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Nuvola di parole

La fine del mondo è vicina?

Approfitto sempre di pause dal lavoro per girare in rete come solitamente non ho occasione di fare. Per questo ho trovato una segnalazione su OKNOtizie, ne ho letto l’articolo relativo, ho votato OK (perché francamente mi è piaciuto), mi sono sciroppata i commenti del blog, non ho avuto voglia di leggere quelli su OKNOtizie se non così, qualcuno a casaccio.

Mi riallaccio ad un discorso che già ho fatto in un post, IL MIO NON ESSERE CRISTIANA, e vorrei fare qualche considerazione relativa a quello che ho letto della faina incazzata (bel nick, fra l’altro)

La Faina espone la sua non-fede (se posso chiamarla così, anche se credo che sia una definizione MOOOLTO impropria). I commentatori cristiani più o meno praticanti si incazzano, molti di loro lo riempiono di insulti (che lui lascia scivolare via con assoluta noncuranza) altri lo invitano alla preghiera.

Ecco, ho pensato, quasi quasi prendo i pop-corn e mi godo lo spettacolo. Poi è insorto in me il desiderio di dire qualcosa e ho aperto il form dei commenti sia su OKNOtizie che sul blog. Poi ho pensato che se scrivevo in un commento tutto quello che avevo in testa col cavolo che questo commento veniva pubblicato, non per censura ma per il peso in megabyte del commento.

Vabbé, allora faccio un post. Ma che scrivo di diverso dall’articolo del 2005? Provo a fare, come spesso mi capita in questi casi, delle riflessioni sparse e disomogenee.

Ho l’impressione che nel mondo occidentale la religiosità monoteista abbia ipersemplificato ciò che ha a che fare con la spiritualità in un semplice binomio totalmente banale tra fede e non-fede.

Chi “crede” ha fede, gli altri no. Che cazzo vuol dire???

Intanto, cosa vuol dire “credere”? Credere in un dio, in molti dei, in nessun dio ma in una struttura dell’universo che implichi anche stati di vita diversi da quelli conosciuti? Credere nei dettami di una religione? Credere in qualcosa che esula da questi dettami? Credere nella vita fenomenica e solo in quella? Il verbo “credere” diventa una parola completamente priva di significato nel momento in cui le viene dato un significato univoco e a senso unico NON alternato.

Spesso gli appartenenti ad una religione (specie quelle monoteiste, devo dire) hanno l’arroganza di “credere” che al di fuori della fede (la loro, ovviamente) non ci sia possibilità di morale. Nella mia esperienza quotidiana ho spesso visto che le cose sono molto diverse. Il senso di appartenenza ad un qualcosa che implica una fede religiosa dà molto frequentemente una mentalità a doppia morale e con doppia interpretazione. Ciò che è valido per gli appartenenti alla fede non lo è per gli altri.

Faccio un esempio: una persona si ammala gravmente e deve affrontare un percorso di cure lungo e dall’esito incerto.

Ipotesi A: questa persona è un “credente” di una religione (può essere cattolico, islamico, cristiano non cattolico etc. ma comunque monoteista). La malattia quindi è per lui una prova che Dio ha messo perché la persona possa crescere nella fede.

Ipotesi B: questa persona è atea, indifferente, agnostica o comunque non legata ad una religione. Per lui la malattia diventa punizione divina, e nell’osservare il percorso di malattia di costui il “fedele” solitamente nasconde dietro un velo di compassione (spesso posticcia) una intima soddisfazione vendicativa.

Attenzione: non dico che TUTTI i “credenti” reagiscano così, ma che lo facciano in molti questo l’ho potuto constatare personalmente nell’arco di molti anni. Poi, c’è chi ha per natura un carattere più sadico e chi invece ha un temperamento sostanzialmente buono, perciò la gravità di questo retropensiero ha innumerevoli sfumature.

