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Allegorie e Metafore

Nel post precedente Paolo in un commento mi pone un quesito che mi ha fatto pensare a lungo e al quale vorrei cercare di dare una risposta, per quanto mi sia possibile.

Vedo di iniziare dall’inizio, ossia con questi commenti al post precedente:

  1. P.C.

    ciao, Uyulala. :smile:

    Non so se sono OT, ma questo tuo post mi ha fatto venir voglia di chiederti cosa pensi dell’immaginazione attiva di Jung…

    un abbraccio

    Paolo

  2. on 18 Lug 2008 at 11:13 Uyulala

    per P.C.

    mi è difficile risponderti perché io la psicologia analitica di Jung la conosco dal versante del paziente (ho fatto 5 anni di analisi junghiana) molto più che per averla studiata. Le due cose si mischiano molto e questo di fatto mi impedisce di trovare parole per ciò che so perché è inframezzato con l’esperienza che ne ho avuto e con ciò che sento…

  3. on 18 Lug 2008 at 12:37 P.C.

    :smile: be’, in verità non mi aspettavo un resoconto accademico, speravo proprio di ascoltare qualcosa della tua esperienza personale.

    Sempre se ti va e hai tempo, ovviamente…

Non ho la più pallida idea di dove potranno portarmi le riflessioni, perché in effetti, come ho scritto a Paolo, sull’argomento junghiano posso parlare ben poco.

Posso però dire cosa significhi per me leggere libri che rappresentano la realtà sotto forme metaforiche o allegoriche.

Un tempo far uso di allegorie era molto comune, soprattutto nel medioevo. Le allegorie più note per noi italiani sono quelle dantesche, fatte di immagini e azioni che tanto ci hanno fatto impazzire durante gli studi superiori. Ma perché ci hanno fatto impazzire fino a quel punto? Perché abbiamo perduto il linguaggio costruito sul mondo simbolico, incarnato all’interno dei nostri ricchissimi processi interiori.

L’uomo è qualcosa di molto più ricco, molto più grande di ciò che la banale vita di tutti i giorni può mostrare. Noi fondiamo la nostra vita quotidiana su fondamenta costruite e stratificate da generazioni e generazioni di nostri predecessori. Le nostre strade, la nostra tecnologia che può sembrare assai bizzarra, l’uso stesso di questo mezzo attraverso il quale io posso arrivare a comunicare istantaneamente anche con persone molto molto lontane, tutto è costruito sulla stratificazione di sogni, di speranze, di illusioni, di delusioni, di gioie e di dolori che le generazioni passate hanno deposto sotto i nostri piedi.

Il nostro mondo a poco a poco sta facendo un’opera di demolizione di queste fondamenta allontanando la fantasia, escludendo la possibilità di comprendere l’allegoria e la ricchezza del linguaggio che di metafora in metafora ti fa compiere un viaggio straordinario e unico dentro il tuo mondo interiore, dentro il mondo dell’inconscio collettivo (come direbbe Jung) che altro non è se non la ricchezza di un mondo comune al genere umano, comune al genere animale, comune forse a tutti gli organismi viventi, nel quale bisogna perdersi, amalgamati nel tutto indistinto, per poi trovare faticosamente la strada, percorrendo attraverso mille avventure un cammino unico per ciascuno di individuazione, che ci porta a scoprire la nostra natura personale arricchita di tutti i simboli trovati lungo la via.

Il cammino è sempre più irto di ostacoli perché ogni cosa ti induce ad abbandonarlo ormai. Come descritto ne “La Storia Infinita”, i simboli, le metafore, le allegorie che ti possono donare vita, ricchezza interiore, libertà (ecco, si, soprattutto questa), vengono inghiottiti in un Nulla che te li deforma snaturandoli e li restituisce all’uomo sotto forma di menzogne, di ideali, di ideologie, di religioni, di sentimentalismi, di slogan; vengono stritolati nel rumore assordante delle città, attraverso gli altoparlanti di una musica sempre più commerciale e costruita a tavolino. I simboli vengono violentati, appiattiti e incollati come manifesti pubblicitari, le allegorie ridotte a fantasmi vuoti, diventate così serve di una continua e incessante campagna mediatica in cui ti invitano ad essere uguale agli altri, spacciando per unicità quello che invece è uniformità, appiattimento.

Senza questo durissimo percorso interiore diventiamo gusci vuoti mossi da volontà altrui, e chissà chi è questo “altrui” che ci comanda e dirige.

E così veniamo spinti furiosamente verso l’esterno, perché è più facile, perché è più comodo. Verso l’esterno di proiezioni infinite dove queste proiezioni si incollano ad un mondo diventato via via sempre più piatto e privo di colori.

E così è il vicino di casa che urla e non il nostro personale dolore, è il diverso che disturba e non la nostra incommensurabile unicità che ci fa paura; così i sentimenti vengono scaraventati lontano lontano, in una soap-opera, in una nazione della quale non sappiamo altro che il nome.  Così arriviamo a scordarci che il nostro cuore sa soffrire profondamente e gioire nelle vette più alte senza che né l’una né l’altra cosa siano innaturali o patologiche.

