poiché sentimenti, senso di appartenenza, amicizia e legami forti sono tutte cose pericolose, essendo sempre tendenzialmente particolaristiche ed esclusive. La società occidentale (dove leggi e contratti sono nati e sviluppati) ha bisogno, per poter essere “giusta”, di individui senza legami e passioni. la diversità tra l’io e il tu viene affrontata semplicemente rimuovendola, proteggendosi da essa con contratti sempre più sofisticati che non richiedono un dialogo, né tantomeno, un incontro interumano, ma, appunto, una reciproca indifferenza. Questa è la fotografia, non il mio pensiero. Tutte le comunità umane sono luoghi di vita e di morte, di benedizione e di ferita. Nessuna città potrebbe funzionare senza regole e contratti, senza giustizia. ma se l’estensione dei contratti e dei limiti all’incontro personale supera il punto critico di queste pur necessarie mediazioni, la vita in comune si intristisce. Se, per evitare conflitti, disegnamo regolamenti condominiali, luoghi di lavoro, città che ci impediscono di incrociarci nei corridoi, nelle scale, nei luoghi comuni, nelle piazze, il rimedio allora diventa peggiore del male. La relazionalità vissuta attraverso queste mediazioni contiene indubbiamente degli elementi positivi e civilizzanti, che sono conquista e frutto di civiltà. I principali sono simboleggiati da due valori della modernità: l’eguaglianza e la libertà, la libertà dell’individuo soprattutto. C’è però un terzo principio troppo dimenticato dalla modernità: la fraternità. la lbertà e l’eguaglianza promesse dalla civiltà occidentale hanno richiesto il sacrificio della fraternità, perché la loro affermazione è avvenuta mediante l’espulsione della relazione di fraternità, soprattutto dalla sfera pubblica. Ma se uguaglianza e libertà possono restare (e storicamente sono spesso restate) esperienze di immunitas, la fraternità no. Ecco perché la fraternità è sempre esperienza di gioia e di dolore, di vita e di morte. Senza fraternità la vita non fiorisce, non c’è felicità, né umanità piena. Per quanto riguarda il tuo pensiero sulla Chiesa lo condivido interamente. Ma, per mancanza di tempo e (forse) di spazio ne farò oggetto di un altro post.

  • catimini ha detto:

    Cara cara Mariela,
    torno un momentino perché volevo rispondere a quello che mi hai scritto ieri: grazie!! Anch’io sono molto felice di averti incontrata qui, e spero che continuiamo a scriverci. Vorrei consigliarti questo sito: http://www.studibiblici.it che è il sito di un frate servita che ha studiato all’école biblique di Gerusalemme. Tenta di spiegare in parole dirette e semplici quello che di solito resta nascosto nei libri dei “tecnici” dell’esegesi biblica, e alla voce “conferenze” ci sono ormai moltissimi passi del Vangelo che lui sa “aprire” per chi ha bisogno di scoprirne il senso. Non mi piace proprio tutto delle sue idee, ma per la maggioranza le condivido e trovo che sia una lettura che CONSOLA, nel senso che sa proprio parlare al dolore… insomma sa annunciare il Vangelo. Spero tanto che ti piaccia e possa farti bene. Un abbraccio e buona serata, a presto!

  • catimini ha detto:

    Caro Trafaredire,
    in effetti non l’hai scritto esplicitamente, ma hai scritto che “nelle comunità cristiane si può fare molto di più”, come se non ci fosse una differenza radicale, come se quel “si può” fosse opzionale! Il tuo discorso sulla fraternità è davvero molto interessante. Io però ho un’esperienza molto diversa dell’amicizia, e i miei amici non sono parte di un gruppo, ma tutti, in diverse esperienze, hanno come unico Centro il Vangelo. A me sembra che più si approfondisce il rapposto e la fiducia, più le ferite (inevitabili all’inizio) tendono progressivamente a scomparire, e si diventa davvero “Uno”, perché l’empatia aumenta al punto da sentire addirittura la preghiera quando viene fatta per noi da un altro luogo… diventa un po’ telepatia! E si vive scoprendo la profondità della gratitudine: man mano che gli anni passano si approfondisce questo mistero. Ecco, mi sembra che il Nuovo Testamento sia diverso dall’Antico in questo: ci sono condizioni ontologiche tutte nuove, perché la fraternità non è più vissuta solo da noi, ma da noi insieme al Risorto. Forse a me sembra più vero dire che la situazione della fraternità che tu descrivi è una condizione inevitabile, ma da superare, perché ora è possibile… un po’ come il giro sulla pista prima del decollo, e poi si può volare.
    Scusa, non volevo essere di nuovo polemica… 😆

    a presto e ancora grazie dell’attenzione!