Altra riflessione. Chi ha una fede in un dio unico (conosco meno altri tipi di fede, soprattutto conosco pochissime persone che appartengono a religioni non monoteiste) ha spesso la presunzione di attribuire all’ateo, all’agnostico o al “diversamente credente” una religiosità in nuce destinata comunque ad emergere, perché comunque “Dio ti ama” e tu non puoi non accorgertene, è solo una questione di tempo.

Ma che bisogno c’è, dico, di attribuire al prossimo una fede che non esiste e che, per quell’individuo, è superflua, inutile se non addirittura dannosa? Perché la fede di questi “credenti” è così labile da dover essere supportata da un plebiscito? Perché le critiche alla fede vengono prese alla stessa stregua di un’offesa personale? Questa domanda, temo, resterà senza risposta.

Altre considerazioni sparse.

Io ho tentato di non credere in Dio, sono persona dotata di una irresistibile spinta spirituale, non posso vivere in una interpretazione della realtà che si limiti al razionalismo materialistico ma mi convincevano molto di più le forme non teiste di religiosità (il buddhismo e il taoismo, per intenderci). Mi accorgo che per me non è una scelta il credere in un qualcosa che, grossolanamente, chiamo Dio perché non ho altro modo di chiamarlo.

In questo periodo aiuto una persona a me molto cara a scrivere una tesi sul calvinismo puritano e la sua influenza nella genesi del pensiero capitalista moderno. Conoscevo già questa forma di “cristianesimo”, e conosco molto bene per via della mia militanza nel movimento dei focolari (e comunque per la mia passata appartenenza alla religione cattolica) i termini della fede in dio del cristianesimo.

Non mi è possibile credere in un dio di quel genere. Un dio staccato e alieno dal mondo, dalla realtà materiale, dall’universo stesso. Un dio lontano e irraggiungibile, capriccioso e per lo più permaloso. Un dio “personale”, umanizzato in modalità più o meno estremizzate. Un dio il cui senso di giustizia è molto discutibile e soggetto a delle parzialità sconcertanti. Per questo alla fine il mio “credere” risulta piuttosto bizzarro.

“Credo” che l’essere umano sia schifosamente autoreferenziale. Tutto deve ruotare attorno ai problemi dell’essere umano, mentre ai fini di una proporzionalità essere umano-resto dell’universo in fondo cosa siamo? Forse solo l’infestazione biologica di un microscopico granello di sabbia. E allora, che valore può esserci in tutti questi discorsi sull’esistenza o meno di un dio, mille dei, le leggi impersonali del Karma, il Grande Spirito (che, francamente, è la forma di “fede” che sento più vicina) , l’Aquila descritta dai libri di Castaneda o l’esistenza di mondi paralleli?

Tutto questo diventa dannatamente infimo, relativo e assolutamente personale, di pari valore è il credo o il non credo dell’uno e dell’altro, così come di pari valore sono gli esseri viventi, le rocce, i laghi, le montagne. O tutto è sacro e degno o nulla lo è. In questo, francamente, non redo che ci possa essere una via di mezzo.


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Ci sono 17 commenti

  • Luce Vera ha detto:

    Bellissimo post, complimenti.

    Ne approfitto per chiederti, vista la tua ex-militanza cattolica nonchè la tua conoscenza dei calvinisti…
    l’esperienza di Luce o di vetta di cui parlano in altri termini i calvinisti… fa di chi ha l’esperienza un eletto?

    Loro credono alla salvazione predestinata, se non ricordo male.

    E’ cosi?

  • Uyulala ha detto:

    Ti ringrazio per l’apprezzamento.
    Per quanto riguarda il calvinismo, in effetti alla fine l’unico modo per riconoscere di essere eletti (detta in termini volutamente banali) è quello di avere successo nel lavoro, che diventa a quel punto fine a se stesso, privo di piacere, fondamentalmente solitario e “etico” in sé. Nel calvinismo tutto quello che ha a che fare con la mistica viene completamente abbandonato e perciò sono rimasta sorpresa nel leggere l’accostamento dell’esperienza di luce con questa forma di cristianesimo.

