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Nuvola di parole

Piacere, sono tua madre

La mia casa è piccola, non posso sbagliarmi. Quando attraverso l’angusto andito la incrocio. Abbastanza alta, formosa sebbene delicata, i capelli ormai dipinti di vari colori e con un taglio nuovo. Tenui sfumature che partono dal verde pistacchio al rosa fucsia si interscambiano in quel caschetto.

La guardo da testa a piedi. E poi dai piedi alla testa. E ancora viceversa. Non gradisce molto, ma tant’è…

I pantacollant oggi sono viola, ieri erano verde-evidenziatore in pendant col colore di circa 1/4 dei capelli. Calze a rete nere strappate e tenute insieme da spille da balia, pantaloncini corti neri, un top color lilla. Felpa nera con decorazioni bianche. Ovviamente gli anfibi nuovi, neri, ma con i lacci bianchi.

E’ strano, nonostante tutto, l’insieme addosso a lei è armonico. Non capisco come questo sia possibile ma è così.

Sarebbe mia figlia… Dico “sarebbe” perchè mi ci vuole tutta la mia fantasia per riconoscerla, ma visto che in casa siamo in tre, una sono io e l’altro coinquilino è di sesso maschile, per esclusione quella strana ragazza che circola in casa mia DEVE per forza essere mia figlia.

Parla, le piace parlare con me. Mi racconta della manifestazione contro la riforma scolastica, me ne parla con entusiasmo. Conosce i termini della riforma, li discute. Ancora una volta la guardo: piena di ideali e di progetti, piena anche di un rabbioso senso di giustizia. E’ mia figlia? Dev’essere per forza lei, visto che continua imperterrita a chiamarmi “mamma”.

Mi parla delle sue amicizie, di quanto le sia facile crearsi nuove amiche. Ecco, lì torno ad avere i miei dubbi rispetto al  fatto che sia figlia mia. Io ero ombrosa, problematica. Diffidente e lontana, avevo pochissime amicizie e legavo comunque molto poco con i miei coetanei.

Mi parla delle persone che frequenta. Della loro abitudine di bere alcoolici (soprattutto birra) e degli spinelli. Sudo freddo. Quella è proprio figlia mia, me lo dicono le reazioni di pancia che provo nel sentire questo discorso.

Con finta indifferenza le chiedo cosa ne pensa lei. Mi dice che a lei il sapore dell’alcool non piace e che la birra è troppo amara. Ho voglia di cercarmi un santo a cui accendere una candela…

Mi racconta di quando le hanno offerto uno spinello. Torno a sudare freddo. Mi dice che a quel tale ha dato una risposta che non vuole ripetere a me perché sono “sua madre”. Capisco immediatamente e mi immagino quella ragazza che squadra da testa a piedi il suo interlocutore per poi suggerirgli il luogo corporeo ove alloggiare lo spinello.

Devo due ceri a qualcuno…

Comunque alla fine mi rassegno: non ho più una bambina per figlia.


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C'è 1 commento

  • Lisa72 ha detto:

    Soddisfazioni non indifferenti eh? Spero tanto un giorno di poter pensare le stesse cose dei miei mostriciattoli ^_^
    Un grande abbraccio a te e i miei complimenti a tua figlia.. anche se capisco molto di più il suo look oggi di quando avevo la sua età 😉
    Lisa

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