  • trafaredire ha detto:

    Gli amici li selezioniamo. E tranne rari casi la selezione avviene con la discriminante della ferita. Difficile che chi sceglie degli amici seleziona persone che possano causare ferite. Fortunati coloro che trovano degli amici “stronzi”. I fratelli, invece, non possiamo sceglierli. Ecco perché la storia di quasi tutte le culture si fonda su un “fratricidio”, che è la scelta di non dar corso al vivere la benedizione che contiene la fraternità. Paradossalmente possiamo dire di essere fortunati a non essere tutti amici e che l’amicizia sia una cosa rara, perché se riusciamo a comprendere che nel mondo siamo tutti fratelli perché figli di un unico Padre (con tanti nomi diversi) potremmo vivere questa fraternità con lo scopo di scoprirne la benedizione e non soltanto le ferite. E’ quello che io tento di fare anche nel Movimento dei Focolari. Ma è quello che tutti possiamo fare nella vita di ogni giorno, nel confronto e nello scontro tra le molteplici culture della gente che sempre più si fa presente nella mia città.

  • catimini ha detto:

    Caro Trafaredire,
    innanzitutto grazie per aver risposto, per aver voluto continuare a cercare insieme a me. Perché è questo che fanno i fratelli se sono cristiani… credimi, se sono cristiani non si feriscono, si guariscono, cercano insieme la guarigione…

    Mi dispiace tanto che tu sia costretto non so per quale motivo a non sperimentare questa evidenza, l’evidenza della speranza: la Resurrezione che ACCADE solo e ogni volta insieme ai fratelli che ci hanno scelti per correre insieme al sepolcro e trovarlo vuoto.
    La vita dei fratelli se sono cristiani è questa, e può avvenire soltanto insieme, i discepoli che annunciano vanno soltanto a due a due.

    Parli di fratricidio originario: certo, anch’io condivido pienamente questa teoria sulla nascita delle civiltà attraverso le pratiche sacrificali. Ogni cultura si è fondata inizialmente sul sacrificio umano, e tutt’ora le culture non cristiane proseguono su questa strada, magari resa meno cruenta dalla legislazione internazionale ma sempre presente: basta pensare alla condizione delle donne, che in tante zone della Terra sono attualmente costrette a giocare il ruolo di vittime sacrificali in ogni età della loro vita(quando non arrivano come schiave sui marciapiedi delle nostre città). Se tu intendi come “frateli” gli esseri umani, figli dello stesso Padre, certo il fratricidio e la ferita sono parte fondamentale del rapporto, e senza dubbio la Rivelazione originaria attraversa il Volto dell’Altro che io posso uccidere, l’Altro che mi guarda inerme, esposto alla mia violenza eppure sempre intatto nella sua provenienza ignota, inconcepibile pur nell’apparente parentela con la mia: tu non ucciderai.
    Sono gli occhi atterriti dell’Altro che di fronte a me chiede di vivere a suggerirmi una Legge che l’Io non può scorgere finché non si lascia muovere dalla miseria dello straniero, dell’orfano e della vedova. Questa è la condizione umana, sono d’accordo, e la ferita dell’Altro che spodesta l’Io, che lo converte alla compassione è l’inizio dell’anima: mi piace tanto pensare che “l’anima è l’Altro in me”.

    Però questo è l’Antico Testamento, il Nuovo procede oltre. Nel Vangelo i fratelli sono amici:

    IO VI HO CHIAMATO AMICI.

    Nelle comunità del Risorto i fratelli si scelgono, perché nella scelta reciproca accade la Sua scelta. Con i miei amici è sempre più profondo questo mistero: più ci conosciamo e più scopriamo quanto esserci incontrati e scelti è stata assoluta libertà ma insieme anche, in un modo inspiegabile, accoglienza di una specie di enigmatico “progetto”: più approfondiamo quanto siamo fatti per risponderci, per guarirci attraverso le nostre storie, i nostri errori, le nostre paure. Quando questo è messo insieme nel nome del Risorto diventa improvvisamente la strada per incontrarLo, per scoprire le Sue Parole per noi. Come se ognuno fosse un testo scritto per l’altro, in cui si legge la Voce del Signore che ogni giorno attendiamo.

    I miei fratelli nel Vangelo certo a volte mi feriscono! Ma man mano il tempo si aggiunge al tempo le ferite divengono più rare, come ti dicevo nell’altro post man mano la sintonia diventa più grande: le ferite sono all’inizio, come quando si impara a suonare insieme, poi quando si è imparato diventa molto difficile fare errori, è come un ritmo che si crea man mano, una musica che viene attraverso di noi. Per questo, credo, Paolo ai Filippesi scrive che nelle comunità del Risorto si vivono quotidianamente i doni dello Spirito.

    E’ un ideale regolativo, come la vita della comunità di Gerusalemme negli atti, non è mai accaduto, forse tu pensi.
    No, è la realtà se usciamo dalla visione sacrificale del Vangelo.