    E’ vero che il calvinismo parla di predestinazione dell’individuo, così come parla anche dell’impossibilità per l’uomo a cercare una salvezza. Può solo cercare di scoprire se è predestinato e lo fa, appunto, lavorando-lavorando-lavorando…

  • Luce Vera ha detto:

    Il calvinismo ortodosso…

    La dottrina della predestinazione, com’è stata formulata nella storia della chiesa cristiana da teologi come Agostino di Ippona e Giovanni Calvino, riguardante la soteriologia, è stata causa di costanti discussioni e controversie, in quanto molti cristiani sembrano essere indisponibili ad accettarla in qualunque sua forma.

    Nel suo aspetto più vasto si riferisce al fatto che il Dio trino abbia preordinato tutto ciò che deve accadere (Efesini 1:11; cfr. Salmo 2).

    Dall’eternità Dio ha sovranamente determinato tutto ciò che accade nella storia.
    L’aspetto o uso più stretto del termine, è che Dio abbia scelto dall’eternità un numero determinato di persone destinandole ad essere in eterna comunione con Lui, accordando loro la grazia, mentre ha determinato che il resto dell’umanità vada per la sua strada, cioè segua la via del peccato fino alle sue estreme e giuste conseguenze (la punizione eterna).

    La grazia o grazia divina è un intervento divino e “quella della Luce” che ti dice che non siamo separati ne dagli altri ne da Dio…come possiamo chiamarla se non Grazia divina?

    Nel Protestantesimo il concetto di grazia è soprattutto giuridico.

    Essa presuppone che l’essere umano sia un trasgressore della legge di Dio ed un ribelle alla Sua autorità, e quindi meritevole di essere condannato da Dio senza appello.

    Ogni essere umano è in condizione di peccato e quindi sottoposto all’ira di Dio « … poiché tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio » (Romani 3,23) e destinato all’eterna separazione da Lui.

    Dio, però, non solo è giusto (onora fino in fondo la Sua giustizia), ma è anche misericordioso. Per questo Egli decide di concedere la Sua grazia (cioè il Suo perdono dalla pena che meritiamo) a tutti coloro che credono in Gesù Cristo. Giovanni afferma:
    « Poiché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna.

    Dio infatti non ha mandato il proprio Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma affinché il mondo sia salvato per mezzo di lui. » (Giovanni 3,16-17)
    Dio padre può fare questo perché il Suo Figlio Gesù Cristo ha pagato per l’intera l’umanità, morendo in croce, il prezzo della loro liberazione.

    A tutti, quindi, Iddio concede il dono del ravvedimento e della fede in Cristo, e quindi della loro totale riabilitazione davanti a Lui.

    La lettera di San Paolo agli Efesini afferma:
    « Voi infatti siete stati salvati per grazia, mediante la fede, e ciò non viene da voi, è il dono di Dio, non per opere, perché nessuno si glori. » (Efesini 2,8-9)

    Se poi per i calvinisti la grazia è vincere al supernalotto allora ok… ma forse quando hanno buttato giu’ le basi della loro dottrina, alludevano ad un altro tipo di grazia.

    😉

  • Uyulala ha detto:

    No, non è vincere al superenalotto perché sarebbe una cosa non ottenuta col lavoro. Nel calvinismo a poco a poco si è creato un vero culto del lavoro fine a se stesso, o per meglio dire finalizzato alla dimostrazione di essere fra gli eletti.

    Poi, la questione della “Luce divina”, a dire il vero (parlo a titolo strettamente personale) non ho visto molta luce nelle idee calviniste. Della riforma protestante apprezzo molto il luteranesimo, ma detesto la piega che ha preso poi nelle successive evoluzioni. Diventa proprio tutto molto triste: niente divertimenti, niente cultura al di fuori di quella strettamente biblica, rifiuto dei piaceri, impossibilità di perdono dei peccati che, per certi versi non è di per se un male: si sostituisce il senso di colpa con quello di responsabilità. Solo che in questo modo commettere peccati equivale anche a scoprirsi fra i non eletti…

  • Faina ha detto:

    Se vuoi ho avanzato un pò di pop-corn da ieri sera… anch’io, come te, ho provato l’irresistibile voglia di mettermi spaparanzato a guardare i vari commenti che apparivano sul mio blog.

