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Nuvola di parole

Anna

E’ morta circa due settimane fa.

Da anni sapeva che stava per morire, le cure chemioterapiche l’hanno tenuta in vita oltre ogni previsione. Quando ci riusciva, continuava a venire al lavoro. Ogni volta la guardavo sorpresa, le carezzavo una spalla e le sorridevo. Lei ricambiava il sorriso irrigidendosi un po’ per quel gesto d’affetto a cui non era abituata e che, in fondo, non gradiva.

Quante volte abbiamo parlato della sua morte? Non lo ricordo neppure più. Lei ne parlava con una serena solennità che mi lasciava stupefatta. La ascoltavo. Le facevo domande. Soprattutto la ascoltavo.

Non mi ha mai pesato parlare della morte, non so perché.  Credo che di questo me ne sia stata grata, visto che non trovava facilmente qualcuno disposto ad ascoltarla.

Rideva, Anna. Rideva con una risata cristallina, di gusto. Una risata contagiosa. Ma poteva diventare serissima e terribile. Non era una persona comune, nei suoi pregi e nei suoi difetti.  Al lavoro aveva molte persone ostili e poche vicine. Una fra queste ultime ero io. Nelle delusioni e nelle sofferenze che alcuni aspetti delle relazioni al lavoro ci provocavano, eravamo vicine e solidali. Subìva cose stupide. Dispetti, per lo più. Perché è sempre stata una persona priva di qualunque ipocrisia e quello che doveva dire lo diceva senza fronzoli e senza condimenti.

In un ambiente in cui si deve parlare sempre in punta di forchetta, lei si esprimeva in modo diretto e franco. Con tutti, anche con me. Le persone non vogliono quasi mai questo. Preferiscono i leccaculo, preferiscono le relazioni fatte di “io faccio un complimento a te così poi tu lo fai a me”. Anna non era così. Si era attirata molte inimicizie e ho assistito spesso a profonde cattiverie fatte nei suoi confronti.

Non voleva che si sapesse fino a che punto stava male. Veniva al lavoro, cercava di svolgerlo al meglio. A volte da psicologa doveva ascoltare le ipocondrie dei pazienti. Non capirò mai come riuscisse a trattenersi dal prendere a sberle chi le parlava di malattie immaginarie mentre lei combatteva contro le metastasi di un cancro. Eppure dai pazienti questo lo accettava.

Quando, due settimane fa, ho visto M. con gli occhi pieni di lacrime non ho capito subito. Sapevo che Anna stava per morire, ma in qualche modo il mio cuore non aveva voluto sentirselo dire. M. mi dice semplicemente: “Anna è morta”.

M. la chiamava spesso per telefono, non so perché ma io non l’ho mai fatto. Ho davvero pochissimi rimpianti nella mia vita e questo sarà uno importante. Colpa mia. Colpa del mio percepire il tempo in modo distorto, colpa del fatto che spesso non percepisco affatto lo scorrere del tempo.

Sono due settimane che nel silenzio della mia anima ne sento la voce chiara e scandita, la risata cristallina, lo sguardo complice o, a volte, durissimo. Come mi è capitato per altre persone, la sua morte mi ha lasciata un grande silenzio interiore.Una sorta di vuoto scuro, profondo, senza suoni, senza un “dolore” riconoscibile attraverso pianti o reazioni fisiche.

Non so neppure io perché scrivo queste righe. Anna non avrebbe voluto, mi avrebbe fatto una vera lavata di capo. Odiava queste cose.  Ma l’altro giorno al lavoro, non trovando stanze libere, sono entrata nella sua, mi son seduta nella sua poltrona. Mi sono girata intorno. Nell’armadio  ci sono ancora i suoi libri, le sue scartoffie.

Ho ricordato le sue parole, quando le dicevo che ne ammiravo la forza. Mi rispondeva: “Ho forse scelta?”

Mi chiedo ce ci sia qualcuno che, nella vita, abbia davvero scelta…

 


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Ci sono 4 commenti

  • WebLogin ha detto:

    Anche secondo me la tua amica doveva essere una donna forte; lavorare, occuparsi dei pazienti non credo sia una cosa facile quando si affronta un male così grande. Non è facile, ma non è facile neanche per i familiari e per gli amici.

    Donatella mi dispiace per la tua amica 🙁

    Ciao, un caro abbraccio forte

    Giuseppe

  • rosalbas ha detto:

    Carissima rosabianca 🙂 mi vengono i brividi dopo aver letto questo bellissimo post.
    Un bacio
    Ros
    p.s
    io tutto bene e tu?
    Baci

  • Uyulala ha detto:

    per Giuseppe
    Grazie amico mio. Come ho scritto, sono anni che combatteva. Comunque mi resterà sempre nel cuore.

    per Rosarissa
    è un periodo un po’ strano, ma si superano tante cose…

  • dioamore ha detto:

    Con la morte termina la vita carnale di una persona. Ma una persona non è soltanto carne, ma è anche spirito. Muore la carne, ma resta lo spirito. Possiamo paragonare l’uomo ad un numero complesso, ad una impedenza elettrica, costituito da una parte reale-carnale-resistiva-dissipativa e da una parte immaginaria-spirituale-reattiva-conservativa, così come si fa in fisica per descrivere il comportamento di componenti elettronici come condensatori, bobine e resistenze.

    Con la morte, la parte reale dell’uomo va a zero, resta la parte immaginaria, quella spirituale e conservativa che si mantiene nel tempo, proprio come in fisica, chi ha studiato bobine e condensatori dovrebbe capire. Il problema è soltanto riuscire a trovare qual è la frequenza di risonanza di un circuito LC che non ha bisogno della parte resistiva per oscillare, ma di un semplice impulso. Se riesci ad accordarti sulla sua frequenza spirituale, puoi entrare in risonanza con il suo spirito, così come Gesù, attraverso il suo spirito entra in risonanza con tanti uomini che lo fanno oscillare nei secoli dei secoli.

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