    A me sembra che sia questo il motivo per cui tu non puoi distinguere tra il fratello fratricida e il fratello che è chiamato amico. Mi sembra che tu abbia bisogno di teorizzare la ferita incessante tra i fratelli come la condizione privilegiata per vivere il Vangelo, mi sembra che tu non possa ammettere un’autenticità in una vita meno dolorosa, perché questa è la vita che stai vivendo e hai la necessità, per continuare a viverla, di credere che sia la sola strada possibile. Nelle tue parole infatti sento soprattutto una specie di doloroso disincanto: come se tu avessi bisogno di mostrare a te stesso che la vita “spirituale” come il Vangelo la propone è fatica, è oscurità, prova, battaglia incessante con l’altro che uccide, e non è possibile che Paolo ai Filippesi affermasse il contrario.

    Forse mi sbaglio. Però quello che mi viene in mente è che tu vivi in un gruppo in cui i sacrifici umani vengono mantenuti e anzi formano la struttura stessa del vostro vivere insieme: i Popi come li chiamate voi, ma anche i Memores Domini, i Numerari… vedi che non si tratta solo del Movimento dei Focolari, ma della maggior parte di quelli che ho chiamato “Movimenti Cattolici”. Chi sono queste persone? Sono quelle che rinunciano a una vita propria per offrirla agli altri membri del gruppo, i quali accettano il loro sacrificio e ne vivono: senza di loro il gruppo, per come è organizzato, non vivrebbe. Sono come l’alimento, il cibo di cui la struttura si nutre. La loro vita diventa pubblica, impersonale, le loro particolarità si perdono nell’essenziale identità di “consacrati”, che conducono un’esistenza qualitativamente differente dagli altri, ontologicamente differente mi pare di averti già scritto, nel senso che tutto ciò che caratterizza l’umanità in loro va progressivamente sublimato nell’ascesi, in nome della piena umanità del gruppo. I membri del gruppo avranno la possibilità di una discendenza, continueranno forse a vivere nei loro figli, queste persone invece no: la possibilità della loro sopravvivenza è negata in nome di quella del gruppo, dopo la morte loro continueranno a vivere esclusivamente nella storia del gruppo, nel quale sono già da ora dissolti, quasi un affresco sulla parete, inseparabile dalla parete. Dunque un sacrificio è in corso, dunque un fratricidio sta costantemente all’origine del gruppo…

    Ed evidentemente questo ha ovvie ripercussioni sui rapporti tra i membri del gruppo, che non possono essere quelli tra amici, se la violenza li fonda.

    Il punto è questo: è possibile vivere il Vangelo senza darne una lettura sacrificale? in modo che

    DARE LA VITA PER I PROPRI AMICI

    sia qualcosa che ha un significato del tutto altro da un sacrificio umano?

    A me sembra di sì, mi sembra che ora finalmente, dopo due millenni di storia, è possibile, è possibile che viviamo finalmente come Paolo chiedeva. E mi sembra che quando si è provata la differenza non si può nno tentare di annunciarla a tutti.

    Avevo dato a Mariela l’indirizzo di quel sito proprio per questo: quel biblista, tra altri, cerca di mostrare come la lettura non sacrificale del Vangelo sia imposta dal testo stesso. La cosa più bella, credo, per chi esce da un Movimento dopo anni di quella lotta dolorosa, tragica, che anche tu riconosci, è scoprire che quella lotta non c’entrava NULLA con il Vangelo. Che è un fatto solo umano, che orecede il Vangelo, e che il

    SIGNORE

    non ha mai voluto tanta sofferenza nella nostra vita, non la vuole, e ora che siamo usciti possiamo finalmente scoprire cosa nel Vangelo sta scritto da duemila anni e nessuno ancora ha potuto leggere fino in fondo, e che tocca a noi iniziare a leggere. Per tutti, per tutti i bambini che nascono ora e da adulti avranno bisogno della nostra storia, del nostro tentativo di lettura, per andare sempre più oltre, sempre più in fondo nell’Infinito della Parola.
    La Parola che insegna come guarire dalla violenza del fratricidio, e vieta il sacrificio umano.

    Forse pensi che il mio è un delirio. Forse mi sono anche spiegata molto male, potevo scriverti soltanto stasera ed è tardissimo, sono molto stanca.

    Senza dubbio, Trafaredire, io non so chi sei nè forse mai lo saprò, ma se investo le residue energie di questa settimana per cercare di spiegarmi per me non sei un fratello, sei un possibile amico: vorrei che tu provassi come la Resurrezione trasforma e guarisce, e rende le ferite un ricordo sempre più lontano. Lo desidero per te, per il modo strano in cui ti ho incontrato nel Web, in un momento in cui ho sentito di dover scrivere (non lo faccio quasi mai): questo post è una preghiera, per te e la tua famiglia, perché accada che il tuo dolore sia consolato.
    Non so se per questo è necessario uscire dal tuo Movimento, forse no, forse basta riuscire a scoprire in che modo potrebbe diventare un Movimento di amici. E, per il poco che posso saperne, forse Chiara, tanto tempo fa, sperava in questo, no?

    grazie ancora dell’attenzione!
    baci
    Catimini

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