    Comunque, complimenti per il post! sono contento che il mio post ti abbia spinto a scriverne uno a tua volta, così illuminante e interessante! alla fine qualcosa di buono ho ottenuto 😉

    Anch’io non credo ci sia una via di mezzo. E per me nulla è sacro e degno.

  • Luce Vera ha detto:

    Ok, ti ringrazio per la tua esaustiva risposta.

    Da cio’ che dici e da come lo dici, traspare che conosci molto bene il mondo calvinista e quindi sai quello che dici.

    In effetti mi sembra di aver capito che piu’ che divina è una grazia “lavorativa” atta a produrre benessere e successo economico nella vita attiva…

    😉

  • Uyulala ha detto:

    @ Faina
    come ti ho scritto nel blog, accetto l’offerta dei popcorn, mi sembra che per un certo tipo di scambi dialettici sia l’unica cosa sensata con cui riempirsi la bocca.
    Io, personalmente, tendo a considerare tutto sacro, ma tant’è, della mia personale religione sono molto gelosa e non voglio rivelarla a nessuno 😉 infatti sono l’unica adepta

    @ Luce Vera
    Il calvinismo non è nato proprio come culto del lavoro, ma non ci ha messo molto a diventare così. A volte le strade che vengono spianate portano in luoghi piuttosto lontani rispetto alle intenzioni. Comunque non ho una conoscenza approfondita del calvinismo, ho un’infarinatura che ho rispolverato aiutando un mio amico a battere la tesi di laurea (che è proprio sul calvinismo…)

  • Mikelo ha detto:

    Dovrei scrivere un altro post per rispondere a tutte le sollecitazioni di questo post e dei commenti.
    Dico solo 3 cose:
    1) la mia spiritualita’ cristiana e’ un po’ diversa da quella di Luce Vera e abbastanza da quella attuale dei calvinisti;
    2) tale pluralismo delle fedi monoteiste mi sembra “ispirato” in quanto bilancia il “mono-” delle fedi monoteiste (abramitiche e non solo);
    3) per me e’ “sacra” quella specie vivente che abbia quel minimo di spiritualita’ da costruire una civilta’: nel pianeta Terra l’unica specie vivente che risponda a tali caratteristiche e’ quella umana.

    Cari saluti,
    Mikelo

  • NEWYORKER ha detto:

    non capirò ami come funziona okno….ti ho votata spero….buon fine settimana

  • Uyulala ha detto:

    @ Mikelo
    rispondo solo al punto 3. C’è una ragione molto seria per cui faccio un aut-aut così netto sulla sacralità dell’esistenza “materiale” dell’universo intero. Sono dell’avviso che se si tiene una divisione fra sacro e profano di fatto si opera una scelta non più teorica ma pratica. Ciò che non viene considerato sacro viene sfruttato, usato, manipolato senza criterio.

    Sebbene il singolo individuo possa anche non fare ciò, è la mentalità che si crea che porta ad un tale sviluppo. Ed è quello che è successo con il pensiero cristiano. Civiltà in cui tutto veniva considerato sacro, invece, fino a quando sono rimaste “vergini”, non inquinate dal pensiero dicotomico, hanno avuto la dote di restare perfettamente integrate nel sistema uomo-natura-universo.

    Per quello dico che non c’è via di mezzo: una dicotomia porta, a mio parere, inevitabilmente, a scaraventare tutto nel campo del profano, anche l’essere umano, anche in modo del tutto involontario.

