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Nuvola di parole

Ancora una volta, La Storia Infinita

Non ho mai capito con precisione perché, ma quando affronto un periodo della mia vita particolarmente impegnativo, uno di quei periodi in cui accusi lancinanti dolori di crescita, prendo ancora il mio libro dalle scritte bicolori, rosse e verdi, e lo leggo a poco a poco.

Cioè, stavolta ho deciso di leggerlo a poco a poco. Di solito me lo divoro con avidità, cercando nello scorrere rapido delle righe che la storia, che LE storie si susseguano velocemente sotto i miei occhi, scivolando di personaggio in personaggio.

Stavolta no. Ho cominciato a leggerlo con maggiore calma, quella che mi consentiva il mio temperamento irruento e avido. Faccio una pausa. So che sono arrivata al punto in cui Atreyu incontrerà Mork il lupo mannaro, creatura del Nulla. Quella parte devo rileggerla con molta calma, con molta attenzione. E’ la metafora del nostro mondo, distrutto a poco a poco dalla nostra incapacità a entrare in un mondo diverso, in parte il nostro mondo interiore, in parte un mondo fatto di magia che esiste ma è “sottile”, difficile da vedere e ascoltare se si hanno i sensi rincoglioniti da slogan e pubblicità.

Ho bisogno, un bisogno estremo, di ritornare in questo mondo in parte mio e in parte di tutti. Ho bisogno di ritrovare la chiave di quella porta e questo specialissimo libro è la mia chiave.

Un’improvvisa tempesta si è abbattuta nel mio mare e la piccola barchetta fatta di giunchi si è ribaltata, lasciandomi attonita a combattere le onde, forse bene o forse male, così come le mie forze e la confusione della situazione me l’hanno permesso.

In questi giorni in cui la tachicardia non mi ha dato tregua, dopo che stamane si sono riaffacciate le extrasistoli, che credevo ormai risolte da anni, mi son decisa a prendere 4 gocce di diazepam. Solo il necessario per calmare fisicamente un cuore che rischia di impazzire, e poi cominciare finalmente a leggere, ad usare quella chiave per entrare in un mondo sconosciuto ai più, dal quale trovare indizi, forza, nel quale trovare metafore per proseguire,  grazie al quale inventare metafore che siano mie.

Ancora una volta andrò peregrinando di mondo in mondo, non ricordo già più com’è cominciato il viaggio e non ho mai saputo dove mi può portare. Bevo un sorso d’acqua, mi tergo il sudore e proseguo.


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Ci sono 10 commenti

  • Lisa72 ha detto:

    Non sono il tuo libro ma… se hai bisogno di due parole invece che 4 gocce sai come rintracciarmi! 🙂
    Un abbraccio con immenso calore, Lisa

  • Uyulala ha detto:

    per Lisa
    Grazie. Ti abbraccio anch’io

  • dioamore ha detto:

    Quando sono teso e nervoso per i soliti stress della vita, preferisco leggere il Vangelo e versare 4 gocce di lacrime che prendere quattro gocce di valium.

  • Uyulala ha detto:

    per dioamore
    il vangelo non mi dà quello che mi dà questo libro e il diazepam mi impedisce di avere aritmie cardiache. E comunque non lo prendo abitualmente. E comunque anche se fosse vuol dire che mi servirebbe quello

  • P.C. ha detto:

    ciao, Uyulala. 🙂
    Non so se sono OT, ma questo tuo post mi ha fatto venir voglia di chiederti cosa pensi dell’immaginazione attiva di Jung…

    un abbraccio

    Paolo

  • Uyulala ha detto:

    per P.C.
    mi è difficile risponderti perché io la psicologia analitica di Jung la conosco dal versante del paziente (ho fatto 5 anni di analisi junghiana) molto più che per averla studiata. Le due cose si mischiano molto e questo di fatto mi impedisce di trovare parole per ciò che so perché è inframezzato con l’esperienza che ne ho avuto e con ciò che sento…

  • P.C. ha detto:

    🙂 be’, in verità non mi aspettavo un resoconto accademico, speravo proprio di ascoltare qualcosa della tua esperienza personale.
    Sempre se ti va e hai tempo, ovviamente…

  • dolce alexia ha detto:

    Quando sono calma mi piace leggere. Non so come mai ma dal momento in cui leggo una storia vivo in un mondo diverso, che mi allontana dalla solita realtà e vita quotidiana. Appena finito un libro, sto qualche minuto ferma, come se fosse ipnotizzata, mi serve il tempo per uscire fuori da un altro mondo. Ogni storia viene vissuta come se fosse la protagonista sono io.
    Unica medicina per me è un buon libro.

  • Tisbe ha detto:

    Anche io normalmente leggo troppo veloce e con avidità, come se rubassi il tempo. E anche io vorrei imparare a leggere piano, assaporare parola dopo parola.

  • Uyulala ha detto:

    Per Paolo
    ho cercato di risponderti in un post separato. Son proprio curiosa di sapere se la mia è una vera risposta…

    per Alexia
    Succede esattamente la stessa cosa anche a me. Il libro, soprattutto se è un buon libro, mi trascina in un mondo diverso, una specie di universo parallelo. Riprendere contatti con la vita di tutti i giorni, alla fine del libro, è molto difficile. Devo salutare i personaggi, devo vivere un po’ di lutto…

    per Tisbe
    ho passato tanto tempo senza leggere proprio perché son passata da un eccesso all’altro… Chissà, magari ora riesco a trovare una via di mezzo…

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