E cerchiamo di annullare questo indispensabile viaggio di metafora in metafora, di allegoria in allegoria, di simbolo in simbolo per non aver nulla a che fare con la nostra vergogna, con la consapevolezza di essere piccoli e fragili, di essere in fondo profondamente soli, di essere unici, è vero, ma per non dover constatare che questa unicità è fatta di solitudine che richiede forza.

Cerchiamo di evitare di affrontare questo cammino perché in questo cammino ci sono rischi ben concreti e tutt’altro che allegorici. Rischiamo di impazzire, rischiamo di soccombere. Rischiamo, soprattutto, di guardarci allo specchio e di vederci così come siamo davvero, nudi, senza le innumerevoli illusioni su noi stessi che ci costruiamo velocemente a partire dalla nostra infanzia.

E così diventiamo a nostra volta incapaci di fare da specchio agli altri, immergendoci in un mondo di menzogne mentiamo a noi stessi e rimandiamo di menzogna in menzogna false immagini agli altri.

E così quando incontriamo una persona che invece ha scelto diversamente, che ha deciso di percorrere con sofferenza e onestà questa strada, ecco che cerchiamo di distruggerla perché questa persona ci fa da specchio e ci costringe a vedere davvero noi stessi, quello che non vogliamo vedere…

Non so, Paolo, se ti ho risposto davvero…

 




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Ci sono 16 commenti

  • Questo articolo stato segnalato su ZicZac.it.

    Un tempo far uso di allegorie era molto comune, soprattutto nel medioevo. Le allegorie più note per noi italiani sono quelle dantesche, fatte di immagini e azioni che tanto ci hanno fatto impazzire durante gli studi superiori.

  • diggita.it ha detto:

    Sacro Profano » » Allegorie e Metafore

    Un tempo far uso di allegorie era molto comune, soprattutto nel medioevo. Le allegorie più note per noi italiani sono quelle dantesche, fatte di immagini e azioni che tanto ci hanno fatto impazzire durante gli studi superiori. Ma perché ci hanno fatt…

  • upnews.it ha detto:

    Sacro Profano » » Allegorie e Metafore

    Un tempo far uso di allegorie era molto comune, soprattutto nel medioevo. Le allegorie più note per noi italiani sono quelle dantesche, fatte di immagini e azioni che tanto ci hanno fatto impazzire durante gli studi superiori. Ma perché ci hanno fatt…

  • P.C. ha detto:

    🙂 …magari sei partita un po’ per la tangente, ma è stato interessante, e condivisibile. Vorrei spedirti una mail nei prossimi giorni, se ci riesco.

    buona domenica

    Paolo

  • Uyulala ha detto:

    per Paolo
    😆 Lo supponevo lo suppo…

  • dioamore ha detto:

    Mi è piaciuto questo tuo post. E devo dire che hai ragione, soprattutto quando dici: “quando incontriamo una persona che invece ha scelto diversamente, che ha deciso di percorrere con sofferenza e onestà questa strada, ecco che cerchiamo di distruggerla …”

    E’ successo con Gesù uomo e succede ancora. Mi rendo conto di quanto noi stessi possiamo diventare “distruttori” inconsapevoli di altre persone, in un eterno conflitto tra bene e male, tra verità e menzogne, dove soltanto il tempo (la fine dei tempi) potrà dire chi avrà ragione e decretare il vincitore o il perdente.

  • Uyulala ha detto:

    per dioamore
    per Gesù credo che tu abbia ragione. Sul resto ho idee diverse, soprattutto su quello che è “bene e male”, “verità e menzogna”… Ma credo che ne abbiamo parlato altre volte

  • trafaredire ha detto:

    C’è una legge impressa in ogni cosa, che muove gli astri del cielo in un concerto d’armonia e in terra canta nei colori della natura. Per amore il giorno cede il passo alla notte e per amore la notte risaluta il giorno. Per amore dal mare sale l’acqua al cielo e per amore dal cielo riscende. Per amore la pianta dà le foglie alla terra e per amore la terra gliele ridona. Un seme cade in terra e muore per amore, ma dal solco della sua morte la vita germoglierà. Per questa legge eterna, un dio ha creato ogni cosa, ed ha nascosto amore dietro apparenze di morte e di dolore.

  • P.C. ha detto:

    Ho ritrovato nel mio archivio questi due articoli sull’immaginazione attiva di Jung, sono ancora on line:

    http://www.apollo747.altervista.org/PDF/1-2-1970-tecnica/I-2-1970_cap5.pdf

    http://www.apollo747.altervista.org/PDF/17-1977-Oggi_Jung/17-18_cap08.pdf

    (se non funziona il link diretto, copia/incolla nella barra indirizzi)
    ciao
    🙂

  • sergentehartman ha detto:

    Voglio leggerti con attenzione. Ripasserò.