  • Uyulala ha detto:

    @NYer
    grazie per il voto, che sia stato registrato o meno. A dire il vero l’importanza della segnalazione sull’aggregatore è più che altro relativa al fatto che il post possa avere un po’ più di visibilità (si, lo so, sono dannatamente narcisista 😉 )

  • dioamore ha detto:

    Bello questo post. Mette a nudo alcune ipocrisie che vivono i credenti.

    In merito al titolo del tuo post: “La fine del mondo e vicina?”, vorrei dire che la fine del mondo non esiste e non può esistere per chi crede in Gesù.

    Sebbene nella lettera ai Corinzi di Paolo e in altri libri come Apocalisse si parli di fine dei tempi, inizio e fine, la logica sulle parole di Gesù, mi porta a dire che non può esistere una fine del mondo o una fine dei tempi, perché Gesù parla di vita eterna.

    Non ha quindi senso per chi crede in Gesù parlare di “fine” del mondo, perché la fine del mondo è in contraddizione con la vita eterna promessa da Gesù. L’eternità non ammette una fine altrimenti non è più una eternità, se finisce.

    Il mondo non finisce, ma si trasforma.

  • Oscar Ferrari ha detto:

    si comincia col credere e poi magari si finisce anche ad obbedire e a combattere…

  • george ha detto:

    Tanti saluti, sono sempre interessato alle cose che scrivi, mi trovano spesso daccordo, così anche questa volta; capisco che possa dar molto fastidio che un credente dica che chi non crede sia in quella situazione solo momentaneamente e quando maturerà crederà. Però è anche vero che l’uomo NON è (solo) ciò che mangia e, da essere finito che si riconosce finito, proprio perchè, pur non sapendolo codificare, ha un imprinting di cos’è l’infinito, con questo infinito chiede un rapporto; ma l’infinito sostanzialmente tace, anche nel cristianesimo Dio, salvo poche eccezioni, tace, almeno quando dovebbe svegliarsi, tace (l’esempio più importante è proprio la crocifissione: guardiamo il vangelo di Marco dove, se togliamo la parte dell’ultimo capitolo che è stata aggiunta in un secondo momento, tutto finisce con un sepolcro vuoto e basta; e per questi versi è il vangelo più aperto a tutte le fedi). Dio certamente tace oggi nelle sciagure naturali come nelle guerre ed in tutte le violenze che conosciamo (e che non conosciamo). Nonostante ciò inevitabilmente la pura materia non ci basta e non ci soddisfa e, da quando l’uomo dipingeva le caverne per propriziarsi la caccia (cosa che sulla carta -o meglio sulla pietra – non lo faceva cacciare meglio), abbiamo sempre cercato un rapporto (non sempre solo propiziatorio, ma è anche vero che questo è un aspetto dell’ancestrale problema della giustificazione del male) un rapporto coll’infinito, col perfetto. Questa consapevolezza penso che basti all’uomo perchè diventi “etico”, sono assolutamente daccordo con il fatto che non sia necessario essere cristiani/cattolici… per avere comportamenti etici, basta saper misurare la distanza tra il finito e l’infinito, tra il perfettibile/fallibile ed il perfetto. L’uomo etico (quando riesce) vive “bene” la sua vita e ne è soddisfatto se poi ci sarà il paradiso tanto di guadagnato (questo è il buon vecchio Pascoli), il tragico è piuttosto il fatto che il 90% della popolazione del mondo non ha questo problema perchè è prioritario il trovar da mangiare. Scusate la lungaggine ma questi sono temi troppo importanti.

  • Uyulala ha detto:

    @ Raffaele

    1. non c’è nulla di più immorale del comportamento della chiesa cattolica, che applica sistematicamente due pesi e due misure a seconda che la persona sia sotto la sua ala protettrice o no

    2. questo blog è mio, solo mio, e il plurale è totalmente fuori luogo

    3. non sono atea. Questo non vuol dire nulla perché ho trovato negli amici che lo sono un rigore etico che molti di voi cattolici non vi sognate manco di notte.

