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Nuvola di parole

La nudità di Dio (racconto)

Manteneva ancora le fattezze del giovane dai lunghi capelli bianchi, ma il suo volto non era dolce e non sorrideva. Il suo sguardo era insopportabile, enigmatico come quello di una Sfinge; impossibile da sostenere, eppure l’anima non poteva distogliere il suo.

Dio sedeva comodamente nel nulla, nulla era intorno a loro, nulla di nulla. Un vuoto infinito, privo di colori, privo di luce eppure non buio, senza dimensioni, senza alcun punto di riferimento. Nulla, solo nulla. L’unico punto di riferimento era Lui, la sua tunica iridescente, la sua forma preferita era però pallida, tenue, non brillante come al solito. Gli occhi erano però vivacissimi e intensi ed era l’unico luogo ove fosse possibile rivolgere lo sguardo.

L’anima era annichilita, come rattrappita in se stessa era divenuta incapace anche solo a muovere lo sguardo. Era agitata da un vortice di pensieri, immagini, ricordi, sensazioni. Era annichilita dalla sua stessa vita, come se il movimento turbinoso e velocissimo la paralizzasse in un eterno presente, interminabile, insopportabile.

In vita era stato un potente capo religioso, seguito e adorato quasi come fosse un dio a sua volta. La sua parola era legge, le sue interpretazioni degli scritti sacri erano le uniche possibili. Milioni di persone avevano costretto le proprie vite entro gli angusti, impossibili vincoli di quella religione, rovinandosi l’esistenza.

Avrebbe voluto dire tante cose, chiedere tante cose. Si era immaginato l’incontro con Dio come un momento di onori e gloria e invece non poteva parlare, lui che non aveva fatto altro in tutta la vita. Si immaginava un dio imponente e paterno, aveva adorato un’icona di un dio maschile e severo e si era trovato davanti un ragazzino dallo sguardo di sfinge. Delusione, rabbia, spavento… fino al terrore puro agitavano il profondo del suo spirito.
Dio si alzò con gesti lentissimi. Restò in piedi davanti a lui assumendo sempre molto lentamente le dimensioni doppie di quelle di un uomo normale. Aprì il braccio destro in un gesto ampio, ugualmente lento, e la sua tunica iridescente svanì.

 L’anima lo guardò con orrore. Quello che appariva con le fattezze di un corpo umano aveva in sé caratteristiche maschili e femminili. Aveva un seno gonfio di latte in un torace maschile e entrambi gli organi genitali lo rappresentavano come ermafrodita, laddove i due sessi erano armonicamente fusi l’uno nell’altro, uniti ma indipendenti fra loro.

L’anima non poteva parlare ma i suoi pensieri, le sue emozioni, tutto di lui era esposto, chiaro, esplicito. Parlò Dio, e la Sua voce divenne bitonale, profonda e intensa da un lato, chiara e cristallina dall’altro. Invase ogni angolo dell’anima che gli stava di fronte, che, muta, era impossibilitata a ogni minima reazione.

“Sono maschio e sono femmina. Non sono né maschio né femmina. Sono uomo, animale e pianta. Non sono nulla di vivente. Sono luce. Sono buio. Sono pianeti, stelle e Universo intero. Sono il Nulla.

Io sono. Io non-sono.”

 

La sua forma corporea svanì lentamente e l’anima restò immersa nel Nulla più totale, drammaticamente privo di ogni punto di riferimento. E la voce risuonava dentro ciò che un tempo era stato un grande e potente capo religioso, terrifica, invadente.

“Tutti hanno ragione. Tutti hanno torto. Tu hai osato definire, tu verrai definito. Sarai donna e vivrai in Pakistan. Ricorderai ogni particolare di ciò che stai vivendo ora, ricorderai chi sei stato nella tua precedente vita. La tua anima è maschile e sarai costretto nel corpo di una donna laddove nessuno rispetta il femminile.

– e qui la Sua voce mantenne solo il timbro più alto –

Vivrai laddove non vengo rispettata io, e lì scoprirai quanto possa soffrire l’immensità del femmineo per opera di quelli come te. Saprai tutto, ricorderai tutto ma non potrai parlare. Come ora. Quando cercherai di raccontare qualcosa ogni parola e ogni pensiero sfumerà nel Nulla. Subirai gli effetti degli insegnamenti che tu e quelli come te diffondono per avvelenare il mondo.”

Il Nulla parlante allontanò la propria voce in un’eco.

“La forma è vuota, il vuoto è forma”

 

L’anima restò a lungo nel Nulla assoluto, completamente solo e completamente invaso da tutto ciò che fu. Poi venne risucchiato via.

 




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Ci sono 5 commenti

  • Comicomix ha detto:

    L’anima era annichilita, come rattrappita in se stessa era divenuta incapace anche solo a muovere lo sguardo.

    Quante volte mi sento un po’ così…

    Bellissimo racconto. Io se lo incontrassi doveri chiedergli un sacco di spiegazioni. Non credo sarebbe un colloquio tranquillo. Non credo neppure che riuscirei a sorridere, quella volta.

    Un abbraccio, sotto la neve.

    C.

  • Uyulala ha detto:

    Amico mio
    come ti ho scritto su OKNOtizie, non credo che saprei immaginare un colloquio di quel genere…
    Ti abbraccio forte

  • Lisa72 ha detto:

    Anche senza l’intervento del Dio del tuo racconto sarebbe interessante far riflettere un uomo come quello che tu descrivi sulle conseguenze del suo agire sul femminile…
    Un abbraccio, Lisa

  • Uyulala ha detto:

    Carissima Lisa
    ho in mente una persona precisa e, credimi, son stata fin troppo leggera nell’augurargli il destino…

  • Luce Vera ha detto:

    So Ham….. ti volevo ringraziare per i tuoi commenti su ok…

    Ormai quasi tutti i giorni vengo di nascosto sul tuo blog. ho imparato a conoscerti meglio e.. mi piaci!

    Quando si dice il caso!!! Anche tu hai, o hai avuto, a che fare con la spiritualità.

    Cq, se vuoi, ti inserisco nel blogroll (non ti preoccupare…non chiedero’ nulla in cambio!!!)

    Dimmi solo “si” o “no”, non mi rispondere “dipende”.

    Ciao
    ❗ ❓ ❗ 😯 💡 😛 😆

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