  • Uyulala ha detto:

    per trafaredire
    belle immagini. Io sono più propensa a credere in qualcosa di molto più articolato, al di là del bene e del male, sia personale che impersonale. Qualcosa di più simile allo Spirito dello sciamanesimo.

    per Paolo
    Ho scaricato i 2 pdf, grazie. Ora non mi resta che leggerli sob…

    per sergentehartman
    grazie della tua visita. Ho cominciato a dare uno sguardo al tuo blog, ho trovato molto avvincente la recensione che fai del film.

  • NEWYORKER ha detto:

    ciao uyù, ogni volta che vengo a trovarti mi perdo….buon fine settimana

  • Auryn ha detto:

    Ciao 🙂 ho scoprto questo tuo spazio dopo essere finita su quello vecchio, al punto in cui fai una tua anlisi della Storia Infinita.
    Sentivo la necessità di lasciare un commento, non mi piace spiare, sbirciare nel blog personale di qualcuno che mi ispira simpatia senza lasciare neppure un “ciao” 🙂
    Ho letto anche la lunga discussione nella tua presentazione. Ho meno della metà dei tuoi anni, meno della metà della tua esperienza, non sono una psichiatra, nè avviata su quella strada, ma in ogni caso come “quasieducatrice” e “quasiantropologa” (eh sì, sto ancora studiando…) e neolavoratrice in ambito tossicodipendenze, quindi costretta alle volte a forzare me stessa per stare in mezzo agli utenti anche quando il mio stato d’animo non me lo permette (perchè si, sarebbe molto, molto bello che si aiutassero gli altri sempre e solo per voglia, con entusiasmo, pieni di motivazioni, ma si è persone e quindi le risorse sono limitate e non sempre presenti, mentre il lavoro prevede tempi rigidi che non possono tenere conto delle esigenze personali, come è giusto che sia del resto )… vorrei dire che credo di aver capito cosa intendevi, e – evitando di riaprire la discussione del tutto, si sa mai riappaiano a predersela pure con me 🙄 – che la tua frase poteva essere anche letta senza vederci ipocrisia. Ok che sei psichiatra 🙂 ma non significa essere cyborg !

  • Uyulala ha detto:

    per Auryn
    (ovviamente con il tuo nick non puoi che essermi simpatica 🙂 )
    Ti ringrazio per il tuo commento e soprattutto per la tua comprensione. Purtroppo capita che ci sia qualcuno che si appiglia a tutto pur di andarti contro. Di solito trovo persone così fra quelli che odiano gli psichiatri, oppure quando vogliono denigrarmi a causa del mio anticlericalismo (che è piuttosto spiccato) e del mio pensiero critico verso la chiesa cattolica. Se non è possibile attaccarmi direttamente nel campo delle idee, lo fanno sul piano personale. Oh, intendiamoci: non capita solo a me, questo è ovvio.

    Il fatto di dichiarare la mia professione qui in rete mi ha creato molti problemi. Sembra quasi che, per alcune persone, noi non abbiamo il diritto di essere considerati esseri umani… Eppure è strano, perché la stragrande maggioranza dei miei pazienti (anche quelli psicotici) invece questo fatto lo dà tranquillamente per scontato: si accorgono se sono stanca e se ne preoccupano ed io mi faccio scrupolo di comunicare, se non sono in piena forma, che non sono loro la causa, onde evitare che si sentano in colpa o che abbiano l’impressione di disturbare.

    Insomma, tranne alcuni casi in cui la persona è troppo immersa nei suoi problemi per capire ciò che lo circonda, io e i miei pazienti ci trattiamo sempre reciprocamente da esseri umani, con la possibilità anche di stanchezze, defaillances e errori.

    Resto quindi sempre immensamente sorpresa e, devo dire, anche addolorata quando scopro che molti dei cosiddetti “normali” di fatto sono veramente disumani…

  • Auryn ha detto:

    Bè, magari hanno visto “il silenzio degli innocenti” nel momento sbagliato e ti immaginano come una sorta di Hannibal Lecter (non nego che io stessa ho conservato una simile immagine degli psichiatri per qualche anno, da piccina ) !!!
    Potrebbe essere una spiegazione…
    Ovviamente, scherzo, ho capito cosa intendi dire e la scelta di moderare i commenti. Io nei miei blog non l’ho mai fatta, ma qualora riuscissi a portarne avanti seriamente uno per più di qualche giorno, lo farò imitandoti, dal momento che sono riuscita a ricevere insulti gratuiti e psicanalisi non richiesta anche per dei semplici sfoghi o constatazioni ironiche.

    Ora devo scappare al lavoro, se sono qui a vagare per blog in cerca di aiuto nelle letture (E colgo l’occasione per ringraziarti per un post che hai scritto riguardo alla tua professione, e alla tua umanità e fallibilità della quale non è giusto sentirsi in colpa o di essere in errore) è perchè sono terrorizzata dalla mia prima giornata in Comunità senza affiancamento 🙂 sola soletta. Mi hai dato un bel pò di carica, se arrivo a fine giornata senza crisi di nervi sarà anche grazie a te. Salvato il blog, ogni tanto passerò a leggerti…

    Buon proseguimento di esistenza, e grazie per la risposta!

  • Uyulala ha detto:

    In bocca al lupo Auryn. Te la caverai benissimo proprio perché sei un essere umano…

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