    4. miracoli ne succedono in tutte le religioni del mondo e ne ho visto succedere, ne sono venuta a conoscenza, anche in forma spontanea in persone non appartenenti a nessuna religione e che hanno continuato a non appartenere a nessuna di esse. Qualunque cosa possa determinare un “miracolo” evidentemente non è appannaggio delle religioni, sebbene da esse venga enfatizzata per portare l’acqua ai rispettivi mulini.

    5. Non esiste una categoria di “atei”, esistono delle persone che, attraverso percorsi fra i più svariati e con modalità filosofiche spesso molto distanti fra loro, non prevedono l’esistenza di un essere supremo. Se è per quello molte religioni orientali sono atee, come per esempio il buddismo, ma nessuno può sognarsi di dire che il buddismo è immorale per questo.

    6. rispetto tutte le opinioni e tutti i punti di vista, ma non tollero l’atteggiamento di superiorità e non apprezzo i messaggi che presuppongono di avere la verità assoluta. Ho discusso con molta serenità con persone credenti (per esempio il lettore che si firma come Dioamore) e molto volentieri li leggo e ne approvo i messaggi, quando essi siano impostati nel reciproco rispetto. Un commento che sia anche solo implicitamente offensivo nei confronti dei miei amici non credenti non te lo pubblicherò più

  • Raffaele ha detto:

    mi scuso con te e con tutti gli altri amici ma non intendevo avere uno scontro o offendere nessuno ho fatto solo un commento sul calvinsmo e vi/ti ho posto delle domande per vere un confronto diretto niente di piu’.Non sono contro chi critica la chiesa per alcuni dei suoi aspetti ma contro chi critica la bibbia e la parola di Dio non me ne volere…Il nocciolo della questione che volevo sviluppare e’ il seguente: e’ giusto criticare la chiesa cattolica per colpa di alcune delle sue istituzioni ignorando chi vi parteipa in liberta’ senza costrizione alcuna per fare qualcosa di buono per gli altri?Ciao 🙂

  • Uyulala ha detto:

    per Raffaele
    vorrei che rileggessi il tuo commento precedente. Nulla di quanto hai detto in quest’ultimo è presente nel primo. Hai parlato di “voi atei”, dei miracoli di lourdes e hai citato le cose inspiegabili dando per scontato che l’unico modo di spiegarle possa essere il tuo e quello della chiesa.

    Non ho mai discusso sulla buona fede del singolo credente, ognuno di questo ne risponde davanti a se stesso e davanti al suo dio o ai suoi dei. Ma al di là della buona fede esistono le azioni, i fatti, e le conseguenze di questi. A questi mi riferisco, e ricordo un proverbio nato decisamente in seno al cristianesimo che recita: “La strada dell’inferno è lastricata di buone intenzioni”. E’ un proverbio di grande saggezza perché essere animati di buona fede non giustifica le cattiverie che produciamo, anzi, semmai ne peggiora l’impatto pratico.

    Rispetto al seguire vangelo o bibbia, conosco entrambi come la mia borsetta e, mentre apprezzo il primo, non posso dire altrettanto della seconda. Se tu la leggessi da cima a fondo troveresti delle cose terribili attribuite proprio a Dio.

    Ho letto altri testi sacri di altre religioni e ne ho trovato alcuni di immensa profondità, molto superiore ai testi cristiani. Il problema principale è che l’appartenere in modo acritico ad una religione ci porta frequentemente ad abbandonare il senso critico e a negare a noi stessi la possibilità di trovare nel mondo qualcosa che ci permetta di maturare meglio, di più e più profondamente di quanto non facciamo se stiamo rinchiusi nel nostro guscio.

    Ti invito a rileggere il tuo stesso commento (che ho approvato così com’era) e ti invito a coglierne gli aspetti offensivi. Posso infatti farmi la fantasia che così come sei stato offensivo in questa sede, tu rischi di esserlo anche altrove.

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